domenica 27 gennaio 2013

27 gennaio Giornata della Memoria Un racconto per Ricordare per mai Dimenticare.


...Sono stati deportati nei lager nazisti.  “Sami” nel 1943, orfano della madre Diana, aveva 13 anni ed insieme ad altri 2.500 appartenenti alla comunità ebraica di Rodi, viene rastrellato e deportato in Germania. Arriva a Birkenau con il padre Giacobbe e la sorella Lucia di tre anni più grande di lui, marchiato con il numero B 7456 sul braccio. Sarà proprio nel campo di concentramento che Samuel diventa un uomo dopo il suo “bar – mitzvah” (il momento in cui, per la tradizione ebraica, un giovane diventa adulto). “Sono sopravvissuto per voi – ha ricordato agli studenti dell’Isis che lo ascoltavano in rigoroso silenzio –  la morte non mi ha voluto affinché io potessi raccontarvi le atrocità subite perché non si ripetano mai più”. Nel teatro gremito in ogni suo ordine gli sguardi attenti degli studenti hanno seguito con qualche luccicore il fluire lento e doloroso delle parole di Samuel Modiano che ripercorreva la sua adolescenza e della sua vita. Nel 1943, Sami venne rastrellato e deportato in Germania nei campi di sterminio nazisti. Modiano ha ricordato di come un nazista potesse, con il solo gesto di un dito o di uno sguardo, decidere della vita o della morte di un essere umano, delle privazioni, dell’annientamento della loro dignità. Ha ripercorso i giorni vissuti nel dolore e nella disperazione, nella consapevolezza di essere solo un morto che camminava senza alcuna possibilità di salvezza e della disperazione che spesso lo portava davanti ai fili spinati con la corrente ad alta tensione per togliersi la vita. Ma ha anche detto: “La morte non mi voleva, qualcosa mi fermava ogni volta”. Ha raccontato dei suoi incontri con la sorella che vedeva oltre il filo, una sorella trasformata, magrissima, rasata, con il pigiama a righe. E poi: “una sera non la vidi e neppure quella successiva, e capii che anche lei morta”. Il racconto davvero struggente è proseguito fino alla notte in cui, sentito l’arrivo dei russi, i tedeschi fecero evacuare il campo, costringendo tutti i presenti a raggiungere a piedi il campo di Auschwitz distante solo tre chilometri. Samuel cadde tre volte stremato, ma due compagni lo rialzarono trascinandolo fino al campo. “Ora so che furono due angeli custodi, che non ho più rivisto, a salvarmi la vita, perché io potessi raccontare a tutti voi la mia storia e quella di migliaia di persone che, purtroppo, non ce l’hanno fatta, affinché nessuno dimentichi”. Modiano ha ricordato anche i suoi amici di prigionia: Piero Terracina, Settimio Limentani, Primo Levi e tanti altri che non ha rivisto più. Dopo la liberazione da parte dei russi dei campi, Samuel, a soli 14 anni si trovò solo, la sua famiglia era stata completamente distrutta. Al termine del racconto tutto il teatro si è alzato in piedi per ricordare le vittime dell’Olocausto con un minuto di silenzio. Samuel ha poi salutato i ragazzi raccomandando loro di studiare e di ritenersi fortunati di vivere in una società libera e civile. a far sì che  la ‘Giornata della Memoria’

sabato 26 gennaio 2013

La Calabria dolente il nuovo libro di Filippo Veltri edito da "Città del sole Edizioni" parla della Calabria e dei Calabresi d'oggi

Come parlare della Calabria oggi?
Come costruire un’efficace e veritiera narrazione della nostra regione, senza scivolare in banalità, scuse, pregiudizi cui molta parte dei commentatori nazionali e locali ci hanno abituato? Ci riesce un giornalista di lungo corso come Filippo Veltri, firma di punta dell’Unità e responsabile per molti anni della redazione calabrese dell’agenzia di stampa Ansa, che con “La Calabria dolente”, appena pubblicato dalla casa editrice reggina Città del Sole Edizioni, raccoglie diversi interventi apparsi nel corso dell’ultimo anno su “Il Quotidiano della Calabria” e “Il Lametino”.
Una voce autorevole, puntuale e sferzante che attraversa temi salienti della Calabria: il senso civico dei suoi cittadini, la responsabilità politica e l’efficacia dell’azione dei suoi amministratori, il problema della ‘ndrangheta, la sua penetrazione negli alti livelli, la reazione civile e la lotta antimafia, anche quando questa diventa parata e mestiere, la posizione della Chiesa di fronte a questo problema. Sono tracce di pensiero che si snodano efficacemente da un commento a un altro costruendo l’immagine di una terra che oggi più che mai appare “dolente”, stretta com’è da tentativi più o meno validi di rinnovamento sociale, civile e politico e la permanenza di vecchie logiche di potere, meschine mentalità diffuse e pervasiva cultura mafiosa.
Necessaria è quindi l’esigenza di un racconto normale dei fatti “di cui gli stessi calabresi devono farsi interpreti”, nonché di “una presa di coscienza amara” che non cada, scrive Veltri, “nel rancorismo, nel provincialismo, nel vittimismo: tre angoli per lanciare, appunto, con serietà e rigore, l’approccio alla narrazione normale della Calabria, che poi significa narrazione di quel che accade senza sconti a nessuno, ma anche di quel che accade e che non viene raccontato da nessuno”.
Nella prefazione Aldo Varano, altra firma storica del giornalismo calabrese, commenta così il volume: “Non mi sono mai apparse riflessioni sparse su argomenti pur importanti di

Intervista al sindaco di Soveria Simeri che illustra le varie problematiche nel dover amministrare un piccolo comune durante questa forte crisi.




venerdì 25 gennaio 2013

" Al giornalista gli sparo in bocca ! " Questa l'inquietante minaccia della Ndrangheta verso un giornalista della Gazzetta di Modena

"O la smette o gli sparo in bocca e finita li'": questa la minaccia nei confronti del giornalista della Gazzetta di Modena, Giovanni Tizian,( Foto a sinistra) emersa in un'intercettazione telefonica nell'ambito dell'inchiesta della Guardia di Finanza e della Dda di Bologna su un'associazione a delinquere nel settore del gioco on line capeggiata da Nicola Femia (detto Rocco), ritenuto un importante esponente della 'ndrangheta, che ha portato a 29 arresti e al sequestro di 90milioni di euro. Da questa conversazione, risalente a dicembre 2011, tenuta tra lo stesso Femia ed un faccendiere piemontese, Guido Torello (tra gli arrestati dalle Fiamme Gialle) gli inquirenti hanno deciso di mettere sotto protezione il cronista autore di inchieste sulla criminalita' organizzata.
  Il Femia, si era preoccupato di alcuni articoli in cui Tizian ne denunciava i legami con la criminalita' organizzata calabrese. E nella telefonata si lamenta: "C'e' un articolo sulla Gazzetta di Modena, sempre per quanto riguarda giochi o non giochi, e in mezza pagina parla di me questo giornalista, e' gia' la seconda volta in due anni". Cosi' il Torello si informa: "Mi dici come si chiama il giornale e il nominativo e lo facciamo smettere immediatamente". Una volta ottenuta la risposta lo stesso faccendiere si mette a disposizione per contattare una terza persona a cui sottoporre la questione e a cui

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