venerdì 20 agosto 2010

Sms in codice per i boss in carcere attraverso la trasmissione "quelli che il calcio" scoperti dai pm Calabresi

Pizzini per i boss viaggiavano via etere, leggibili, eppure indecifrabili, da tutti gli italiani sul proprio televisore. Messaggi criptati, identificati dai pm calabresi, che passavano sui teleschermi di una delle trasmissioni più seguite dal pubblico sportivo, “Quelli che il calcio”, per essere ricevuti dai detenuti di mafia in regime di carcere duro, il 41 bis.Per comunicare con i boss, cioè, i clan inviavano sms alla trasmissione, che da anni consente ai tifosi di mandare messaggi con i cellulari che poi scorrono sullo schermo. Un sistema con cui spesso passano frasi anche molto personali, dediche d’amore inviate in 120 caratteri o saluti firmati per gli amici lontani. Nessuno, tantomeno gli autori della trasmissione condotta da Simona Ventura, poteva immaginare che dietro quelle frasi a volte sibilline si celassero indicazioni precise per i detenuti di mafia.Un sistema di cui è già stata informata la commissione Antimafia che ha sentito nei giorni scorsi il l’ex vice procuratore nazionale, Enzo Macrì, che ha ribadito come i responsabili del programma fossero completamente all’oscuro di fungere da tramite tra i boss e i propri "picciotti" (leggi la relazione di Macrì ai parlamentari). A quanto pare il sistema era in uso da tempo e in passato utilizzava anche altre trasmissioni televisive che mandano in onda gli sms, così come altri mezzi di comunicazione.
Nei pressi di Rosarno è stata addirittura creata una vera e propria emittente radiofonica per far arrivare messaggi ai detenuti, che hanno il diritto di ascoltare la radio e vedere in certi orari la tv. "Il diritto a vedere una trasmissione televisiva di calcio - afferma Macrì - è ineliminabile e non si può imporre alle reti televisive di non trasmettere i messaggi inviati dai telespettatori. Si tratta di messaggi che i boss recepiscono ed interpretano attraverso il loro contenuto ed il mittente”, ha aggiunto l’ex vice procuratore nazionale. “Questi messaggi hanno spesso un contenuto banale - ha concluso Macrì - che, in realtà, nasconde importanti comunicazioni di servizio ai boss''. (Apcom)

Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia! SABATO della porta stretta (21 Agosto 2010)



Carissimo/a,
ben trovato di cuore dopo la pausa estiva. Molti di voi sono andati in ferie, per riposarsi un po’ e tra tanti, molti hanno pensato di mandare in ferie anche lo Spirito, l’anima, il Signore. devo dire, purtroppo, che la nostra comunità ha visto un “moria di vacche”. Molti, moltissimi, tantissimi, hanno lasciato passare l’estate senza santificare la messa domenicale. Eppure la bontà del pastore aveva dato a tutti la possibilità di farlo con la messa serale delle 19,00 sia di sabato che di domenica con un risultato disastroso. E se questo non bastasse in concomitanza all’orario della Santa Messa vengono organizzati eventi e manifestazione, a volte anche in prossimità delle chiese, senza alcun rispetto o attenzione.
Amici, purtroppo, oggi il cristiano è divenuto una “categoria strana”. Lui che è chiamato ad essere l’uomo dalla fede vera, dall’assoluta trascendenza, dalla somma carità, dalla più bella speranza, si è fatto senza vincoli, senza obblighi, leggi, obbedienza, Comandamenti, morale. Ha rotto ogni legame con i principi basilari della sua fede. Pensa di poter fare ciò che vuole. Crede di potersi scrivere lui le leggi del vero e del falso, del giusto e dell’ingiusto, del lecito e dell’illecito. È fermamente convinto di non dover sottostare a nessuna verità oggettiva, a nessuna norma e a nessun obbligo che scaturisce da una giustizia che è fuori della stessa umanità. Ha trasformato la carità in puro sentimento momentaneo. Ha ridotto la speranza, quella vera, a qualche attesa effimera. Gli è rimasta una vaga e indefinita religiosità di cui si serve come parafulmine contro i mali che si abbattono su di lui e che non sa come vincerli se non attraverso il rapporto con il divino, con il sacro, come il mondo dell’invisibile. In più questa religiosità è vissuta da lui come una sorta di superstizione lecita assieme all’altra superstizione che è l’idolatria, che però è assai costosa sia sul piano economico che umano perché degrada e manda in rovina spirituale e materiale colui che la cerca e di cui si serve per la soluzione dei suoi molteplici guai umani. L’albero che produce tutto questo disastro spirituale ha un solo nome: la fede falsa. È falsa la fede che oggi guida il cristiano perché fondata e stabilita sull’assenza di ogni verità proveniente dalla rivelazione, dalla Parola, dal Vangelo. È falsa perché costruita su un Dio che è solo misericordia, carità, amore, perdono, condono, totale remissione di ogni peccato, ogni trasgressione, ogni indecenza, ogni infamia, ogni nefandezza, omicidio, adulterio, furto, distruzione della famiglia e del retto ordine sociale. Questo Dio perdona senza alcun pentimento ed accoglie nel Paradiso senza alcuna conversione. Questa fede falsa gli dice che alla fine tutti saranno salvati, giusti e ingiusti entreranno nel Paradiso, tutti vivranno una eternità beata. Così ognuno si illude e si prende la libertà di peccare quanto, quando, dove, come vuole. Con il vangelo di questa domenica che potrai ascoltare tu stesso venendo a messa, Oggi Gesù smentisce il cristiano dalla fede falsa. Gli dice di non illudersi, di non costruire il suo futuro sulla menzogna, i desideri del suo cuore, i pensieri della sua mente. Gli dice ciò che Lui farà: allontanerà da Sé tutti gli operatori di ingiustizia, di iniquità. Chi sono questi operatori di male? Sono tutti coloro che non hanno edificato la loro vita terrena sulla sua Parola, che è verità obbligante per tutti noi. Sono coloro che si sono fatti un loro personale Dio, un Dio solo misericordia che perdona tutto, sempre, senza alcun pentimento da parte dell’uomo, alcuna conversione, alcun ritorno nella verità, nella giustizia, nella santità dell’obbedienza alla sua Parola. Sono coloro che non vivono il Vangelo, non osservano le Beatitudini, non si curano dei Comandamenti, camminano senza la verità rivelata nel loro cuore.
Io non mi salverò perché sono un suo ministro, un suo sacerdote, uno strumento del suo Vangelo. Non mi salveranno le mie prediche e neanche la mia teologia. Mi salverà una cosa sola: se avrò fatto delle Beatitudini la mia nuova veste e del Vangelo la mia stabile dimora. Mi salverò se avrò vissuto di grande carità, compassione, misericordia. Entrerò nel Regno dei Cieli se mi sarò astenuto dal fare qualsiasi male ai miei fratelli, credenti e non credenti, giusti e non giusti, pii ed empi, senza alcuna distinzione, alcun giudizio, alcuna differenza. Mi salverò se sarò stato misericordioso e perfetto nell’amore come il Padre mio celeste e se avrò amato sino alla fine come il mio Maestro e Signore che è Cristo Gesù.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli e Santi liberateci dalla fede falsa e dalla falsa fede. Otteneteci la grazia di credere secondo la pienezza della verità della Parola.
Nuovo orario:
sabato Chiesa Madonna della Neve Santa Messa ore 18,30
Domenica Chiesa San Nicola Santa Messa ore 11,15

Don Francesco

giovedì 19 agosto 2010

Memorie di un borbonico Parte seconda)

La costruzione dei cimiteri fu un problema complesso per quell'epoca. Sin dal 1810 il Consiglio Provinciale della Calabria Ultra insistette per la costruzione dei camposanti sostenendo che bisognava eliminare l'abuso delle sepolture nelle Chiese. Un'ordinanza del 28 settembre del 1839, firmata dal Marchese d'Andrea, imponeva al Vescovo di Catanzaro per la parte di sua competenza, che sostenesse la costruzione dei Cimitero.
La città a quell'epoca usufruiva ancora delle Chiese per seppellire i propri morti,(Anche a Sellia le varie sepolture avvenivano all'interno della chiesa madre dove da una botola vicino all'altare si accedeva nella cripta,del quale ne parleremo in modo più approfondito nel prossimo post) ed aveva fatto eccezione solo durante ii colera dei 37, quando fu espropriato un campo della famigiia Scogiio, per seppellire le vittime di quell'epidemia. In risposta il Vescovo faceva notare come il luogo scelto (Madonna dei Celi) era troppo vicino alla strada di grande transito ed alle Baracche (che a quell'epoca contavano circa 500 anime). Molta gente, proveniente dai paesi vicini,passava di là per trasportare beni di consumo e per svolgere affari vari.
Nei principi del mese di gennaro fu mandato da Sua Maestà (I. G.) il Brigadiere Alfonso De Rivera, Comandante Superiore delle truppe stazionanti nelle tre Calabrie, coll'incarico della distruzione dei briganti, che sono in gran numero:a 31 detto mese fece un editto col quale impose il ristretto, proibì il pane per le campagne, ordinò che tutti gli uomini si ritirassero alle ore 24 e tutti gli furono costretti ad essere chiusi nelli paesi. Li braccioli mangiavano la mattina in casa, e la forza pubblica se li trovava con pane in campagna, l'arrestava e li conduceva nelli prigioni centrali della Provincia, giusta l’editto di detto Comandante. Li briganti di giorno entrarono nelli piccioli paesi di Vena alle ore 24 presero D. Domenico Del Giudice e se lo portarono alla Sila a primo gennaro 1857. Un capo chiamato Fornaro Toione di Miglierina, con diciotto compagni, circa l’ore 16 entrarono in Polia assaltarono la casa di D. Gregorio Amoroso, casualmente la trovarono serrata, si attaccarono a fucilate, occorsero li Urbani di quelli paesotti e da Filadelfia e cosi se ne fuggirono. Dopo la venuta del Generale Alfonso De Rivera, distrusse il forte bandito Diego Mazza Scarabeo di Serra Stretta e la sua Comitiva, fin oggi li 10 marzo 1857.

mercoledì 18 agosto 2010

Un successo la XIV edizione della sagra a Sellia

Si sono chiusi i riflettori sulla XIV edizione della sagra dell’olio d’oliva a Sellia, un successo di presenze miglia di persone hanno preso d’assalto il centro storico che ancora una volta, ha accolto in modo esemplare la marea di persone che, oltre a degustare gratuitamente i vari prodotti a base dell’ottimo olio d’oliva locale, hanno potuto conoscere uno spaccato di storia,di tradizione,cultura del nostro borgo millenario il quale per una sera ogni più piccola, remota viuzza veniva percorsa dai vari visitatori i quali armati di macchine fotografiche,telecamere,telefonini immortalavano i vari frantoi le mostre di foto,di artigianato locale, delle 2 chiese che esponevano gli antichi tesori spesso sconosciuti anche ai Selliesi stessi.

Buona l’idea del palco vicino il vecchio ponte medioevale(porta d’ingresso a nord del paese). Verso le 22,00 le battute di Martufello hanno scaldato l’aria fresca (dopo parecchi giorni di caldo) subito dopo il concerto degli “Scarma” mentre giocolieri,mangiafuoco e trampolieri giravano per i vari stand dislocati sulla via principale. All’inizio della Portabella (ingresso a sud del borgo) in una caratteristica casa con veduta mozzafiato sul rione Sant’Angelo ospitava la mostra denominata SelliArt ,mentre nelle varie botteghe di artisti locali si poteva ammirare anche una riproduzione della Chiesa Madre di Sellia. Insomma tante cose da vedere ma anche da assaporare in una serata ben organizzata. Erano le h:02,00 di notte e ancora le persone che curiosavano tra i vari stand o mostre di foto antiche, ecc.. erano tante. Complimenti all’Amministrazione comunale,ai ragazzi della consulta giovanile ed alle tante persone che pur lavorando dietro le quinte, hanno reso possibile l’ottima riuscita dell’evento Selliese per eccellenza. Se proprio dobbiamo trovare il pelo nel’uovo un paio di consigli :dislocare più nell’interno i vari stand magari utilizzando di più le case del borgo,il concerto degli Scarma o altro si poteva fare in piazza, la quale risultava un po’spoglia. Comunque erano solo due considerazioni in una serata molto bella la quale come ha detto il sindaco nel presentare le gag di Martufello: è veramente stupendo il colpo d’occhio di migliaia di gente che si vede dal palco anche in proporzione agli poco di più dei 500 abitanti affettivi durante il resto dell’anno.

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