La Procura ha ora disposto nuovi accertamenti e sopralluoghi. Nonostante l’archiviazione del 2024, la Procura ha ora disposto nuove attività investigative: Sopralluoghi aggiuntivi sulla scena del crimine. Ricostruzione più precisa della dinamica dell’omicidio. Deleghe ai carabinieri per ulteriori accertamenti tecnici e investigativi. L’obiettivo dichiarato: dare finalmente un nome e un volto all’autore del delitto. Questa nuova fase investigativa indica che: Il caso non è considerato chiuso. Le criticità sollevate dalla famiglia hanno avuto un peso. La Procura vuole evitare che un omicidio così violento resti impunito. La comunità di Zagarise, che non ha mai dimenticato Mangone, potrebbe finalmente ottenere risposte.
*Anche il primo cittadino di Zagarise Domenico Gallelli accoglie positivamente questa riapertura, non solo per la famiglia ma per tutta la comunità che non dimentica.
*"Avete diritto e con voi tutta la Comunità di Zagarise ha diritto di avere giustizia con l'individuazione del colpevole. Siamo con voi"
La figlia Isabella aveva dichiarato nel 2023:
“Mio padre era un uomo perbene… abbiamo avuto la chiara percezione che per la giustizia italiana fosse un caso da archiviare fin da subito.”
Il delitto del 2013: dinamica e prime indagini
Vittima: Giuseppe Mangone, 82 anni, ex sindaco di Zagarise.
Luogo: il suo podere, vicino alla sua abitazione nella Presila Catanzarese.
Modalità:
Colpito alle spalle, con un solo fendente al collo.
Arma da taglio mai ritrovata (probabile ascia, scure o mannaia).
Nessun segno di colluttazione: Mangone non ebbe modo di difendersi
Morte per dissanguamento.
Le prime piste investigative
Rapporti di vicinato, terreni, eventuali debiti o tensioni locali.
Decine di persone ascoltate.
Tabulati telefonici analizzati.
Nessun quadro indiziario solido.
La Procura di Catanzaro ha chiesto tre volte l’archiviazione.
La famiglia si è sempre opposta, ottenendo ulteriori indagini.
Nel 2024 il gip ha disposto la chiusura definitiva del caso. La vedova e la figlia Isabella, assistite dall’avvocato Gianluca Piemonte, hanno presentato ricorso alla CEDU denunciando gravi carenze investigative dello Stato italiano.
Le criticità segnalate nel ricorso
Indumenti della vittima smarriti: erano stati sequestrati ma mai analizzati.
Testimonianze contraddittorie: incongruenze su orari, presenze nei campi, rapporti con la vittima, mai approfondite.
Arma del delitto mai cercata davvero: attrezzi trovati nella zona non sottoposti a esami comparativi completi.
