venerdì 18 giugno 2021

TH SIMERI/ Mare, storia e sapori da godere fino a fine settembre

 Della trentina di resorts del gruppo TH, quello di Simeri (nel territorio comunale di Simeri Crichi, 4500 abitanti, provincia di Catanzaro) è stato il primo sullo start della nuova stagione estiva. Il villaggio ha riaperto già lo scorso 2 giugno, forte di una copertura di prenotazioni partita alla grande. Simeri è un angolo di Calabria che offre mare cristallino e lunghissime distese di sabbia (adattissime per famiglie con bambini anche piccoli): il villaggio affaccia sulla costa ionica, circondato da ulivi e giardini di palme e fiori, la spiaggia è riservata per i suoi ospiti, le 265 camere sono interamente rinnovate e dotate di ogni comfort, e quelle “garden” sono immerse nel verde, con terrazza e giardino. “Primi a riaprire e forse gli ultimi a chiudere: rispetto alla data prevista di metà settembre probabilmente slitteremo un po’ avanti, viste le prenotazioni che arrivano anche per quelle date. E a fine settembre è vero che le giornate sono un po’ più corte, ma è anche vero che qui i colori diventano strepitosi, il clima si addolcisce e il mare conserva tutto il calore di agosto. È davvero un periodo bellissimo”. Ne è convinto Nicola Dettorino, il manager TH cui è affidato il resort.  Direttore, il TH Simeri sembra essere una vera calamìta…


Beh, per il nostro gruppo è ormai un villaggio “storico”, con una grande notorietà e un’altrettanto grande reputazione, dimostrata anche dagli indici di gradimento espressi dagli ospiti, stagione dopo stagione in costante crescita. Adesso la voglia di ripartire, sia per noi addetti ai lavori, sia per i clienti, è quasi tangibile: traspare dagli sguardi delle persone che stiamo incrociando in questi giorni. Io stesso mi sono quasi commosso quando, qualche giorno fa, ho rivisto i ragazzi dell’animazione ballare e cantare la nostra sigla, che non sentivo da tanti mesi…

Una ripartenza che però ha bisogno ancora di qualche prudenza?

Sicuramente non è il caso di abbassare la guardia, e infatti a Simeri, come in tutti i villaggi TH, i protocolli di sanificazione sono sempre attivi e scrupolosi, nel giusto equilibrio tra precauzioni, sicurezza e vacanza. L’anno scorso abbiamo chiuso la stagione estiva senza registrare un solo caso Covid in tutte le nostre strutture.

LA LOCATION

Territorio & storia

Nel medioevo la cittadina prosperò per mano bizantina, con la fortificazione della città. Nel 1541 il territorio di Simeri Crichi era di proprietà di Ignazio Barretta del Ducato di Simeri. Simeri appartenne poi ai Borgia fino al 1622. Simeri è borgo d’origine medievale: in questa zona sono stati portati alla luce una serie di reperti della prima metà del ferro e del periodo magnogreco. Crichi, invece, fu fondato nella seconda metà del XVIII secolo, pare da..............

mercoledì 16 giugno 2021

L'antico borgo di Simeri diventerà un "Laboratorio Urbano" Grazie all'architetto Flavio Mancuso di Sellia Marina si svilupperanno progetti di rigenerazione urbana.

 Domenica 20 giugno sarà la data che segnerà l’inizio di un particolare programma, ovvero “Laboratorio Urbano” per la riqualificazione dell’antico borgo di Simeri, un’idea progettuale partita dall’architetto Flavio Mancuso, giovane calabrese di Sellia Marina che oramai risiede da diversi anni ad Amburgo, dove sviluppa progettazioni di rigenerazione urbanistica e pianificazioni paesaggistico/ territoriali. Il progetto, in prima battuta, per la durata di otto giorni (dal 20 al 27 giugno) si svilupperà nel borgo e nelle adiacenze territoriali, con lo scopo di riqualificare gli spazi pubblici e che potenzialmente ne avranno le possibilità, ma soprattutto generando nuove attività con il miglioramento dell’attuale patrimonio.


Saranno giorni intensi che vedranno l’intero “team progettuale” svolgere una ricca programmazione, con escursioni, aperture di “tavoli tematici”, produzione di lavori artistici, ma anche rapportandosi con le persone del luogo, “mezzo” fondamentale per poter conoscere al meglio le realtà concernenti. A tal proposito ( come viene riportato dal sito web di informazione locale Catanzaroinforma) sarà di primaria importanza lo stretto contatto che il gruppo “Simeri Lab” avrà con l’associazione locale “Asperitas” e, proprio per rafforzare le dinamiche progettuali, l’intero team soggiornerà nel particolare borgo per tutta la durata dell’iter conoscitivo. Il gruppo che svilupperà l’idea progettuale si avvale di giovani provenienti da realtà universitarie italiane ed estere, a ciò si aggiunge il sostanziale appoggio dell’Amministrazione comunale che ha interamente finanziato il progetto e altri partners essenziali come Stelle Polari Landscape Architecture, Huasipichanga, City Space Architetture e Placemaking Europe.

“E’ un progetto particolare a cui partecipiamo con vivo interesse – afferma Lorenzo Chiricò presidente dell’associazione “Asperitas” – la squadra progettuale sarà da noi seguita in ambito “storico” e “tradizioni locali”, effettueremo delle escursioni che permetteranno di conoscere i luoghi, anche in riferimento alla stessa agricoltura che sarà parte integrante del progetto. Si vivranno le consuetudini del paese inserendo momenti di vita quotidiana o che riguardano l’artigianato di una volta, come ad esempio la riproduzione di cestini in vimini e tanto altro ancora”. “Ciò che vivrà Simeri – ha poi continuato – sarà una “nuova stagione” che vedrà il ripristino di spazi urbani, aree verdi o istallazioni artistiche”. “Simeri Lab.” sarà dunque una grande opportunità per Simeri che, come tanti altri paesi, vive una condizione marginale dal punto di vista sociale ed economico.

“Il patrimonio storico di Simeri – afferma l’ideatore Flavio Mancuso – di cui eravamo a conoscenza, ci ha dato un significativo input per poter svolgere qui il nostro “laboratorio” che prevede una “strategia” pluriennale ai fini di una rigenerazione urbana, un metodo innovativo che il nostro team ha sviluppato sinora all’estero, ma che ci augureremo di poter svolgere anche qui. La nostra idea è sì partire da Simeri quale significativo borgo, ma l’obiettivo è quello di attuare una rete di comuni che possano realizzare una “rigenerazione urbana”, in virtù di ciò saranno coinvolti anche i sindaci dei paesi limitrofi”. “Il nostro – ha aggiunto – sarà un laboratorio di una settimana che verrà interamente vissuto nel paese, stando a contatto con chi vive il borgo tutti i giorni. Saremo comunque in..........

martedì 15 giugno 2021

Se vuoi lavorare i soldi devi sganciare! I Carabinieri di Girifalco e di Catanzaro arrestano 3 persone, “bustarella” per far lavorare le imprese in tranquillità

 Per far lavorare le imprese impegnate nell’esecuzione di lavori stradali e nella posa di cavi elettrici sul territorio catanzarese chiedevano la “bustarella” e se qualcuno si rifiutava entravano in azione con dei veri e propri “avvertimenti”.


È questo quanto ricostruito dai Carabinieri del Comando Provinciale di Catanzaro che stamani – nell’ambito dell’operazione chiamata in codice “Pneus” - hanno fatto scattare le manette per tre uomini del posto gravemente indiziati in relazione a delle estorsioni tentate e consumate con modalità mafiose. Per due di loro si spalancati i cancelli del carcere (ovvero per Gennaro Felicetta, 29enne, e Danilo Vitellio, 42enne, entrambe di Vallefiorita) mentre un terzo indagato (Fabrizio Olivadoti, 38enne di Amaroni) è stato sottoposto agli arresti domiciliari.

I DETTAGLI

Ai provvedimenti odierni - emessi dall’Ufficio Gip del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia - si è giunti a conclusione di un’attenta attività di indagine condotta dai militari dell’arma del capoluogo e della Compagnia di Girifalco, coordinati dalla Dda, a seguito di una serie di atti intimidatori avvenuti, da febbraio a dicembre del 2020, tra Amaroni, Borgia e Squillace. Ad essere presi di mira dalla “banda” sia imprenditori locali che alcuni provenienti da altre province calabresi e operanti nel territorio di .........

lunedì 14 giugno 2021

Simeri Crichi: storia di un (non) Eroe ma neppure traditore

 


Il 25 aprile del 2012, alla presenza delle massime autorità regionali e comprensoriali e di una rilevante rappresentanza delle diverse armi dell’esercito italiano, in una cornice di popolo commosso e partecipe, venivano scoperte in piazza Martiri 1809 tre lapidi marmoree, poste sulle facce del piedistallo del Fante all’attacco di Giuseppe Ciocchetti, contenenti l’elenco dei figli di Simeri Crichi caduti in guerra. Il luogotenente Critelli si era fatto carico della ricerca dei fogli matricolari dei soldati caduti in guerra (non soltanto morti in guerra o per causa di guerra). Particolare, questo, che sollevò un vero e proprio tormentone, perché dall’elenco dei soldati dell’ultimo conflitto mondiale manca il nome di un nostro fante, morto all’età di 27 anni, nel corso della famosa Operazione Barbarossa, cioè dell’invasione tedesca dell’Unione Sovietica del 1941. Era stato fucilato al palo il 1.6.1942 da un plotone di esecuzione italiano e sepolto nel cimitero della Divisione “Pavia”, a 1,5 Km dalla rotonda della strada dei Nogai, dove una delle 4 bocche del fiume Saghiz si mescola nel Mar Caspio. La fucilazione al palo, e non al petto o alla nuca, era prevista dal codice penale militare di guerra (Riforma Lamarmora) per i militari che si macchiavano del reato di alto tradimento. Dato che risultò imprescindibile nella decisione di non includere il nominativo sulla lapide commemorativa dei caduti in guerra.                                                                         Il nostro giovane compaesano era stato richiamato e inquadrato nel Corpo di Spedizione  Italiano in Russia (CSIR), poi incorporato nell’8a Armata dell’ARMIR, forte di 229.000 uomini, sostanzialmente con funzioni di rincalzo alla Wehrmacht, sul fronte centrale del Don, dove comunque il controllo del territorio si andava appalesando sempre più difficoltoso, per via della pressione partigiana, del generale inverno di napoleonica memoria, della inadeguatezza dell’equipaggiamento da combattimento (le “pezze da piede” e le mollettiere al posto delle calze di lana e degli stivali, i muli e non i carrarmati delle divisioni corazzate russe e tedesche, il fucile 91 contro il Moisin-Nagat dei Russi e il Mauser K98K dei tedeschi). Per non dire delle condizioni generali di salute e di vita delle truppe. Ancora oggi l’espressione “pezza da piede” esprime estensivamente tutto il suo significato negativo. I nostri soldati meridionali erano per lo più giovani contadini analfabeti, con una conoscenza approssimativa della stessa lingua nazionale, parlata quasi esclusivamente dagli ufficiali di tradizione piemontese e papalina, come risulta chiaramente dalle diverse inchieste parlamentari del tempo. La leva obbligatoria e gratuita li aveva sradicati dai campi e dai loro paesini malarici. Analfabetismo (oltre il 90% in Calabria, Sicilia e Sardegna, contro una media nazionale del 37,9%), denutrizione, pellagra e consapevolezza del danno economico familiare causato dalla leva, spiegano in qualche modo il diffuso sentimento di ostilità e di protesta, che si poteva concretizzare nella renitenza alla leva e in atti di autolesionismo per eludere il servizio coercitivo della leva militare. Mussolini aveva voluto partecipare all’invasione, nonostante la scarsa convinzione del Fuhrer, col pensiero alle allettanti trattative postbelliche. In quel clima la propaganda russa trovava terreno fertile, come confermano i massicci rastrellamenti nell’uno e nell’altro fronte. La storia ci consegna un dato emblematico: a Stalingrado i Sovietici giustiziarono 13.550 soldati della stessa Armata Rossa, su relazione del proprio servizio di controspionaggio militare, mentre 50.000 Russi risultavano inquadrati in uniformi tedesche e utilizzati nel lungo accerchiamento della città baltica. Nelle condizioni date, quale consapevolezza poteva avere un giovane contadino nella gestione di un qualsiasi dato riservato, quando cadeva nella trappola  di un’operazione di guerra psicologica (PSYOP) con i “mezzi di disseminazione di propaganda al nemico per la conquista delle menti “, come i sofisticati messaggi di sconforto e la strumentale accoglienza di alcune compiacenti famiglie del kolchoz dei territori occupati, che debordavano dalla sua esperienza e dal livello di permeabilità della sua personalità?             

Reparti italiani sul fronte orientale.

Fanti italiani in Russia

Le sue radici affondavano nel drammatico immobilismo della vita grama del piccolo mondo dei paesini calabresi, angariati dal potere e avvezzi all’ingiustizia, alla disillusione e alla perpetuazione di modelli sociali antiquati, tanto che Antonio Alvaro ha potuto scrivere:                                           “No ndaju ‘nsordu mai, dormu a lu scuru,                                                                                          / e strazzati di supra aju li panni”.                                                                                                         Nel ’46, degli 80.000 dispersi in Russia, tornarono solo 21.000 uomini dai ............

Cerca nel blog