Nota di Marcello Barberio, sindaco del comune di Simeri Crichi
| Crichi: scavi con reperti |
Insomma un insediamento fisso, su pali, in una zona tufacea, il cui toponimo gli studiosi fanno risalire ad Ocriculum, di derivazione osco-umbra., come Ukar, Ocris, Kriklon. In località Donno Marco e Gallinelle di questo comune , nel 1880, l’ing. Giuseppe Foderaro scoprì una ricchissima necropoli del Bronzo Finale – Prima Età del Ferro, i cui reperti rappresentano gran parte della sezione preistorica dell’intero Museo Provinciale di Catanzaro.Si tratta di armature e monili vari, per lo più di bronzo lavorato, oltre che di anforette e vasi d’argilla variamente decorate (e in parte dipinte), statuette della dea madre, specchi bronzei, statuette femminili graziosamente atteggiate (korai), lucerne, vasetti per unguenti, anellini ossei, anelli con sigilli di derivazione orientale. Risultavano presenti entrambe le sepolture: quella a incinerazione e quella a combustione, in fosse coperte da rudimentali lastre d’argilla. I tombaroli hanno solo in parte compromesso la zona, ma fortunatamente diversi reperti sono stati recuperati ed esposti nell’antiquarium comunale. Anche a quell’allestimento ha partecipato la dottoressa Verbicaro, facendo anche riferimento alla mia pubblicazione “Da Ocriculum e Trischene: storia di Simeri Crichi”. Ora il nuovo sito sembra squarciare le tenebre dei millenni nella piazza di Crichi e propone una datazione più antica della necropoli di Gallinella, risalendo verosimilmente al paleolitico inferiore o superiore. Se la scoperta avrà il riconoscimento ufficiale, probabilmente dovremo riscrivere la storia dei primi insediamenti umani in Calabria, a cominciare dalle vie dell’ambra, che attraversavano queste contrade per raggiungere il Baltico, come ho ipotizzato una decina d’anni fa su Calabria Letteraria, quando ho potuto analizzare alcuni reperti del museo dell’Ermitage di San Pietroburgo, allora Lenigrado. Oggi la prudenza è d’obbligo, almeno fino alla “certificazione” ufficiale da parte della Soprintendenza., che ha contezza della delicatezza del ritrovamento e anche dei problemi pratici della comunità locale. Se sarà confermata, la scoperta assumerà un sicuro e straordinario valore scientifico e culturale, con ricadute evidenti e significative in campo turistico, quanto meno come “funzione civetta”. Il Comune, però, non può essere lasciato solo: non possiede le risorse finanziarie e d’altronde il bene culturale non è di interesse locale, ma generale. Deve intervenire la Regione e lo Stato. Temo, però, il rischio dell’interramento dello scavo in attesa di tempi migliori, dal momento che gli stessi scavi non possono essere estesi all’area sottostante la chiesa e le case adiacenti. Chiedo pertanto alle autorità preposte e alla delegazione parlamentare calabrese d’interessare il ministro Massimo Bray, per un intervento concreto e in aderenza al decreto legge “Valore Cultura” approvato il 2 agosto dal Consiglio dei Ministri e che è meglio conosciuto come provvedimento per Pompei.. Insomma non lasciamo un cantiere aperto in piazza, ma ci si faccia carico di una scoperta di valore assoluto e pertanto ...
