| Entrata del parco in località "Tirivolo" Zagarise CZ |
E dai dati raccolti è emerso che nel sito in cui sorge ormai da due anni il parco-avventura "Orme nel parco" non v'è traccia di polveri inquinanti: l'aria che si respira, quindi, è pulitissima e addirittura migliore di quella analizzata dagli stessi ricercatori sulle Isole Svalbard, tra la Norvegia e il Polo Nord, in un arcipelago che conta appena 2.500 abitanti. Pari a zero è, dunque, il livello di inquinamento atmosferico sulla montagna catanzarese stando ai dati raccolti dall'esperto modenese, giunto in Calabria perché attratto dall'«insuccesso di questa regione» (come ha candidamente dichiarato), per lui sicura garanzia di assenza di confusione. E Montanari ha classificato le polveri (o nanoparticelle) in due categorie: quelle naturali (provenienti dal deserto o dagli incendi boschivi, per esempio) e quelle umane (prodotte dalle acque di scarico, dagli inceneritori, dai fumi industriali, dal terrorismo, dalla guerra, dall'invecchiamento degli edifici, per esempio).
L'azione dell'uomo è, dunque, la vera fonte di inquinamento, capace di produrre effetti irreversibili se è vero, come ha spiegato, che le polveri si definiscono "eterne" proprio perché non si distruggono mai. E l'esperto ha più volte rimarcato come non esista alcuna normativa che preveda un controllo delle nanoparticelle presenti nel cibo. «Persino sui prodotti biologici, così definiti perché coltivati senza l'ausilio agenti chimici, non è previsto un esame volto a valutare la presenza di polveri sottili».
Nanoparticelle inquinanti presenti sulla vegetazione, sui prodotti alimentari (anche confezionati) e finanche nell'organismo umani, con inevitabili conseguenze sulla salute. Da tutto questo è emersa l'importanza dei risultati dell'analisi compiuta (cui allo stato non seguirà un ulteriore monitoraggio stante i costi elevati dell'operazione, circa 400.000 euro annui), da utilizzare per rilanciare l'immagine della Calabria come hanno voluto sottolineare i relatori moderati da Franco Bartucci, evidenziando le funzioni sociali delle zone protette, vere e proprie "Vitamine G" (green).
«Il contributo dei parchi – ha affermato Sonia Ferrari, presidente del Parco della Sila – è fondamentale per diversi motivi. Non solo per la tutela dell'ambiente ma anche per lo sviluppo di aree che spesso sono svantaggiate e che, grazie ad essi, possono sfruttare occasioni che non avrebbero. Tuttavia dobbiamo tristemente prendere atto che oggi assistiamo a dei tagli finanziari preoccupanti proprio per gli enti parco».
Anche il direttore del Parco Sila, Michele Laudati, ha sostenuto l'eccezionalità della scoperta della purezza dell'aria non mancando di illustrare una serie di importanti azioni promosse negli ultimi anni per la difesa di specie ormai rare (dalla lontra al tritone crestato). «È questa una notizia che inorgoglisce l'intera Calabria – ha dichiarato Massimiliano Capalbo della GH Calabria che gestisce Orme nel parco – e che serve da ulteriore stimolo a preservare in sinergia l'intero territorio. Soltanto una forte rete che dimostri di comprendere appieno la ricchezza di cui la Calabria è in possesso può servire a fare in modo che una notizia come questa non sia soltanto un fatto limitato nel tempo e circoscritto, ma coinvolga e responsabilizzi tutte le forze politiche e le stimoli ad impegnarsi a tutelare al meglio il proprio territorio». E la necessità di coesione per la crescita collettiva è stata espressa da Pietro Raimondo, sindaco di Zagarise, nonché da Mario Talarico, sindaco di Carlopoli, che ha manifestato perplessità sul progetto che potrebbe portare alla costruzione di una centrale biomasse nel territorio di Panettieri, in provincia di Cosenza.
Alessandra Torchia Gazzetta del Sud