Una sfilza di reati venivano contestati, a vario titolo agli indagati: l’associazione finalizzata alla commissione di falsi materiali e ideologici commessi da pubblico ufficiale in atti pubblici, corruzione, concussione e ..........
omissione di atti d’ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità, tentato peculato, tentata truffa aggravata, invasione di terreni o edifici, violazioni di normative in materia elettorale. Molti dei quali venuti meno in udienza preliminare.Quattro rinvii a giudizio e 13 non luogo a procedere, per i 17 imputati tra dirigenti e dipendenti Aterp, agenti della Polizia municipale, coinvolti nell’inchiesta “Minosse” sulla illecita gestione dell’assegnazione delle case popolari in seno all’azienda per l’edilizia popolare di Catanzaro ai danni anche di famiglie bisognose, che a dicembre dello scorso anno ha portato a 8 misure cautelari. Non regge in udienza preliminare l’inchiesta della Procura. Vanno a processo ma per singoli capi di imputazione la dipendente Aterp Concetta Raffa, detta Cettina, 59 anni, di Catanzaro, prosciolta dall’associazione e dalla corruzione e rinviata a giudizio per omissioni di atti di ufficio, codifesa dagli avvocati Salvatore Staiano e Alice Piperissa; il vigile urbano Ivan L’Arocca, 56 anni, residente a Catanzaro, difeso da Valerio Murgano e il vigile urbano Giuseppe Grande, 61 anni, di Botricello, a giudizio solo per falso, difeso da Ilaria Guzzo; l’ex dirigente Aterp Vincenzo Celi, 62 anni, di Catanzaro, assolto dall’associazione e dalla corruzione e concussione, a giudizio per un falso e due omissioni in atti di ufficio, difeso dall’avvocato Vincenzo Savaro.
Sentenza di non luogo a procedere per 13 imputati
Proseguirà invece il 16 febbraio l’udienza per coloro che hanno scelto l’abbreviato. Si tratta del responsabile del distretto Aterp di Catanzaro D. Albino, 68 anni, residente a Lamezia; il consigliere comunale S. Costanzo, 59 anni, di Catanzaro; T. Mancuso, 71 anni di Catanzaro e S. Mensica, 50 anni, di Catanzaro. Il 16 è prevista la requisitoria del magistrato con le richieste del pm e del difensore dell’Aterp, costituitasi parte civile. I membri dell’associazione avrebbero avuto un ruolo ben definito, muovendosi lungo un doppio binario nella procedura di regolarizzazione o cambio alloggio e nella compravendita degli alloggi da parte dell’assegnatario, su suggerimento dei dipendenti Aterp, attraverso la pratica dell’ ‘ampliamento del nucleo familiare’ e attraverso la predisposizione e il confezionamento di atti falsi che potessero consentire al nuovo occupante di poter chiedere la voltura del contratto di locazione. In questo sistema Celi e Costanzo avrebbe rivestito una posizione apicale, il primo avrebbe coordinato le attività dei singoli sodali, individuando alloggi liberi, suggerendo modalità solo apparentemente legittime per redigere documentazioni false propedeutiche alla pseudo regolarizzazione delle occupazione abusive, il secondo, anche se privo di ruoli all’interno dell’Aterp, avrebbe avuto la funzione di raccordo tra i cittadini che puntavano ad ottenere o a mantenere l’alloggio in violazione della legge e i dipendenti Aterp, grazie a consolidate amicizie con i funzionari dell’Ente. Albino, funzionario dirigente dell’Ufficio Patrimonio ed inquilinato, con il ruolo di partecipe, avrebbe fatto parte del sistema di assegnazione parallela curando le pratiche segnalate dal consigliere Costanzo, mentre Raffa, dipendente all’Ufficio del personale avrebbe redatto atti ideologicamente falsi. Chillà, Menzica e Pace, avrebbero ricevuto favori ben precisi, con la complicità e le omissioni di dipendenti Aterp, a disposizione del consigliere comunale di Forza Italia Sergio Costanzo. I funzionari Aterp, sono accusati a vario titolo di aver omesso gli atti dovuti per liberare immobili occupati abusivamente o intestati a morosi cronici. E per la Procura, in diversi casi documentati, pur in presenza di situazioni di morosità superiore alle sei mensilità, non sarebbe stata avviata la procedura di decadenza dal contratto, imposta dalla legge regionale e in altri casi, nonostante l’occupazione senza titolo da parte di parenti o eredi di assegnatari deceduti, non sarebbero mai partite le diffide e le denunce previste dalla normativa. In questo sistema entra in gioco la politica. A più riprese, il consigliere Costanzo avrebbe promesso “favori” legati alla regolarizzazione di alloggi in cambio di sostegno elettorale di due candidati alle Europee 2024 e Mensica, Chillà e Pace avrebbero accettato l’offerta. In particolare Raffa in qualità di pubblico ufficiale, impiegata Aterp con funzione di istruttore amministrativo addetto alle pratiche di ampliamento, avrebbe violato la regola di diffidare l’occupante al rilascio dell’alloggio entro 15 giorni e di presentare querela. Venuta a conoscenza che un parente di Mensica occupava senza titolo l’alloggio originariamente assegnato a quest’ultimo, su richiesta e sollecitazione del consigliere Costanzo avrebbe omesso di attivare la procedura volta al rilascio dell’immobile. E il politico si sarebbe messo in moto per ottenere il voto elettorale a vantaggio di due candidati alle elezioni dei membri del parlamento Europeo. Stesso scenario si sarebbe verificato nel momento in cui i dipendenti Aterp Raffa e Albino, non avrebbero diffidato Chillà, occupante senza titolo di un alloggio e di presentare querela né avrebbero attivato le procedure per il rilascio dell’immobile su richiesta di Costanzo che avrebbe offerto a Chillà questa agevolazione sempre per ottenere voti per i suoi candidati alle Europee. Politico, che per ottenere quei voti avrebbe offerto a Vittorio Pace il proprio intervento per regolarizzare illecitamente la propria permanenza in una casa popolare. C’è da sottolineare che il Riesame di Catanzaro ha scagionato il consigliere comunale di Catanzaro nelle fila di Forza Italia, annullando la misura cautelare agli arresti domiciliari disposta dal gip, ritenendo inesistente un accordo illecito sulle pratiche Aterp, mancando dati oggettivi da cui desumere che l’indagato abbia esercitato pressioni per la formazione di atti amministrativi
L’indagine travolge anche due vigili urbani di Catanzaro, Grande e L’Arocca, accusati di aver falsamente attestato la presenza stabile di un soggetto in un alloggio, pur di legittimarne la permanenza. Il verbale avrebbe riportato testualmente che “viveva lì da sei anni con la moglie”, ma si tratterebbe di una falsa dichiarazione pubblica con valore probatorio, aggravata dalla qualità di pubblico ufficiale. Un sistema clientelare e di omissioni, alimentato da connivenze tra politica e amministrazione, che avrebbe privato decine di cittadini del diritto a un alloggio popolare, mentre chi non possedeva un titolo avrebbe continuava a beneficiarne, in alcuni casi per decenni, in violazione di ogni legge. Un modus operandi radicato che si sarebbe retto su una fitta rete di scambi di favore tra impiegati pubblici, politici e cittadini “amici”, in grado di pilotare assegnazioni, omettere sgomberi, ridurre i canoni e, in ultima analisi, spolpare il patrimonio pubblico per finalità personali o politiche.
Articolo tratto da: https://calabria7.news/

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