SCAVI ARCHEOLOGICI DI CRICHI: APPUNTAMENTO ALLA CONA
Da più parti ricevo richieste d’informazione sui recenti
scavi di Crichi e sulla struttura abitativa precedente all’età dei metalli, verosimilmente
riconducibile alla civiltà dei capannicoli. Una decina d’anni fa ricordavo che
nel 1871, al congresso internazionale di antropologia e archeologia di Bologna,
il prof Giustiniano Nicolucci illustrava per la prima volta l’età della pietra
in Calabria, attraverso 58 oggetti litici, levigati e scheggiati, provenienti
da alcuni comuni del Catanzarese, come Maida, Crichi, Tiriolo e Sersale. La
collezione più ricca resta quella del Museo provinciale di Catanzaro, con i
suoi 400 oggetti, di cui 140 a
superficie scabra. La compresenza di ambra e ossidiana nelle necropoli delle
nostre colline, la persistenza di oggetti di bronzo e di ferro, la commistione di
sepolture miste (a inumazione o protovillanoviane e a incinerazione)
testimoniano la sovrapposizione di diverse civiltà e confermano che le
popolazioni protostoriche autoctone calabresi avevano allacciato
intensi rapporti commerciali e culturali non
solo con i popoli del Mediterraneo ma anche con quelli del Nord Europa, ancor
prima del I millennio a C e della colonizzazione greca. Paolo Orsi raccomandava
di eseguire scavi sistematici nei siti con sepolcreti indigeni. Nella necropoli
di Donnomarco di Crichi, nel 1880, fu rinvenuta l’ambra del Baltico, che il
prof Giuseppe Foderaro aveva inviato a Berlino per le analisi di laboratorio.
Nel 1890 così veniva certificato: “si comporta come quella del Baltico,
dimostrando che nel Neolitico i traffici commerciali col Nord Europa
interessavano anche la
Calabria”. Per tanto tempo il dato è rimasto sottovalutato
dall’archeologia calabrese, forse perché gli sforzi degli studiosi erano tesi a
valorizzare il legame privilegiato col mondo greco e preellenico.
Altro particolare interessante. La necropoli
di Crichi conteneva anche 4 scarabei in pietra dura di ametista, con vivaci
colori verdi e rossastri e con lettere d’iscrizione mai decifrate (pseudo
geroglifici d’imitazione fenicia o cartaginese), che rimandano a un totem o a
castoni d’anello a sigillo o anche a pezzi di collana.. Sono tuttora apprezzabili
nel museo provinciale di Catanzaro. Per Domenico Topa (Civiltà preistoriche
della Brettia) si tratterebbe di uno scarabeo egizio che porta il nome del
grande faraone della XVIII dinastia Tutmosi III, che regnò verso il 1500 a C.
Gli scavi recenti e fortuiti ci convincono che è tempo di
scoprire i rapporti intercorsi tra le popolazioni autoctone calabresi
gli ecisti dell’età leggendaria e dell’epopea
magno greca. Il primo passo è capire se la struttura venuta alla luce in piazza
Scalise di Crichi risalga al Paleolitico o al Neolitico e quale nesso esista
con la necropoli di Donnomarco. Le 2 giovani archeologhe
saranno sicuramente supportate dalla
Soprintendenza e io ho chiesto verbalmente all’assessore ...
regionale Mario
Caligiuri di assicurarci un adeguato sostegno. Intanto lo invito a essere
presente in occasione dei festeggiamenti della Madonna della Cona, dal 13 al 15
settembre, unitamente al prof Roberto Spadea, per fare il punto della
situazione, in una straordinaria cornice di popolo, come momento di
riappropriazione dal basso delle proprie radici e della propria cultura.
Il nostro presente è inscritto nel passato. Non
possiamo prescinderne in segmento della pianificazione, nella civiltà attuale.
Nota stampa di Marcello Barberio, sindaco del comune di Simeri Crichi