๐๐ง๐ญ๐จ๐ง๐ข๐จ ๐๐ข๐ฌ๐๐๐ซ๐๐ข. L'evento sarร impreziosito dalla presenza della cantastorie ๐ ๐ซ๐๐ง๐๐๐ฌ๐๐ ๐๐ซ๐๐ฌ๐ญ๐ข๐, che prenderร parte all'iniziativa in segno di amicizia e di affetto verso la nostra comunitร .
L'occasione รจ gradita per ringraziare tutti coloro i quali hanno contribuito alla realizzazione e all'installazione dell'opera:
▪︎ ๐๐ ๐๐๐ฆ๐ข๐ ๐ฅ๐ข๐ ๐๐จ๐ซ๐๐ ๐ ๐๐๐ง๐ญ๐ข๐ฅ๐, per aver concesso l'installazione presso la struttura di loro proprietร .
▪︎ ๐๐ ๐๐ข๐ญ๐ญ๐ ๐๐ ๐๐๐ฅ๐๐ณ๐๐ซ ๐๐ข๐ฎ๐ฌ๐๐ฉ๐ฉ๐, ๐๐ฅ๐ข๐ ๐๐ข๐๐ซ๐๐ข๐ง๐๐ ๐ ๐ข, ๐๐ ๐๐จ๐ฌ๐ญ๐ซ๐ฎ๐ณ๐ข๐จ๐ง๐ข e ๐๐๐๐ฅ๐ข๐ฌ๐ ๐๐๐ซ๐ฅ๐จ, per essersi occupate dei problemi logistici e quanti con il loro aiuto hanno contribuito alla posa dell'opera.
Invitiamo tutta la comunitร a partecipare a questo importante momento di memoria, volto a custodire la storia della nostra Giuditta ed a tramandarla alle nuove generazioni.
*La storia di Giuditta รจ una di quelle storie che ancora oggi hanno tanto da raccontare, che parlano della forza e della determinazione di una donna, che non ha avuto paura di sfidare uomini piรน forti e piรน potenti per gli ideali in cui credeva, per la speranza di costruire un mondo migliore per la sua terra e per i suoi figli.
Nel 1915 nasce Giuditta Levato a Calabricata, un piccolo paesino del catanzarese, oggi Sellia Marina. Giuditta รจ figlia di Salvatore e Rosa, entrambi contadini, e cresce aiutando i genitori nel lavoro faticoso e sfiancante nei campi e occupandosi dei suoi fratellini piรน piccoli. A 21 anni si sposa con un ragazzo del paese, Pietro Scumaci, che lavora i campi come lei. I due diventano presto genitori di due figli, Carmine e Salvatore. Sono poveri, ma innamorati e la fatica non li spaventa, non conoscono altro della vita se non l’importanza del lavoro per poter mangiare e vivere. Ma รจ scoppiata di nuovo la Guerra e nessuno puรฒ sentirsi escluso, Pietro nel 1941 รจ chiamato a servire il “suo” Paese e parte per il fronte. Giuditta resta cosรฌ sola a crescere i loro figli e a occuparsi del lavoro nei campi. Negli anni in cui Pietro รจ in guerra, il padre Salvatore le รจ sempre al fianco e la aiuta e la sostiene, sono anni ancora piรน difficili, fatti di stenti e di paure. Paura di non farcela, di rimanere sola, di non veder piรน tornare il marito. Ma nel 1944, la Guerra non era ancora terminata, soffiavano forti venti di cambiamento. Durante il secondo Governo Badoglio, fu nominato Ministro dell’Agricoltura Fausto Gullo, un calabrese, da sempre vicino alle idee di Gramsci e profondo conoscitore dei mali di cui anche la sua terra era afflitta, come il latifondismo. Riuscรฌ a ottenere l’approvazione di alcune riforme del sistema agrario per ridistribuire le terre incolte ai contadini, il famoso Decreto Gullo. Anche in Calabria, come in altre regioni del Mezzogiorno d’Italia, i grandi proprietari terrieri si opposero con forza all’attuazione del Decreto, spesso senza farsi scrupoli di utilizzare la violenza. Per la prima volta i contadini iniziarono a organizzarsi, avevano capito che solo insieme potevano affrontare l’arroganza dei ricchi proprietari terrieri e iniziarono a occupare le terre incolte. Giuditta rimase affascinata dalle idee che i comunisti andavano diffondendo e dopo aver ascoltato un giovane militante, aver compreso ciรฒ che lui diceva e capito profondamente che la lotta alle ingiustizie era anche la sua, si iscrisse al Partito Comunista Italiano. Fu tra le promotrici della nascita della prima sezione del PCI a Calabricata e poi della prima cooperativa di contadini, “Unione e Libertร ” Il 17 settembre del 1946 la cooperativa di Calabricata si vide assegnati i primi terreni incolti, cosa che trovรฒ l’opposizione feroce del proprietario terriero del luogo, Pietro Mazza, tanto da aver deciso di portare a pascolare i suoi buoi sui terreni appena arati per distruggere la semina fatta dai contadini. Ma Giuditta, incinta al settimo mese, non poteva arrendersi e restare a guardare il sogno di tanti di loro che andava in frantumi davanti ai loro occhi. Il 28 novembre di quell’anno guidรฒ una protesta di donne per protestare contro il latifondista e difendere con i propri corpi i terreni che per legge appartenevano ormai a loro. Durante i tafferugli con il Mazza e i suoi guardaspalle, partรฌ un colpo dal fucile che imbracciava Vincenzo Napoli, uno degli uomini piรน fedeli del latifondista. Giuditta fu colpita all’addome e fu soccorsa dai contadini che erano al suo fianco e trasportata a casa. La ferita era profonda e i suoi familiari la portarono immediatamente all’Ospedale di Catanzaro, dove morรฌ.
Il prete le negรฒ l’estrema unzione perchรฉ era comunista.
Ma prima di morire, Giuditta consegnรฒ a Pasquale Poerio, dirigente comunista e sindacalista, che era corso al suo fianco nel letto d’ospedale, le sue ultime parole e il suo testamento morale. Il suo omicidio non fu circondato da silenzio, troppi erano stati i testimoni di quel delitto e il Partito non rimase in silenzio. Il quotidiano del Partito, L’Unitร , seguรฌ il processo contro gli imputati raccontando le udienze dalle pagine del giornale. Fu un processo rapido, si aprรฌ il 1 giugno del 1948 davanti a giudizi della Corte d’Assise di Catanzaro e si concluse poco dopo con l’assoluzione di Vincenzo Napoli e Pietro Mazza per insufficienza di prove, nonostante avessero testimoniarono contro di loro nove contadini che quel giorno erano al fianco di Giuditta. Non avevano avuto paura a raccontare ciรฒ che avevano visto, ma a nulla era valso il loro coraggio, nessuno pagรฒ per il suo omicidio e quello del bimbo che aveva in grembo.
Ma prima di morire, Giuditta consegnรฒ a Pasquale Poerio, dirigente comunista e sindacalista, che era corso al suo fianco nel letto d’ospedale, le sue ultime parole e il suo testamento morale. Il suo omicidio non fu circondato da silenzio, troppi erano stati i testimoni di quel delitto e il Partito non rimase in silenzio. Il quotidiano del Partito, L’Unitร , seguรฌ il processo contro gli imputati raccontando le udienze dalle pagine del giornale. Fu un processo rapido, si aprรฌ il 1 giugno del 1948 davanti a giudizi della Corte d’Assise di Catanzaro e si concluse poco dopo con l’assoluzione di Vincenzo Napoli e Pietro Mazza per insufficienza di prove, nonostante avessero testimoniarono contro di loro nove contadini che quel giorno erano al fianco di Giuditta. Non avevano avuto paura a raccontare ciรฒ che avevano visto, ma a nulla era valso il loro coraggio, nessuno pagรฒ per il suo omicidio e quello del bimbo che aveva in grembo.
* Tratto da: vivi.libera.it/storie

