giovedì 19 agosto 2010

Memorie di un borbonico Parte seconda)

La costruzione dei cimiteri fu un problema complesso per quell'epoca. Sin dal 1810 il Consiglio Provinciale della Calabria Ultra insistette per la costruzione dei camposanti sostenendo che bisognava eliminare l'abuso delle sepolture nelle Chiese. Un'ordinanza del 28 settembre del 1839, firmata dal Marchese d'Andrea, imponeva al Vescovo di Catanzaro per la parte di sua competenza, che sostenesse la costruzione dei Cimitero.
La città a quell'epoca usufruiva ancora delle Chiese per seppellire i propri morti,(Anche a Sellia le varie sepolture avvenivano all'interno della chiesa madre dove da una botola vicino all'altare si accedeva nella cripta,del quale ne parleremo in modo più approfondito nel prossimo post) ed aveva fatto eccezione solo durante ii colera dei 37, quando fu espropriato un campo della famigiia Scogiio, per seppellire le vittime di quell'epidemia. In risposta il Vescovo faceva notare come il luogo scelto (Madonna dei Celi) era troppo vicino alla strada di grande transito ed alle Baracche (che a quell'epoca contavano circa 500 anime). Molta gente, proveniente dai paesi vicini,passava di là per trasportare beni di consumo e per svolgere affari vari.
Nei principi del mese di gennaro fu mandato da Sua Maestà (I. G.) il Brigadiere Alfonso De Rivera, Comandante Superiore delle truppe stazionanti nelle tre Calabrie, coll'incarico della distruzione dei briganti, che sono in gran numero:a 31 detto mese fece un editto col quale impose il ristretto, proibì il pane per le campagne, ordinò che tutti gli uomini si ritirassero alle ore 24 e tutti gli furono costretti ad essere chiusi nelli paesi. Li braccioli mangiavano la mattina in casa, e la forza pubblica se li trovava con pane in campagna, l'arrestava e li conduceva nelli prigioni centrali della Provincia, giusta l’editto di detto Comandante. Li briganti di giorno entrarono nelli piccioli paesi di Vena alle ore 24 presero D. Domenico Del Giudice e se lo portarono alla Sila a primo gennaro 1857. Un capo chiamato Fornaro Toione di Miglierina, con diciotto compagni, circa l’ore 16 entrarono in Polia assaltarono la casa di D. Gregorio Amoroso, casualmente la trovarono serrata, si attaccarono a fucilate, occorsero li Urbani di quelli paesotti e da Filadelfia e cosi se ne fuggirono. Dopo la venuta del Generale Alfonso De Rivera, distrusse il forte bandito Diego Mazza Scarabeo di Serra Stretta e la sua Comitiva, fin oggi li 10 marzo 1857.

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