La mattina ci alzammo presto, era ancora buio,mamma aveva già preparato la colazione: un po’ di latte appena munto di capra e dei “pezzuni di pane tostu”. Papà era fuori a preparare l’asino sistemando “u mastu”riempiendo a “vertula” del stretto necessario per il viaggio ma soprattutto riempiendo i due fiscini di “ficu tosti”: la preziosa merce di scambio da portare sino in Sila. Tutto era pronto, dovevamo partire, ci aspettava un viaggio lungo e faticoso ma anche molto pericoloso per i tanti briganti che infestavano soprattutto la zona presilana. Ma non si poteva partire se prima non si andava a messa. Ogni mattina il prete più giovane diceva la messa dell’aurora malgrado l’ora la Chiesa era sempre piena, quasi tutti prima di recarsi ai campi o intraprendere qualsiasi attività andavano a messa. Mio zio rientrava tra quei pochi che in Chiesa non c’entrava quasi mai, aveva sempre qualcosa da ridire contro i preti e veniva sempre richiamato da mia madre che era la sua sorella minore; lui rispondeva sempre che non poteva farci niente, era semplicemente allergico. Mio zio era un omone enorme con delle mani callose che quando mi prendevano in braccio mi sentivo più piccolo, più basso di quello che ero; ma era buono, buono come il pane.Sposato con una” forestera” (cioè non di Sellia) non avevano avuti figli e forse anche per questo mi voleva molto bene, un bene enorme, grande quanto lui. Anche zio veniva con noi, arrivò con il suo asino pronto per il viaggio stracolmo di ficu..Era il mio primo viaggio, la mia prima volta fuori Sellia; mia mamma non voleva, ma io avevo tanto insistito che alla fine forse anche per non sentire sempre la mia stessa tiritera papà disse di si. Ero elettrizzato per la mia prima avventura, chissà quante cose nuove avrei visto: paesi, paesaggi ecc.. avevo 9 anni ma compiuti da un pezzo, insomma ero ormai grande,alcuni miei amici con la propria famiglia erano partiti alla ricerca di una vita migliore fuori dal paese, altri non venivano a scuola e lavoravano già nei campi, io invece dovevo andare a scuola che in tutta onestà non mi piaceva, io volevo fare il pastorello, oppure l’esploratore,lo so sono due cose diverse, o forse no? Ma papà diceva che io dovevo studiare: lo studiare è importante, tu devi diventare qualcuno non come me che per firmare so fare a mala pena una X tremolante. Finalmente si parte, papà baciò mamma e dette un tenero bacetto alla mia........
martedì 15 giugno 2010
lunedì 14 giugno 2010
Premessa al racconto in 8 capitoli da titolo "In viaggio da Sellia verso la Sila.....e ritorno
Inizieremo domani ad inserire in 8 parti un racconto scritto tempo fa dopo averlo ascoltato da un parente di Sellia il quale mi descrisse con novizia di particolari un interessante episodio tramandato da suo nonno, subito mi sembrò una trama ideale per farci un film d’avventura. Il suo titolo è “IN VIAGGIO DA SELLIA VERSO LA SILA…. E RITORNO” narra la storia di un viaggio, il suo primo viaggio di un bambino di circa 10 anni che insieme al suo papà e suo zio partono con i due asinelli carichi di “ficu tosti” diretti in Sila dove li baratteranno con delle patate. Durante il viaggio incontreranno diversi pericoli dovuti all’epoca in cui il racconto si svolge, siamo infatti all’imminente spedizione dei mille che ci porteranno dal regno delle due Sicilie, con la dominazione dei borboni ,all’annessione del regno d’Italia il quale veniva visto,veniva atteso come la panacea di tutti i problemi del Meridione, purtroppo non fu così perché oltre ad un po’ di libertà apparente disattese tutte le aspettative facendo addirittura rimpiangere i prepotenti,tiranni borboni. Ma tutto questo è un'altra storia, un altro discorso che merita di essere analizzato più approfonditamente. Rientriamo nella descrizione del racconto che come abbiamo detto si svolge su un itinerario relativamente breve,quasi banale,addirittura monotono visto nel contesto dell’epoca in cui viviamo in cui tutti abbiamo la macchina, anche più di una. Oggi andare da Sellia in Sila ci vuole al massimo tre quarti d’ora; strada un po’ tortuosa ma tranquilla al massimo come imprevisto possiamo trovare un po’ di neve ma con le catene montate tutto si risolve. Se invece ritorniamo indietro nel tempo nell’epoca in cui il racconto si svolge, tutto cambia. L’asino era l’unico mezzo di locomozione per il trasporto di persone o cose, il territorio era infestato di ladri, farabutti, briganti che non avevano alcun scrupolo, allo stesso modo si comportavano i borboni sempre più lontani dalle esigenze della popolazione, sempre più tiranni, prepotenti. Oggi per avere delle patate basta andare dal fruttivendolo o al massimo al supermercato; una volta bisognava armarsi di coraggio, forza di volontà ed affrontare lunghi viaggi per poter barattare i prodotti locali con altri meno presenti. Il racconto oltre a descrivere i vari posti percorsi durante il viaggio e anche un susseguirsi di situazioni molto rischiose, con un bambino di 10 anni ( all’epoca bisognava crescere in fretta) che ci racconta tutto il viaggio di andata e ritorno, due giorni pieni d’avventure, pieni di rischio ma anche pieni di dignità di una popolazione al limite della miseria, ma mai senza dignità. Buona lettura
sabato 12 giugno 2010
13 Giugno Sant Antonio di Padova
Domani 13 Giugno si festeggia
Sant Antonio,nome molto diffuso a Sellia e non poteva essere altrimenti visto il forte attaccamento della nostra comunità verso questo carismatico santo. Bellissima la statua che attualmente si trova nella navata a destra della Chiesa Madre di Sellia anche se la sua naturale collocazione era nella chiesa Del Rosario il quale trovava la sua giusta collocazione in una nicchia e veniva portato in processione il 13 Giugno, dove dei bambini che indossavano degli abitini del Santo, davano dei morbidi panini riposti in delle ceste a tutte le persone che si incontravano lungo il percorso. Questi panini venivano offerti ogni anno da una signora del posto per una grazia ricevuta da parte del Santo sul figlio più piccolo . Io non ricordo una processione con la statua del Santo, ma ricordo bene un triste episodio successo verso la fine degli anni 70,quando in un caldo pomeriggio del mese di Giugno suonarono all’improvviso le campane, tutti accorsero in piazza, alcuni pensavano all’ennesimo incendio dove per richiamare aiuto da parte della popolazione si suonavano le campane e la sirena, invece nessun incendio era scoppiato; ma le due statue del Sacro Cuore di Gesù e quella di Sant Antonio si trovavano rovinosamente a terra tra il pianto di molte donne anziane che erano li a recitare il Rosario. Un giovane del posto con gravi problemi psichici in un raptus di follia e forse anche schernito da qualcuno che aveva riscaldato il giovane per il clima elettorale causa le imminenti elezioni del rinnovo del consiglio comunale. Entrò di colpo in Chiesa scaraventando da dietro le due statue esposte ai lati dell’altare principale. Per fortuna i danni non furono molto gravi anche se la statua del Sacro Cuore (non fatta di cartapesta come la statua di Sant’Antonio) subì i danni maggiori con gli occhi di vetro che furono irrimediabilmente rotti. Le due statue furono portate subito in restauro riportandoli in breve tempo al culto da parte dei fedeli Selliesi.
Tanti Auguri di buon onomastico a tutti gli Antonio,tonino,totò,Antonella,Antonietta,Tonina, Anthony, ecc… Auguri da parte di Selliaracconta
Sant Antonio,nome molto diffuso a Sellia e non poteva essere altrimenti visto il forte attaccamento della nostra comunità verso questo carismatico santo. Bellissima la statua che attualmente si trova nella navata a destra della Chiesa Madre di Sellia anche se la sua naturale collocazione era nella chiesa Del Rosario il quale trovava la sua giusta collocazione in una nicchia e veniva portato in processione il 13 Giugno, dove dei bambini che indossavano degli abitini del Santo, davano dei morbidi panini riposti in delle ceste a tutte le persone che si incontravano lungo il percorso. Questi panini venivano offerti ogni anno da una signora del posto per una grazia ricevuta da parte del Santo sul figlio più piccolo . Io non ricordo una processione con la statua del Santo, ma ricordo bene un triste episodio successo verso la fine degli anni 70,quando in un caldo pomeriggio del mese di Giugno suonarono all’improvviso le campane, tutti accorsero in piazza, alcuni pensavano all’ennesimo incendio dove per richiamare aiuto da parte della popolazione si suonavano le campane e la sirena, invece nessun incendio era scoppiato; ma le due statue del Sacro Cuore di Gesù e quella di Sant Antonio si trovavano rovinosamente a terra tra il pianto di molte donne anziane che erano li a recitare il Rosario. Un giovane del posto con gravi problemi psichici in un raptus di follia e forse anche schernito da qualcuno che aveva riscaldato il giovane per il clima elettorale causa le imminenti elezioni del rinnovo del consiglio comunale. Entrò di colpo in Chiesa scaraventando da dietro le due statue esposte ai lati dell’altare principale. Per fortuna i danni non furono molto gravi anche se la statua del Sacro Cuore (non fatta di cartapesta come la statua di Sant’Antonio) subì i danni maggiori con gli occhi di vetro che furono irrimediabilmente rotti. Le due statue furono portate subito in restauro riportandoli in breve tempo al culto da parte dei fedeli Selliesi.
Tanti Auguri di buon onomastico a tutti gli Antonio,tonino,totò,Antonella,Antonietta,Tonina, Anthony, ecc… Auguri da parte di Selliaracconta
venerdì 11 giugno 2010
LA STORIA DURANTE I SECOLI DEL DIALETTO CALABRESE ( 5 )
Il periodo Spagnolo fu lungo e doloroso per la popolazione Calabrese, e in più di due secoli di dominazione le terre vennero depauperate, e gli uomini oltraggiati e avviliti. Si assiste a un decadimento generale.Agricoltura, arte , industria, si impoveriscono a discapito,anche dell’unica fonte di ricchezza che possedeva allora la città di Catanzaro : l’industria della seta.Perfino gli ebrei, che come avevamo detto in precedenza ,erano abili commercianti e coadiuvavano i Calabresi nel loro commercio,essi furono sciacciati da vicerè don Pedro da Toledo.Ci domandiamo in quale misura influì la lingua spagnola sul nostro dialetto ,difficile dirlo con esattezza .Siamo in un’epoca in cui il dialetto nel Catanzarese ha già subito le sue evoluzioni nel lessico , nella fonetica , nella sintassi. Le due lingue parlate hanno come ceppo comune la lingua latina (neolatina o romanza,sovrapposta alla greca nel Catanzarese ). Non si è in grado di dire quanto una lingua abbia influito sull’altra. Da ricordare inoltre che la lingua Italiana dotta anch’essa originata dal latino ,viveva pure nella media Calabria accanto alla lingua locale. Nel libro di Scerbo sul “Dialetto Calabro” segna alcuni vocaboli che l’autore afferma derivanti dal latino. Mentre Rohlfs lo contraddice dicendo che nessuno dei vocaboli la lui citati e convincente .Per lo più sono delle voci che sono passati allo spagnolo e ai dialetti locali direttamente dalla lingua madre il latino. Anche accettando le linee guida di Rohlfs alcuni dubbi rimangono.
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