sabato 19 settembre 2026

Caro carburanti E' Calabrese il record Italiano con 3,189 euro al litro. L'importante è togliere il bollo auto (sino a 80kw) per un solo anno, ma pagare pegno sarà tagli e aumenti alla sanità pubblica.

 


Caro carburanti, gasolio oltre i 3 euro: il record In Calabria con 3,189 euro al litro Il prezzo comunicato da un distributore di...........  Belvedere di Spinello. Il Codacons segnala anche altri casi sopra i 3 euro e chiede al Mimit di verificare i listini

In autostrada il gasolio in modalità servito sfiora in diversi impianti la soglia psicologica dei 2,9 euro al litro, mentre sulla rete ordinaria alcuni distributori hanno iniziato a comunicare prezzi del diesel superiori ai 3,1 euro al litro. Lo denuncia il Codacons, che ha monitorato i listini comunicati dai gestori al Mimit e chiede al ministero di fare chiarezza. L’Antitrust intanto, spiega l’associazione, ha comunicato di «non rilevare irregolarità».

Analizzando i prezzi praticati tra ieri e oggi lungo la rete autostradale, secondo l’associazione dei consumatori, su tre tratte il gasolio al servito è a un passo dai 2,9 euro al litro: sulla A11, A12 e A21 è a 2,899 euro, mentre la benzina costa oltre 2,7 euro.

Complessivamente su 13 autostrade il prezzo del gasolio in alcuni impianti supera i 2,8 euro al litro: 2,874 euro sulla A4 Milano-Brescia, 2,864 euro sulla Tangenziale di Napoli, 2,859 euro sulla A14 Bologna-Bari-Taranto e A22 Brennero-Modena, 2,844 euro sulla Diramazione A8/A26, 2,839 euro sulla A1 Milano-Napoli, 2,829 euro sulla A15 Parma-La Spezia e A24 Roma-L'Aquila, 2,819 euro sulla A13 Bologna-Padova, 2,814 euro sulla A5 Aosta-Quincinetto. Ci sono poi i record di oltre 3 euro al litro per il gasolio speciale, che raggiunge i 3,048 euro sulla A4 Venezia-Trieste e i 3,019 euro sulla A21 Torino-Piacenza - evidenzia il Codacons.

Sulla rete ordinaria invece alcuni impianti hanno iniziato a comunicare prezzi per il gasolio normale superiore ai 3,1 euro al litro al servito: è il caso di Belvedere di Spinello in provincia di Crotone, che in base all’ultimo aggiornamento comunicato al Mimit vende un litro di diesel a 3,189 euro, mentre il Gasolio «Oro Diesel» è indicato a 3,269 euro/litro.

Altro caso anomalo quello di 6 distributori Ip ubicati in provincia di Cuneo, che hanno comunicato un prezzo del diesel normale pari a 3,103 euro/litro. Numeri su cui il Mimit deve fare chiarezza per capire se siano errori di comunicazione o prezzi effettivi praticati agli automobilisti - afferma l'associazione.

Il decreto del governo approvato il 16 settembre 2026 prevede l'abolizione del bollo auto per il 2027 sulle vetture di piccola e media potenza (fino a 80 kW) e sui motocicli, aprendo un forte scontro politico con le Regioni e i governatori

Il timore degli enti locali è che il mancato gettito fiscale del bollo – tassa regionale – non venga compensato in modo adeguato e che i fondi vengano presi da bilanci destinati a servizi essenziali o investimenti. un decreto “tarpa-sanità”: stima una perdita di 300-350 milioni contro poco più di 100 milioni di ristori. Cifre da verificare sul riparto definitivo, non un ammanco già accertato. L’operazione “palesemente incostituzionale”, contestando l’impiego di risorse per investimenti a copertura di entrate correnti. il decreto copre soltanto il 2027, per poco meno di 2,4 miliardi. Secondo valutazioni dei tecnici una fetta dei fondi deriva da economie sulle risorse nazionali che accompagnano il Pnrr, non dai finanziamenti europei.  si è preferito virare sullo stop al bollo per le auto non di lusso e confezionare una misura «pop». Ma dietro la vetrina di un intervento esplicitamente elettorale c’è un’operazione a cortissimo respiro, i cui effetti collaterali scaricheranno il conto sui servizi essenziali: la sanità e il trasporto pubblico locale di competenza di Regioni ed enti locali, ai quali il governo dovrà garantire i circa 2,36 miliardi sottratti dall’abolizione della tassa. La trovata non risolverà la crisi energetica: pur risparmiando sul bollo, gli automobilisti continueranno a spendere un patrimonio al distributore, mentre l’inflazione si mangerà i loro salari.

UN ALTRO CORTOCIRCUITO è spuntato sulle coperture rastrellate tra le pieghe del Pnrr. La Commissione europea ha fatto sapere ieri che valuterà attentamente l’operazione contabile fatta sul bollo, che dirotta fondi destinati agli investimenti per finanziare un alleggerimento fiscale. Giorgetti, a quel punto, ha abbandonato il pragmatismo ragionieristico per esibire un inedito sovranismo contabile: «I risparmi su prestiti che l’Italia ha avuto con il Pnrr sono soldi nazionali, non risorse europee – ha detto –. Sono risorse del bilancio dello Stato: il governo e soprattutto il parlamento ne dispongono come meglio ritengono».

SEMPRE AMMESSO che a Bruxelles siano d’accordo, la contraddizione resta. Meloni e Giorgetti promettono che l’abolizione del bollo sarà permanente, ma i risparmi sui fondi Pnrr sono una tantum, utili forse per coprire il solo 2027. Giorgetti ha avanzato l’ipotesi di fare cassa con la clausola di salvaguardia per la sicurezza energetica pari allo 0,3% del Pil richiesta a Bruxelles, ma non è sicuro che l’UE autorizzi l’uso di quelle risorse per cancellare un balzello automobilistico. In ogni caso la valvola di sfogo svanirà nel giro di un biennio. Questa è un’altra cambiale in bianco che il governo Meloni scarica sulla prossima legislatura.

C’È UN GIALLO SUI NUMERI. Il Ministero delle Infrastrutture ha parlato di una platea di 24,6 milioni di automobilisti con veicoli entro gli 80 kW. Per il Codacons erano veri e propri «numeri al lotto»: con un costo medio di 141 euro a bollo servirebbero infatti 3,4 miliardi, aprendo una voragine da oltre 1,2 miliardi nei conti pubblici. Nella relazione tecnica del decreto è stato invece calcolato un solo veicolo a testa. Così i beneficiari reali sono scesi a 13,2 milioni di auto e 2 milioni di moto, per 15,5 milioni di cittadini, con un costo certificato in 2,2 miliardi.

CIFRE BALLERINE che hanno spinto il presidente della Toscana Eugenio Giani a denunciare un blitz «superficiale, demagogico e chiaramente elettorale» ai danni delle Regioni. Mentre l’emiliano-romagnolo Michele de Pascale ha chiamato in causa il ministro della Salute Orazio Schillaci, chiedendo se i 5 miliardi necessari per il fondo sanitario ci saranno nella prossima legge di bilancio o se serviranno piuttosto a compensare i due miliardi sottratti al servizio sanitario.

«HA FATTO PIÙ CLAMORE l’eliminazione del bollo rispetto ai 40-50 miliardi di riduzione di tasse e contributi» si è lamentato Giorgetti. Ma il “rumore” l’ha generato la stessa premier Meloni, pretendendo lo stop al bollo, mentre la pressione fiscale reale è salita, stando ai dati Istat, al 43,1%. Un fenomeno che sarebbe stato causato per la Cgil dal drenaggio fiscale che l’esecutivo sostiene invece di avere contenuto.

LE ACROBAZIE DI MELONI & CO. sul bollo auto si spiegano con la ristrettezza delle risorse a disposizione causata dalla rigida osservanza del patto di stabilità Ue. Ma c’è anche da considerare un altro gioco delle tre carte sul tavolo degli extraprofitti. La contraddizione è stata esplicitata da Angelo Bonelli (Avs) che ha notato il tentativo del governo (non solo italiano in realtà) di affidare l’istituzione della tassa sugli extraprofitti a Bruxelles evitando di crearne almeno una a livello nazionale. Il commissario Ue all’Economia Valdis Dombrovskis non ha escluso la possibilità di farlo a livello sovranazionale ma ha di nuovo sollecitato i governi a procedere di loro iniziativa. Ma questi ultimi, a cominciare dagli italiani, non hanno alcuna intenzione di farlo. Tutt’al più organizzeranno una nuova partita di giro: a chi sta guadagnando dalla crisi sarà chiesto un «contributo» che sarà restituito fiscalmente nei prossimi anni.

IN VISTA DELLA REVISIONE del deficit 2025 attesa il 22 settembre dall’Istat e dall’Eurostat, da cui dipendono i margini della manovra, il governo ha aperto un altro fronte con Bruxelles. Il vicepremier Matteo Salvini ha attaccato la sua «ideologia pseudo-green» e ha annunciato un decreto per bloccare lo stop ai diesel Euro 5 nel 2027. Poco importa se da quell’Ue «pseudo-green» l’Italia incasserà 14 miliardi per la transizione energetica, oltre ai 22 per le armi.

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