Riceviamo e pubblichiamo
nota di Marcello Barberio, sindaco del Comune di Simeri Crichi
Blocco dell’IMU
I NODI DEL GOVERNO ARRIVANO AL PETTINE DEI COMUNI
Il nuovo governo “politico” ha in agenda il blocco della
prima rata (poi si vedrà…) dell’IMU, con seguito di querelle degna dei migliori
bizantinismi del passato.
Proviamo a fare un po’ d’ordine, contando solo sulle
disposizioni legislative in vigore a un mese dalla scadenza (17 giugno) della
prima rata dell’imposta municipale propria, di cui alla L.214/2012.
La cosiddetta legge di stabilità per il 2013 (esattamente al
comma 380 dell’art. 1 della L. 228/2012) ha introdotto almeno 2 significative
novità:
- la soppressione della riserva allo Stato della quota IMU, pari alla metà dell’importo, calcolato sulla base imponibile (insomma, la metà dell’imposta dovrà essere restituita ai Comuni);
- lo Stato riserva a sé l’intero gettito IMU degli immobili ad uso produttivo, classificati nel gruppo catastale D, calcolato all’aliquota standard dello 0,76%, che i Comuni possono aumentare fino allo 0,3% ma non diminuire.
Per il versamento della prima rata IMU, il contribuente deve
tener conto delle aliquote pubblicate dai Comuni entro il 16 maggio sul portale
del federalismo fiscale del Ministero delle Finanze.
L’Anci (sotto la presidenza dell’attuale ministro Del Rio) e
l’Anpci hanno chiesto unanimemente
- in una con l’abolizione della
Tares e ripristino della Tarsu - l’assegnazione integrale dell’IMU ai Comuni,
con la possibilità di calibrare l’aliquota secondo il principio di
progressività.
Il problema che si pone adesso è: anche a prescindere
dall’accoglimento delle rivendicazioni delle associazioni nazionali degli
EE.LL., il gettito IMU di giugno a
favore dei Comuni come verrà compensato, in termini di copertura finanziaria
alternativa? Si tenga conto che il gettito complessivo del tributo è quasi
sempre notevole in termine assoluto e d’incidenza nell’equilibrio dei singoli
bilanci comunali. Come andrà a finire? E
ancora: il governo bloccherà tutto il tributo (compreso quello delle categorie
catastali D) o solo quello della prima casa, per il quale sono operanti già le
varie detrazioni? Insomma: siamo in presenza di parole d’ordine elettorale o saranno i Comuni a pagare il prezzo
dell’equilibrio politico governativo? Sia chiaro che tale seconda ipotesi
sarebbe oltremodo inattuabile, senza distruggere alle radici il sistema delle
autonomie locali, che è rimasto
il più importante baluardo a servizio dei
cittadini e della democrazia, nel momento in cui monta pericolosa la rabbia
sociale, che, mentre espone i sindaci a non pochi rischi, dovrebbe consigliare
maggiore attenzione ed equità a tutti i livelli della vita pubblica, a
cominciare dal Parlamento e dal Governo.