gruppo guidato dall’avvocato Mellea, insieme agli imprenditori D. Abramo e R. Mercurio, avrebbe tentato in vari modi di mantenere o recuperare il controllo dei pontili, anche dopo i sequestri e le interdizioni.
Nel 2019 la Guardia Costiera sequestra 38 pontili gestiti dalla società Navylos. Formalmente amministrata da Mellea, ma secondo gli investigatori controllata di fatto dal fratello Gennaro. Dopo il sequestro, la presenza della Navylos nel porto viene messa in discussione. Le intercettazioni mostrano: Contatti con consiglieri comunali di maggioranza e opposizione prima di una riunione decisiva sulle proroghe delle concessioni. Tentativi falliti: il Comune (all’epoca guidato da Sergio Abramo) decide di affidare la gestione dei pontili alla partecipata Catanzaro Servizi. Nessuna proroga viene concessa. Per rientrare nella gestione del porto: Il gruppo tenta di coinvolgere una ditta di Crotone per creare un’ATI (associazione temporanea di imprese). In questa fase compare una figura “di rispetto” del territorio crotonese, legata alla cosca Grande Aracri, che avrebbe dovuto “far pesare” la propria influenza criminale. Quando la strategia dell’ATI non funziona: La Navylos viene rinominata “Nettuno”, trasferita di sede e affidata a un prestanome. Obiettivi dell’operazione: aggirare l’interdittiva antimafia che colpiva Raoul Mellea;evitare che la società fosse nuovamente colpita da misure preventive; partecipare ai nuovi bandi per la gestione del porto. Viene poi creata un’ATI con la società South Bay, formalmente amministrata dalla madre di Abramo, ma secondo gli inquirenti riconducibile a Mellea. La partecipazione al bando non va a buon fine perché: la “Nettuno” viene riconosciuta come Navylos mascherata, quindi soggetta alle stesse problematiche che avevano portato al sequestro precedente.

