giovedì 15 dicembre 2016

Sistema fognario non a norma max multa da UE. per 13 località calabresi tra le quali Sellia Marina.Sistema fognario inadeguato con forti rischi per la salute umana

La multa per l’Italia è davvero salata. Oltre 62 milioni di euro, più una penale di 347.000 euro per ogni giorno che passa senza fare interventi. E’ la richiesta che la Commissione europea ha avanzato in un nuovo ricorso presentato alla Corte di giustizia europea per il fatto che l’Italia ancora non si è adeguata ad una sentenza datata 2012 sul sistema fognario e depurativo urbano. In Calabria 13 Comuni non sono a norma con le fogne, sversamenti a mare e nei torrenti. Il record spetta però alla Sicilia con 51 casi. Nel 2012 la Corte aveva stabilito che le autorità italiane stavano violando il diritto Ue. In quanto non avevano assicurato la raccolta e il trattamento adeguati dei liquami di scolo di 109 agglomerati urbani. Di conseguenza ne aveva ordinato un’adeguata raccolta e trattamento, pena sanzioni. Alla perentoria indicazione è stato dato seguito solo in una minoranza di casi, cosicché oggi, a quattro anni di distanza, risultano essere ancora 80 i casi di violazione. Ben 51 di questi in Sicilia, 13 in Calabria, 7 in Campania e via discendendo fino ai tre casi registrati di sistema fognario inadeguato in Liguria e all’unico segnalato in Abruzzo. Complessivamente oltre sei milioni di persone risiedono nei centri abitati considerati dalla sentenza.
La motivazione del nuovo deferimento dell’Italia risiede nel fatto che il mancato trattamento delle acque reflue «pone rischi significativi per la salute umana, le acque interne e l’ambiente marino». In particolare l’Europa pone l’accento sugli eccessivi contenuti di fosforo e di azoto negli scarichi. Incriminati perché in grado di danneggiare sia le acque dolci che l’ambiente marino. Favorendo la crescita eccessiva di alghe che finiscono col soffocare le altre forme di vita. I Comuni calabresi sotto accusa nel.......

mercoledì 14 dicembre 2016

Le Valli Cupe di Sersale diventano ufficialmente riserva naturale regionale. La quarta commissione ha approvato all'unanimità la legge con 15 articoli e una corposa documentazione.

La quarta Commissione “Assetto e utilizzazione del territorio e protezione dell'ambiente”, presieduta dal consigliere Domenico Bevacqua, ha aperto i propri lavori pomeridiani approvando all’unanimità la legge istitutiva della “Riserva naturale regionale Valli Cupe”

La legge consta di 15 articoli e di una corposa documentazione bibliografica e scientifica ed è stata accuratamente visionata dal Dipartimento politiche ambientali della Giunta regionale diretto da Orsola Reillo e dal settore legislativo del Consiglio regionale diretto da Antonio Cortellaro. A proporla, il consigliere regionale Mimmo Tallini che ha ringraziato la Commissione, l’assessore all’Ambiente Antonietta Rizzo presente ai lavori, gli organismi della Giunta e del Consiglio che hanno dato l’ok alla legge per l’attenzione dimostrata. “La Regione dimostra così- ha detto Tallini- di saper valorizzare il proprio patrimonio naturalistico e, nello specifico, un’area come le Valli Cupe della Sila piccola riportata negli itinerari di prestigiose guide nazionali ed internazionali di turismo (“Cento luoghi incantati da vedere nella vita”- Rizzoli- e la guida internazionale “Lonely Planet”) e, recentemente, attenzionata persino da una troupe televisiva della Bbc (la prestigiosa televisione del Regno Unito), impegnata nella realizzazione di un servizio sulle bellezze italiane. S’apre ora, per questo modello di sviluppo che giovani coraggiosi, amministratori, piccoli imprenditori e le associazioni ambientaliste dell’area  sono riusciti, con le loro sole forze, a far diventare meta di naturalisti, botanici ed escursionisti, ma anche area di grande interesse turistico e molto frequentata dalle scuole, una nuova fase. Col sostegno della Regione siamo sicuri che si potrà fare molto di più e meglio.  Se l’azione virtuosa dal basso interagisce con le politiche di sviluppo della Regione, come sta avvenendo, si possono avere effetti positivi per tutti”. Le “Valli Cupe” fanno parte del paesaggio della Sila catanzarese che la presenza di un canyon - unico nel suo genere - e di circa cento cascate rendono suggestivo e dal forte interesse scientifico”. “Si è così raggiunto l’obiettivo – ha aggiunto il presidente Bevacqua – di valorizzare uno dei paesaggi più suggestivi del Mezzogiorno rispondendo alla filosofia guida di questa amministrazione regionale, che è dare grande impulso all’ambiente, trovando soluzioni utili alla comunità e funzionali allo sviluppo del territorio. Il progetto di legge va proprio in questa direzione, consentendo di pensare a questa parte della nostra Sila come ad una riserva regionale protetta: decine di cascate, un canyon unico nel suo genere e un’area che quest’estate ha registrato 45mila visitatori e che, se sarà adeguatamente attrezzata, potrà generare sviluppo e nuova occupazione”. Il testo di legge identifica tre ambiti territoriali distinti geograficamente, ma tutti caratterizzati dalla presenza di comuni elementi naturalistici di grande valenza ecologica e paesaggistica come ha spiegato nel corso della recente audizione il botanico Carmine Lupia. L’area protetta si articola in un sistema costituito da tre corpi tra loro distinti: tratto del fosso Valli Cupe, con il Canyon Valli Cupe e l’acrocoro di Monte Raga; tratto del torrente Campanaro, con la Cascata Campanaro, la Cascata dell’Inferno; tratto del fiume Crocchio, con le Gole e cascate del Crocchio, monolite di Pietraggìallu e alberi monumentali di Cavallopoli. Per quanto riguarda il canyon Valli Cupe si tratta di rara formazione geologica profondamente incassata in un substrato costituito da conglomerato poligenico – di straordinario effetto scenografico – originatasi a seguito della lenta azione di scavo esercitata dal torrente omonimo, che nasce a circa 700 m di altitudine alle pendici meridionali del Monte Crozze, con sulla vetta la splendida Chiesa votiva eretta sul finire degli anni Venti del secolo scorso e il cui versante settentrionale si sviluppa proprio dirimpetto il centro storico di Sersale. Storia, leggende,risorse naturalistiche (incluse emergenze botaniche e faunistiche di grande valore scientifico) e presenze come il......

lunedì 12 dicembre 2016

L'antichissima abazia di S.M. della Luna si trovava nel territorio di Sersale,Zagarise, Sellia,Taverna o Simeri ? Ricerca alla riscoperta della gloriosa città di Trischene da parte del Prof. Marcello Barberio.

 Lettera aperta (di soccorso collaborativo) ai frequentatori di SELLIA RACCONTA ( non a caso, ma perché attenti conoscitori del territorio).


Sto per pubblicare una ricerca sulle evidenze storico-archeologiche di TRISCHENE (per alcuni semplicemente una città della fantasia, ma di fatto “antecedente storico” di Catanzaro, Taverna, Simeri, Sellia, Cropani ….
Mi sono imbattuto in un enigma: dove si trova la località LUNA? Le ragioni di tale domanda sono nel testo, che, per estratto, riporto di seguito:

Ora l’endemicità della disputa dovrebbe cessare, alla luce della pubblicazione […] della Visita ad Limina del vescovo di Catanzaro, del 1592 […] : contiene, tra l’altro, alcune copie di documenti originali dell’Archivio Segreto Vaticano (sezione Congregazione del Concilio), estratti da un volume recante sul dorso la dicitura :”Catacen, pars II 213” e comprende 7 Relazioni ad Limina, la prima delle quali, riportata ai fogli 380-392, si riferisce alla visita del 1592.
“Nella Magna Grecia devastata ad opera dei barbari, fu costruita la città di Catanzaro da Flagizio, condottiero dell’esercito di Niceforo Imperatore di Costantinopoli, sulla pianura di tre colli in quella parte della Calabria che sorge ad oriente, che dista dal mare circa 6000 passi[…] Il massimo Tempio di questa città molto tempo dopo la sua costruzione fu elevato a sede vescovile dal Sommo Pontefice Callisto II  il quale lo consacrò nell’anno 1122 dedicandolo alla Beata Maria Assunta e ai Santi Apostoli Pietro e Paolo. Il medesimo Sommo Pontefice unì tutta la diocesi del vescovato delle Tre Taverne, la cui città allora si chiamava Trischine, sita vicina al mare, ma devastata insieme alle altre città della Magna Grecia, e oggi appaiono (parva vestigia ) alcuni piccoli resti (in loco qui dicitur Luna) nel luogo denominato Luna e la casa degli Ebrei (domus Hebreorum),inter castrum Simeri et castrum Cropani. (11)
Ma dov’è esattamente la contrada denominata Luna, tra il campo di Simeri e il campo di  Cropani?   Pasquale Perri (12)(cancelliere della curia vescovile di Catanzaro nel 1910), confortato da alcune bolle vescovili consultate direttamente,  ricordava che tra Zagarise e Sellia, presso il fiume Uria, esisteva l’abazia di S.M. della Luna o di Barbaro, di diritto patronato dei baroni di Sellia. Michele Scarpino conferma la persistenza, lungo la strada Sersale-Zagarise, dei ruderi del monastero florense di Monacaria o Santa Maria di Acquaviva o della Luna, di cui il monastero di San Lorenzo di Cropani poteva essere una dipendenza. Solo che, nelle bolle di confermazione della diocesi catanzarese di Callisto II (a.1122) e di Alessandro III (a.1168) l’Abbazia di S. Maria di Acquaviva, in territorio di Cropani, e l’Abbazia di S. Maria della Luna, nella terra di Barbaro, sono riportate in modo distinto, e separatamente si sottoscrivevano i due abati. Inoltre, dall’Ughelli (Italia Sacra, IX, 368-369) e da F. Russo (Regesto Vaticano per la Calabria, I, pp. 112-113) apprendiamo che....

Cerca nel blog