Si avvicina l’estate ma il blog selliaracconta anche durante il periodo estivo rimarrà aggiornato grazie anche a due collaboratori che mi daranno una mano. Intanto proprio in questo periodo sarà inserita una mappa dettagliata dei vari “trappiti” dislocati sul territorio Selliese durante gli anni 30/40,un lavoro di ricerca alla riscoperta dei tanti frantoi presenti nel centro storico e non poteva essere altrimenti visto che l’olio d’oliva rappresentava la fonte primaria di lavoro,di guadagno della quasi totalità dei Selliesi. In questa mappa inseriremo su un foto panoramica di Sellia dei numeri ad ognuno dei quali corrisponderà un frantoio con annesso qualche curiosità su di esso. Sarebbe bello far conoscere questa mappa durante la sagra dell’olio d’oliva facendo conoscere le nostre peculiarità nella trasformazione delle olive, unica in tutto il circondario. Un'altra mappa ancora da ultimare riquadrerà i vari negozi,putiche, ecc… presenti nel borgo sempre negli anni trenta/quaranta. Mentre per la mappa dei frantoi sarà precisa nel numero e nel posto dell’ubicazione del locale, per quanto riguarda i negozi il lavoro diventa più difficile perché molti di essi avevano vita breve, oppure venivano aperti in alcune circostanze particolari comunque cercheremo di far conoscere i tanti negozi, frutto anche di un certo benessere un po’ più elevato rispetto ad altre realtà vicine a noi. Altro lavoro riguarderà nel cercare di individuare quante e dove erano ubicate le Chiese. Sappiamo con certezza che esse erano 5, più il convento, almeno sino al 1700. Altri lavori riguarderanno il recupero di alcuni mestieri ormai sconosciuti come per esempio “u carcaru“ veniva chiamato così il lavoro certosino e difficile di estrarre la calce da alcune cave di pietre soprattutto dal timpone di Pergulaggi. Tanti i racconti che aspettano di essere trascritti sul pc, come il racconto "In viaggio da sellia verso la Sila ……. e ritorno" che termineremo in questo mese, il prossimo racconto dal titolo “Portabella penninu” sarà pubblicato sul blog subito dopo l’estate. E poi ancora tante curiosità, aneddoti, particolari storici, ricerche sui libri che parlanno di Sellia che purtroppo rimangono sempre avare, e poi............
sabato 19 giugno 2010
venerdì 18 giugno 2010
Sellia: la consulta giovanile festeggia il suo primo anno di attività
Un anno,il primo anno pieno di lavoro per la consulta giovanile di Sellia. Nata nel mese di giugno del 2009 si è subito contraddistinta per la sua voglia di aggregare,coinvolgere la comunità nelle tante manifestazioni che l’hanno vista protagonista in positivo. Tanti giovani con a capo il presidente Domenico Salerno che quotidianamente operano nel territorio Sellia. In occasione del loro primo compleanno la consulta organizza una super festa per il 27 Giugno 2010 dove si esibiranno 2 gruppi musicali rock i Darmage, e subito a seguire i Meet for dogs .Durante la serata fagiolata con salsiccia e vino locale,alla fine l’immancabile torta e spumante seguiti dai colorati fuochi d’artificio. Insomma una serata da non mancare assolutamente per festeggiare assieme ai dinamici ragazzi della consulta Selliese il loro primo compleanno ,nella consapevolezza che la strada da percorrere insieme ancora e tanta è spesso in salita ma sicuramente non si perderanno d’animo mettendo in pratica il loro motto:Il nostro impegno è la vostra forza
TANTI AUGURI A TUTTI I RAGAZZI DELLA CONSULTA GIOVANILE
BUON COMPLEANNO DA SELLIARACCONTA
BUON COMPLEANNO DA SELLIARACCONTA
giovedì 17 giugno 2010
In viaggio da Sellia verso la Sila (terza parte )
Dopo un po’ ecco Vinculisi ,se a San Pietro c'erano tre case e nu furnu, a Vinculisi le case erano due e senza furnu;
ed io che pensavo di visitare,attraversare grandi paesi lungo il tragitto che ci portava in Sila:Papà ancora una volta si sistemò bene i capelli ed entrò nella piccola Chiesa. Io non volevo entrare nella paura che ci sarebbe stata sull’altare un altra Madonna diversa dalla nostra “chi mi stai diventannu saracinu comu ziuta?” mi ammonì papà, diffidente entrai, la curiosità era tanta. Questo è Santu Simuna protettore di Vinculisi ;a Sellia non ricordavo nessuno con questo nome, rimasi molto colpito dalla statua molto reale, particolare, ma nello stesso tempo pensai alla statua del nostro protettore San Nicola con quello sguardo magnetico, non potevi raccontargli bugie quando ti rivolgevi a lui; io spesso parlavo in modo confidenziale con San Nicola quasi come ad un nonno,quel nonno che non avevo mai avuto. Si riparte, vicino si intravedeva Albi ma non lo avremmo attraversato per paura di essere bloccati dalle guardie borboniche che sequestravano tutto, erano diventati ancora più prepotenti da quando si respirava forte l’aria dell’arrivo dei Piemontesi che ci avrebbero liberato da questi infami oppressori (o almeno così doveva essere,così pensavamo…ma non andò proprio in quel modo. Ma questa è un'altra storia,continuiamo la nostra) salimmo “da naccurciaturu” ripido e subito dopo l’ambiente cambiò, non più ulivi, ma pini tanti tantissimi pini, mi girai nel tentativo di poter vedere Sellia ma non si intravedeva più. La temperatura si fece rigida, io ero ben seduto “subbra u ciuccio" di zio mentre papà si teneva dalla coda del nostro asinello, zio invece era più avanti, camminava con passo spedito con un grosso bastone tra le mani che certo non gli serviva come sostegno nella ripida salita. Avevo fame,avevo sete lo avevo ripetuto minimo dieci volte ricevendo sempre la stessa risposta :"tra poco ci fermiamo" ,mentre mi preparavo per ripeterlo per l’undicesima volta, dalla fitta boscaglia uscirono di scatto due loschi individui afferrarono mio zio che si trovava sempre più avanti di noi facendolo quasi cadere per terra, dico quasi perché non so come in meno di un secondo furono i due a trovarsi rovinosamente a terra mentre zio sferrava dei colpi con il bastone che ora capivo a cosa gli serviva; papà mi fece subito nascondere dietro un albero facendomi segno di stare zitto, di non fiatare; subito dopo un altro individuo uscì come dal nulla bloccando zio con un coltello alla gola e minacciando papà di non fare un passo falso. I due intanto che erano per terra si alzarono un po’ ubriachi per i colpi ricevuti col bastone, io quasi non respiravo, dalla paura mi faceva male la pancia. Uno, sicuramente il capo, andò a frugare per vedere cosa trasportavamo, assaggiandone una disse: "da dove venite?" "Da Sellia" rispose papà, riprese: "ma certo! cu tutti si ficu tosti e duva potianu venira? Sti mangiaficu da Sellia!" Non chiedetemi come ha fatto perché ancora adesso che sono passati tanti anni non lo saprei spiegare, tutto avvenne in un attimo i due si ritrovarono a terra mentre il terzo con il coltello si ritrovò senza coltello volato via da un forte colpo di bastone, zio lo sollevò per il collo dicendogli “mangiaficu si, fissi no!” Per spavento ero andato a concimare qualche pino per la forte emozione. Io ero sicuro che avevamo sconfitto una banda dei famosi banditi della Sila, papà invece replicò che si trattava di tre “sciancati chi nu sapianu arrobara mancu i gallini ammasunati” Zio annuì per approvare quanto detto; e se lo diceva lui,tra le altre cose era stato arrestato per ben due volte dai borboni la seconda per un forte sospetto di essere il capo della banda di Sellia i quali avevano rubato il figlio del barone, facendo balzare il tranquillo paese Sellia agli onori della cronaca del tempo,tanto che nei paesi vicini tutti erano increduli: come a Sellia? ccà illi su tutti queti queti,bonazzuni, no ppe nenta su manciaficu. Ecco perchè zio si era così arrabiato, non gli andava giù questa nominata. Fine terza parte.
ed io che pensavo di visitare,attraversare grandi paesi lungo il tragitto che ci portava in Sila:Papà ancora una volta si sistemò bene i capelli ed entrò nella piccola Chiesa. Io non volevo entrare nella paura che ci sarebbe stata sull’altare un altra Madonna diversa dalla nostra “chi mi stai diventannu saracinu comu ziuta?” mi ammonì papà, diffidente entrai, la curiosità era tanta. Questo è Santu Simuna protettore di Vinculisi ;a Sellia non ricordavo nessuno con questo nome, rimasi molto colpito dalla statua molto reale, particolare, ma nello stesso tempo pensai alla statua del nostro protettore San Nicola con quello sguardo magnetico, non potevi raccontargli bugie quando ti rivolgevi a lui; io spesso parlavo in modo confidenziale con San Nicola quasi come ad un nonno,quel nonno che non avevo mai avuto. Si riparte, vicino si intravedeva Albi ma non lo avremmo attraversato per paura di essere bloccati dalle guardie borboniche che sequestravano tutto, erano diventati ancora più prepotenti da quando si respirava forte l’aria dell’arrivo dei Piemontesi che ci avrebbero liberato da questi infami oppressori (o almeno così doveva essere,così pensavamo…ma non andò proprio in quel modo. Ma questa è un'altra storia,continuiamo la nostra) salimmo “da naccurciaturu” ripido e subito dopo l’ambiente cambiò, non più ulivi, ma pini tanti tantissimi pini, mi girai nel tentativo di poter vedere Sellia ma non si intravedeva più. La temperatura si fece rigida, io ero ben seduto “subbra u ciuccio" di zio mentre papà si teneva dalla coda del nostro asinello, zio invece era più avanti, camminava con passo spedito con un grosso bastone tra le mani che certo non gli serviva come sostegno nella ripida salita. Avevo fame,avevo sete lo avevo ripetuto minimo dieci volte ricevendo sempre la stessa risposta :"tra poco ci fermiamo" ,mentre mi preparavo per ripeterlo per l’undicesima volta, dalla fitta boscaglia uscirono di scatto due loschi individui afferrarono mio zio che si trovava sempre più avanti di noi facendolo quasi cadere per terra, dico quasi perché non so come in meno di un secondo furono i due a trovarsi rovinosamente a terra mentre zio sferrava dei colpi con il bastone che ora capivo a cosa gli serviva; papà mi fece subito nascondere dietro un albero facendomi segno di stare zitto, di non fiatare; subito dopo un altro individuo uscì come dal nulla bloccando zio con un coltello alla gola e minacciando papà di non fare un passo falso. I due intanto che erano per terra si alzarono un po’ ubriachi per i colpi ricevuti col bastone, io quasi non respiravo, dalla paura mi faceva male la pancia. Uno, sicuramente il capo, andò a frugare per vedere cosa trasportavamo, assaggiandone una disse: "da dove venite?" "Da Sellia" rispose papà, riprese: "ma certo! cu tutti si ficu tosti e duva potianu venira? Sti mangiaficu da Sellia!" Non chiedetemi come ha fatto perché ancora adesso che sono passati tanti anni non lo saprei spiegare, tutto avvenne in un attimo i due si ritrovarono a terra mentre il terzo con il coltello si ritrovò senza coltello volato via da un forte colpo di bastone, zio lo sollevò per il collo dicendogli “mangiaficu si, fissi no!” Per spavento ero andato a concimare qualche pino per la forte emozione. Io ero sicuro che avevamo sconfitto una banda dei famosi banditi della Sila, papà invece replicò che si trattava di tre “sciancati chi nu sapianu arrobara mancu i gallini ammasunati” Zio annuì per approvare quanto detto; e se lo diceva lui,tra le altre cose era stato arrestato per ben due volte dai borboni la seconda per un forte sospetto di essere il capo della banda di Sellia i quali avevano rubato il figlio del barone, facendo balzare il tranquillo paese Sellia agli onori della cronaca del tempo,tanto che nei paesi vicini tutti erano increduli: come a Sellia? ccà illi su tutti queti queti,bonazzuni, no ppe nenta su manciaficu. Ecco perchè zio si era così arrabiato, non gli andava giù questa nominata. Fine terza parte.
N.B: Commenti chiusi, ci ritroveremo all'ottava ed ultima parte del racconto per raccogliere i vostri preziosi giudizi in merito al racconto.
mercoledì 16 giugno 2010
In viaggio da Sellia verso la Sila (seconda parte)
Papà si mise a posto la giacca,
controllò che il suo inseparabile pettinino da taschino era presente nella tasca all’interno della stessa, altrimenti sicuramente non sarebbe partito, papà era sempre ordinato, mai un capello fuori posto; la sera quando rientrava a casa dopo una giornata di duro lavoro nella campagna era sempre in perfetto ordine camicia, giacca e capelli sempre in perfetto ordine. Zio scherzava sempre per questa sua mania dell’apparire: sempre pulito, sempre in ordine. Papà rispondeva” pezzenta si ma fetenta mai”; andavano molto d’accordo, papà e zio si capivano con lo sguardo, da sempre si aiutavano a vicenda dividendosi sempre tutto. Zio mi sistemò sul suo asino “bellu sedutu a mezzu u mastu comu u rè”, attraversammo il paese uscendo da sutta u ponta, malgrado l’ora già tutti o quasi erano svegli, ognuno si apprestava a svolgere il loro lavoro alla ricerca quotidiana del cibo per sfamare la propria numerosa famiglia. Avremmo camminato per tutta la giornata approfittando del tempo nuvolo ma per fortuna senza una goccia d’acqua. Dopo circa tre quarti d’ora arriviamo a San Pietro, appena vicino la Chiesa, papà mi fece scendere mentre zio fa abbeverare gli asini, noi andiamo un minuto a salutare la Madonna della Luce, bellissima, era messa sopra l’altare io osservavo ogni piccolo dettaglio, sino ad un minuto prima ero sicuro che nel mondo c’era solo la Madonna del Rosario e forse anche l'Immacolata, io Rosarianta dalla nascita sempre in disputa “cu i Mmaculatisi” mi veniva difficile pensare una Madonna della Luce, bella si,bellissima ma non così bella come la nostra piena di angioletti, 12 per l’esattezza con quei boccoli,con quello sguardo,no! La nostra è molto più bella, il priore della Chiesa mi donò un’immaginetta, è quasi come se avesse capito ciò che pensavo disse: la Madonna è sempre una, siamo noi poi che le diamo tanti titoli,(rimarcando quasi con invidia) a Sellia infatti ne avete tre:L’Immacolata,quella del Rosario,e la Madonna della Neve. Papà diede un bel po’ di ficu tosti al priore,zio non approvò dicendo “e stu passu a ra Sila arrivamu dopu nu misa e senza nenta “ iniziammo una ripida salita da lontano si intravedeva Sellia, si vedeva il retro della Chiesa del Rosario com’era bella Sellia vista da lontano già mi mancava e non erano passate neppure due ore del nostro viaggio
controllò che il suo inseparabile pettinino da taschino era presente nella tasca all’interno della stessa, altrimenti sicuramente non sarebbe partito, papà era sempre ordinato, mai un capello fuori posto; la sera quando rientrava a casa dopo una giornata di duro lavoro nella campagna era sempre in perfetto ordine camicia, giacca e capelli sempre in perfetto ordine. Zio scherzava sempre per questa sua mania dell’apparire: sempre pulito, sempre in ordine. Papà rispondeva” pezzenta si ma fetenta mai”; andavano molto d’accordo, papà e zio si capivano con lo sguardo, da sempre si aiutavano a vicenda dividendosi sempre tutto. Zio mi sistemò sul suo asino “bellu sedutu a mezzu u mastu comu u rè”, attraversammo il paese uscendo da sutta u ponta, malgrado l’ora già tutti o quasi erano svegli, ognuno si apprestava a svolgere il loro lavoro alla ricerca quotidiana del cibo per sfamare la propria numerosa famiglia. Avremmo camminato per tutta la giornata approfittando del tempo nuvolo ma per fortuna senza una goccia d’acqua. Dopo circa tre quarti d’ora arriviamo a San Pietro, appena vicino la Chiesa, papà mi fece scendere mentre zio fa abbeverare gli asini, noi andiamo un minuto a salutare la Madonna della Luce, bellissima, era messa sopra l’altare io osservavo ogni piccolo dettaglio, sino ad un minuto prima ero sicuro che nel mondo c’era solo la Madonna del Rosario e forse anche l'Immacolata, io Rosarianta dalla nascita sempre in disputa “cu i Mmaculatisi” mi veniva difficile pensare una Madonna della Luce, bella si,bellissima ma non così bella come la nostra piena di angioletti, 12 per l’esattezza con quei boccoli,con quello sguardo,no! La nostra è molto più bella, il priore della Chiesa mi donò un’immaginetta, è quasi come se avesse capito ciò che pensavo disse: la Madonna è sempre una, siamo noi poi che le diamo tanti titoli,(rimarcando quasi con invidia) a Sellia infatti ne avete tre:L’Immacolata,quella del Rosario,e la Madonna della Neve. Papà diede un bel po’ di ficu tosti al priore,zio non approvò dicendo “e stu passu a ra Sila arrivamu dopu nu misa e senza nenta “ iniziammo una ripida salita da lontano si intravedeva Sellia, si vedeva il retro della Chiesa del Rosario com’era bella Sellia vista da lontano già mi mancava e non erano passate neppure due ore del nostro viaggio
Commenti chiusi per questo racconto rimandati all'ottavo e ultimo capitolo
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