mercoledì 27 marzo 2013

Simeri Crichi tutto pronto per la toccante processione della nuova "Naca" la quale si snoderà per le vie principali del paese

La processione del Venerdì Santo, che si snoda per le vie dei paesi calabresi, affonda le sue radici nel periodo della dominazione spagnola del Regno di Napoli, rifacendosi alle rappresentazioni sacre del Medioevo, che il Concilio di Trento aveva vietato all’interno delle chiese, ma che le confraternite religiose e laicali avevano tenacemente mantenuto vive per le strade e nelle piazze, arricchendole spesso di segni e simboli della Passione che variavano nelle singole realtà.
Etimologicamente “naca” deriva dal greco “nachè”, col significato di “culla “, anticamente ricavata col vello di pecora; estensivamente il termine venne usato per indicare il baldacchino sul quale veniva trasportata a spalla la piccola bara bianca per i bambini defunti, mentre la campana della chiesa faceva sentire i particolari rintocchi della “spirateddha”.
Nel Catanzarese la “Naca” indica “il sarcofago di Cristo”, cioè la portantina sulla quale viene adagiato il Corpo di Gesù morto, per essere portato in processione, anticipato da una “Croce di penitenza” portata da un Cireneo, accompagnato dalla marcia funebre, dal tamburo e dagli squilli lenti della tromba (di sole tre note).
A Crichi la tradizione fu importata dai transfughi di Sellia nel XVIII secolo e si arricchì dei riti delle confraternite dei paesi vicini. Sempre la statua della Madonna Addolorata col cuore trafitto dalla spada segue immediatamente la “Naca”, ricordando ai fedeli i 7 grandi dolori, ora
rappresentati da noi, nella Via Matris che dal Calvario arriva fino alla chiesetta di Frà Rocco. Il tema della “Pietà” è ripreso nell’iconografia della chiesetta di Fra’ Rocco, nella piccola icona esterna e nella tela d’altare, raffiguranti la Deposizione di Cristo nelle braccia della Madre.
Il resto sarà scoperto nel corso della processione devozionale, secondo la ricostruzione del “Gruppo della Naca

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