ospedale “Pugliese” che il 6 maggio 2014 si occupò del parto cesareo della puerpera Caterina (Catia) Viscomi. L’oncologa 43enne di Soverato finì in coma vegetativo durante quell’intervento nel corso del quale diede alla luce il suo primogenito.
La donna, dopo 11 anni di coma, è deceduta lo scorso 22 agosto. La Corte d’Appello (presidente Antonio Giglio a latere Carlo Fontanazza e Paola Ciriaco) era stata chiamata a esprimersi per una seconda volta dopo che la Corte di Cassazione nel marzo scorso aveva annullato con rinvio la sentenza di assoluzione emessa in secondo grado nei confronti del ginecologo Quintieri, relativamente al falso in atto pubblico in riferimento alla redazione della cartella clinica della donna. Nel processo bis i giudici catanzaresi hanno nuovamente confermato l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato. Il ginecologo era stato assolto nel primo processo d’appello sia dall’accusa di lesioni che da quella di falso in atto pubblico. In primo grado, invece, al termine del processo con rito abbreviato, era stato condannato a 1 anno e 8 mesi, vedendosi riconosciute le attenuanti generiche e la sospensione della pena. In quel processo era imputato assieme a lui anche il direttore dell’Unità di Anestesia e rianimazione, Mario Verre, assolto per non aver commesso il fatto; entrambi i medici sono stati difesi dall’avvocato Vincenzo Ioppoli. Secondo l’accusa il ginecologo Francesco Quintieri avrebbe «consentito o comunque non impedito» all’anestesista, anch’ella inizialmente indagata e poi deceduta nel corso degli accertamenti della magistratura, la disattivazione degli allarmi dell’apparecchiatura di rilevazione dei parametri vitali della paziente. La stessa anestesista, «con la consapevolezza di Quintieri», non avrebbe neppure attivato il ventilatore automatico «allontanandosi dal capezzale» della puerpera, causando così un’ipossia prolungata che avrebbe trascinato Catia Viscomi nello stato vegetativo «irreversibile». In un primo momento la Procura aveva chiesto di archiviare il caso. Una richiesta che aveva trovato la ferma opposizione del marito della dottoressa Viscomi, Paolo Lagonia assistito dall’avvocato Antonietta Denicolò. Il gip Giuseppe Perri alla fine respinse la richiesta della Procura di archiviare il caso per l’intervenuto decesso dell’unica indagata, disponendo a carico della Procura un supplemento di indagini per chiarire l’intera tragica vicenda. Bisognerà attendere 90 giorni per il deposito delle motivazioni.
Tratto dalla Gazzetta del Sud


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