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Catanzaro





Antichi storici catanzaresi, raccontano che la città fu fondata nell’804 da due condottieri bizantini, Cattaro e Zaro, da cui derivò il nome Cattarozaro, in seguito Catanzaro. E’ però probabile che questa leggenda sia sorta per conferire maggiore veridicità alla storia o che sia stata tratta da qualche tradizione orale del tempo, o sia sorta per la necessità di avere degli eroi eponimi.

"Alta su una rupe ventosa ed aperta verso il mare Jonio" (L. Settembrini), Catanzaro dominava i traffici lungo un’antichissima e frequentatissima strada istmica tra Jonio e Tirreno.
Il sito originario di Catanzaro fu il colle Pazzano o Greca, dove si rifugiarono le popolazioni rivierasche in fuga dalla malaria e dalle invasioni saracene.
Nel 1059 il normanno Roberto Il Guiscardo conquista la città, che tutta conserverà a lungo nei secoli il carattere bizantino.
Ai Bizantini si deve l’introduzione dell’arte della seta da cui Catanzaro trarrà fama e ricchezza.
Lo sviluppo dell’arte serica catanzarese è stata favorita anche dai Normanni, con i "Capitoli" del 1473, Carlo V che nel 1519 conferì alla città gli " Statuti dell’Arte della Seta".
Sarà lo stesso Carlo V ad assegnare alla città lo stemma onorifico rappresentante un’aquila coronata che sovrasta i tre colli della città di Catanzaro e recante la scritta "sanguinis effusione" che ricorda la valorosa impresa dei catanzaresi che difesero eroicamente la città dall’assedio.

Nel 1532, dopo lunghe controversie con Taverna divenne, per volere dello stesso Carlo V, sede Vescovile.
I vecchi quartieri artigiani Cocole, Filanda, Fondachello, Grecìa, Paesello e Zingarello, sorti in età medievale, sono un dedalo di viuzze strette e circolari che conservano i tratti dell’antica cittadella bizantina.
Al feudalesimo normanno seguono gli Aragonesi che frazionano il potere di uno Stato che stava appena nascendo sotto Federico II di Svevia. Lasciata in mano ad una serie di avidi baroni e baronetti, Catanzaro comincia il suo lento declino ed il suo isolamento dal resto dell’Italia.
Solo col Rinascimento la città uscirà dal suo lungo letargo.
La seconda metà dell’Ottocento vede un cambiamento profondo nell’edilizia cittadina: viuzze e casupole fanno posto al lungo corso, l’attuale Corso Mazzini, tutt’oggi arteria principale della città,
Ai bordi del Corso nascono una serie di caffè, di centri culturali e d’imponenti palazzi, opera non solo di maestri locali ma anche di artisti forestieri, tra i quali il fiorentino Federico Andreotti ed il figlio Enrico. A questi si deve la progettazione e decorazione del Palazzo Fazzari (1876), il Belvedere (Via F. De Seta o Bellavista) e la creazione di Villa Margherita.

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