giovedì 30 giugno 2011

Il Parco Nazionale della Sila parte integrante di un progetto che vede coinvolti i vari parchi del centro sud finalizzato alla loro valorizzazione e promozione

Si è svolto a Roma il primo incontro formativo  che ha visto coinvolto i vari parchi del centro sud D’Italia dove ha partecipato anche il “Parco Nazionale della Sila” Fiore all'occhiello dei parchi calabresi.
 Il programma nazionale  avviato dal  ministero del Lavoro e delle`Politiche sociali e finalizzato alla creazione di reti territoriali multi-attore.Il progetto - si legge in una nota stampa - coinvolge, assieme al “Parco nazionale della Sila" la “Citta della Montagna Nebrodi" (Sicilia), il "Parco nazionale del Gran Sasso" e Monti della Laga (Abruzzo, Lazio,Marche), il “Parco nazionale del Cilento e Vallo Diano" (Campania) ed intende costruire una rete tra parchi, associazioni ed altre tipologie di soggetti che si occupano della promozione, valorizzazione e recupero delle risorse paesaggistiche, artigianali, agroalimentari e culturali di aree situate nel centro—sud  d’Italia>.All’incontro hanno partecipato il presidente Sonia Ferrari (per il Parco nazionale della Sila), per "Italia Lavoro" Domenico-Bova, Mauro Lozzi (giornalista del Tg2) e i team work dei parchi coinvolti. L’appuntamento ha costituito un importante momento nell'ambito del progetto che vuole promuovere una proficua integrazione fra politiche per lo sviluppo e politiche attive del lavoro, in particolare nei segmenti;dell’artigianato e del turismo, puntando all’acquisizione di una strategia di comunicazione integrata e coerente da parte di tutti i soggetti coinvolti. < Durante

mercoledì 29 giugno 2011

Finalmente al porto di Catanzaro Lido da quest'estate potranno attraccare imbarcazioni da diporto

Già da questa estate, nel porto di Catanzaro Lido
potranno attraccare imbarcazioni da diporto. Entro il prossimo 10 luglio, infatti, la darsena di Casciolino sarà attrezzata con pontili galleggianti. Lo ha annunciato il sindaco Michele Traversa, che ieri mattina a Palazzo De Nobili ha avuto una riunione con il comandante dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Soverato, il tenente di vascello Fabio Serafino, accompagnato dall’addetto all’Ufficio Demanio capo di p.c. Rocco De Giorgio, e con la dirigente del Settore Patrimonio e Demanio del Comune, ing. Alba Felicetti. Nel corso della riunione tecnica sono state definite le linee essenziali per l’assegnazione temporanea di specchi d’acqua, all’interno del porto, per il posizionamento di strutture idonee all’ormeggio di unità da diporto. Il comandante Serafino, in particolare, ha dato indicazioni circa le possibili ubicazioni ed estensioni degli specchi d’acqua, soprattutto in relazione alle esigenze connesse con la sicurezza della navigazione. Il porto, infatti, è ancora interessato dai lavori di ristrutturazione e potenziamento delle opere foranee di difesa e delle banchine di sottoflutto e sopraflutto, che sono in via di ultimazione da parte del Provveditorato interregionale delle Opere Marittime per la Sicilia e la Calabria. Nello scorso mese di agosto l’utilizzo degli specchi d’acqua portuali in funzione delle esigenze dell’attività diportistica è stata regolamentata dall’Ufficio Circondariale Marittimo. Già domani, nell’albo pretorio del Comune, sul sito web e nelle bacheche dell’Ufficio circondariale marittimo di Soverato e dell’ufficio locale marittimo di Catanzaro Lido, sarà pubblicata una manifestazione di interesse per la concessione temporanea di cinque specchi d’acqua per l’installazione dei pontili. Entro il 6 luglio dovranno pervenire le offerte e si procederà immediatamente con l’apertura delle buste. Gli specchi d’acqua saranno concessi fino al 31 dicembre, in attesa del finanziamento per il completamento del porto con le opere interne e di arredo. Gli uffici comunali, intanto, stanno ultimando la redazione del progetto esecutivo per la realizzazione dei piazzali, delle banchine, delle aree attrezzate per il rimessaggio e la manutenzione delle imbarcazioni, delle strutture edilizie di supporto. “Abbiamo individuato una soluzione immediata per consentire già questa estate a tanti diportisti di attraccare nel porto di Casciolino – dice il sindaco Traversa

lunedì 27 giugno 2011

Quando Bosco traduceva dal Calabrese all'Italiano


dial
La televisione italiana da qualche settimana sta mandando in onda messaggi di valorizzazione dei dialetti. Potrebbe sembrare
 una novità, o un paradosso nei giorni in cui il Belpaese festeggia i 150 anni dall'Unita', ma non lo e'. In realtà, infatti, i dialetti erano tenuti in alta considerazione già nel Risorgimento, che diede vita ad uno Stato che fu unitario, ma non centralista. A conferma di questa affermazione basti ricordare la legge n. 3.702 del 23 ottobre 1859 che attribuiva l'istruzione elementare maschile e femminile ai Comuni, la secondaria alle Provincia e riservava allo Stato solo l'istruzione universitaria.

   L'Italia con il Risorgimento introdusse il programma ''dal Dialetto alla lingua'', varato con ''approvazione definitiva della Commissione Ministeriale pei libri di testo''. Il programma prevedeva diverse fasi di comprensione e di esercitazioni di traduzione e di lettura dai dialetti, con testi per ciascuna particolarità dialettale. I testi, pubblicati dalla Paravia di Torino e dalla Bemporad di Firenze, erano per i dialetti piemontesi di B. Terracini; per quelli della Liguria di T. Giaimo; per quelli del Veneto di B. Migliorini; per Trieste e l'Istria di E. Roman; di C. Tagliavini per i dialetti dell'Emilia; di A. Maragliani, A. Ottolini, L. M. Capelli, S. Crepaldi, E. Enovi, T. Tamborini per i dialetti lombardi; di U. Bosco per i dialetti della Calabria; di L. Natoli per i dialetti del Palermitano; di F. Nicolini per i dialetti della Campania; di D. Parenti per i dialetti della Sardegna; e via dicendo.
   Del 1850, peraltro, in Italia venne pubblicata una quantità incredibile di grammatiche e dizionari tra le varie parlate italiane e la lingua italiana. Per avere contezza di questa produzione, e' sufficiente leggere il manuele Hoepli di D'Ovidio-Meyer Lubke dal titolo ''Grammatica storica della lingua e dei dialetti italiani'', che uscì nella seconda edizione a Milano nel 1919. Sullo stesso tema nel 1931 uscì il ricco volumetto di Angelico Prati, dal titolo ''I vocabolari delle parlate italiane''.  D'altra parte il fatto che l'istruzione elementare fosse affidata ai Comuni favorì il mantenimento e perfino il potenziamento delle lingue minoritarie locali: i friulani nel Nord Est, gli Occitani sul versante Nord Orientale, l'albanese in diverse località della Sicilia e della Calabria, per non citare che quelle più importanti.  A San Demetrio Corone, fino al 1961, si mantenne un collegio tanto qualificato che i maggiorenti albanesi vi mandavano a studiare i propri figli per evitare che perdessero la cultura dei propri avi, quando la loro terra era occupata da potenze straniere. E a Corigliano Calabro, non in Albania, nacque il pr imo quotidiano al mondo in lingua albanese.
   L'apprendimento della lingua italiana passando attraverso il dialetto durò fino al 1927. Nel 1923, infatti, l'allora ministro della Pubblica Istruzione Giovanni Gentile mise in atto una riforma scolastica, elaborata assieme a Giuseppe Lombardo Radice, che entrò in funzione nel tempo fissato in quattro anni. Nel frattempo, il dialetto venne da popolare reso nobile.

sabato 25 giugno 2011

U ververe (Verbere) de DIU " Il Verbo di Dio" Antichissima preghiera popolare che recitavano i nostri nonni


  U Ververve o (Verbere) de Dio Il Verbo di Dio una delle canzoni Religioni più antiche del nostro territorio. In ogni famiglia veniva recitata minimo una volta al giorno. Una Preghiera molto intensa frutto di un periodo molto buio dei nostri antenati dove la fame, la miseria la si mangiava a pranzo e a cena. Con molta fatica abbiamo cercato di riportare fedelmente i vari versetti forse facendo qualche errore di trascrizione ma l'abbiamo voluta lasciare cosi cercando il più possibile di non sostituire nessuna parola .Divulgatela,fatela conoscere ai vostri figli,nipoti.
                  "U Ververe de Diu"
Il Verbo di Dio
Vogghiu dira eu, u ververe de Diu nostru Gesù.
Atru ca tantu volimuccia bena ca’ chissu munnu è chinu de peccati. 
A terra nun ne po’ chiù  a sostenira,
l’ancialu ciancia e u nemicu rida.
E Diu cuntru de nui stavì sdegnatu e de troni e de lampi ni volia subbissara,
a cara matri si conzò davanti: “O figghiu figghiu, tu chi fai?   
Nun u  fara per amura meu, ma fallu ppe’ chillu santu latta chi ti dezi!” 
“O cara matra nun u pozzu fara, ca’ puru a notta jestimanu a Diu. 
I festi principali a faticara, u vennari de marzu a naturala.
Eru patruna de mara e du munnu, mannu disprezzatu e misu ‘npugnu, 
eru patruna de cielu e de terra, manu disprezzato e misu ‘nterra.
Ca chilla cruciata è tantu bella, cca signu cu nu vrazzu ‘ncielu e natru ‘nterra!”
Ara valla e Jesufà picciuli e ranni tutti là.
Ca chillu caru Santu Gianni Battista cu na’ seggia doru ‘n manu
chi si seda e nu libru d?oru ‘n manu chi u leja cu ra vucca suddiccennu e era manu soscrivennu : 
“peccaturi e peccatrici, chi sa lu ververe de Diu ma si lu dice e china no ma si lu sa  ma‘su mpara
ca all’ura da morta addessara ‘mparatu;
cu mazza e ferru e frusta de granata a dde  tremara comu l’ogghiu ‘ncampa
e comu a canna chi mina u ventu.
Ch’ u sa e nun su dicia va sett’anni ‘ntra la picia, china u sa e nun su ‘n para va sett’anni  in peccatu mortala; china su dicia tri voti lu iornu, và ‘n paradisu cu l’anceli attornu; 
china su dicia tri voti la sira, và ‘n paradisu cu matri Maria; 
china su dicia tri voti la notta, scampa l’ura d’ogni mala morta;
china su dicia u sabatu a ru diunu, guadagna trent’anni de perdunu.

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