mercoledì 23 giugno 2010
In viaggio da Sellia verso la Sila.........e ritorno (sesta parte)
I borboni erano molto diffidenti perchè, (si parlava spesso dell'unità d'Italia che avrebbe portato libertà, sviluppo, dignità per la popolazione Meridionale da sempre vittima del prepotente, del conquistatore di turno. Purtroppo come sappiamo benissimo quest'Unità d'Italia alla fine l'abbiamo subita diventando la manovalanza per il ricco nord d'Italia, mentre il sud divenne libero si, libero di rimanere povero,depredato,umiliato dai ricchi del nord....ma questa è un altra storia non voglio farvi uscire fuori dai binari del racconto). Dove eravamo rimasti?... ah si, i Borboni, belli con la divisa che rassomiglierà molto a quella dei carabinieri. Era un posto di blocco vero e proprio,intorno non si sentiva neanche un uccellino cantare, i "Iarbisi" erano dentro le loro case, Albi aveva una brutta nominata di ospitare, aiutare i briganti. "Cosa trasportate?" Ci disse uno alto e magro "comu nu spitu" zio stava già reagendo a modo suo ma fu subito fermato prontamente da papà, erano armati e certamente non ci avrebbero pensato due volte a sparare alla minima provocazione. "Portiamo patate" disse fermamente papà "veniamo dalla Sila, stiamo rincasando a Sellia" "Ve li dobbiamo sequestrare, non si possono trasportare viveri oltre al fabbisogno familiare,avete pagato il dazio? avete una bolla che vi autorizza a vendere patate?" "ma noi non vendiamo patate sono per le nostre famiglie, ci aiuteranno a tirare durante il rigido inverno che oramai è alle porte". "Bene" ribattè "visto che oggi voglio essere buono prendete due chili a testa e andatevene subito. "Due chili a testa? ma perchè? Noi abbiamo baratato un pò di ficu tosti (raccolti ed assecati) saranno il nostro nutrimento per quest'inverno". "Appunto, due chili vanno benissimo per passare un inverno da pezzenti, da morti di fame puzzolenti che siete". Zio stava diventando sempre più nero dalla rabbia, capivo che stava per succedere qualcosa di irreparabile, loro erano armati, senza alcun scrupolo. Da poco lontano vedevo alcuni contadini che con la zappa sulle spalle rientravano dai campi, non so come mi passò dalla testa ma mi misi ad urlare,urlare fortissimo: "i briganti arrivaru i briganti!" ..........continua (fine sesta parte)
martedì 22 giugno 2010
In viaggio da Sellia verso la Sila..........e ritorno (quinta parte)
Mi sistemarono ben seduto sull’asino dello zio “Mi pari nu papa” disse un vecchietto con la pipa, il quale raccomandò di non prendere "accurciaturi" ma di camminare sulla via principale perchè diverse persone erano state oggetto di feroci attacchi di balordi senza scrupoli, che depredavano tutto quello che trovavano “U ni l’averra potutu dira prima?”Disse in modo ironico papà. Partimmo proprio mentre un timido sole sorgeva dietro la vallata, io avevo molto freddo, papà mi mise sulle spalle la sua giacca; prima di sera dovevamo essere a Sellia per non rischiare altre brutte sorprese, si camminava speditamente anche perché dopo una breve salita la discesa ci avrebbe accompagnato sino all’Arsanisi. Dopo alcune ore ci fermammo proprio sopra Albi, i ciucci si ristoravano bevendo acqua freschissima dentro "nu viveri" mentre papà prese la giacca per prendere il suo inseparabile pettinino, si lavò la faccia, e si bagnò i capelli togliendosi un bel po' di polvere dai pantaloni. Zio invece a tutte "sti civilezze" per apparire più in ordine non gli interessavano, aveva la faccia nera non so se dovuto ad una sporcizia ormai consolidata oppure alla sua carnagione tipica di saracino da Sellia, non mi interessava più di tanto,nè mi sarebbe passato mai per la testa di domandarglielo, conoscendo già la risposta "purtroppu ormai signu spusatu nu aiu d'apparira bellu ppe nessunu". Entriamo ad Albi, piccola cosa rispetto a Sellia, ma era sicuramente il paese più grande che avevo visto durante questo mio primo viaggio, papà e zio iniziarono subito ad aumentare il passo guardando sempre dietro, io avrei voluto fermarmi un po' per vedere la Chiesa, ma zio subito mi ammonì "sempra a ri Chiesi pensi, va a finira cca mi diventi nu monachellu" neanche il tempo di finire la frase che due borboni in divisa ci intimano di fermarci. (fine quinta parte)......continua
Commenti chiusi rimandati all'ottava ed ultima parte del racconto.
Commenti chiusi rimandati all'ottava ed ultima parte del racconto.
lunedì 21 giugno 2010
In viaggio da Sellia verso la Sila (quarta parte)
Riprendiamo il cammino speditamente, dovevamo essere in Sila prima che facesse buio, non avevamo mangiato niente, ed io dopo aver svuotato per la paura anche la parte più remota dell’intestino avevo ancora più fame di prima, ma non potevamo fermarci, la notte era vicina e ogni cosa diveniva più rischiosa soprattutto “cu nu cotrarellu e decianni appressu”, i due asini erano stanchi, camminavano sempre più piano, ed io ero stanchissimo malgrado ero sempre seduto "subbra u ciuccio" di Zio,ero stanco ,si stanchissimo ed avevo fame ma nè papà, nè tanto meno zio (che camminava sempre avanti), ed io forse anche per la fame lo vedevo e non lo vedevo ,ascoltavano le mie lamentele. "Siamo arrivati!" esclamò zio, no, non potevo crederci, eravamo arrivati,ma dove? Non vedevo nessun paese, certo, i pini da un po’ avevano dato il posto ad un immensa spianata,ma il paese? le luci delle case? Io vedevo solo buio, buio pesto; ma nel buio che si faceva sempre più fitto, sbucò dietro ad una piccola salita un casolare enorme, dei cani iniziarono ad abbaiare forte ma appena annusarono zio si calmarono subito, da dentro il casolare uscirono due,tre cinque….forse dieci persone tanto che pensai che un intero paese abitava nel grandissimo casolare. Si salutarono con tutti in modo confidenziale mi fecero scendere dall’asino,mettendomi addosso un grande mantello, faceva freddo, un freddo invernale,appena fui dentro sentii un delizioso profumino che la mia completamente svuotata pancina fece un rumore forte, secco, tipo l’eco dentro una caverna, mangiai tutto velocemente, erano delle patate bollite schiacciate con verdure di campo, non avevo mai mangiato delle patate in vita mia o almeno non così buone. Papà e zio erano seduti vicino ad un enorme camino acceso con molte altri anziani intorno,mi misero a letto dicendomi che domani saremmo partiti all’alba per il viaggio di ritorno a Sellia. Non avevo neppure dormito 5 minuti che zio mi sussurrava di alzarmi perché dovevamo ripartire,ma come obiettai "se mi sono appena addormentato?" "dormi dalle 9 di ieri sera ora sono le 5.30 su alzati ometto". Fuori era ancora buio, vedevo papà che stava controllando il nuovo carico che sistemava accuratamente sui 2 asinelli, patate tante piccole rosse patate che aveva abilmente barattato con i ficu tosti portati da Sellia sino in Sila.
Commenti chiusi rimandati all'ottavo e ultimo post del racconto
Commenti chiusi rimandati all'ottavo e ultimo post del racconto
sabato 19 giugno 2010
Prossimamente sul blog Selliaracconta .............
Si avvicina l’estate ma il blog selliaracconta anche durante il periodo estivo rimarrà aggiornato grazie anche a due collaboratori che mi daranno una mano. Intanto proprio in questo periodo sarà inserita una mappa dettagliata dei vari “trappiti” dislocati sul territorio Selliese durante gli anni 30/40,un lavoro di ricerca alla riscoperta dei tanti frantoi presenti nel centro storico e non poteva essere altrimenti visto che l’olio d’oliva rappresentava la fonte primaria di lavoro,di guadagno della quasi totalità dei Selliesi. In questa mappa inseriremo su un foto panoramica di Sellia dei numeri ad ognuno dei quali corrisponderà un frantoio con annesso qualche curiosità su di esso. Sarebbe bello far conoscere questa mappa durante la sagra dell’olio d’oliva facendo conoscere le nostre peculiarità nella trasformazione delle olive, unica in tutto il circondario. Un'altra mappa ancora da ultimare riquadrerà i vari negozi,putiche, ecc… presenti nel borgo sempre negli anni trenta/quaranta. Mentre per la mappa dei frantoi sarà precisa nel numero e nel posto dell’ubicazione del locale, per quanto riguarda i negozi il lavoro diventa più difficile perché molti di essi avevano vita breve, oppure venivano aperti in alcune circostanze particolari comunque cercheremo di far conoscere i tanti negozi, frutto anche di un certo benessere un po’ più elevato rispetto ad altre realtà vicine a noi. Altro lavoro riguarderà nel cercare di individuare quante e dove erano ubicate le Chiese. Sappiamo con certezza che esse erano 5, più il convento, almeno sino al 1700. Altri lavori riguarderanno il recupero di alcuni mestieri ormai sconosciuti come per esempio “u carcaru“ veniva chiamato così il lavoro certosino e difficile di estrarre la calce da alcune cave di pietre soprattutto dal timpone di Pergulaggi. Tanti i racconti che aspettano di essere trascritti sul pc, come il racconto "In viaggio da sellia verso la Sila ……. e ritorno" che termineremo in questo mese, il prossimo racconto dal titolo “Portabella penninu” sarà pubblicato sul blog subito dopo l’estate. E poi ancora tante curiosità, aneddoti, particolari storici, ricerche sui libri che parlanno di Sellia che purtroppo rimangono sempre avare, e poi............
venerdì 18 giugno 2010
Sellia: la consulta giovanile festeggia il suo primo anno di attività
Un anno,il primo anno pieno di lavoro per la consulta giovanile di Sellia. Nata nel mese di giugno del 2009 si è subito contraddistinta per la sua voglia di aggregare,coinvolgere la comunità nelle tante manifestazioni che l’hanno vista protagonista in positivo. Tanti giovani con a capo il presidente Domenico Salerno che quotidianamente operano nel territorio Sellia. In occasione del loro primo compleanno la consulta organizza una super festa per il 27 Giugno 2010 dove si esibiranno 2 gruppi musicali rock i Darmage, e subito a seguire i Meet for dogs .Durante la serata fagiolata con salsiccia e vino locale,alla fine l’immancabile torta e spumante seguiti dai colorati fuochi d’artificio. Insomma una serata da non mancare assolutamente per festeggiare assieme ai dinamici ragazzi della consulta Selliese il loro primo compleanno ,nella consapevolezza che la strada da percorrere insieme ancora e tanta è spesso in salita ma sicuramente non si perderanno d’animo mettendo in pratica il loro motto:Il nostro impegno è la vostra forza
TANTI AUGURI A TUTTI I RAGAZZI DELLA CONSULTA GIOVANILE
BUON COMPLEANNO DA SELLIARACCONTA
BUON COMPLEANNO DA SELLIARACCONTA
giovedì 17 giugno 2010
In viaggio da Sellia verso la Sila (terza parte )
Dopo un po’ ecco Vinculisi ,se a San Pietro c'erano tre case e nu furnu, a Vinculisi le case erano due e senza furnu;
ed io che pensavo di visitare,attraversare grandi paesi lungo il tragitto che ci portava in Sila:Papà ancora una volta si sistemò bene i capelli ed entrò nella piccola Chiesa. Io non volevo entrare nella paura che ci sarebbe stata sull’altare un altra Madonna diversa dalla nostra “chi mi stai diventannu saracinu comu ziuta?” mi ammonì papà, diffidente entrai, la curiosità era tanta. Questo è Santu Simuna protettore di Vinculisi ;a Sellia non ricordavo nessuno con questo nome, rimasi molto colpito dalla statua molto reale, particolare, ma nello stesso tempo pensai alla statua del nostro protettore San Nicola con quello sguardo magnetico, non potevi raccontargli bugie quando ti rivolgevi a lui; io spesso parlavo in modo confidenziale con San Nicola quasi come ad un nonno,quel nonno che non avevo mai avuto. Si riparte, vicino si intravedeva Albi ma non lo avremmo attraversato per paura di essere bloccati dalle guardie borboniche che sequestravano tutto, erano diventati ancora più prepotenti da quando si respirava forte l’aria dell’arrivo dei Piemontesi che ci avrebbero liberato da questi infami oppressori (o almeno così doveva essere,così pensavamo…ma non andò proprio in quel modo. Ma questa è un'altra storia,continuiamo la nostra) salimmo “da naccurciaturu” ripido e subito dopo l’ambiente cambiò, non più ulivi, ma pini tanti tantissimi pini, mi girai nel tentativo di poter vedere Sellia ma non si intravedeva più. La temperatura si fece rigida, io ero ben seduto “subbra u ciuccio" di zio mentre papà si teneva dalla coda del nostro asinello, zio invece era più avanti, camminava con passo spedito con un grosso bastone tra le mani che certo non gli serviva come sostegno nella ripida salita. Avevo fame,avevo sete lo avevo ripetuto minimo dieci volte ricevendo sempre la stessa risposta :"tra poco ci fermiamo" ,mentre mi preparavo per ripeterlo per l’undicesima volta, dalla fitta boscaglia uscirono di scatto due loschi individui afferrarono mio zio che si trovava sempre più avanti di noi facendolo quasi cadere per terra, dico quasi perché non so come in meno di un secondo furono i due a trovarsi rovinosamente a terra mentre zio sferrava dei colpi con il bastone che ora capivo a cosa gli serviva; papà mi fece subito nascondere dietro un albero facendomi segno di stare zitto, di non fiatare; subito dopo un altro individuo uscì come dal nulla bloccando zio con un coltello alla gola e minacciando papà di non fare un passo falso. I due intanto che erano per terra si alzarono un po’ ubriachi per i colpi ricevuti col bastone, io quasi non respiravo, dalla paura mi faceva male la pancia. Uno, sicuramente il capo, andò a frugare per vedere cosa trasportavamo, assaggiandone una disse: "da dove venite?" "Da Sellia" rispose papà, riprese: "ma certo! cu tutti si ficu tosti e duva potianu venira? Sti mangiaficu da Sellia!" Non chiedetemi come ha fatto perché ancora adesso che sono passati tanti anni non lo saprei spiegare, tutto avvenne in un attimo i due si ritrovarono a terra mentre il terzo con il coltello si ritrovò senza coltello volato via da un forte colpo di bastone, zio lo sollevò per il collo dicendogli “mangiaficu si, fissi no!” Per spavento ero andato a concimare qualche pino per la forte emozione. Io ero sicuro che avevamo sconfitto una banda dei famosi banditi della Sila, papà invece replicò che si trattava di tre “sciancati chi nu sapianu arrobara mancu i gallini ammasunati” Zio annuì per approvare quanto detto; e se lo diceva lui,tra le altre cose era stato arrestato per ben due volte dai borboni la seconda per un forte sospetto di essere il capo della banda di Sellia i quali avevano rubato il figlio del barone, facendo balzare il tranquillo paese Sellia agli onori della cronaca del tempo,tanto che nei paesi vicini tutti erano increduli: come a Sellia? ccà illi su tutti queti queti,bonazzuni, no ppe nenta su manciaficu. Ecco perchè zio si era così arrabiato, non gli andava giù questa nominata. Fine terza parte.
ed io che pensavo di visitare,attraversare grandi paesi lungo il tragitto che ci portava in Sila:Papà ancora una volta si sistemò bene i capelli ed entrò nella piccola Chiesa. Io non volevo entrare nella paura che ci sarebbe stata sull’altare un altra Madonna diversa dalla nostra “chi mi stai diventannu saracinu comu ziuta?” mi ammonì papà, diffidente entrai, la curiosità era tanta. Questo è Santu Simuna protettore di Vinculisi ;a Sellia non ricordavo nessuno con questo nome, rimasi molto colpito dalla statua molto reale, particolare, ma nello stesso tempo pensai alla statua del nostro protettore San Nicola con quello sguardo magnetico, non potevi raccontargli bugie quando ti rivolgevi a lui; io spesso parlavo in modo confidenziale con San Nicola quasi come ad un nonno,quel nonno che non avevo mai avuto. Si riparte, vicino si intravedeva Albi ma non lo avremmo attraversato per paura di essere bloccati dalle guardie borboniche che sequestravano tutto, erano diventati ancora più prepotenti da quando si respirava forte l’aria dell’arrivo dei Piemontesi che ci avrebbero liberato da questi infami oppressori (o almeno così doveva essere,così pensavamo…ma non andò proprio in quel modo. Ma questa è un'altra storia,continuiamo la nostra) salimmo “da naccurciaturu” ripido e subito dopo l’ambiente cambiò, non più ulivi, ma pini tanti tantissimi pini, mi girai nel tentativo di poter vedere Sellia ma non si intravedeva più. La temperatura si fece rigida, io ero ben seduto “subbra u ciuccio" di zio mentre papà si teneva dalla coda del nostro asinello, zio invece era più avanti, camminava con passo spedito con un grosso bastone tra le mani che certo non gli serviva come sostegno nella ripida salita. Avevo fame,avevo sete lo avevo ripetuto minimo dieci volte ricevendo sempre la stessa risposta :"tra poco ci fermiamo" ,mentre mi preparavo per ripeterlo per l’undicesima volta, dalla fitta boscaglia uscirono di scatto due loschi individui afferrarono mio zio che si trovava sempre più avanti di noi facendolo quasi cadere per terra, dico quasi perché non so come in meno di un secondo furono i due a trovarsi rovinosamente a terra mentre zio sferrava dei colpi con il bastone che ora capivo a cosa gli serviva; papà mi fece subito nascondere dietro un albero facendomi segno di stare zitto, di non fiatare; subito dopo un altro individuo uscì come dal nulla bloccando zio con un coltello alla gola e minacciando papà di non fare un passo falso. I due intanto che erano per terra si alzarono un po’ ubriachi per i colpi ricevuti col bastone, io quasi non respiravo, dalla paura mi faceva male la pancia. Uno, sicuramente il capo, andò a frugare per vedere cosa trasportavamo, assaggiandone una disse: "da dove venite?" "Da Sellia" rispose papà, riprese: "ma certo! cu tutti si ficu tosti e duva potianu venira? Sti mangiaficu da Sellia!" Non chiedetemi come ha fatto perché ancora adesso che sono passati tanti anni non lo saprei spiegare, tutto avvenne in un attimo i due si ritrovarono a terra mentre il terzo con il coltello si ritrovò senza coltello volato via da un forte colpo di bastone, zio lo sollevò per il collo dicendogli “mangiaficu si, fissi no!” Per spavento ero andato a concimare qualche pino per la forte emozione. Io ero sicuro che avevamo sconfitto una banda dei famosi banditi della Sila, papà invece replicò che si trattava di tre “sciancati chi nu sapianu arrobara mancu i gallini ammasunati” Zio annuì per approvare quanto detto; e se lo diceva lui,tra le altre cose era stato arrestato per ben due volte dai borboni la seconda per un forte sospetto di essere il capo della banda di Sellia i quali avevano rubato il figlio del barone, facendo balzare il tranquillo paese Sellia agli onori della cronaca del tempo,tanto che nei paesi vicini tutti erano increduli: come a Sellia? ccà illi su tutti queti queti,bonazzuni, no ppe nenta su manciaficu. Ecco perchè zio si era così arrabiato, non gli andava giù questa nominata. Fine terza parte.
N.B: Commenti chiusi, ci ritroveremo all'ottava ed ultima parte del racconto per raccogliere i vostri preziosi giudizi in merito al racconto.
Iscriviti a:
Post (Atom)




