giovedì 24 giugno 2010

In viaggio da Sellia verso la Sila..........e ritorno (settima parte)

Si creò un trambusto, un casino (scusate l'espressione ma rende molto l'idea) i borboni restarono per alcuni secondi immobili,imbambolati
mentre dalle case che sino a un secondo prima sembravano dissabitate uscirono persone, tanta, tantissima gente (non immagginavo che Albi era così grande) che si mise ad inveire contro i due borboni; i contadini che non capivano cose stesse succedendo, si misero a correre di nuovo verso i campi mentre i borboni pensando che erano loro i briganti si misero a rincorrere i contadini, mentre la gente,sempre più tanta gente buttava addosso ai due di tutto anche le nostre patate (insomma come detto prima un casino). "No le patate no!" disse papà mi prese mi mise subra u cicciu e piano piano,ma molto in fretta ci allontanamo da Albi. Zio sicuramente controvoglia, sono certo che "li chiurianu forta i mani" avrebbe pagato per partecipare al pestaggio dei 2 borboni ma anche per la mia sicurezza, controvoglia seguì papà. In pochissimo tempo raggiugemmo San Pietro dove papà senza più pensare che i borboni ci avrebbero potuto seguire, si fermò per ringraziare la Madonna della Luce dei vari pericoli scampati, anch'io scesi a pregare la Madonnina, e se all'andata l'avevo guardata con diffidenza perchè io volevo bene solo alla nostra Madonna del Rosario, adesso mi era più simpatica. Dissi a papà di regalare un pò di patate al priore della Chiesa in offerta alla Madonna. Zio che ci aspettava con i due ciucci a debita distanza dalla Chiesa non era d'accordo ma bastò un mio tenero sguardo per prenderle proprio dal suo "ciuccio"apostrafando:"Quasi,quasi mi fazzu previta ca accusì mangiu vivu e dormu ari spalli e l'atri".Ripartimmo per Sellia ormai pochi chilometri ci separavano da casa mi mancava assai ritornare tra le mura del mio paese,io che avevo fatto di tutto per il viaggio ora volevo solo andare a casa e ormai eravamo veramente vicini a Sellia..........continua (fine settima e penultima parte)

mercoledì 23 giugno 2010

In viaggio da Sellia verso la Sila.........e ritorno (sesta parte)

I borboni erano molto diffidenti perchè, (si parlava spesso dell'unità d'Italia che avrebbe portato libertà, sviluppo, dignità per la popolazione Meridionale da sempre vittima del prepotente, del conquistatore di turno. Purtroppo come sappiamo benissimo quest'Unità d'Italia alla fine l'abbiamo subita diventando la manovalanza per il ricco nord d'Italia, mentre il sud divenne libero si, libero di rimanere povero,depredato,umiliato dai ricchi del nord....ma questa è un altra storia non voglio farvi uscire fuori dai binari del racconto). Dove eravamo rimasti?... ah si, i Borboni, belli con la divisa che rassomiglierà molto a quella dei carabinieri. Era un posto di blocco vero e proprio,intorno non si sentiva neanche un uccellino cantare, i "Iarbisi" erano dentro le loro case, Albi aveva una brutta nominata di ospitare, aiutare i briganti. "Cosa trasportate?" Ci disse uno alto e magro "comu nu spitu" zio stava già reagendo a modo suo ma fu subito fermato prontamente da papà, erano armati e certamente non ci avrebbero pensato due volte a sparare alla minima provocazione. "Portiamo patate" disse fermamente papà "veniamo dalla Sila, stiamo rincasando a Sellia" "Ve li dobbiamo sequestrare, non si possono trasportare viveri oltre al fabbisogno familiare,avete pagato il dazio? avete una bolla che vi autorizza a vendere patate?" "ma noi non vendiamo patate sono per le nostre famiglie, ci aiuteranno a tirare durante il rigido inverno che oramai è alle porte". "Bene" ribattè "visto che oggi voglio essere buono prendete due chili a testa e andatevene subito. "Due chili a testa? ma perchè? Noi abbiamo baratato un pò di ficu tosti (raccolti ed assecati) saranno il nostro nutrimento per quest'inverno". "Appunto, due chili vanno benissimo per passare un inverno da pezzenti, da morti di fame puzzolenti che siete". Zio stava diventando sempre più nero dalla rabbia, capivo che stava per succedere qualcosa di irreparabile, loro erano armati, senza alcun scrupolo. Da poco lontano vedevo alcuni contadini che con la zappa sulle spalle rientravano dai campi, non so come mi passò dalla testa ma mi misi ad urlare,urlare fortissimo: "i briganti arrivaru i briganti!" ..........continua (fine sesta parte)

martedì 22 giugno 2010

In viaggio da Sellia verso la Sila..........e ritorno (quinta parte)

Mi sistemarono ben seduto sull’asino dello zio “Mi pari nu papa” disse un vecchietto con la pipa, il quale raccomandò di non prendere "accurciaturi" ma di camminare sulla via principale perchè diverse persone erano state oggetto di feroci attacchi di balordi senza scrupoli, che depredavano tutto quello che trovavano “U ni l’averra potutu dira prima?”Disse in modo ironico papà. Partimmo proprio mentre un timido sole sorgeva dietro la vallata, io avevo molto freddo, papà mi mise sulle spalle la sua giacca; prima di sera dovevamo essere a Sellia per non rischiare altre brutte sorprese, si camminava speditamente anche perché dopo una breve salita la discesa ci avrebbe accompagnato sino all’Arsanisi. Dopo alcune ore ci fermammo proprio sopra Albi, i ciucci si ristoravano bevendo acqua freschissima dentro "nu viveri" mentre papà prese la giacca per prendere il suo inseparabile pettinino, si lavò la faccia, e si bagnò i capelli togliendosi un bel po' di polvere dai pantaloni. Zio invece a tutte "sti civilezze" per apparire più in ordine non gli interessavano, aveva la faccia nera non so se dovuto ad una sporcizia ormai consolidata oppure alla sua carnagione tipica di saracino da Sellia, non mi interessava più di tanto,nè mi sarebbe passato mai per la testa di domandarglielo, conoscendo già la risposta "purtroppu ormai signu spusatu nu aiu d'apparira bellu ppe nessunu". Entriamo ad Albi, piccola cosa rispetto a Sellia, ma era sicuramente il paese più grande che avevo visto durante questo mio primo viaggio, papà e zio iniziarono subito ad aumentare il passo guardando sempre dietro, io avrei voluto fermarmi un po' per vedere la Chiesa, ma zio subito mi ammonì "sempra a ri Chiesi pensi, va a finira cca mi diventi nu monachellu" neanche il tempo di finire la frase che due borboni in divisa ci intimano di fermarci. (fine quinta parte)......continua
Commenti chiusi rimandati all'ottava ed ultima parte del racconto.

lunedì 21 giugno 2010

In viaggio da Sellia verso la Sila (quarta parte)

Riprendiamo il cammino speditamente, dovevamo essere in Sila prima che facesse buio, non avevamo mangiato niente, ed io dopo aver svuotato per la paura anche la parte più remota dell’intestino avevo ancora più fame di prima, ma non potevamo fermarci, la notte era vicina e ogni cosa diveniva più rischiosa soprattutto “cu nu cotrarellu e decianni appressu”, i due asini erano stanchi, camminavano sempre più piano, ed io ero stanchissimo malgrado ero sempre seduto "subbra u ciuccio" di Zio,ero stanco ,si stanchissimo ed avevo fame ma nè papà, nè tanto meno zio (che camminava sempre avanti), ed io forse anche per la fame lo vedevo e non lo vedevo ,ascoltavano le mie lamentele. "Siamo arrivati!" esclamò zio, no, non potevo crederci, eravamo arrivati,ma dove? Non vedevo nessun paese, certo, i pini da un po’ avevano dato il posto ad un immensa spianata,ma il paese? le luci delle case? Io vedevo solo buio, buio pesto; ma nel buio che si faceva sempre più fitto, sbucò dietro ad una piccola salita un casolare enorme, dei cani iniziarono ad abbaiare forte ma appena annusarono zio si calmarono subito, da dentro il casolare uscirono due,tre cinque….forse dieci persone tanto che pensai che un intero paese abitava nel grandissimo casolare. Si salutarono con tutti in modo confidenziale mi fecero scendere dall’asino,mettendomi addosso un grande mantello, faceva freddo, un freddo invernale,appena fui dentro sentii un delizioso profumino che la mia completamente svuotata pancina fece un rumore forte, secco, tipo l’eco dentro una caverna, mangiai tutto velocemente, erano delle patate bollite schiacciate con verdure di campo, non avevo mai mangiato delle patate in vita mia o almeno non così buone. Papà e zio erano seduti vicino ad un enorme camino acceso con molte altri anziani intorno,mi misero a letto dicendomi che domani saremmo partiti all’alba per il viaggio di ritorno a Sellia. Non avevo neppure dormito 5 minuti che zio mi sussurrava di alzarmi perché dovevamo ripartire,ma come obiettai "se mi sono appena addormentato?" "dormi dalle 9 di ieri sera ora sono le 5.30 su alzati ometto". Fuori era ancora buio, vedevo papà che stava controllando il nuovo carico che sistemava accuratamente sui 2 asinelli, patate tante piccole rosse patate che aveva abilmente barattato con i ficu tosti portati da Sellia sino in Sila.
Commenti chiusi rimandati all'ottavo e ultimo post del racconto

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