Un errore umano dietro l’incidente. Il camionista Manrico Maninfior (ricoverato, fuori pericolo) secondo la ricostruzione di Trenord ha attraversato il passaggio a livello con il rosso. Rimanendo bloccato tra le sbarre, in mezzo ai binari. Poteva dare un colpo d’acceleratore e sfondare la barra che aveva davanti. Forse in preda la panico è invece rimasto fermo, suonando col clacson all’impazzata perché qualcuno riaprisse quella sbarra. Il treno è sbucato da dietro una curva e l’ha centrato. E non per sfortuna o destino. C’è un dispositivo di sicurezza che aziona il semaforo rosso se una sbarra rimane alzata. Invece le sbarre, mercoledì, si sono regolarmente richiuse inglobando il camion. E Roberta, a bordo di quel treno, forse per destino o forse per sfortuna, è andata dritta contro quel camion
venerdì 29 giugno 2012
L'Incredibile storia di Roberta in coma 15 anni dopo il marito
Sempre su un treno, nello stesso luogo, sempre un incidente.
A 15 anni di distanza. Qualcuno la chiamerà sfortuna, qualcun altro
tirerà in ballo il destino per descrivere la storia
dell’incidente-fotocopia di Brescia. Roberta Rolandi, 44 anni, era la
capotreno sulla linea Corte Franca-Borgonato della Trenord che mercoledì
mattina ha speronato un camion carico di terra fermo nel passaggio a
livello. Roberta è in fin di vita, ricoverata agli Spedali Civili di
Brescia. A casa la aspetta il figlio Matteo, 18 anni, che spera di non
dover rivivere lo stesso finale di una storia (identica) che 15 anni fa
gli ha ucciso il padre.
La mattina del 30 dicembre 1996 il marito di Roberta, Roberto Romele,
30 anni, era macchinista sulla Brescia-Iseo-Edolo. Uno schianto tra due
treni a Calino, Roberto viene ricoverato in ospedale in fin di vita.
Sua moglie è infermiera in quell’ospedale. Prega e spera. Ma Roberto
muore, è una delle 5 vittime di quell’incidente. E qui ci si mette il
destino o, se vogliamo, la sfortuna. Roberta accetta l’offerta della
Trenord (allora si chiamava Ferrovie Nord Milano). Prima bigliettaia poi
negli anni diventa capotreno. Mercoledì era nella posizione peggiore:
di fianco al macchinista. Lo schianto ha squarciato il treno proprio dal
lato di Roberta. Ora la donna lotta per la vita, ha fratture
dappertutto ed è in coma farmacologico.
Un errore umano dietro l’incidente. Il camionista Manrico Maninfior (ricoverato, fuori pericolo) secondo la ricostruzione di Trenord ha attraversato il passaggio a livello con il rosso. Rimanendo bloccato tra le sbarre, in mezzo ai binari. Poteva dare un colpo d’acceleratore e sfondare la barra che aveva davanti. Forse in preda la panico è invece rimasto fermo, suonando col clacson all’impazzata perché qualcuno riaprisse quella sbarra. Il treno è sbucato da dietro una curva e l’ha centrato. E non per sfortuna o destino. C’è un dispositivo di sicurezza che aziona il semaforo rosso se una sbarra rimane alzata. Invece le sbarre, mercoledì, si sono regolarmente richiuse inglobando il camion. E Roberta, a bordo di quel treno, forse per destino o forse per sfortuna, è andata dritta contro quel camion
Un errore umano dietro l’incidente. Il camionista Manrico Maninfior (ricoverato, fuori pericolo) secondo la ricostruzione di Trenord ha attraversato il passaggio a livello con il rosso. Rimanendo bloccato tra le sbarre, in mezzo ai binari. Poteva dare un colpo d’acceleratore e sfondare la barra che aveva davanti. Forse in preda la panico è invece rimasto fermo, suonando col clacson all’impazzata perché qualcuno riaprisse quella sbarra. Il treno è sbucato da dietro una curva e l’ha centrato. E non per sfortuna o destino. C’è un dispositivo di sicurezza che aziona il semaforo rosso se una sbarra rimane alzata. Invece le sbarre, mercoledì, si sono regolarmente richiuse inglobando il camion. E Roberta, a bordo di quel treno, forse per destino o forse per sfortuna, è andata dritta contro quel camion
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veramente una storia incredibile stesso luogo stessa storia speriamo no la stessa fine
RispondiEliminaLucia
poi dicono che non bisogna credere al destino
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