Ogni mattina si alzava per prima e dopo aver sistemato un po’ la casa, portava puntualmente alcune caprette a pascolare. Non erano sue ma di una vicina di casa, anziana, che in cambio le dava un po’ di latte e alcune volte qualche pezzo di formaggio. Concetta aveva sempre un viso solare,allegro, a vederla sembrava la più ricca del mondo. Le caprette le portava quasi ogni giorno “ari serri” e al ritorno mai una vota si era dimenticata di raccogliere un bel mazzo di fiori di campo da sistemare “ara conicella” da Madonna “da varanna”. Erano sempre fiori bellissimi, profumati, e ogni volta che sistemava i fiori, tra le sue preghiere ne rivolgeva una in modo particolare per suo padre affinché non si ubriacasse più e potesse ritornare quel buono e bravo padre che era prima della morte della moglie. Concetta di solito, una volta rientrata al paese nel pomeriggio faceva altri piccoli e umili lavoretti nel cercare di arrotondare qualche soldino,mentre puntualmente suo padre la sera rientrava a casa sempre ubriaco fracido; ma lei con il sorriso gli preparava qualcosa da mangiare gli sistemava il letto per la notte e solo dopo che suo padre dormiva si metteva anche lei a letto stanchissima si addormenta subito sognando spesso sua madre che la spronava ad avere pazienza a non scoraggiarsi e soprattutto di stare vicino al suo papà perché solo lei l’avrebbe potuto aiutare nel uscire dal brutto vizio del vino.
sabato 23 ottobre 2010
I juri a ra Madonna da conicella (seconda parte)
venerdì 22 ottobre 2010
I juri a ra Madonna da conicella (Prima parte)
Eccoci al primo capitolo dei tre del racconto del mese d'ottobre. Ambientato subito dopo la prima guerra mondiale narra di una povera ragazzina di una Sellia affamata in ogni senso,una miseria generalizzata, i ricchi erano veramente pochi mentre i poveri vivevano alla giornata cercando in ogni modo di portare qualcosa da mangiare a casa. Sembra che tutto questo non possa essere mai esistito paraganato alla società attuale in cui viviamo del tutto e subito,dell'usa e getta,eppure sino a circa 30 anni fa si dava il giusto valore ad ogni cosa apprezzando quel poco che si aveva. Per quanto riguarda gli eventuali commenti ( sempre ben accetti) vi invito ad inserirli al terzo ed ultimo capitolo con le vostre eventuali pareri sul racconto. Buona lettura

Concetta era una ragazzina cresciuta in fretta, povera, molto povera. Come purtroppo lo erano in molti in quei tempi, la mattina di buon ora portava a pascolare le caprette che non erano sue, ma di una signora vedova vicina di casa che in cambio di un po' di latte e ogni tanto un po' di formaggio, le faceva pascolare nei campi vicino Sellia. Aveva meno di 14 anni ma il viso segnato di molti disagi, da molta fame, da molta sofferenza sembrava che ne avesse molti di più.Viveva con suo padre che ormai non lavorava più, e il suo unico pensiero era ubriacarsi sin dalla mattina. Sua mamma era morta dopo aver partorito il suo ultimo fratellino che ora aveva circa un anno, il quale assieme alle 2 sorelline vivevano dalla nonna. La piccola Concetta essendo la più...........
giovedì 21 ottobre 2010
mercoledì 20 ottobre 2010
Maltempo in Calabria la regione chiede lo stato di calamità naturale.
Negli ultimi giorni la pioggia caduta ininterrottamente, ha creato disagi e provocato danni i in Calabria ,che puntualmente ritorna a fare i conti con il rischio idrogeologico. E' stata resa necessaria l’evacuazione di due villaggi turistici della costa tirrenica. A Paola, nel cosentino, la pioggia ha fatto ingrossare e poi straripare alcuni torrenti e circa 200 persone tra cui alcuni sacerdoti in città per un convegno, sono stati tratti in salvo dal Corpo forestale dello Stato dopo che l'acqua aveva invaso le camere della struttura.
Situazione analoga anche a Zambrone, in provincia di Vibo Valentia, dove 80 persone hanno dovuto lasciare le loro camere all’interno di un villaggio turistico. Le precipitazioni hanno provocato frane e smottamenti determinando la chiusura per frane per alcune ore di due tratti della statale 18, tra Paola e San Fili, nel cosentino, e tra Favazzina e Scilla, nel reggino. Non sono mancati gli incidenti stradali: a Diamante in uno scontro frontale tra due auto è morto un giovane di 22 anni mentre a Scalea in un altro episodio è rimasto ferito un bambino di nove anni che attualmente, in rianimazione, nell’ospedale di Cosenza. Anche il crotonese non è stato risparmiato con allagamenti di terreni e abitazioni a Isola Capo Rizzuto. Il maltempo ha anche provocato disagi alla circolazione con rallentamenti per la presenza di fango sull'autostrada Sa-Rc nella zona di Rogliano e nel lametino per lo straripamento di alcuni torrenti con allagamenti e accumulo di detriti sulla sede stradale. Disagi anche per il traffico ferroviario per il cedimento di una massicciata tra Zambrone e Parghelia, che ha reso necessaria la sospensione della circolazione sulla linea Eccellente-Rosarno e la deviazione sulla tirrenica di un treno espresso proveniente da Roma. Trenitalia ha disposto l'attivazione di servizi sostitutivi con pullman. A Paola il sindaco della città ha disposto la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado anche per la gioranta di oggi.

Situazione analoga anche a Zambrone, in provincia di Vibo Valentia, dove 80 persone hanno dovuto lasciare le loro camere all’interno di un villaggio turistico. Le precipitazioni hanno provocato frane e smottamenti determinando la chiusura per frane per alcune ore di due tratti della statale 18, tra Paola e San Fili, nel cosentino, e tra Favazzina e Scilla, nel reggino. Non sono mancati gli incidenti stradali: a Diamante in uno scontro frontale tra due auto è morto un giovane di 22 anni mentre a Scalea in un altro episodio è rimasto ferito un bambino di nove anni che attualmente, in rianimazione, nell’ospedale di Cosenza. Anche il crotonese non è stato risparmiato con allagamenti di terreni e abitazioni a Isola Capo Rizzuto. Il maltempo ha anche provocato disagi alla circolazione con rallentamenti per la presenza di fango sull'autostrada Sa-Rc nella zona di Rogliano e nel lametino per lo straripamento di alcuni torrenti con allagamenti e accumulo di detriti sulla sede stradale. Disagi anche per il traffico ferroviario per il cedimento di una massicciata tra Zambrone e Parghelia, che ha reso necessaria la sospensione della circolazione sulla linea Eccellente-Rosarno e la deviazione sulla tirrenica di un treno espresso proveniente da Roma. Trenitalia ha disposto l'attivazione di servizi sostitutivi con pullman. A Paola il sindaco della città ha disposto la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado anche per la gioranta di oggi.
martedì 19 ottobre 2010
Località Uria Sellia Marina: L’appello delle famiglie per evitare una strage senza precedenti
Nella foto la casa della famiglia Barberio sgomberata per ordinanza sindacale e la montagna soggetta a smottamenti
Riceviamo e volentieri pubblichiamo un accorato appello da parte degli abitanti del quartiere Uria di Sellia Marina di via case sparse. Nella speranza che si risolvi al più presto questa drammatica situazione prima che sia troppo tardi.
Quando succedono le stragi in un determinato luogo, subito dopo si mobilita il mondo intero dai “media” a tutte le forze dell’ordine, la Protezione civile. Prima, però che queste avvengono cosa si fa? Molte volte niente. È questo il caso di Uria, piccola frazione di Sellia Marina, in Via Case Sparse, dove un nutrito nucleo di abitazioni si trovano a ridosso di una collina che è a rischio di frane. Eppure mentre è da un anno che questa storia va avanti, mentre è appena trascorsa l’estate, tempo propizio per intervenire, sono rimaste ai posteri queste parole, questa promessa: “Entro settembre rientrerete nelle vostre case!” Parola del sindaco di Sellia Marina, Giuseppe Amelio. “Non vi preoccupate, solo qualche sacrificio”, aveva continuato. Il mese di settembre è alle porte e i lavori alla montagnetta di Uria non sono mai iniziati.
Gli ultimi sopralluoghi, effettuati recentemente, evidenziano un peggioramento della situazione di pericolosità rispetto all’alluvione che ha flagellato mezza Calabria nello scorso inverno. La località è denominata “Case sparse”, la via è Piranietto. A pagarne le conseguenze fra tutte le famiglie a rischio è le due famiglie Barberio, le cui abitazioni, sono proprio lì dove potrebbe verificarsi l’inizio della frana. Le due famiglie sono composte da sei persone, nonni, figli e nipoti. Traslocati a seguito dell’ordinanza sindacale di sgombero al villaggio Uria. Sistemazione provvisoria. Aveva detto. Aveva! Come aveva pure detto di fare qualche sacrificio “perché il Comune non si poteva permettere due affitti” (avevano chiesto due appartamenti: uno per i nonni e un altro per i figli e i nipoti). Nel frattempo nonno Vincenzo ha avuto un infarto (dovuto, molto probabilmente, allo stress di vedere anni di lavoro andati in fumo), la sua consorte non è al massimo della forma e i bambini dovranno pure andare a scuola. La famiglia Barberio, supportata da tutti gli abitanti della zona rivolge un accorato appello a tutti coloro che possono fare qualcosa. Il loro è un appello perché “il Comune si assuma le sue responsabilità” e li aiuti a ritornare nella loro abitazione al più presto. “Ci sentiamo presi in giro – hanno proseguito – viste le iniziali promesse”. Grandi i disagi. Forte la delusione. Legittime le richieste. Non rimangono che le risposte opportune dell’Amministrazione comunale. Sempre che il governo locale non consideri priorità altri tipi interventi, che a nulla servono. Sarebbe più giusto, invece, che si prodigasse prima per i servizi essenziali da rendere ai cittadini e poi per le esigenze estetiche di parte. Per una volta, non interveniamo dopo il disastro ma agiamo in tempo. Facciamo chiasso. Facciamo in modo che un centinaio di persone non rimangano senza abitazione o, per la peggiore delle ipotesi, senza vita. E se tutto ciò si verificasse di notte, quando tutti dormirebbero. Aiutateci!
Gli abitanti di “Via Case Sparse”
Terzo video di selliaracconta dal titolo: Che sarà di Sellia.
Come si dice non c’è due senza tre ..eccoci dunque al terzo video elaborato da selliaracconta con materiale fotografico proprio, oppure raccolto su internet colgo l’occasione di ringraziare i vari utenti che inseriscono foto sul nostro stupendo borgo. Quale futuro avrà Sellia? Speriamo che dopo un lungo periodo di abbandono,di decadenza possa arrivare il periodo della rinascita, della riscoperta, della valorizzazione di uno dei borghi più belli della Calabria, il quale però attualmente versa in situazioni veramente pietose rischiando di veder scomparire molte abitazioni che versano in condizioni precari divenendo sempre di più ricettacolo di rifiuti e rifugio di animali randagi . Noi ne abbiamo ampiamente parlato qui cercando di sensibilizzare innanzi tutto i vari proprietari delle abitazioni abbandonate ma anche i nostri amministratori affinché prendano iniziative serie ma al più presto prima che del bel centro storico già ferito da vari cataclismi e opere scellerate dell’uomo, non ne rimanga che ben poco …che sarà di Sellia? Vedete il video e poi nei commenti dite la vostra….Ovviamente arrivederci al prossimo video.
lunedì 18 ottobre 2010
Premessa al racconto "I juri a ra Madonna da conicella" " I fiori alla piccola icona della Madonna "
In questa settimana inizieremo ad inserire il primo dei tre capitoli del racconto del mese di ottobre dal titolo “I juri a ra conicella da Madonna” Un bel racconto, molto religioso e intenso, ambientato a Sellia all’inizio del secolo scorso. Uno dei racconti più narrati dagli anziani. Da piccolo ho avuto modo di ascoltarlo più di una volta da persone diverse, ma quest’estate parlando con due anziani non ricordavano più questo episodio, solo dopo averglielo accennato iniziavano ad avere tiepidi ricordi; tutto questo per dirvi come diventa importante nell’era che stiamo vivendo, trascrivere ogni cosa che appartiene al nostro passato anche quella che a prima vista potrebbe sembrare banale, altrimenti il rischio che vadano persi per sempre è molto alto, una volta questo rischio non esisteva perchè erano tante le persone che narravano dunque tramandavano oralmente tanti episodi del passato, ora come abbiamo detto bisogna trascrivere tutto il materiale che si raccoglie sulla storia di Sellia perchè non c’è più nessuno che ha tempo di ascoltare ,ma soprattutto non c’è più nessuno che ha voglia di raccontare. Ecco il compito primario di selliaracconta: raccogliere, trascrivere, far conoscere a tutti la bellissima storia del nostro borgo millenario che durante i vari secoli ha subito molti stravolgimenti sia naturali che all’opera dell’uomo che hanno compromesso in modo irrimediabilmente in negativo il futuro stesso di Sellia. Ritornando al racconto, la conicella che......
sabato 16 ottobre 2010
Io vi dico che farà loro giustizia prontamente (necessità di pregare sempre )
Carissimo/a,
la preghiera è la manifestazione più alta, della nostra fede. Nella preghiera si incontrano due verità: di Dio e dell’uomo. Chi è Dio e chi è l’uomo?
Chi è Dio? È l’Onnipotente Signore, il Creatore del Cielo e della terra, la Carità eterna, la Verità dell’universo e dell’uomo, l’Amore illimitato, la Vita senza fine, la Provvidenza che governa il mondo, Colui al quale è dovuto ogni obbedienza da tutta la sua creazione, il Padre buono che conosce solo il bene, la Misericordia che non si fa attendere, la Pietà che sempre risponde, la Luce che riscalda e illumina,
Chi è l’uomo? È la povertà infinita, il nulla assoluto, il piccolo che non può crescere da solo, che mai si potrà fare da sé. È colui che per vivere si deve nutrire solo del suo Dio. Anche il corpo per vivere ha bisogno della benedizione di Dio. Persino il suo respiro è un prestito del Signore senza alcuna scadenza certa. Quando il Signore vuole, viene e se lo prende e nessuno gli potrà mai dire: “Perché me lo prendi?”. È suo.

Cosa avviene nella preghiera? Accade che la miseria dell’uomo viene offerta al Signore. Il Signore l’accoglie e la trasforma in vita e in ricchezza per noi. L’immensità, la grandezza della nostra povertà viene data a Lui nella fede che Lui potrà trasformarla in immensa ricchezza. La morte Lui la fa vita, la fame sazietà, il niente lo moltiplica e lo ingrandisce, la malattia la fa salute, la solitudine comunione, la penuria abbondanza. Niente gli è impossibile. Cosa è chiesto a noi? Solo di perseverare con fede nella nostra richiesta. Quanto dobbiamo perseverare? Fino all’esaudimento della nostra invocazione.
Diceva loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».
La parabola si chiude con un pensate interrogativo: “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”. È responsabilità del cristiano far sì che la fede non scompaia dalla nostra terra. Oggi in verità il cristiano sta commettendo un grave misfatto: sta liberando la fede dalla verità e la verità dalla fede, per dare spazio al puro sentimento, che sfocia in una religiosità senza fede e senza verità. Una fede senza verità ci rende più schiavi della non fede. Una verità senza fede ci fa al massimo dei filosofi, mai dei cristiani. Contro questo sfacelo cristiano dobbiamo reagire. Come? Rimettendo la verità nella fede e la fede in ogni verità di Dio. È Dio la verità dell’uomo, verità della sua anima, del suo spirito, del suo corpo.
In questo interrogativo di Gesù vi è la conferma di ciò che dicevo nella precedente lettera. Allora, rimbocchiamoci le maniche e mettiamoci a lavoro perché un miracolo può sempre accadere. Io vi dico che se solo per un mese noi ci crediamo e operiamo secondo quanto crediamo tutto risorgerà. Che il Signore vi benedica e vi colmi di buoni e santi propositi. La domanda è sempre la stessa: cosa sto facendo io per il bene della mia comunità?
la preghiera è la manifestazione più alta, della nostra fede. Nella preghiera si incontrano due verità: di Dio e dell’uomo. Chi è Dio e chi è l’uomo?
Chi è Dio? È l’Onnipotente Signore, il Creatore del Cielo e della terra, la Carità eterna, la Verità dell’universo e dell’uomo, l’Amore illimitato, la Vita senza fine, la Provvidenza che governa il mondo, Colui al quale è dovuto ogni obbedienza da tutta la sua creazione, il Padre buono che conosce solo il bene, la Misericordia che non si fa attendere, la Pietà che sempre risponde, la Luce che riscalda e illumina,
Chi è l’uomo? È la povertà infinita, il nulla assoluto, il piccolo che non può crescere da solo, che mai si potrà fare da sé. È colui che per vivere si deve nutrire solo del suo Dio. Anche il corpo per vivere ha bisogno della benedizione di Dio. Persino il suo respiro è un prestito del Signore senza alcuna scadenza certa. Quando il Signore vuole, viene e se lo prende e nessuno gli potrà mai dire: “Perché me lo prendi?”. È suo.
Cosa avviene nella preghiera? Accade che la miseria dell’uomo viene offerta al Signore. Il Signore l’accoglie e la trasforma in vita e in ricchezza per noi. L’immensità, la grandezza della nostra povertà viene data a Lui nella fede che Lui potrà trasformarla in immensa ricchezza. La morte Lui la fa vita, la fame sazietà, il niente lo moltiplica e lo ingrandisce, la malattia la fa salute, la solitudine comunione, la penuria abbondanza. Niente gli è impossibile. Cosa è chiesto a noi? Solo di perseverare con fede nella nostra richiesta. Quanto dobbiamo perseverare? Fino all’esaudimento della nostra invocazione.
Diceva loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».
La parabola si chiude con un pensate interrogativo: “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”. È responsabilità del cristiano far sì che la fede non scompaia dalla nostra terra. Oggi in verità il cristiano sta commettendo un grave misfatto: sta liberando la fede dalla verità e la verità dalla fede, per dare spazio al puro sentimento, che sfocia in una religiosità senza fede e senza verità. Una fede senza verità ci rende più schiavi della non fede. Una verità senza fede ci fa al massimo dei filosofi, mai dei cristiani. Contro questo sfacelo cristiano dobbiamo reagire. Come? Rimettendo la verità nella fede e la fede in ogni verità di Dio. È Dio la verità dell’uomo, verità della sua anima, del suo spirito, del suo corpo.
In questo interrogativo di Gesù vi è la conferma di ciò che dicevo nella precedente lettera. Allora, rimbocchiamoci le maniche e mettiamoci a lavoro perché un miracolo può sempre accadere. Io vi dico che se solo per un mese noi ci crediamo e operiamo secondo quanto crediamo tutto risorgerà. Che il Signore vi benedica e vi colmi di buoni e santi propositi. La domanda è sempre la stessa: cosa sto facendo io per il bene della mia comunità?
venerdì 15 ottobre 2010
Nella provincia di catanzaro parecchi plessi scolastici a rischio chiusura
| Catanzaro manifestazione all'ateneo magna Grecia |
L’amministrazione provinciale di Catanzaro con alla guida Wanda Ferro entro la fine di ottobre dovrà approvare il piano di razionalizzazione e dimensionamento scolastico in ottemperanza alla riforma fatta dal ministro per la pubblica istruzione Maria S. Gelmini, già approvata come linea guida da parte del consiglio regionale calabrese. Si prevede che la scure del dimensionamento si abbatterà su ben 70 plessi della scuola dell’obbligo con enormi ricadute negative specie nei piccoli comuni dell’entroterra che vedranno venir meno un diritto sancito dalla costituzione il diritto allo studio. Per non veder soppressa la propria scuola in base al nuovo art. 2 del dpr233/98 devono mantenere una popolazione scolastica stabile per almeno un quinquennio compresa tra 500 e 900 alunni Ciò comporterà molti accorpamenti per molte scuole. Alcune deroghe possono essere concesse ai piccoli comuni montani oppure piccole realtà linguistiche ecc.. con dei parametri che scendono a minimo 300 alunni. Per essere più precisi: le scuole d’infanzia devono avere 30 alunni- la scuola primaria 50. Per le sezioni distaccate della scuola secondaria 45 alunni. Come dicevamo alcune deroghe sono possibili per i piccoli centri montani o aree svantaggiate con parametri di 20 alunni per la scuola d’infanzia, primaria 30 alunni- secondaria primo grado 36 alunni- secondaria secondo grado 20 alunni. Questa vera rivoluzione in negativo viene discussa nelle varie sedi comuni,comunità montane,associazioni,provincia, regione. Dopo che la provincia comunicherà le varie scuole da chiudere la regione delibererà in modo definitivo il piano di dimensionamento scolastico. Mentre molti sindaci si esprimono più o meno cosi: La riforma Gelmini è una vera vergogna di questa fantomatica seconda repubblica che invece di dare più strumenti e un piano di offerta formativa superiore, con scuole migliori, taglia invece drasticamente il personale docente e non docente e cancella quella marea di precari che finora sono stati la vera spalla armata della scuola Italiana, sopperendo a carenze e falle. Da alcune settimane sono tanti i sindaci della provincia che hanno ricevuto questa circolare shock da parte del dirigente del settore della pubblica istruzione della provincia di Catanzaro Anna Perani che,attenendosi alla legge invita i sindaci di inviare entro il 15 ottobre 2010 un atto deliberativo con eventuali proposte di accorpamento nel cercare di salvare i plessi sottodimensionati cioè quelli che hanno meno di 500 alunni, previa acquisizione del parere dell’istituzione scolastica. Grazie ministro, i nostri figli vi ringraziano per l’ottimo lavoro,per il futuro sicuro che gli state costruendo.
giovedì 14 ottobre 2010
A tutti i giovani di Sellia e a ogni uomo e donna di buona volontà
Carissimi, ben trovati. Vi saluto e vi ringrazio per l’attenzione e il tempo che mi date nel leggere questa mia lettera scritta con il cuore di Pastore per voi tutti. Voglio prima di addentrarmi nel discorso rivolgere un sentito e ossequioso ringraziamento a tutte quelle persone e a tutti quegli strumenti che mi consentono di arrivare a voi tutti; mi riferisco ai vari forum, blog, siti parrocchiali. Grazie.
Detto questo, mi preme sottolineare che questa mia lettera è disinteressata e interessata allo stesso tempo. Disinteressata, perché non mi lascio muovere da sentimenti che per alcuni possono essere politici o di parte ma parlo a partire dalla fede, dal vangelo, dalla volontà di Gesù. Questa mia lettera, poi, è interessata perché voi siete nel mio cuore, tutti e scrivo per il vostro bene.
In questo periodo vi sto osservando nel silenzio e sto esaminando la situazione storica in cui ci troviamo, una situazione allarmante e molto preoccupante. Cambiare la mentalità di una persona anziana è difficile, quasi, impossibile, ma formare una mentalità giovane dovrebbe essere più semplice, ma a volte, risulta più complicato. Carissimi, sento il bisogno e l’obbligo di dire: svegliamoci, diamoci uno scossone forte. Riprendiamoci ad ogni livello culturale, morale, sociale, spirituale, religioso. Anziché unirci ci stiamo dividendo, anziché andare avanti andiamo indietro, anziché crescere decresciamo, anziché seminare giustizia seminiamo ingiustizie, anziché seminare perdono seminiamo vendetta, anziché seminare odio seminiamo rancore, anziché comportarci da uomini ci comportiamo da bestie, anziché comportarci da cristiani ci comportiamo da pagani, da gente che non ha incontrato Cristo.
Non vi state accorgendo che state abbandonando Dio e i fratelli. La Chiesa è sempre più vuota, i sacramenti sono sempre più disertati. Non ci si fa più la comunione, non ci si confessa più. Non si invita più in Chiesa anzi chi dovrebbe lavorare in Chiesa la sta lentamente abbandonando. Non si crede più nei propri carismi, nel lavoro pastorale. Chi va in Chiesa va per abitudine ma non crede che una Messa gli può cambiare la vita. Si prega Cristo e lo si rinnega perché non si riesce a perdonare. Si mangia Dio e si vomita il fratello scomodo, diverso da me, dell’altra “fazione”, dell’altra corrente, dell’altro partito.
Allora, vi dico con grande forza e fermezza: volete morire? Continuate su questa strada e presto morirete. Volete riprendere a vivere? Ritornate a Cristo, alla Chiesa. Date una vera sferzata alla vostra vita. Non posso vedere i giovani divisi tra di voi, apatici, senza entusiasmo. Se volete ne parliamo, ci incontriamo, discutiamo, facciamo qualcosa ma, vi prego, risorgiamo, riprendiamoci. Se gli altri si dividono voi unitevi. Se gli altri si scannano voi curate le ferite, sanate le piaghe, date speranza e conforto.
Un ultimo messaggio lo rivolgo a tutti coloro che hanno responsabilità ad ogni livello, in ogni ambito: difendete la pace, seminate il perdono e la giustizia. Vigilate affinché questa comunità riprenda a vivere. Ai catechisti, agli animatori, al consiglio pastorale, a tutti i genitori pongo una domanda seria: cosa state facendo per il bene della vostra comunità, per la crescita della fede? E cosa invece non state facendo. Un giorno Gesù ci chiederà conto: ti ho dato cinque, sette, dieci e tu cosa mi hai dato. La stessa domanda la faccio a tutti gli amministratori di maggioranza e di minoranza, al mondo della scuola e a ogni uomo che ha responsabilità precise: ognuno di voi cosa sta facendo per il bene comune, per la crescita, per l’unità del paese? Non è una domanda critica ma una certezza che se tutti per il nostro ruolo e la nostra parte ci mettiamo il nostro impegno, questa comunità risplenderà, rifiorirà.
Pertanto, a tutti buon lavoro, buona ripresa, buon cammino, buona missione, buona rinascita. Lo dobbiamo a noi, ai nostri figli, ai nostri antenati, a Dio. Ricordatevi però, c’è un tempo per noi e un tempo per Dio. Quanto tempo state dando a Dio?
Con animo benedicente
Don Francesco Cristofaro
mercoledì 13 ottobre 2010
Dizionario dialettale Selliese (lettera N )
Oggi è la volta della lettera N da inserire nel nostro dizionario dialettale Selliese. N come: Nsertara= innestare una volta era una vera arte che richiedeva persone altamente preparate dove spesso da un albero selvaggio lo facevano diventare “domitu” cioè che portava frutti. Oggi oltre che si piantano sempre meno alberi sia da frutto che ornamentali, sono veramente poche che le persone che sanno fare gli innesti. Vi raccomando aiutateci nei commenti con l’inserimento di nuove parole che iniziano con la N. Come del resto state facendo , ricevendo l’aiuto di molti utenti che inseriscono nuove lettere. Alla fine una volta ultimato il vocabolario saranno inserite tutte le nuove parole che sono arrivate nei commenti avendo cosi un buon dizionario il più completo possibile.
NA(U) art. ind. Una(o)
NACA s.f. Culla - (bara) dove viene messo GESU' portata a spalla in processione il Venerdi Santo
NANU s.m. Nano
NASCA s.f. Naso grosso
NASCIRA verbo Nascere
NASCUTA s.f. Persona altezzosa, superba
NASTRU s.m. Nastro
NATA' località di Sellia
NCACCHIARA verbo Inciampare
NCAGNARA verbo Adirarsi
NCAMATU s.m. Affamato
NCAPPARA verbo Incorrere,trovare lungo il cammino una persona
NCARCARA verbo Calcare
NCARNATU agg. Incarnato
NCASARA verbo Rincasare
NCASTAGNARA verbo Sorprendere
NCATTURARA verbo Avvolgere
NCAVARCARA verbo Montare
NCAVUNARA verbo Precipitare
NCAZZARA verbo Adirarsi
NCAZZUSU agg. Stizzoso
NCENZU s.m. Incenso
NCHIANARA verbo Salire
NCHIARARA verbo Sciacquare
NCHIATRARA verbo Gelare
NCHIETTARA verbo Intrecciare
NCHIOSTRU s.m. Inchiostro
NCHIOVARA mettere il chiodo
NCHJIMARA verbo Imbastire
NCHJIUMBARA verbo Impiombare
NCINOCCHIARA verbo Inginocchiare
NCORNARA verbo Incornare
NCRISCIRA verbo Annoiarsi
NCRISPARA bruciacchiare
NCRISTARA verbo Inseguire
NCROCCHIARA verbo Agganciare
NCUGNARA verbo mettere in modo stabile , conficcare
NCUJINA agg. Incudine
NCULARA verbo Piegarsi sulle calcagna
NCUTTA avverbio parecchio Vicini, più di uno
NDOTARA verbo Dare in dote
NEGGHIA s.f. Nuvola
NENTA pron. Niente
NEPITELLI s.f. Dolce pasquale
NEPUTI s.m. Nipoti
NERBU s.m. Nerbo
NESCIRA verbo Uscire
NESPULU s.m. Nespola
NESSUNU pron. Nessuno
NETTU agg. Pulito
NGALIPATU agg. Garbato
NGANNARE verbo Addormentarsi
NGATTARA verbo Addormentarsi, raggomitolarsi
NGALINIRA verbo Ingiallire
NGUAGGHI
NACA s.f. Culla - (bara) dove viene messo GESU' portata a spalla in processione il Venerdi Santo
NANU s.m. Nano
NASCA s.f. Naso grosso
NASCIRA verbo Nascere
NASCUTA s.f. Persona altezzosa, superba
NASTRU s.m. Nastro
NATA' località di Sellia
NCACCHIARA verbo Inciampare
NCAGNARA verbo Adirarsi
NCAMATU s.m. Affamato
NCAPPARA verbo Incorrere,trovare lungo il cammino una persona
NCARCARA verbo Calcare
NCARNATU agg. Incarnato
NCASARA verbo Rincasare
NCASTAGNARA verbo Sorprendere
NCATTURARA verbo Avvolgere
NCAVARCARA verbo Montare
NCAVUNARA verbo Precipitare
NCAZZARA verbo Adirarsi
NCAZZUSU agg. Stizzoso
NCENZU s.m. Incenso
NCHIANARA verbo Salire
NCHIARARA verbo Sciacquare
NCHIATRARA verbo Gelare
NCHIETTARA verbo Intrecciare
NCHIOSTRU s.m. Inchiostro
NCHIOVARA mettere il chiodo
NCHJIMARA verbo Imbastire
NCHJIUMBARA verbo Impiombare
NCINOCCHIARA verbo Inginocchiare
NCORNARA verbo Incornare
NCRISCIRA verbo Annoiarsi
NCRISPARA bruciacchiare
NCRISTARA verbo Inseguire
NCROCCHIARA verbo Agganciare
NCUGNARA verbo mettere in modo stabile , conficcare
NCUJINA agg. Incudine
NCULARA verbo Piegarsi sulle calcagna
NCUTTA avverbio parecchio Vicini, più di uno
NDOTARA verbo Dare in dote
NEGGHIA s.f. Nuvola
NENTA pron. Niente
NEPITELLI s.f. Dolce pasquale
NEPUTI s.m. Nipoti
NERBU s.m. Nerbo
NESCIRA verbo Uscire
NESPULU s.m. Nespola
NESSUNU pron. Nessuno
NETTU agg. Pulito
NGALIPATU agg. Garbato
NGANNARE verbo Addormentarsi
NGATTARA verbo Addormentarsi, raggomitolarsi
NGALINIRA verbo Ingiallire
NGUAGGHI
martedì 12 ottobre 2010
Secondo video montato da selliaracconta dedicato a tutti i Selliesi che hanno passato gli...anta
Dopo il bel successo del primo video dedicato alla Madonna del Rosario. In questo secondo video elaborato da selli racconta viene dedicato a tutti i Selliesi che hanno superato gli…anta con un bellissimo brano come sottofondo cantato dai dick dick da titolo “Come passa il tempo” . Ecco un passaggio della canzone
….. e tutto era piu' bello
o ci sembrava a noi
ma come passa il tempo
dai vent'anni in poi
Come passa il tempo
come si butta via
io che non sono un santo
e ho sbagliato tanto in vita mia
come passa il tempo...
che non ripassa mai
va come una Seicento
e quei ragazzi dentro
siamo noi....
o ci sembrava a noi
ma come passa il tempo
dai vent'anni in poi
Come passa il tempo
come si butta via
io che non sono un santo
e ho sbagliato tanto in vita mia
come passa il tempo...
che non ripassa mai
va come una Seicento
e quei ragazzi dentro
siamo noi....
Arrivederci al prossimo video
lunedì 11 ottobre 2010
Un invito da parte dell'associazione turistica pro loco del villaggio Mancuso
Riceviamo un invito per trascorrere dei bei momenti a contatto con la natura in una delle più belle zone della Calabria ma purtroppo sempre poco conosciuta,apprezzata Sila Catanzarese L’Associazione Turistica Pro Loco di Villaggio Mancuso è lieta di presentare la prima edizione di “Sapori d’Autunno in Sila”, rassegna di cinque appuntamenti gastronomici che si svolgerà a Taverna e nei Villaggi Silani dal 12 ottobre al 7 novembre 2010. PROGRAMMA: 12 OTTOBRE 2010 Taverna e Villaggio Mancuso(CZ), DALLE 9.30 ALLE 16.00 “Festa nazionale del Cuoco 2010″ 16 ottobre 2010 Villaggio Racise/ Taverna, dalle 10,30 in poi Sagra delle Crespelle 24 otobre 2010 Taverna, dalle 10.30 in poi Sagra della Castagna 31 ottobre 2010 Villaggio Cuturasila, dalle 10.30 in poi 27° Sagra della Patata e della Salaciccia 7 novembre 2010 Villaggio Mancuso, dalle 10.30 in poi 2° Sagra del Fungo e della Zuppa silana |
domenica 10 ottobre 2010
Origini del culto verso il S.S. Rosario (Prima parte)
"Chi propaga il Rosario è salvo!". Così si esprimeva il beato Bartolo Longo, un vero apostolo del Rosario, citato dall’attuale pontefice Giovanni Paolo II° nella recente Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae (16 ottobre 2002) dedicata alla preghiera del Santo Rosario, preghiera e devozione cosi profondamente radicata nel popolo cristiano. Il Santo Padre ha inoltre proclamato l’anno del Rosario (ottobre 2002 - ottobre 2003), e desidera che questa devozione venga recitata con fede da ogni cristiano e soprattutto all’interno delle famiglie, per ricercare l’unione e la concordia che solo dalla preghiera possono scaturire.
Come è nato e come si è sviluppato il Rosario che Pio XII° descrisse come "sintesi di tutto il vangelo, meditazione dei misteri del Signore, corona di rose e inno di lode"?
La storia è complessa e alcuni passaggi non sono storicamente chiari. I monaci nei Monasteri, nelle varie ore del giorno, recitavano il Salterio (i 150 salmi della Bibbia) e la Liturgia delle Ore (più comunemente conosciuta come il "Breviario") per obbedire all’invito del Signore Gesù che li richiamava alla preghiera costante: "Disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi (Lc 18,1) e di s. Paolo: "State sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie" (1 Ts 5, 16-18). Nell’VIII° secolo, per aiutare monaci illetterati e quelli che non conoscevano il latino, si cominciò a dire: "Chi non è capace di salmodiare reciti dei Pater". I salmi, così, vennero sostituiti da 150 Padre Nostro.
I monaci cercavano il silenzio interiore, la pace del cuore attraverso la meditazione e allora vollero facilitare questo per tutti, mediante una preghiera continua, ripetuta e semplice.
Ad un certo punto, all’inizio del XII° secolo, si diffonde in occidente la recita della prima parte dell’Ave Maria la cui origine è di alcuni secoli prima. È l’istinto della fede che ha condotto i cristiani a comporre l’Ave Maria: quando è cominciata la salvezza? Nel momento in cui il Verbo di Dio si fece carne. Dal Vangelo di Luca ricavarono allora le parole che l’Angelo Gabriele e santa Elisabetta dissero alla Vergine (cf. Lc 1,28-42). Certamente, come accennato, il saluto angelico era conosciuto anche prima del XII° sec. (ricordiamo che il culto mariano è molto antico, infatti la famosa preghiera mariana Sub tuum praesidium risale al III° secolo e l’archeologia ha portato alla luce notevoli testimonianze del culto mariano fin dai primi secoli: cf "Il Timone" n. 23, pp. 64-66) ma la novità è la ripetizione della preghiera come una devota litania. Più tardi, alla fine del XV° secolo, si diffonderà l’uso della seconda parte dell’Ave Maria (Santa Maria Madre di Dio...: fu il Concilio di Efeso del 431 a definire la maternità divina di Maria) con l’aggiunta del Nome Gesù al centro delle due parti. Ci si chiese: perché non mettere il Nome di Colui che è dichiarato Benedetto? S. Paolo infatti, nella lettera ai Filippesi, afferma che il Nome di Gesù è al di sopra di ogni altro nome e dinanzi al Quale occorre prostrarsi (cf Fil 2,10). Le Ave Maria sostituirono i Pater ed ecco quindi la trasformazione del Salterio biblico in un "salterio semplice", o "salterio mariano", recitabile da chiunque. Nel XIV° secolo il certosino Enrico di Kalkar operò un’ulteriore suddivisione del "salterio mariano" dividendolo in 15 decine e inserendo, tra una decina e l’altra, il Padre Nostro. Inoltre in quell’epoca si diffuse la tradizione che il Rosario fu istituito da s. Domenico, fondatore dell’Ordine mendicante dei Domenicani, tradizione portata avanti da Alano de la Roche, domenicano anch’egli. Tale tradizione ha buoni motivi di veridicità in quanto il Rosario si diffuse dal Medioevo in poi grazie all’Ordine Domenicano che lo usava per la predicazione e per le missioni popolari. Nel XV° secolo, nell’ambiente certosino, nasce la proposta di recitare una forma di salterio mariano ridotta, con 50 Ave Maria, ma a ciascuna di esse era aggiunta una clausola o specificazione inerente la vita di Gesù. Si cominciò così a meditare sui misteri evangelici coniugando preghiera vocale e orazione mentale.
Come è nato e come si è sviluppato il Rosario che Pio XII° descrisse come "sintesi di tutto il vangelo, meditazione dei misteri del Signore, corona di rose e inno di lode"?
La storia è complessa e alcuni passaggi non sono storicamente chiari. I monaci nei Monasteri, nelle varie ore del giorno, recitavano il Salterio (i 150 salmi della Bibbia) e la Liturgia delle Ore (più comunemente conosciuta come il "Breviario") per obbedire all’invito del Signore Gesù che li richiamava alla preghiera costante: "Disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi (Lc 18,1) e di s. Paolo: "State sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie" (1 Ts 5, 16-18). Nell’VIII° secolo, per aiutare monaci illetterati e quelli che non conoscevano il latino, si cominciò a dire: "Chi non è capace di salmodiare reciti dei Pater". I salmi, così, vennero sostituiti da 150 Padre Nostro.
I monaci cercavano il silenzio interiore, la pace del cuore attraverso la meditazione e allora vollero facilitare questo per tutti, mediante una preghiera continua, ripetuta e semplice.
Ad un certo punto, all’inizio del XII° secolo, si diffonde in occidente la recita della prima parte dell’Ave Maria la cui origine è di alcuni secoli prima. È l’istinto della fede che ha condotto i cristiani a comporre l’Ave Maria: quando è cominciata la salvezza? Nel momento in cui il Verbo di Dio si fece carne. Dal Vangelo di Luca ricavarono allora le parole che l’Angelo Gabriele e santa Elisabetta dissero alla Vergine (cf. Lc 1,28-42). Certamente, come accennato, il saluto angelico era conosciuto anche prima del XII° sec. (ricordiamo che il culto mariano è molto antico, infatti la famosa preghiera mariana Sub tuum praesidium risale al III° secolo e l’archeologia ha portato alla luce notevoli testimonianze del culto mariano fin dai primi secoli: cf "Il Timone" n. 23, pp. 64-66) ma la novità è la ripetizione della preghiera come una devota litania. Più tardi, alla fine del XV° secolo, si diffonderà l’uso della seconda parte dell’Ave Maria (Santa Maria Madre di Dio...: fu il Concilio di Efeso del 431 a definire la maternità divina di Maria) con l’aggiunta del Nome Gesù al centro delle due parti. Ci si chiese: perché non mettere il Nome di Colui che è dichiarato Benedetto? S. Paolo infatti, nella lettera ai Filippesi, afferma che il Nome di Gesù è al di sopra di ogni altro nome e dinanzi al Quale occorre prostrarsi (cf Fil 2,10). Le Ave Maria sostituirono i Pater ed ecco quindi la trasformazione del Salterio biblico in un "salterio semplice", o "salterio mariano", recitabile da chiunque. Nel XIV° secolo il certosino Enrico di Kalkar operò un’ulteriore suddivisione del "salterio mariano" dividendolo in 15 decine e inserendo, tra una decina e l’altra, il Padre Nostro. Inoltre in quell’epoca si diffuse la tradizione che il Rosario fu istituito da s. Domenico, fondatore dell’Ordine mendicante dei Domenicani, tradizione portata avanti da Alano de la Roche, domenicano anch’egli. Tale tradizione ha buoni motivi di veridicità in quanto il Rosario si diffuse dal Medioevo in poi grazie all’Ordine Domenicano che lo usava per la predicazione e per le missioni popolari. Nel XV° secolo, nell’ambiente certosino, nasce la proposta di recitare una forma di salterio mariano ridotta, con 50 Ave Maria, ma a ciascuna di esse era aggiunta una clausola o specificazione inerente la vita di Gesù. Si cominciò così a meditare sui misteri evangelici coniugando preghiera vocale e orazione mentale.
sabato 9 ottobre 2010
La patata Silana conquista il marchio IGP contro l'imitazione del prodotto
Finalmente la ''Patata della Sila'' ha conquistato il giusto riconoscimento per l'Italia di una nuova indicazione geografica protetta (Igp) contro imitazioni e falsi in Europa. Bruxelles ha dato il via libera definitivo all'iscrizione nel registro europeo delle denominazioni e indicazioni geografiche protette (Dop e Igp) di una eccellenza della produzione agricola calabrese di cui si ha gia' notizia nella Statistica del Regno di Napoli del 1811. La coltivazione della patata ha rappresentato da sempre un'importante fonte economica. La zona di produzione comprende esclusivamente il territorio dei seguenti comuni: Acri, Aprigliano, Bocchigliero, Celico, Colosimi, Longobucco, Parenti, Pedace, Rogliano, San Giovanni in Fiore, Serra Pedace, Spezzano della Sila, Spezzano Piccolo, in provincia di Cosenza e il comune di Taverna in provincia di Catanzaro.
«La patata della Sila» si contraddistingue per la capacità di lunga conservazione e per le ottime qualità culinarie. In particolare, la grande attitudine alla frittura risulta essere legata agli ottimi valori di sostanza secca riscontrati dopo la cottura in olio, che permettono una maggiore persistenza del colore bianco-giallo della polpa della patata. Inoltre, il sapore tipico della patata risulta essere più marcato, La coltivazione delle patate fu introdotta in Calabria dai francesi di Giocchino Murat, che ne era un accanito consumatore e fervente sostenitore del nuovo prodotto. In Francia era stato Parmentier a diffonderne l'uso nel 1788, poco prima dello scoppio della Rivoluzione. Con la complicità del Re Luigi XV fece piantonare dai soldati dei campi seminati con il prezioso vegetale nei pressi della capitale. Questi avevano ricevuto l'ordine di mostrarsi particolarmente distratti, tanto che l'intero raccolto fu trafugato e utilizzato dai parigini, che ebbero modo di apprezzarne gli svariati usi alimentari. Il tubero divenne, con il caffè e la cioccolata, una dei prodotti distintivi dei rivoluzionari che lo fecero conoscere in tutto Europa con le guerre napoleoniche, incoraggiandone la coltivazione. Fino alla fine del Settecento, infatti i centri abitati della Calabria si dividevano tra "Paesi del grano", nelle pianure della Sibaritide, del Marchesato, del Poro, del Lametino e "paesi dell'albero", dediti esclusivamente alla coltivazione di olivi, viti, castagne ed altri alberi da frutto. I secondi erano particolarmente esposti a frequenti carestie non potendo disporre di una dispensa sufficiente a superare il lungo inverno durante il quale non vi era alcuna significativa produzione agricola, e la misera dispensa non bastava ad assicurare nutrimento a tutti i componenti della famiglia. Il grano invece, poteva essere conservato e dava una maggiore sicurezza di una continuità di risorse alimentari per la famiglia. I paesi dell'albero sono quelli interni, con una agricoltura più povera, con una popolazione che costantemente tendeva a spostarsi altrove, verso la prima zona. La situazione migliorò notevolmente nell'Ottocento per l'introduzione delle nuove colture (patata e segale mentre il mais era stato introdotto nel secolo precedente). Solo verso la metà del secolo fu introdotta la coltivazione del pomodoro e delle melanzane, che oggi sembrano che facciano parte dell'alimentazione tipica mediterranea, mentre la loro origine è sudamericana.
«La patata della Sila» si contraddistingue per la capacità di lunga conservazione e per le ottime qualità culinarie. In particolare, la grande attitudine alla frittura risulta essere legata agli ottimi valori di sostanza secca riscontrati dopo la cottura in olio, che permettono una maggiore persistenza del colore bianco-giallo della polpa della patata. Inoltre, il sapore tipico della patata risulta essere più marcato, La coltivazione delle patate fu introdotta in Calabria dai francesi di Giocchino Murat, che ne era un accanito consumatore e fervente sostenitore del nuovo prodotto. In Francia era stato Parmentier a diffonderne l'uso nel 1788, poco prima dello scoppio della Rivoluzione. Con la complicità del Re Luigi XV fece piantonare dai soldati dei campi seminati con il prezioso vegetale nei pressi della capitale. Questi avevano ricevuto l'ordine di mostrarsi particolarmente distratti, tanto che l'intero raccolto fu trafugato e utilizzato dai parigini, che ebbero modo di apprezzarne gli svariati usi alimentari. Il tubero divenne, con il caffè e la cioccolata, una dei prodotti distintivi dei rivoluzionari che lo fecero conoscere in tutto Europa con le guerre napoleoniche, incoraggiandone la coltivazione. Fino alla fine del Settecento, infatti i centri abitati della Calabria si dividevano tra "Paesi del grano", nelle pianure della Sibaritide, del Marchesato, del Poro, del Lametino e "paesi dell'albero", dediti esclusivamente alla coltivazione di olivi, viti, castagne ed altri alberi da frutto. I secondi erano particolarmente esposti a frequenti carestie non potendo disporre di una dispensa sufficiente a superare il lungo inverno durante il quale non vi era alcuna significativa produzione agricola, e la misera dispensa non bastava ad assicurare nutrimento a tutti i componenti della famiglia. Il grano invece, poteva essere conservato e dava una maggiore sicurezza di una continuità di risorse alimentari per la famiglia. I paesi dell'albero sono quelli interni, con una agricoltura più povera, con una popolazione che costantemente tendeva a spostarsi altrove, verso la prima zona. La situazione migliorò notevolmente nell'Ottocento per l'introduzione delle nuove colture (patata e segale mentre il mais era stato introdotto nel secolo precedente). Solo verso la metà del secolo fu introdotta la coltivazione del pomodoro e delle melanzane, che oggi sembrano che facciano parte dell'alimentazione tipica mediterranea, mentre la loro origine è sudamericana.
venerdì 8 ottobre 2010
Il blog durante il mese di ottobre. Tanti post minimo uno al giorno dove in primo piano rimane il bellissimo borgo di Sellia.
Eccoci nel mese di ottobre, il mese della vendemmia. Una volta nei tanti palmenti dislocati nel centro storico di Sellia era tutto un pullulare di persone intenti a lavare le botti di legno che avrebbero dovuto ospitare il mosto. Tutti, chi più chi meno, faceva " u comudu du vinu", comprando l’uva, andando direttamente nei vari vitigni della zona, oppure sfruttando quella locale che negli anni diventava sempre più scarsa. Insieme alle provviste del maiale e alle conserve di pomodoro, pigiare l’uva era un rito in cui partecipava tutta la famiglia dividendosi i vari compiti, diversificando anche con vino bianco, fragolo, vinicotto ecc... La settimana più indicata era proprio quella che precedeva la festa della Madonna del Rosario. Durante il mese appena iniziato, il blog (che ormai marcia spedito nell’impegno di inserire minimo un post al giorno) racconterà tanti episodi attinenti al mese, al periodo dell’anno iniziando dal racconto che, come abbiamo precedentemente detto, per questo mese avrà come titolo “I Jiuri a ra Madonna da conicella” storia narrata e ambientata a Sellia, la quale sarà suddivisa in capitoli. Per "Sellia sconosciuta" inseriremo un post dove la protagonista sarà una foto (purtroppo molto rovinata) che immortala una delle prime processioni della Madonna del Rosario alle palazzine dove si intravede il bellissimo stendardo dell'omonima confraternita. Tratteremo, anzi stiamo trattando problemi di attualità cercando di sensibilizzare la popolazione ma soprattutto le varie autorità competenti su un probabile (sperando che rimanga tale) scempio nel nostro territorio, e su una auspicata strada; mentre mi giungono lamentele sui lavori di metanizzazione che attualmente sta salendo dalla “Portabella” la quale rischia di cancellare definitivamente quel poco di storico e antico che ne rimane, sperando di non assistere a colate di cemento su quella parte ancora intatta dei gradini che sono rimasti indenni, ricordando che sono lì da secoli, essi fanno parte della nostra storia, andrebbero tutelati certo non deturpati per poi riempire gli scavi con cemento; ma non si poteva scegliere un altro percorso? Selliaracconta rimane aperta ai contributi di tutti, chiunque potrà vedere inserito il proprio articolo sul blog (basta che,non si offenda direttamente nessuno) , essi possono trattare qualsiasi argomento, il proprio articolo potrà essere inviato anche sotto un qualsiasi nick,nome vero o inventato al seguente indirizzo e-mail selliaracconta@gmail.com. oppure chi è registrato sul forum di Sellia potrà inviare il suo contributo anche tramite PM, ricordandovi che per crearsi un indirizzo e-mail sotto qualsiasi nome ci vogliono due minuti avvalendosi dei numerosi siti che l’offrono completamente gratis. Concludiamo con due parole per il mese di settembre da poco passato, dove le visite singole sono state in continuo aumento. Un saluto a tutti augurandovi un bellissimo mese da trascorrere anche insieme a selliaracconta che vi terrà sempre informati su tutto ciò che ruota intorno a Sellia tra ieri oggi ……e domani. Ovviamente visto l'enorme successo del primo video elaborato da selliaracconta, riguardante la bella festa della Madonna del Rosario, ne inseriremo di nuovi. Un saluto a tutti da zagor
giovedì 7 ottobre 2010
Vedremo mai definitivamente ultimata, ma soprattutto operativa la nuova cittadella regionale? ( Che sta sorgendo in località Germaneto di Catanzaro)
| Nella foto l'imponente struttura in ferro per la costruzione della cittadella regionale Calabrese di Catanzaro |
Vedremo mai in tempi brevi la consegna della cittadella regionale della Calabria dove saranno sistemati tutte le miriade di uffici sparsi nella città di Catanzaro che incidono con enormi spese di locazione nelle già magre casse regionali? Intanto il presidente Scopelliti metta le mani avanti dicendo che: Da un’opera che doveva essere realizzata in cemento armato si è passati all’adozione dell’acciaio. Un azzardo forte da parte della politica e un fatto che ha determinato lo stravolgimento del progetto originario e il cambiamento degli accordi contrattuali. Questo lo stato dell’arte dei lavori per la costruzione della cittadella della regione. Lo ha riferito ieri il Governatore Giuseppe Scopelliti, in un’incontro con la stampa a cui hanno partecipato gli assessori regionali ai Lavori pubblici, Giuseppe Gentile, e al Personale Domenico Tallini. «Abbiamo necessità di fare chiarezza - ha sostenuto Scopelliti - sulle sorti di una scelta che è funzionale e strategica e su una struttura molto attesa non solo dalla città di Catanzaro ma da tutta la regione. Per questo stiamo concentrando tutti i nostri sforzi. Ci sono però aspetti inquientanti e su questi siamo pronti a fornire alla magistratura tutti gli elementi di cui siamo in possesso». Ma entriamo nei dettagli, forniti dal presidente. Nel 2006 il contraente generale Ati Sadelmi spa ha presentato il progetto definitivo che è stato approvato il 23 luglio del 2007. Nel settembre 2007 il responsabile del procedimento pro tempore ha disposto alcune attività propedeutiche all’inizio delle lavorazioni che si sono concluse a dicembre 2008, quando è stato ordinato l’avvio di scavo e cantierizzazione. Contestualmente il contraente generale ha notificato alla Regione maggiori oneri per 44 milioni di euro in considerazione del notevole periodo di tempo (oltre due anni) intercorso tra la gara e il possibile avvio dei lavori. Nel marzo 2009 il contraente generale ha segnalato alla Regione l’opportunità della realizzazione di una struttura in acciaio in variante rispetto all’originaria tipologia costruttiva prevista in cemento armato.
mercoledì 6 ottobre 2010
Inserimento del primo video elaborato da selliaracconta dedicato alla Madonna del Rosario
Dopo numerose richieste soprattutto da parte dei tanti, tantissimi amici che seguono quotidianamente il blog e che vivono al nord Italia o all’estero, ecco il primo video montato ed elaborato da selliaracconta con foto prese da internet( senza modificarle) attinente ai festeggiamenti della Madonna del Rosario. Fateci sapere il vostro giudizio,gradimento. Sicuramente ne inseriremo altri ora che selliaracconta ha il suo proprio canale su You tube.
Buona visione
Buona visione
Il timpone Pergulaci di Sellia rischia di scomparire per sempre?
Lo spauracchio della realizzazione di una cava per sfruttare la calce di cui tutto il timpone pergulaci ne è ricca, torna ciclicamente d’attualità. Ultimamente molti, anche se sottovoce, indicano come imminente la concessione con il definitivo via libero paesaggistico ad una ditta non meglio identificata (pare di Lamezia Terme ) sarebbe uno vero scempio per una risorsa naturale e naturalista da valorizzare oltre agli effetti negativi sulla salute che questa cava provocherebbe: causa le polveri sottili sprigionate dall’estrazione e trituramento dei massi. Il terreno in questione ricade, se non sbaglio, tra 2 soggetti privati ed il comune. Sarebbe veramente una grossa ferita nel bel territorio quasi incontaminato, un vero disastro ambientale. Nella foto, abbiamo ricostruito al computer il timpone pergulaci prima ed eventualmente dopo (nella speranza che questo dopo non avverrà mai). In giro per Sellia abbiamo raccolto qualche opinione,cercando di saperne di più ma le risposte sono state molto evasive ma soprattutto nessuno ha nettamente smentito questa ipotetica concessione per lo sfruttamento e l’estrazione della calce. Persone un po’ più informate hanno smentito che esistono già atti di locazione dei terreni, ma solo dei contatti, mentre per quanto riguarda l’estrazione: il danno sulla salute sarebbe veramente minimo, perché la ditta trasporterebbe con grossi camion i massi direttamente nei propri silos dove lì avverrebbe la triturazione e trasformazione in calce per l’edilizia, le mine poi farebbero diminuire di molto il periodo di estrazione portando i disagi al minimo; addirittura un signore delle palazzine era favorevolissimo perché (testuali parole) “Con l’eliminazione di questo timpone finalmente avremo la visuale libera su Catanzaro e prenderemo tutti i canali del digitale terreste” Selliaracconta rimane fortemente contraria a questa probabile concessione, dobbiamo valorizzare il nostro territorio, il nostro ambiente spesso custode di molti tesori il Timpone di pergolaci è un simbolo, un' icona di Sellia.Voi come la pensate ?
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