Socio di una piccola cooperativa che piazzava impianti solari porta a porta, in pochi anni, ha scalato le vette della green economy italiana. Un’escalation sospetta, secondo gli inquirenti, che, dietro tanta fortuna, vedono l’ombra di Cosa nostra. I dubbi degli investigatori, ora, pero’, sono anche i dubbi dei giudici che hanno sequestrato il patrimonio di Nicastri: societa’ e beni per un miliardo e mezzo di euro. L’imprenditore trapanese dovrebbe il suo successo ai soldi dei mafiosi che avrebbero deciso di investire nelle energie alternative. Lo proverebbero i suoi rapporti con il superlatitante Matteo Messina Denaro, considerato il nuovo capo della mafia siciliana, e la sproporzione tra i redditi puliti e l’immenso patrimonio accumulato. Protagonista, negli anni ’90, di una delle tante tangentopoli siciliane, reo confesso, ha patteggiato una condanna per corruzione, ma ha evitato il carcere. In cella, pero’, Nicastri e’ finito l’anno scorso assieme al presidente del Calcio Benevento, entrambi erano accusati di una maxitruffa allo Stato escogitata per avere fondi pubblici per l’energia eolica. Scarcerato, il ”signore del vento”, attualmente e’ libero. Dopo il solare – seppure su scala ‘casalinga’ – l’alcamese ha puntato sull’eolico.
Come sviluppatore, ”figura professionale tipicamente italiana – scrive la Dia nell’informativa che ha supportato la richiesta di sequestro – che consiste nella realizzazione e nella successiva vendita, chiavi in mano, di parchi eolici, con ricavi milionari”. Di Nicastri, nel tempo, hanno parlato diversi collaboratori di giustizia. Secondo gli inquirenti, oltre che andare a braccetto con la cosca di Messina Denaro, avrebbe stretto relazioni ”con le consorterie criminali del messinese, del catanese ed anche con la ‘ndrangheta calabrese, in particolare con le ‘ndrine di Plati’, San Luca ed Africo del reggino”. Il sequestro, definito tra i piu’ cospicui degli ultimi 20 anni, ha colpito 43 società di capitali, anche con partecipazioni estere, operanti prevalentemente nel settore eolico e fotovoltaico, intestatarie, tra l’altro di centinaia di appezzamenti di terreno nelle province di Trapani, Palermo, Reggio Calabria, di numerosi beni mobili, immobili e conti correnti; un centinaio di beni immobili (terreni, palazzine, ville con piscina, magazzini), sempre nel Trapanese; diverse autovetture di grossa cilindrata, un lussuoso catamarano di circa 14 metri e oltre 60 rapporti finanziari (conti correnti, depositi a risparmio, depositi titoli, polizze assicurative). Negli ultimi anni, al business ‘verde” Nicastri ha associato interessi politici: alle ultime elezioni regionali e’ stato il supporter del candidato all’Ars Davide Fiore (Mpa), che, non eletto, e’ stato chiamato, successivamente, dal presidente della Provincia regionale di Trapani, Mimmo Turano, a ricoprire la carica di assessore allo Sport e Turismo fino a due mesi fa.