giovedì 1 dicembre 2011

L’antico borgo di Sellia durante il mese di Dicembre


Il mese di Dicembre (ultimo mese dell’anno) era il mese più suggestivo,più incantevole di tutto l’anno
Già durante i primi giorni vi era tutto un fervore per preparare a dovere la feste del santo patrono San Nicola la quale spesso veniva festeggiata assieme a quella dell’Immacolata. Tutto il paese di addobbava a festa con molte luminarie lungo la via principale dove si posizionavano anche i vari mercanti che arrivavano da tutta la regione. La chiesa veniva ornata a festa con il parato rosso che veniva sistemato lungo la navata centrale, per l’occasione arrivavano anche dei sacerdoti che aiutavano l’Arciprete nelle varie funzioni. Tutti aspettavano questa festa soprattutto i bambini perche un  antico detto diceva: “sinu a Santu Nicola mancu na ficu si prova” i ficu tosti erano una vera prelibatezza da custodire per le grandi occasioni, un altro detto diceva:  “A Santu nicola ogni cavuna sona” voleva dire che in questo periodo iniziavano le fitte piogge ed ogni piccola sorgiva ritornava a portare molta acqua. I ragazzi in piazza iniziavano a fare un grande recinto con i “Jnostrari” rami di ginestra dove al suo interno venivano sistemati le varie stroppe”  per il grande fuoco della vigilia di Natale dove ognuno portava anche un piccolo ceppo di legno per riscaldare la nascita di Gesù Bambino. Solo dopo la mezzanotte poteva iniziare la strina che di solito veniva cantata alle giovani coppie che si erano sposate durante l’anno. Nel sontuoso pranzo di Natale le varie pietanze tipiche del posto la facevano da padrone non potevano assolutamente mancare i “cipulli l’allaquati” i luppini, i torroni tosti fatti in casa, i tardilli,i crucetti, ecc.. Il panettone veniva visto con diffidenza il quale veniva portato dai parenti emigrati al nord,

Si è rinnovato anche quest'anno grazie alle associazioni bandistiche di magisano e di Albi l'omaggio verso Santa Cecilia patrona della musica


La "Dda" di Milano fa scattare le manette al consigliere regionale Francesco Morelli e al giudice del Tribunale di Reggio Calabria Vincenzo Giglio con l'accusa di corruzione e favoreggiamento


Il magistrato Vincenzo Giglio è accusato di corruzione e di avere favorito un esponente del clan Lampada. In manette anche il consigliere regionale Francesco Morelli e l’avvocato Vincenzo Minasi

Il consigliere Francesco Morelli
La conferenza stampa
 La Dda di Milano ha fatto scattare le manette ai polsi del giudice del Tribunale di Reggio Calabria Vincenzo Giglio, presidente anche di Corte d’Assise ed esponente della corrente di sinistra di “Magistratura democratica” accusato di reato di corruzione e di favoreggiamento personale di un esponente del clan Lampada, con l’aggravante di aver commesso questi reati “al fine di agevolare le attività” della ‘ndrangheta. In manette anche un consigliere regionale Pdl e un avvocato milanese. Giglio, 51 anni, nella sua veste di presidente della sezione “Misure di prevenzione” del Tribunale di Reggio Calabria è accusato dalla Dda milanese di aver “agevolato” la ‘ndrangheta. Il giudice sarebbe stato corrotto in cambio di una “spinta” alla carriera della moglie, Alessandra Sarlo, dirigente della Provincia e commissario straordinario della Asl di Vibo Valentia, poi messa sotto inchiesta per mafia. Dalle indagini è emerso che ci sarebbe la possibilità, al Tribunale di Catanzaro, della presenza di una “talpa” che passava informazioni a Giglio. È solo un’ipotesi, ma è quanto scrive il gip di Milano nell’ordinanza con la quale ha disposto gli arresti. L’inchiesta del procuratore aggiunto milanese Ilda Boccassini e dei sostituti procuratori Paolo Storari e Alessandra Dolci ha fatto scattare le manette anche per Francesco Morelli, componente del Consiglio Regionale della Calabria, eletto nella lista “Pdl-Berlusconi per Scopelliti” e per l’avvocato milanese Vincenzo Minasi. Il presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, per ora non commenta l’arresto del consigliere regionale: “Fatemi leggere le carte”. “Grande fiducia nel lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine che intensificando sempre di più gli sforzi su tutto il territorio nazionale, stanno conducendo una lotta difficile contro tutte le mafie e ogni forma di illegalità, fenomeni degenerativi da considerare tra le cause principali del mancato sviluppo e della debolezza civile della nostra regione” è invece il commento del presidente del Consiglio regionale della Calabria Francesco Talarico. Una decina in tutto gli arresti eseguiti in Calabria nell’ambito di un filone dell’inchiesta “Infinito” che ha decapitato le cosche calabresi in Lombardia. Il Consiglio superiore della magistratura ha aperto un’istruttoria sul giudice Giglio. “I fatti che emergono dagli atti d’indagine della Dda della procura della Repubblica di Milano nei confronti anche di magistrati in servizio in uffici giudiziari calabresi appaiono oggettivamente gravi e suscitano sconcerto e indignazione”. Ad affermarlo è l’Associazione nazionale magistrati. “Al di là di ogni valutazione sul merito delle accuse - spiega l’Anm - non si può ignorare l’inquietante rete di relazioni tra appartenenti all’ordine giudiziario, pubblici amministratori ed esponenti della criminalità organizzata che emerge dalle indagini, con evidente compromissione della funzione giudiziaria e dell’immagine della magistratura. Ribadiamo ancora una volta che la magistratura è un corpo sano, capace di trovare al proprio interno gli strumenti necessari a individuare i comportamenti dei singoli contrari alla legge. Proprio per questo ha il dovere, come sempre ha fatto, di accertare con massimo rigore al proprio interno comportamenti quali quelli qui ipotizzati. L’Associazione nazionale magistrati chiederà al collegio dei probiviri di valutare con la massima urgenza la compatibilità dei fatti contestati con l’appartenenza all’associazione”. Il Comitato di presidenza del Csm ha trasmesso gli atti alla prima commissione, competente per i trasferimenti d’ufficio, e al procuratore generale presso la Corte di Cassazione, titolare dei provvedimenti disciplinari. Nell’inchiesta risulta indagato anche un altro giudice, si tratta del gip di Palmi, Giancarlo Giusti, perquisito e indagato per corruzione. Secondo l’accusa sarebbe stato corrotto, con una decina di viaggi nel capoluogo lombardo e gli sarebbe stata assicurata anche la compagnia di una ventina di escort. I pm stanno cercando di ricostruire cosa avrebbe dato in cambio al boss Giulio Giuseppe Lampada. In un’intercettazione telefonica, il gip di Palmi, parlando con Giulio Lampada, afferma: “Non hai capito chi sono io, sono una tomba, peggio di ... ma io dovevo fare il mafioso, non il giudice”. Stando all’accusa, Giusti si sarebbe fatto corrompere da Giulio Lampada con viaggi al nord e incontri con alcune escort, anche in un albergo in zona San Siro a Milano. Lampada, intercettato, propone a Giusti di convocare “qualche giorno su a Milano” anche il “nostro Presidente”, ovvero “il Presidente delle misure di prevenzione di tutta Reggio Calabria”, Giuseppe Vincenzo Giglio. “L’idea di portarci il Presidente a Milano non è male, sai? - replica Giusti - Lo vorrei vedere di fronte ad una stoccona”. In manette sono finiti anche un medico e un maresciallo capo della guardia di Finanza in servizio in Calabria poi trasferito. Si tratta di Vincenzo Giglio, accusato di concorso esterno in associazione di tipo mafioso e di Luigi Mongelli, finanziere accusato di corruzione. Sono stati arrestati poi Raffaele Ferminio, Francesco Lampada, Giulio Giuseppe Lampada, Vincenzo Minasi avvocato di Foro di Palmi con studio a Milano e a Como, Francesco Morelli consigliere regionale presso la Regione Calabria, e Leonardo Valle. Agli arresti domiciliari è finita invece Maria Valle, moglie di Francesco Lampada, accusata di corruzione.

mercoledì 30 novembre 2011

E' morto a Sellia Marina (Catanzaro) il registra Vittorio De Seta

È morto il 28 novembre, nella sua villa di Sellia Marina (Catanzaro), all’età di 88 anni, il regista palermitano Vittorio De Seta. 
Maestro da ultimo alquanto caduto nell’oblio ma con una carriera piena di ricordi e riconoscimenti ai festival internazionali, De Seta fu autore di documentari e film come “Un giorno in Barbagia”, “Banditi ad Orgosolo”, “Diario di un maestro”.
Nato a Palermo nel 1923, si era trasferito a Roma per frequentare la facoltà di architettura e aveva cominciato la sua carriera cinematografica nel 1953, lavorando come secondo aiuto regista per un episodio del film “Amori di mezzo secolo” di Mario Chiari. In seguitò si e cimentato anche nell’attività di sceneggiatore e documentarista. I primi suoi documentari risalgono agli anni Cinquanta e sono stati girati prevalentemente in Sicilia e Sardegna. Tra questi lavori, “Isola di fuoco”, ambientato nelle isole Eolie, viene premiato come miglior documentario al festival di Cannes del 1955. Nel 1961 De Seta debuttò al cinema con “Banditi a Orgosolo”, sceneggiato con la moglie Vera Gherarducci, un film stilisticamente asciutto che arricchisce di una sensibilità più moderna e consapevole la lezione del neorealismo. Il film vince il premio Opera prima al Festival di Venezia e il Nastro d’Argento alla migliore fotografia.
Nel 1966 De Seta ha realizzato, “Un uomo a metà”, che si allontana dal documentarismo che ha contraddistinto la sua carriera all’inizio. Tra il 1969 e i primi anni 1970 il regista si è trasferito in Francia per girare “L’invitata”. Il film, anche se apprezzato da Alberto Moravia e Pier Paolo Pasolini, sarà poi accolto freddamente. Nel 1972 De Seta ritorna alle tematiche degli esordi con una miniserie televisiva, prodotta dalla Rai, “Diario di un maestro”, documento di una difficile esperienza didattica condotta in una borgata romana.

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