Carissimo/a,
Siamo sul lago di Tiberiade. Gesù dona due grandi insegnamenti ai suoi discepoli.
Primo insegnamento: Senza la sua Parola, fuori della sua Parola – non contro o in opposizione, ma semplicemente senza di essa – le reti del regno resteranno sempre vuote. Si lavora, si lavora, si lavora, il risultato quanto a salvezza è sempre uno: la rete resta sempre vuota, priva di anime. La si getta invece sulla Parola del Signore, si semina il Vangelo, la rete si riempie e i campi biondeggiano di messi pronte per la mietitura e il buon raccolto.
Secondo insegnamento: Gesù è riconosciuto dai semplici gesti del quotidiano. Lui è persona che ama e l’amore si rivela nella concretezza delle piccole cose. Gesù accende il fuoco. Arrostisce del pesce. Si procura del pane. Prepara da mangiare per i suoi discepoli. Gesù ha sempre manifestato al mondo intero che l’amore è la cosa più concreta, più visibile, più universale, più corporea. Se c’è, si vede. Se non c’è, non si vede. Lui è il solo che ama così intensamente da farsi riconoscere da questi semplici gesti come il Signore, il Maestro.
Ora Gesù pensa al futuro dei suoi discepoli e della sua Chiesa, pensa a pecore ed agnelli. Questi hanno bisogno di un Pastore solido, temprato, forte nell’amore, nella carità, nella misericordia, nella compassione, nel perdono, nel dono di tutta la sua vita. Senza l’amore l’intelligenza si trasformerà ben presto in umiliazione, la saggezza in oppressione, la sapienza in dominio, la scienza in superbia, ogni altra capacità umana in imposizione.
Con l’amore invece il Pastore è capace di offrire la propria vita in modo personale per ogni pecora, per ogni agnello. È capace di immolarsi, consumarsi, non risparmiarsi in niente, non per imporre la propria volontà su ciascuna pecore e ciascuno agnello, ma per curarli, lenirli nelle loro sofferenze, nutrirli di verità e di santità, dissetarli con la carità di Cristo, saziarli con la sua divina grazia, condurli verso il Regno dei Cieli, camminando avanti a loro e mostrando concretamente come in ogni momento e circostanza si deve amare.
Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi». (Cfr Gv 21,1-19).
L’amore che Gesù chiede a Pietro è un amore singolare, particolare. Gesù non chiede a Pietro se e quanto ami pecore ed agnelli. Chiede invece se e quanto ami Lui, il Signore, il Maestro. Perché per poter pascere pecore e agnelli si deve amare Cristo Gesù più di quanto lo amano tutti gli altri? Perché Gesù a chi sta in alto chiede un amore che superi tutto l’amore che gli altri hanno per Lui? Perché è necessaria questa misura forte, intensa di amore?
La risposta è assai semplice: chi sta in alto deve essere un vero maestro nell’amore. Chi sta in alto deve essere l’unico e solo punto di riferimento. Se vi è un altro che è punto di riferimento, egli perderà la sua capacità di essere maestro vero, guida sicura. Verrà scartato come maestro. Se non sarà maestro nell’amore, non lo potrà essere neanche nella speranza e nella fede. I cuori lo abbandoneranno e la sua azione sarà infruttuosa e quindi completamente inutile. Vivrà un ministero di maestro, ma senza essere riconosciuto vero maestro da quanti si dovranno lasciare condurre e guidare da lui. La storia attesta questa tremenda e triste realtà: sempre chi è caduto dai cuori per mancanza di amore, è caduto anche come guida della verità, della fede, della speranza. È caduto dal suo ufficio di amore. È rimasto il suo ministero sacramentale. È venuto meno il suo ministero spirituale che è la visibilità e la credibilità di ogni ministero sacramentale.
La Vergine Maria, Madre della Redenzione, a quanti, per qualsiasi ministero o ufficio, sono sopra gli altri, insegni come si ami Cristo sul modello del suo amore. Gli Angeli e i Santi del Cielo ci guidino perché possiamo amare sempre Gesù più degli altri.
Il parroco
Don Francesco Cristofaro
