Fiat Uno condotta da un anziano. Il corpo del malcapitato è stato sbalzato a diversi metri di distanza e i soccorsi sono stati inutili.
L’incidente si verifica all’altezza del km 204,400, in provincia di Catanzaro. Secondo le prime ricostruzioni, la bici a pedalata assistita su cui viaggia Antonio viene coinvolta in un impatto con una Fiat Uno condotta da un anziano, mentre i mezzi procedono in direzione Taranto.
La dinamica esatta resta al vaglio degli investigatori. L’urto è violentissimo e il 63enne viene sbalzato a diversi metri di distanza. Quando arrivano i sanitari del 118, per lui non c’è più nulla da fare.
Sul posto intervengono anche Anas e i carabinieri della Compagnia di Sellia Marina, impegnati nei rilievi e nella gestione della viabilità. La corsia in direzione Taranto viene temporaneamente chiusa e il traffico procede a senso unico alternato.
Una mattinata come tante, iniziata con una semplice commissione, si trasforma così in tragedia lungo una delle strade più trafficate della Calabria.
Il rumore sordo dell’impatto, il silenzio che subito dopo gela l’aria, e una comunità che, ancora una volta, si ritrova a fare i conti con il dolore e con il nome di una strada che fa paura. La Statale 106 “Jonica”, asse portante e al tempo stesso spina dorsale di questa terra, è tornata a tingersi di lutto, strappando alla vita un altro cittadino e lasciando dietro di sé un vuoto incolmabile, difficile anche solo da raccontare. Un urto violentissimo, che non ha lasciato scampo ad Antonio Scalise, 63 anni, residente proprio a Cropani e ben voluto da tutti. Sbalzato a diversi metri di distanza dall’asfalto a causa della violenza dell’urto, per Antonio i soccorsi si sono rivelati drammaticamente inutili: i sanitari del 118, accorsi tempestivamente con l’ambulanza e la speranza di poter compiere un miracolo, non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso, tra lo sgomento generale dei presenti. Quel tratto di strada, tristemente noto per aver già registrato in passato altri gravissimi incidenti, si è trasformato in poche ore nel teatro di un dolore collettivo e profondo. Non è soltanto una questione di fredde statistiche o di grafici sulla sicurezza stradale che si accumulano sui tavoli istituzionali; è il volto vivo di una ferita che si riapre ciclicamente per tutto il territorio calabrese, un promemoria doloroso e inaccettabile di quanto fragili siano le nostre esistenze sulla scia di un asfalto che continua, anno dopo anno, a mietere vittime innocenti, mentre i rilievi tecnici cercano di dare un senso logico a una vita spezzata in un istante.

