sabato 24 agosto 2013

Durante i festeggiamenti della Madonna della Cona di Simeri Crichi ci sarà l'occasione di fare il punto sui recenti ritrovamenti archeologici duranti gli scavi per la metanizzazione



SCAVI ARCHEOLOGICI DI CRICHI: APPUNTAMENTO ALLA CONA
                   
Da più parti ricevo richieste d’informazione sui recenti scavi di Crichi e sulla struttura abitativa precedente all’età dei metalli, verosimilmente riconducibile alla civiltà dei capannicoli. Una decina d’anni fa ricordavo che nel 1871, al congresso internazionale di antropologia e archeologia di Bologna, il prof Giustiniano Nicolucci illustrava per la prima volta l’età della pietra in Calabria, attraverso 58 oggetti litici, levigati e scheggiati, provenienti da alcuni comuni del Catanzarese, come Maida, Crichi, Tiriolo e Sersale. La collezione più ricca resta quella del Museo provinciale di Catanzaro, con i suoi 400 oggetti, di cui 140 a superficie scabra. La compresenza di ambra e ossidiana nelle necropoli delle nostre colline, la persistenza di oggetti di bronzo e di ferro, la commistione di sepolture miste (a inumazione o protovillanoviane e a incinerazione) testimoniano la sovrapposizione di diverse civiltà e confermano che le popolazioni protostoriche autoctone calabresi avevano allacciato  intensi rapporti commerciali e culturali non solo con i popoli del Mediterraneo ma anche con quelli del Nord Europa, ancor prima del I millennio a C e della colonizzazione greca. Paolo Orsi raccomandava di eseguire scavi sistematici nei siti con sepolcreti indigeni. Nella necropoli di Donnomarco di Crichi, nel 1880, fu rinvenuta l’ambra del Baltico, che il prof Giuseppe Foderaro aveva inviato a Berlino per le analisi di laboratorio. Nel 1890 così veniva certificato: “si comporta come quella del Baltico, dimostrando che nel Neolitico i traffici commerciali col Nord Europa interessavano anche la Calabria”. Per tanto tempo il dato è rimasto sottovalutato dall’archeologia calabrese, forse perché gli sforzi degli studiosi erano tesi a valorizzare il legame privilegiato col mondo greco e preellenico.  Altro particolare interessante. La necropoli di Crichi conteneva anche 4 scarabei in pietra dura di ametista, con vivaci colori verdi e rossastri e con lettere d’iscrizione mai decifrate (pseudo geroglifici d’imitazione fenicia o cartaginese), che rimandano a un totem o a castoni d’anello a sigillo o anche a pezzi di collana.. Sono tuttora apprezzabili nel museo provinciale di Catanzaro. Per Domenico Topa (Civiltà preistoriche della Brettia) si tratterebbe di uno scarabeo egizio che porta il nome del grande faraone della XVIII dinastia Tutmosi III, che regnò verso il 1500 a C.
Gli scavi recenti e fortuiti ci convincono che è tempo di scoprire i rapporti intercorsi tra le popolazioni autoctone calabresi  gli ecisti dell’età leggendaria e dell’epopea magno greca. Il primo passo è capire se la struttura venuta alla luce in piazza Scalise di Crichi risalga al Paleolitico o al Neolitico e quale nesso esista con la necropoli di Donnomarco. Le 2 giovani archeologhe  saranno sicuramente supportate dalla Soprintendenza e io ho chiesto verbalmente all’assessore ...
regionale Mario Caligiuri di assicurarci un adeguato sostegno. Intanto lo invito a essere presente in occasione dei festeggiamenti della Madonna della Cona, dal 13 al 15 settembre, unitamente al prof Roberto Spadea, per fare il punto della situazione, in una straordinaria cornice di popolo, come momento di riappropriazione dal basso delle proprie radici e della propria cultura.  Il nostro presente è inscritto nel passato. Non possiamo prescinderne in segmento della pianificazione, nella civiltà attuale.  
 Nota stampa di Marcello Barberio, sindaco del comune di Simeri Crichi

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