lunedì 11 settembre 2023

Simeri Crichi salvo sorprese dell'ultima ora saranno 4 i candidati a sindaco dell'importante centro alle porte di Catanzaro. Fumata nera alla proposta del Candidato a sindaco Galeota di evitare la frammentazione di liste.

Elezioni amministrative a Simeri Crichi. Sono sfumate le trattative che erano state avviate dai due candidati a sindaco, nell’ottica di una possibile convergenza per arrivare alla formazione di un’unica compagine.


La proposta di unificare e non frammentare, avanzata da Galeota, aveva già incontrato il no da parte del candidato Davide Zicchinella, sindaco uscente di Sellia, che, pur apprezzando l’approccio di dialogico dell’avvocato, aveva dichiarato che la pluralità di proposte può essere anche un fatto positivo, in termini di democraticità. Stando così le cose, i candidati a sindaco del Comune di Simeri Crichi dovrebbero restare quattro: Talarico, Zicchinella, Galeota e Canistrà. Uno scenario( come riporta la Gazzetta del Sud) che, fino a quando non saranno ufficialmente presentate le liste, potrebbe ovviamente cambiare.  Il candidato a sindaco Talarico ha dichiarato, senza mezzi termini, che la lista “Uniti per Simeri Crichi andrà avanti per la sua strada: una decisione scaturita dalle divergenze emerse che ostacolano la possibilità di costruire una proposta comune. L’annuncio che non vi sarà alcun accordo è giunto all’esito del confronto avviato la scorsa settimana con Francesco Galeota, il quale aveva caldeggiato l’idea di promuovere percorsi comuni tra gli schieramenti politici già in campo per evitare una eccessiva frammentazione, conseguenza dell’elevato numero di candidati e liste. «Ci siamo presi una settimana di riflessione per esaminare attentamente la proposta di Francesco Galeota - ha detto Talarico - Tuttavia, l’idea di far convergere il nostro movimento politico verso un’alleanza con altri schieramenti non ha convinto fino in fondo”. Nel corso di questa settimana, si è infatti andati avanti sulla linea del dialogo aperto. In tal senso, mi sento di rivolgere un ringraziamento a Francesco Galeota, il confronto è sempre positivo e rappresenta il sale della democrazia. È su queste basi - ha spiegato - che intendiamo costruire la nostra proposta politica che mai ci vedrà arroccati su posizioni precostituite. Uno scenario che, fino a quando non saranno ufficialmente presentate le liste, potrebbe ovviamente cambiare. Nel Comune di Simeri Crichi si torna al voto dopo un...... 

sabato 9 settembre 2023

Si è spento serenamente a Cropani all'età di 101 l'imprenditore Rosario Grano molto stimato nell'intero comprensorio. Uno degli ultimi superstiti del conflitto mondiale del 1940-1945

 Si è spento serenamente all'età di 101 anni, a Cropani, Rosario Grano, imprenditore agricolo, molto stimato nell'intero comprensorio. Al suo capezzale gli amati figli Pino, ingegnere meccanico, Giampiero e Antonello (già sindaco di Cropani) imprenditori agricoli, l'adorata moglie Lina Romano, e i famigliari più intimi. Le massime autorità si sono recate in visita in casa  Grano. I funerali ( Come riporta l'edizione odierna di: lanuovacalabria.it) si terranno oggi, sabato 9 Settembre, alle ore 16,30, al Convento dei Padri Cappuccini di Cropani.


Con la morte di Rosario Grano si chiude un'epoca. Persona distinta, discreta, riservata, ha sempre fatto parlare bene di sé e della sua famiglia. È stato anche uno dei soci fondatori della Banca di Credito Cooperativo Centro Calabria presieduta da Giuseppe Spagnuolo. Autodidatta ha imparato a fare il meccanico di trebbiatrici, trattori, da giovanissimo è stato uno dei primi fotografi per diletto ma anche il primo a girare filmini con una telecamera rudimentale Nell'ultimo conflitto mondiale venne fatto prigioniero e portato in America, dove ha imparato l'inglese e si è fatto avanti anche come prigioniero, facendosi apprezzare per le sue doti di intelligenza, intraprendenza  e capacità lavorativa. Una sua intervista rilasciata al giornalista Luigi Stanizzi registrata dallo storico Mario Saccà, già presidente di Calabria in Armi e Assessore alla Cultura del Comune di Catanzaro, è ritenuta di...... 

venerdì 8 settembre 2023

Maria uccisa fatta a pezzi e data in pasto ai porci e le ossa triturate con la fresa del trattore. Peggio delle bestie! L'imprenditrice uccisa per vendetta e perché non si voleva sottomettere ai Mancuso.

Maria Chindamo fu sequestrata e uccisa il 6 maggio 2016 a Limbati in provincia di Vibo Valentia. Dopo sette anni è stato possibile far luce su questo delitto grazie al reparto crimini violenti dei Ros e alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. L'omicidio della 42enne avvenne a quasi un anno dal suicidio di suo marito Vincenzo Puntoriero dell'8 maggio 2015. Per gli investigatori il delitto sarebbe avvenuto per punire la donna di una relazione sentimentale, venuta alla luce due giorni prima dell'omicidio della stessa per un'uscita pubblica della coppia, e per la proprietà dei terreni che, con la morte del marito, erano passati alla Chindamo e ai figli. ricostruzione fornita dai collaboratori di giustizia, veniva dato in pasto ai maiali e i cui resti ossei venivano triturati con la fresa di un trattore.




 «Quella» era una donna libera e “tosta”. Una figlia, una sorella, una madre, che avrebbe semplicemente voluto determinare il suo destino, personale e imprenditoriale. E che per questo, in un territorio di frontiera in cui si intrecciano i tentacoli dei clan del Vibonese e della Piana, è finita inghiottita da due mostri, l’“onore” e la “roba”. Maria Chindamo sarebbe stata trucidata in un «complesso scenario criminale» e per una devastante coincidenza di interessi: il desiderio di vendetta nei suoi confronti, da parte di chi la incolpava per la morte del marito, e la volontà spasmodica della ‘ndrangheta di accaparrarsi, nel suo feudo, ogni metro di terra. Queste le ragioni per cui «quella», anzi «chija» in dialetto vibonese, è scomparsa la mattina del 6 maggio 2016 proprio davanti all’ingresso della sua proprietà in località Montalto (Limbadi, al confine con Rosarno). Del suo cadavere, mai ritrovato, avrebbero fatto scempio i maiali. E i suoi resti sarebbero stati triturati dalla fresa di un trattore. Un femminicidio brutale di cui ora è accusato Salvatore Ascone (detto “Pinnularu”) in concorso con un uomo deceduto, ritenuto il mandante, con un’altra persona all’epoca dei fatti minorenne e con altri «allo stato ignoti». L’interrogatorio di Pasquale Megna è di febbraio di quest’anno. A domanda risponde: «Sono in grado di riferire dell’omicidio di Maria Chindamo. Sono a conoscenza del coinvolgimento di “Pinnularu” nell’omicidio». Nell’estate del 2022, racconta, suo padre era andato al villaggio Sayonara a consegnare del pesce. Lì c’era Ascone e i due, a un certo punto, erano rimasti soli. In riferimento a un’altra questione Megna avrebbe detto ad Ascone: «Ma per quattro soldi stai facendo tutto questo bordello»… E “Pinnularu” avrebbe risposto, riferendosi proprio a Maria Chindamo: «“Io, pe quattru sordi, a chija eppi u m’ajuntu ‘ncoju” (ed io per quattro soldi a quella me la sono dovuta caricare addosso)», dicendo così «chiaramente – annotano i pm antimafia – che si era occupato del corpo della donna». Per questo è accusato anche di distruzione di cadavere, contestazione che al pari dell’omicidio ha anche l’aggravante mafiosa. Integrando le sue dichiarazioni, Megna aggiunge che il padre, mentre gli raccontava ciò che aveva sentito da Ascone, appariva «provato», tanto che lui pensava stesse male per il diabete alto, e anche «nauseato». Aveva detto al figlio: «Guarda questo pezzo di m... che cosa ha fatto».

giovedì 7 settembre 2023

«Dirò a tutti che sei omosessuale» Catanzarese viene lasciato e si vendica sui social divulgando foto intime. Una pericolosa spirale di risentimento sfociata in aggressioni e minacce

 Una relazione sentimentale che si è trasformata in una vera e propria ossessione. Una pericolosa spirale di risentimento sfociata in aggressioni e minacce interrotta dai Carabinieri. In pochi giorni dopo aver ricevuto la denuncia della persona offesa le indagini dei militari dell'Arma hanno consentito al gip del Tribunale di Catanzaro di emettere per il 49enne indagato per atti persecutori il divieto di avvicinamento alla parte offesa con l’obbligo di presentazione alla pg.


La vicenda ( come riporta l'edizione odierna della Gazzetta del Sud ) prende avvio nel 2019 quando i due uomini si conoscono e intraprendono una relazione sentimentale. Due anni dopo però la storia finisce proprio a causa del comportamento eccessivamente possessivo dell'indagato. A quel punto il 49enne avrebbe perso il controllo. La vittima ha raccontato di una prima violenta aggressione, poi una lunga serie di angherie, di minacce che lo hanno costretto a cambiare abitudini di vita, a chiudersi in casa per la vergogna che tutti sapessero. L'indagato infatti avrebbe deciso di vendicarsi per essere stato lasciato raccontando sui social della loro relazione omosessuale. Via whatsapp avrebbe divulgato a amici e parenti le loro foto insieme. Sui social networks e sui siti di incontri avrebbe creato diversi profili falsi a nome del compagno con foto di loro insieme, tanto che la vittima sarebbe stato contattato da ........... 

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