giovedì 25 luglio 2019

Fermato furgone sulla 106 catanzarese con ben 450 kg di prodotti caseari senza alcuna etichettatura.

Nei giorni scorsi, una pattuglia della Sezione Polizia Stradale di Catanzaro, lungo la strada statale 106 Var/A, procedeva al controllo di un furgone che trasportava prodotti alimentari e specificatamente prodotti caseari.
foto archivio
Continua senza sosta anche durante il periodo estivo l’attività di controllo della Sezione Polizia Stradale di Catanzaro nell’ambito delle iniziative specifiche nel settore del trasporto di sostanze alimentari.
Nel corso degli accertamenti gli operatori riscontravano,  insieme al  personale del Servizio Igiene degli Alimenti e della Nutrizione dell’Asp di Catanzaro, nel frattempo intervenuto su richiesta degli Agenti operanti, delle irregolarità amministrative accertando che gran parte delle sostanze alimentari, per un totale di circa 450 kg, era priva di qualsiasi etichettatura sanitaria e commerciale dalla quali si potesse risalire alla tracciabilità degli alimenti. Vista la violazione degli obblighi di tracciabilità, la merce è stata sottoposta a vincolo sanitario procedendo, altresì, ad.......

mercoledì 24 luglio 2019

Sersale sotto attacco; dopo la nuova legge su Valli Cupe e la cancellazione del servizio di vaccinazioni ora rischia di chiudere definitivamente il poliambulatorio


Piano per chiudere il Polo Sanitario Territoriale di Sersale Prospettive inquietanti per migliaia di cittadini della presila Catanzarese Sanità che “s’inchina a logiche incomprensibili che hanno sullo sfondo il disprezzo per i pazienti
Polo sanitario di Sersale CZ
" Tutto cominciò con la decisione di chiudere il centro per le vaccinazioni. Certo una decisione che è apparsa davvero strana, visto il flusso continuo e crescente di utenti. “Sarà per via dell’estate” - ipotizzò qualcuno - eppure oggi centinaia di famiglie con bambini al seguito, sono costrette a spostarsi per le vaccinazioni verso Catanzaro o Soverato. Altro che ferie. Si tratta di un vero e proprio “annuncio strisciante” - sostiene il Codacons - relativo alla chiusura del Polo Sanitario Territoriale di Sersale. Chiusura che apre scenari inquietanti per migliaia di Cittadini che ogni giorno delle aree interne del Catanzarese, hanno necessità di rivolgersi alla sanità pubblica. Aree già penalizzate da una rete viaria insufficiente e da trasporti pubblici praticamente inesistenti. Di un avvilente pellegrinaggio verso altre strutture - parla Francesco Di Lieto del Codacons - per non pensare a chi si ritrova impossibilitato a muoversi: “un invito a rinunciare alle cure mediche”. Poi non lamentiamoci se i Pronto Soccorsi sono congestionati. Chiudendo ogni attività sul territorio si finisce per intasarli e renderli inefficienti. Sembrerebbe un disegno ben studiato per affossare la sanità pubblica. Eppure il Polo Sanitario di Sersale assicura(va) una quantità di servizi importanti, garantendo tutte le branche specialistiche in regime di convenzione. Inoltre rappresenta(va) un riferimento obbligato per un intero comprensorio, per quanto attiene la scelta dei medici di famiglia; per l’istruzione delle pratiche per l’esenzione del ticket ma anche per le analisi e le prescrizioni per soggetti diabetici. Da oggi, invece, si viaggia. Purtroppo il servizio pubblico, già drammaticamente sottodimensionato, - sostiene Di Lieto - s’inchina a logiche incomprensibili che hanno sullo sfondo un totale disprezzo per la salute dei pazienti. Il tutto nonostante all’Asp di Catanzaro giunga un fiume di danaro per garantire livelli dignitosi di assistenza. Il Codacons chiede un incontro con il Commissario Straordinario dell’ASP di Catanzaro per comprendere le ragioni di una drammatica quanto illegittima penalizzazione che, in sostanza, si tradurrebbe in una vera e propria interruzione di pubblico servizio. Pretendiamo puntuali spiegazioni circa una decisione che finisce per negare assistenza sanitaria a tantissimi Cittadini e che pare sia pronta ad essere estesa anche a Tiriolo e Taverna. Anche per questo motivo il Codacons invita i Sindaci dei comuni della presila catanzarese a concordare iniziative comuni per........

martedì 23 luglio 2019

Lo spaccio nel Catanzarese in mano ai Procopio-Mongiardo 17 arresti, 25 gli indagati.L’indagine è stata diretta personalmente dal Procuratore Nicola Gratteri

Un altro colpo messo a segno dalla Dda 
contro la criminalità calabrese, in particolare contro la cosca di ‘ndrangheta soveratese dei Procopio-Mongiardoventicinque in tutto le persone indagate, di cui nove per le quali si sono spalancate le porte del carcere, altre otto che sono invece finite ai domiciliari e le rimanenti sottoposte all’obbligo di dimora.

Le accuse contestate a tutti e a vario titolo sono di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti (aggravata dall’essere composta da più di dieci associati e da soggetti dediti all’uso di droghe), detenzione ai fini di spaccio ed estorsione.
L’operazione, nome in codice “Prisoners Tax” (LEGGI), condotta dai Carabinieri di Soverato con il supporto delle Stazioni di Gasperina e Davoli, è partita nell’estate del 2016 dalle analisi di alcune attività anti-droga eseguite nel corso di normali servizi di controllo del territorio.
Da qui le investigazioni avrebbero difatti portato a documentare una gestione organizzata dello spaccio di cocainahashish e marijuana, da parte del gruppo, nei comuni di San SosteneDavoliMontepaone e Gasperina.
L’APPROVVIGIONAMENTO 
Secondo gli inquirenti il leader sarebbe stato Domenico Procopio, ritenuto il reggente della cosca di ‘ndrangheta Procopio-Mongiardo, e che tramite i propri “collaboratori” avrebbe tenuto dei contatti costanticon soggetti riconducibili alle cosche Strangio di San Luca e Gallace di Guardavalle per quanto riguarda l’approvvigionamento dello stupefacente.
Parte dei guadagni, poi, sarebbero stati anche utilizzati per sostenere quei detenuti che facessero parte della cosca Procopio-Mongiardo, e reclusi in diversi istituti penitenziari di tutta Italia.
Nel corso delle indagini sono state arrestate in flagranza altre 12 persone, e sono stati sequestrati oltre 7 chilogrammi di droga di vario genere, tra cocaina, hashish e marijuana.
Altri due degli indagati sono finiti in manette anche loro, stamani, dopo delle perquisizioni domiciliari durante le quali sono stati trovati in possesso di oltre 160 grammi di stupefacenti.
GLI INDAGATI
In carcere sono così finiti: Antonio Arena, cl.’ 81; Ernesto Bertucci, cl.’80; Giuseppe Corapi, cl.’83; Romano Ponzo, cl.’71; Carmine Procopio, cl.’87; Domenico Procopio, cl.’64; Sergio Scicchitano, cl.’79; DomenicoSpadea, cl.’92; Carmela Vono, cl.’74.
Ai domiciliari, invece: Matteo Arena, cl.’93; Alessandro Aversa, cl.’73; Giuseppe Codispoti, cl.’94; FrancescoGrande, cl.’95; Annamaria Gregoraci, cl.’95; Giovanni Gregoraci, cl.’94; Roberto Ierace, cl.’94; Salvatore Lioi, cl.’86.
Obbligo di dimora, infine, per: Raffaele Campagna, cl.’91; Stefano Longo, cl.’89; Vincenzo Pacicca, cl.’82; Salvatore Procopio, cl.’90; Giuseppe Santise, cl.’90; Spadea Saverio, cl.’67; Sergio Tassone, cl.’92; MarcoVerdiglione, cl. 95.
Il blitz è scattato all’alba quando i carabinieri di Soverato e i loro colleghi del Nucleo Investigativo provinciale e degli altri Reparti competenti, con la collaborazione dello Squadrone Cacciatori, del Nucleo Cinofili e Nucleo Elicotteri di Vibo, hanno eseguito l’ordinanza emessa dal Gip del tribunale Catanzaro su................

lunedì 22 luglio 2019

Allarme invasione Cinghiali se ne stimano oltre 300 mila mentre la Regione ha ottenuto il permesso di abbatterne solo l'1%

"Da una valutazione, seppur sommaria, ma che trova conferme, la Calabria - riferisce Coldiretti - è “occupata” da circa 300.000 cinghiali e la Regione esulta per aver ottenuto il permesso di abbatterne 3500, poco più dell’1% e questo numero- prosegue- è destinato a crescere considerata la loro velocità di riproduzione".


Questo – afferma Franco Aceto Presidente di Coldiretti Calabria – equivale a dire che gli agricoltori calabresi stanno diventando gradualmente tutti allevatori di cinghiali. Infatti - aggiunge i suini allevati in Calabria, come certifica la Banca Dati Nazionale, sono circa 50.000. Ciò significa che ci sono almeno 6 cinghiali per ogni suino allevato e il rapporto crescerà poiché gli abbattimenti dei cinghiali sono nettamente inferiori alle nascite”. La presenza dei cinghiali è ormai una costante e non passa giorno che non ci siano avvistamenti anche nelle città, ovviamente nelle aree agricole e rurali con rilevanti danni alle coltivazioni e causa di problemi sanitari, sulle strade dove sono motivo spesso di incidenti. “Non sono più possibili misure tampone e una tantum che non hanno inciso in modo strutturale alla definizione dell’emergenza che ha avuto un peggioramento - conferma Francesco Cosentini direttore di Coldiretti – e che per come vengono annunciate si vuole far credere rassicuranti e risolutive dei problemi. Cosa fare? Lo proponiamo da tempo! Occorre ridefinire le aree vocate e non vocate al cinghiale servendosi dei dati ARCEA che sono aggiornatissimi e quindi liberare dai cinghiali le aree non vocate, che sono poi quelle agricole, autorizzando ed incentivando i piani di contenimento numerico, di controllo e di abbattimento. Necessariamente occorre la modifica delle norme regionali che risalgono a 22 anni fa e che erano state pensate per la tutela e protezione della fauna selvatica, al fine della ricostituzione del patrimonio faunistico e che oggi evidentemente si sono dimostrate non più idonee. Richiedere ancora -conclude- l'aggiornamento del "Piano di Riequilibrio della specie" agli.......

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