mercoledì 3 agosto 2011
Una storia che non fu. Storia del mancato sviluppo del Sud Italia - Seconda Parte
Nel 1859 muore Ferdinando II e gli succede Francesco II; la favolosa im presa dei Mil leconclude il suo iter il 7 settembre 1860, quando Garibaldi entra trionfalmente a Napoli
senza colpo ferire, proclamando l'annessione della citta` al regno sabaudo ed ilprossimo plebiscito d'approvazione Dopo un'accanita resistenza di mesi, l'ultimo Borbone si arrende e, nel 1861, lascia per sempre il suo regno. Il 1860 rappresenta per il Mezzo giorno d'Italia uno spartiacque storico. Il vecchiomondo borbonico, con le sue tradizioni e consuetudini, lascia il passo a nuovi
uomini e nuove culture. Al di la` dell'inevitabile retorica, il passaggio e` traumatico.Sulle rovine dell'antico regime si impone uno Stato unitario e centralista, relativamente moderno, ma culturalmente distante dalla realta` del Sud Italia.Nel 1860 la societa` meridionale viene incorporata in un sistema piu` ampio, nel quale
erano presenti i germi di uno sviluppo capitalistico e di una trasformazione dellamonarchia amministrativa in un regime liberale - cioe` i germi di un "altro" modello di
sviluppo - e cio` determina la subordinazione economica e politica del Sud neiconfronti delle altre parti d'Italia, anche a causa della demolizione di un'immensita` di istituzioni, interessi ed amministrazioni denunciata dal giurista Pasquale Stanislao Mancini (1817/1888), che aveva prodotto
lesione troppo estesa e profonda Duro il trapasso, duro l 'inizio del nuovo regime. Gia` e` difficile assuefarsi di colpo alla liberta`, gia` e` difficile osservare i doveri che essa com porta, ma per il Meridione la
cosa era piu` grave, in quanto le libere istituzioni venivano ad applicarsi in un'are a ead un po polo da secoli abituati ad un'amministrazione paternalistica ed autoritaria
insieme, al timore ed all'inosservanza delle leggi e dei regolamenti.Intanto le prime elezioni del 1861 videro il trionfo della linea cavouriana ed il progressivo allontanamento da i luoghi decisionali della sinistra costituzionale: si apri`cosi` per il Meridione un periodo di profondi travagli. Sicuramente la rivoluzione
industriale nacque in Italia con forti ritardi e condizionamenti. L'economia italian a,infatti, al compimento de ll'unita` nazionale, era basata su attivita` agricole di tipo
tradizionale. La mancanza di unita` politica, la carenza di materi e prime, di grandicapitali disponibili per gli investimenti necessari e di adeguate infrastrutture ( rete
stradale e ferroviari a, sistema dei trasporti, ecc...) avevano ostacolato il formarsi di un apparato industriale moderno.
senza colpo ferire, proclamando l'annessione della citta` al regno sabaudo ed ilprossimo plebiscito d'approvazione Dopo un'accanita resistenza di mesi, l'ultimo Borbone si arrende e, nel 1861, lascia per sempre il suo regno. Il 1860 rappresenta per il Mezzo giorno d'Italia uno spartiacque storico. Il vecchiomondo borbonico, con le sue tradizioni e consuetudini, lascia il passo a nuovi
erano presenti i germi di uno sviluppo capitalistico e di una trasformazione dellamonarchia amministrativa in un regime liberale - cioe` i germi di un "altro" modello di
sviluppo - e cio` determina la subordinazione economica e politica del Sud neiconfronti delle altre parti d'Italia, anche a causa della demolizione di un'immensita` di istituzioni, interessi ed amministrazioni denunciata dal giurista Pasquale Stanislao Mancini (1817/1888), che aveva prodotto
lesione troppo estesa e profonda Duro il trapasso, duro l 'inizio del nuovo regime. Gia` e` difficile assuefarsi di colpo alla liberta`, gia` e` difficile osservare i doveri che essa com porta, ma per il Meridione la
cosa era piu` grave, in quanto le libere istituzioni venivano ad applicarsi in un'are a ead un po polo da secoli abituati ad un'amministrazione paternalistica ed autoritaria
insieme, al timore ed all'inosservanza delle leggi e dei regolamenti.Intanto le prime elezioni del 1861 videro il trionfo della linea cavouriana ed il progressivo allontanamento da i luoghi decisionali della sinistra costituzionale: si apri`cosi` per il Meridione un periodo di profondi travagli. Sicuramente la rivoluzione
industriale nacque in Italia con forti ritardi e condizionamenti. L'economia italian a,infatti, al compimento de ll'unita` nazionale, era basata su attivita` agricole di tipo
tradizionale. La mancanza di unita` politica, la carenza di materi e prime, di grandicapitali disponibili per gli investimenti necessari e di adeguate infrastrutture ( rete
stradale e ferroviari a, sistema dei trasporti, ecc...) avevano ostacolato il formarsi di un apparato industriale moderno.
martedì 2 agosto 2011
I costi della politica regionale Calabrese rimangono stabilmente come una delle più alte d'Europa.
Il presidente del Consiglio regionale, Francesco Talarico, ha prodotto un’informativa sulle conclusioni della conferenza dei presidenti dei gruppi consiliari
Il presidente del Consiglio regionale, Francesco Talarico, ha prodotto un’informativa sulle conclusioni della conferenza dei presidenti dei gruppi consiliari che dovevano affrontare il tema del funzionamento delle istituzioni e della riduzione dei costi della politica. “Abbiamo fatto un proficuo, importante dibattito - ha detto Talarico - su un tema che è al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica regionale e nazionale e sul quale posso dire di avere riscontrato l’unanime volontà dei gruppi consiliari di arrivare a delle forme condivise di riforma. In questo senso, l’intervento del presidente della Giunta regionale Giuseppe Scopelliti è stato dettagliato ed ha offerto ai presidenti dei gruppi spunti e occasione di approfondimento sulla questione. È fuori dubbio che l’argomento in sé non era più rinviabile e abbiamo quindi concordato un piano strutturale di interventi attento a quello che ruota attorno alla
politica”. “È nostra intenzione - ha sottolineato Talarico - incidere in maniera significativa sui costi della politica. Peraltro, il Consiglio regionale già lo scorso anno aveva prodotto un primo taglio del 10% sul complesso delle spettanze dei gruppi e dei consiglieri. Si tratta comunque di un processo di riforme ineludibili ed in questa direzione reputo sia necessario accogliere l’alto richiamo venuto dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il processo di riforma, affronterà questioni legate al numero dei consiglieri, alle strutture burocratiche della Regione, agli enti regionali e subregionali, al sistema delle consulenze, un largo spettro di interventi che possono definirsi come una riforma di sistema”.
Il presidente del Consiglio regionale, Francesco Talarico, ha prodotto un’informativa sulle conclusioni della conferenza dei presidenti dei gruppi consiliari che dovevano affrontare il tema del funzionamento delle istituzioni e della riduzione dei costi della politica. “Abbiamo fatto un proficuo, importante dibattito - ha detto Talarico - su un tema che è al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica regionale e nazionale e sul quale posso dire di avere riscontrato l’unanime volontà dei gruppi consiliari di arrivare a delle forme condivise di riforma. In questo senso, l’intervento del presidente della Giunta regionale Giuseppe Scopelliti è stato dettagliato ed ha offerto ai presidenti dei gruppi spunti e occasione di approfondimento sulla questione. È fuori dubbio che l’argomento in sé non era più rinviabile e abbiamo quindi concordato un piano strutturale di interventi attento a quello che ruota attorno alla
politica”. “È nostra intenzione - ha sottolineato Talarico - incidere in maniera significativa sui costi della politica. Peraltro, il Consiglio regionale già lo scorso anno aveva prodotto un primo taglio del 10% sul complesso delle spettanze dei gruppi e dei consiglieri. Si tratta comunque di un processo di riforme ineludibili ed in questa direzione reputo sia necessario accogliere l’alto richiamo venuto dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il processo di riforma, affronterà questioni legate al numero dei consiglieri, alle strutture burocratiche della Regione, agli enti regionali e subregionali, al sistema delle consulenze, un largo spettro di interventi che possono definirsi come una riforma di sistema”.
venerdì 29 luglio 2011
Sellia, al via i lavori per l'Eco-Museo (E_Mu.Se) un importante spazio culturale per riscoprire la storia millenaria del nostro suggestivo borgo.
Al via i lavori per l’Eco-Museo (E-Mu.Se.)
Si chiamerà E-Mu.Se. Eco-Museo Sellia, l’importante spazio culturale promosso dall’amministrazione comunale del piccolo centro presilano, i cui lavori di allestimento sono partiti proprio in questi giorni. E’ nelle intenzioni degli amministratori selliesi far diventare questo spazio espositivo all’aperto la chiave d’accesso alla conoscenza del patrimonio culturale, storico, artistico e sociale del paese. Grazie ad un finanziamento comunitario, veicolato dalla Provincia, che incentiva e promuove le azioni culturali nei piccoli centri rurali,come è appunto Sellia, l’Amministrazione Comunale ha avuto la possibilità di potersi dotare di un proprio Eco-Museo che troverà la sua naturale ubicazione nel caratteristico centro storico (precisamente nello spazio Sopra il Chiosco) abbarbicato tenacemente su due colli. Per meglio capire la valenza culturale e le caratteristiche peculiari di questa innovativa e originale struttura museale che a breve arricchirà l’offerta culturale di Sellia, abbiamo voluto raccogliere l’intervento del sindaco Davide Zicchinella che insieme alla Giunta Municipale tutta ha lavorato intensamente per raggiungere questo importante obiettivo. “Un Eco-Museo, esordisce Zicchinella, è definito come un patto con il quale la comunità si prende cura di un territorio. Anche il nostro è stato concepito secondo quest’ottica, testimonianza ne è il fatto stesso che verrà inserito in uno spazio all’aperto nel cuore del centro storico che grazie a questo intervento verrà notevolmente riqualificato. Si tratta di una grande balconata che si apre fra due alti muri di contenimento edificati dal Genio Civile immediatamente dopo gli eventi alluvionali che danneggiarono Sellia nel 1943. Su parte di questi muri, adeguatamente rivestiti e arricchiti da diversi allestimenti, a breve sarà possibile vedere riprodotti i resti della storia, della cultura e delle tradizioni del nostro paese che i visitatori potranno conoscere più approfonditamente. mercoledì 27 luglio 2011
Finalmente il bellissimo borgo di Sellia si sta risvegliando
Articolo tratto dalla "Gazzetta del Sud"
Una storia che non fu. Storia del mancato sviluppo del sud Italia - Prima Parte.
Una storia che non fu.
Un'espressione adatta a definire la storia negata del Sud Italia.Si puo` affermare che i governi "nordisti" hanno praticato il "colonialismo in casa?"
Noi vogliamo andare oltre, scoprire quanto questa politica ha ritardato lo sviluppo del Meridione, il senso piu` nascosto di questo tema che gli studiosi ed i politici
italiani scoprono e denunciano, e poi, subito dopo, dimenticano, rilanciano, per poi tornare a dimenticare.
L'economia del Sud e` stata sempre una forma di pura sopravvivenza, e` stata tagliata fuori dai ritmi e dai livelli del mercato comune nazionale ed europeo. E` sempre stata
convinzione comune che il problema del Sud fosse un problema locale e settoriale,una questione straordinaria e territorialmente circoscritta, come se il Mezzogiorno fosse una riserva indiana. In realta` e` un problema centrale di indirizzo, di orientamento politico ed economico fondamentale dello Stato. Al fine di chiarire i punti citati e` necessario un excursus storico della situazione socio- economico - industriale negli ultimi anni del Regno delle Due Sicilie per poi
affrontare il tema de lle varie politiche economico - sociali dello Stato italiano nel Meridione dopo l'unificazione. I problemi del Mezzogiorno erano quelli della
ristrettezza economica, della staticita` delle strutture burocratiche e ministeriali, del protezionismo e del fiscalismo, che non agevolarono certo la formazione di vasti ceti
imprenditoriali moderni, come anche non permisero di assimilare e tradurre in atto i progetti dei riformatori: caratteristiche che assunsero forme ancora piu` gravi ed acute quando il confronto si fece con le aree del Nord e con le leggi dello Stato post -unitario. A questo punto il problema dei problemi divenne politico, perche' investiva la responsabilita` dell'intera classe politica nazionale, i suoi governi ed il Parlamento. Il Sud borbonico era un paese strutturato economicamente sulle sue dimensioni.Essendo, a quel tempo, gli scambi con l'estero facilitati dal fatto che nel settore delle produzioni mediterranee il paese meridionale era il piu` avanzato al mondo,saggiamente i Borbone avevano scelto di trarre tutto il profitto possibile dai doni
elargiti dalla natura e di proteggere la manifattura da lla concorrenza straniera.
Il consistente surplus della bilancia commerciale permetteva il finanziamento diindustrie, le quali erano sufficientemente grandi e diffuse. Il sistema economico del Regno delle Due Sicilie era basato, analogamente a quello de gli altri Stati italiani , sulsettore primario. Il settore agricolo era infatti la fonte piu` importante e in talun e zone l'unica fonte di lavoro e di ricchezza. Il sistema produttivo del Regno delle Due Sicilie era costituito precedentemente da imprese d i medie e piccole dimensioni; tra queste
svettava per il numero di occupati quella delle costruzioni, seguita da quella tessile e da quella alimentare.
L'industria siderurgica e metallurgica era il settore piu` prestigioso e tali impreseerano specializzate nella fornitura di materiali ferroviari all'esercito ed alla marina
militare e mercantile. L'industria tessile si suddivideva tra il comparto della seta , del cotone e della lana.
Un'espressione adatta a definire la storia negata del Sud Italia.Si puo` affermare che i governi "nordisti" hanno praticato il "colonialismo in casa?"
Noi vogliamo andare oltre, scoprire quanto questa politica ha ritardato lo sviluppo del Meridione, il senso piu` nascosto di questo tema che gli studiosi ed i politici
italiani scoprono e denunciano, e poi, subito dopo, dimenticano, rilanciano, per poi tornare a dimenticare.
L'economia del Sud e` stata sempre una forma di pura sopravvivenza, e` stata tagliata fuori dai ritmi e dai livelli del mercato comune nazionale ed europeo. E` sempre stata
convinzione comune che il problema del Sud fosse un problema locale e settoriale,una questione straordinaria e territorialmente circoscritta, come se il Mezzogiorno fosse una riserva indiana. In realta` e` un problema centrale di indirizzo, di orientamento politico ed economico fondamentale dello Stato. Al fine di chiarire i punti citati e` necessario un excursus storico della situazione socio- economico - industriale negli ultimi anni del Regno delle Due Sicilie per poi
affrontare il tema de lle varie politiche economico - sociali dello Stato italiano nel Meridione dopo l'unificazione. I problemi del Mezzogiorno erano quelli della
ristrettezza economica, della staticita` delle strutture burocratiche e ministeriali, del protezionismo e del fiscalismo, che non agevolarono certo la formazione di vasti ceti
imprenditoriali moderni, come anche non permisero di assimilare e tradurre in atto i progetti dei riformatori: caratteristiche che assunsero forme ancora piu` gravi ed acute quando il confronto si fece con le aree del Nord e con le leggi dello Stato post -unitario. A questo punto il problema dei problemi divenne politico, perche' investiva la responsabilita` dell'intera classe politica nazionale, i suoi governi ed il Parlamento. Il Sud borbonico era un paese strutturato economicamente sulle sue dimensioni.Essendo, a quel tempo, gli scambi con l'estero facilitati dal fatto che nel settore delle produzioni mediterranee il paese meridionale era il piu` avanzato al mondo,saggiamente i Borbone avevano scelto di trarre tutto il profitto possibile dai doni
elargiti dalla natura e di proteggere la manifattura da lla concorrenza straniera.
Il consistente surplus della bilancia commerciale permetteva il finanziamento diindustrie, le quali erano sufficientemente grandi e diffuse. Il sistema economico del Regno delle Due Sicilie era basato, analogamente a quello de gli altri Stati italiani , sulsettore primario. Il settore agricolo era infatti la fonte piu` importante e in talun e zone l'unica fonte di lavoro e di ricchezza. Il sistema produttivo del Regno delle Due Sicilie era costituito precedentemente da imprese d i medie e piccole dimensioni; tra queste
svettava per il numero di occupati quella delle costruzioni, seguita da quella tessile e da quella alimentare.
L'industria siderurgica e metallurgica era il settore piu` prestigioso e tali impreseerano specializzate nella fornitura di materiali ferroviari all'esercito ed alla marina
militare e mercantile. L'industria tessile si suddivideva tra il comparto della seta , del cotone e della lana.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)