giovedì 10 febbraio 2011

Per il comune di Spresiano,nel veneto. La Calabria va messa nel cestino dei rifiuti

Il logo utilizzato dal comune di Spresiano
Quel volantino con l'immagine della Calabria quale rifiuto gettato in un cestino. Un volantino che porta il simbolo del comune di Spresiano e del Consorzio Priula, e che è stato creato per pubblicizzare un incontro sulla raccolta differenziata. Quel volantino (in foto), riporta il titolo della conferenza ma anche e soprattutto un immagine in cui una persona getta un rifiuto in un cestino, e quel rifiuto ha la forma della Calabria.Un'immagine imbarazzante

Il sindaco di Spresiano R. Missiato
Si è trattato di un errore, una svista, un maledetto fraintendimento: la Calabria è finita dentro i rifiuti, come testimonial del volantino a favore della raccolta differenziata promosso dal comune di Spresiano, provincia di Treviso, per sbaglio. “E’ stato un equivoco, non avevamo intenzione di offendere nessuno. Siamo per la fratellanza e l’unità d’Italia”, dichiara costernato il sindaco della cittadina veneta, Riccardo Missiato. Volendo seguire la traiettoria del suo pensiero le cose sarebbero andate così: Spressiano è un comune lindo e tale vuole restare. Lindo in senso proprio e figurato. La scorsa estate infatti – oltre alle strade ben tenute, le aiuole curate, i marciapiedi perfetti – il sindaco avanzò il pensiero di sollevare per quel po’ che gli compete pure la morale collettiva indicando nella sporcizia dei costumi anche la prostitiuzione e l’amore gay. Soprattutto se mostrato lungo le rive del Piave (non per nulla il Piave mormorò!). Propose un argine, dunque un fosso, una buca vera, una trincea per resistere all’inondazione di baci omosessuali. Fu ben presto – esattamente come questa volta – frainteso e anche allora decise di scusarsi: “Assolutamente non ce l’ho con i gay”.

mercoledì 9 febbraio 2011

Il racconto del mese di febbraio 2011. La lucertola a due code " a lucertula a du cudi" Seconda parte

........Avevo trovato a lucertula a du cudi quella che la  nostra tradizione gli attribuisce dispensatrice di fortuna a chi la possiede a chi la cattura a chi la tocca,ma bisogna fare attenzione a non farla morire altrimenti saranno solo guai,sfortuna, miseria. Nonno me ne aveva parlato molte volte all'inizio non ci credevo, poi piano piano vedendo la sua insistenza capii che forse era vero  da allora non c'era giorno che non controllavo ogni lucertola che mi capitava sotto tiro ma mai l'avevo intravista a lucertula a du cudi, senza coda tantissime con mezza, intera ma a du cudi mai tanto che ormai mi ero rassegnato che come al solito il nonno esagerava nei suoi racconti mi aveva detto che l'aveva vista per pochi secondi ma poi svanì tra le pietre de "nu scerarmacu"Ma ci pensate io,ripeto io,solo io sono in possesso della lucertola a du cudi non vedo l'ora di arrivare al paese per mettere subito in pratica questa mia incredibile scoperta. Mentre mi aggrappavo a ra cuda du ciucciu che mi aiutava nel rendere meno pesante la ripida salita che dal nostro terreno ci portava fino a Sellia,papà era seduto a mezzu u mastu non gli avevo detto niente di questa mia incredibile scoperta,volevo che io fossi il primo nel vedere l'effettivo potere che questa lucertola aveva. Appena arrivati corsi subito nel vedere se era ancora li viva,ma sopratutto che avesse ancora le due code,si era li un Po ubriaca,traballante  ma era li, li che aspettava che io la toccasi per vedere esauditi i miei desideri.

Un incendio quasi sicuramente di natura dolosa distrugge un camion dell'azienda Elia, sita in località "Petrara" di Simeri Crichi.

L'interno delle officine "Elia" con l'intelaiatura di un prototipo da corsa

Sono intervenuti anche i vigili del fuoco del comando provinciale di Catanzaro, per spegnere l’incendio sviluppatosi all’esterno dei  capannoni della ditta Elia in località Petrara di Simeri Crichi,secondo i quali il rogo  era sicuramente di natura dolosa. Anche per i carabinieri della locale stazione di Simeri Crichi con al comando il maresciallo Gigliotti, si tratta di matrice dolosa, avendo eseguito i primi rilievi, visionando anche i filmati delle telecamere a circuito chiuso, ma chi a agito conosceva bene le varie postazioni, agendo dalla parte posteriore in maniera indisturbata. Le fiamme nel pomeriggio di domenica hanno distrutto un camion parcheggiato sotto la tettoia dell’azienda di Leonardo Elia  sita in località Petrara un azienda  nella quale sono utilizzati stabilmente oltre 40 operai,ad aiutare l'azienda anche i due figli Tommaso e Sebastiano che con entusiasmo giornalmente contribuiscono nel renderla sempre di più competitiva, la quale si occupa di carpenteria metallica avendo numerose commissioni dirette con una grossa azienda Romana. Ultimamente si sta specializzzando anche alla realizzazione di prototipi di auto da corsa. Per fortuna il danno non è stato  ingente,  le fiamme infatti hanno solo distrutto il camion  di servizio, ma rimane forte l’amarezza per il vile gesto che si spera sia almeno di qualche balordo. L’azienda unica nel settore in tutta la Calabria cerca sempre di aiutare chi ha bisogno di lavoro. Il titolare Elia ricorda anche due episodi in modo particolare uno l’estate scorsa quando fu dato fuoco a della sterpaglia secca intorno al’azienda causando danni a un deposito ed a una pila di pneumatici che venivano utilizzati  per la gara annuale di slalom automobilistico, mentre alcuni anni prima ignoti intrufolati all’interno degli uffici  rubarono un camion  con materiale ferroso, il quale fu ritrovato alcuni giorni dopo. Elia rimane molto amareggiato,

martedì 8 febbraio 2011

Il video diventato simbolo della protesta in Egitto. Mostra il petto e la polizia gli spara uccidendolo



Questo filmato è destinato a diventare uno dei simboli della rivolta popolare in Egitto: un giovane sfida le forze di sicurezza, disarmato. Si toglie la giacca, per mostrare il petto, in segno di sfida. Gli amici, la famiglia forse, lo richiamano, gli urlano di stare attento, di non esporsi. Troppo tardi: dopo qualche attimo di esitazione i poliziotti sparano. Colpito, il ragazzo cade a terra.
Non serve alcuna parola per descrivere questa scena.
Abbiamo visto piazza Tahrir e la sua massa in rivolta attaccata dagli sgherri di regime, abbiamo visto un popolo che richiede libertà e democrazia attaccato da “milizie” su cavalli e cammelli, che sparavano e lanciavano molotov…
abbiamo visto un bel po’ di questa rivolta egiziana grazie alla capacità della rete di non lasciarci mai lontani dalle piazze rivoltose e dalle urla di guerriglia.
Ed ora vediamo il cecchinaggio, vediamo come la polizia ammazza gente inerme..

Cerca nel blog