martedì 19 marzo 2013

A conicella di San Giuseppe da " Cona du Casu " Riproposizione dei più bei racconti

 San Giuseppe
Oggi festa di San Giuseppe, festa del papà una volta era un giorno segnato di rosso sul calendario solennamente festeggiato dalla chiesa  ripropongo questo particolare racconto sulla statua di San Giuseppe callocata nella "cona du casu"
Dopo i vari cataclismi che avevano sconvolto il territorio di Sellia  con l’ultimo devastante alluvione del 1943 delle 5 chiese più il convento rimanevano solo quella del Rosario e  di San Nicola (Immacolata) Soprattutto la chiesa Madre si era riempita delle varie statue che si erano salvate durante queste terribili calamità ( nel  spaventoso terremoto del  1793 ben due chiese furono completamente distrutte). Erano talmente tante le varie statue, alcune anche doppie, che diveniva sempre più difficile anche camminare all’interno della chiesa stessa, soprattutto quando c’èrano funzioni religiosi importanti che richiamavano tutta la popolazione. Un giorno l’arciprete prese una decisione drastica la mattina presto dopo la consueta messa dell’aurora che richiamava sempre moltissima gente, (quasi tutti infatti prima di iniziare i propri lavori nei campi o nelle bottega si recavano a messa.) Chiamo il sacrestano e gli ordinò  di portare fuori tutte le statue che erano dei doppioni oppure dei busti di santi malconci che necessitavano di restauro, ma visto il periodo di scarsità di fondi difficilmente sarebbero state restaurate. Così suo malgrado il povero sacrestano iniziò nel portare fuori alcune statue di santi, intantto l’arciprete aveva preso una grossa "gaccia" scure iniziando l’opera di demolizione riducendole a pezzettini sotto lo sguardo incredulo dei  passanti che non capivano bene cosa stesse facendo, e poi anche se l’avrebbero capito non avrebbero osato contraddire l’arciprete perché era forte il senso di rispetto. Dopo un po’ toccò alla statua malandata a mezzo busto di San Giuseppe non appena  tirò il primo colpo con la scure, una scheggia gli si conficcò nell’occhio, il dolore era tremendo, alcune persone  (anche se controvoglia per quello che aveva fatto) corsero ad aiutarlo riuscendo nel togliere la piccola scheggia che per un niente non aveva rischiato di farlo diventare cieco.Per fortuna questa scheggia lo fece ricredere di ciò che stava facendo, con le lacrime corse verso la statua di San Giuseppe inginocchiandosi iniziò a pregare e lodare il Signore. La statua fu restaurata e con una funzione solenne fu............

lunedì 18 marzo 2013

Servizio di "Reporter" (Rai tre) su Catanzaro la città dei call center definita la Bangalori Italiana.

 Gli inviati del programma di Rai3 di Riccardo Iacona sono stati a Catanzaro, definita da tanti la Bangalore italiana dei call center. Nella città calabrese i ‘centri chiamata di assistenza e offerta’ lavorano tutti con commesse di grandi aziende italiane o internazionali. Si trovano anche in piccoli appartamenti e lo stipendio mensile in molti casi arriva a 192 euro appena.
La Bangalore d'Italia torna a far parlare di sé. Questa volta ad accendere i riflettori su Catanzaro, città dei call center, sono le telecamere di Presa diretta il programma di Riccardo Iacona. Un attento reportage sugli oltre cinquemila occupati del settore. Si va dalle grandi aziende come il gruppo Abramo fino ai piccoli "centri di chiamata" sorti ovunque nel capoluogo, annche nei seminterrati dei palazzi di periferia.
Situazioni lavorative al limite, con stipendi che in alcuni casi arrivano a 192 euro al mese. Nel servizio viene raccontata anche la storia dei duemila ex dipendenti di Phonemedia il colosso piemontese che dopo aver usufruito di cospicui finanziamenti pubblici ha chiuso i battenti. Sulla vicenda indaga la Procura di Novara che ha iscritto nel registro degli indagati il patron della società Fabrizio Cazzago. A spiegare il mondo dei call center catanzaresi è stato il segretario della Cgil, Daniele Carchidi,....
A seguire il video su Catanzaro città dei call center tratto da Presa Diretta( RaiTre) del 17.03.2013

domenica 17 marzo 2013

" A za gelusa du rre" La Zia gelosa del re (Seconda parte) Racconti Calabresi

....."Selenio, Marino e Chiomadorata" -  Così li aveva chiamati  - "Voi siete i figli del re, ma lui non lo sa perché ,quando vostra madre vi fece, la vostra zia gelosa gli mandò a dire che invece di voi aveva fatto tre gatti. Così lui, per la rabbia, l'ha fatta rinchiudere nella torre più alta e dal dolore non tornò più a casa. Ora, tocca a voi tornare lassù e mettere le cose a posto. Io non posso venire,  posso però farvi ancora  un regalo: darò a te Chiomadorata un anello che, quando cambia colore, ti avverte di un pericolo e quando lo strofini tre volte puoi vedermi e parlarmi. Di più non posso fare" -  Così detto, senza mettere tempo in mezzo, si ritrovarono fuori dal pozzo. -  "Ed ora dove andiamo?" -  Dissero fra loro -  "Come faremo a cercare nostro padre e salvare nostra madre?"  -  Allora Chiomadorata disse -  "Fratelli,  tagliatemi i capelli e con líoro che ne viene compriamo una casa" - Così fecero e siccome l'oro era tanto comprarono un palazzo vicino alla reggia, più bello e più grande di quello del re,  con un giardino fatto tutto di piante meravigliose. E siccome Marino aveva il potere delle acque, lo aveva riempito  di fontane che danzavano. Lì , Chiomadoro si lavava i capelli. Perciò l'acqua di queste fontane era piena di pagliuzze d'oro che brillavano al sole di giorno e alla luna di notte. Selenio, l'altro fratello, aveva fatto un patto con essa e tutte le notti lei brillava piena sopra il giardino. Viene da sè, che di  queste meraviglie cominciarono a parlarne tutti ed, alla fine, arrivarono all'orecchio della zia del re, la quale ,incuriosita, mandò una spia a vedere come stavano le cose. Questa al ritorno non solo esagerò in meraviglie, ma riferì anche di aver visto due giovani ed una ragazza, di bellezze fuori misura, che avevano uno gli occhi come la luna, un altro gli occhi come il mare e la ragazza una stella in fronte ed i capelli come l'oro. Vi lascio immaginare la faccia della donna! Subito gli venne un tuffo al cuore e pensò - "Se non avessi io stessa buttato i figli del re nel pozzo penserei che questi ragazzi siano proprio loro." -  E più ci pensava e più non stava

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