mercoledì 29 settembre 2010

Dizionario dialettale Selliese (lettera M )

La lettera M rimane una tra i vocaboli più ricchi del nostro dizionario dialettale Selliese io ne ho inseriti “na "motocarrata" vediamo un pò se nei vari commenti riuscirete ad inserirne di nuovi senza ripetersi,senza   "Mpappocchiara" senza "mbulicara". Vedete! Basta mettere la m davanti  su parecchie parole. Un saluto a tutti gli amici/che del sempre più seguito blog  selliaracconta.



Mà escl. Mamma.
MACARI avv. Magari
MACELLU s.m. Mattatoio
MACHINA s.f. Macchina
MACCATURU s.m. Fazzoletto
MACINELLU s.m. Macinino
MACISANISI Abitanti di Magisano
MAGARA s.f. Donna di facili costumi
MAGGHIA s.f. Maglia
MAGU s.m. Mago
MAJLLA s.f. Madia
MAJU s.m. Maggio
MALANCIANA s.f. Melanzana
MALAPPATUTU agg. Ridotto male
MALATUSU agg. Malaticcio
MALUMPARATU agg. Scostumato
MALUPPATIRA verbo Soffrire
MAMMALUCCU agg. Stupido
MAMMASTRA s.f. Matrigna
MANCARELLA s.f. Zona non soleggiata
MANCIARA verbo Mangiare
MANCIUNA agg. Mangione
MANCU avv. Neanche
MANIARA verbo Mescolare
MANICU s.m. Manico
MANIGGHIA s.f. Maniglia
MANIPULA s.f. Cazzuola
MANNA s.m. Gioco

MANNARA verbo Mandare
MANNARINU s.m. Mandarino
MANTA s.f. Coperta

martedì 28 settembre 2010

Catanzaro, la notte piccante 2010 in 10 scatti fotografici

Il Cavatore avvolto in un gioco di luci,dove in alto dentro una nuvoletta venivano inseriti i vari messaggi inviati su un numero di cellulare il quale era collegato a  internet che inseriva i vari messaggi curiosi,d'amore ecc.. dentro la nuvoletta.


I sposi della notte piccante,vincitori di una gara bandita dal comune  hanno celabrato il loro matrimonio in rosso durante la serata anche il ricco banchetto , con le varie spese pagate quasi totalmente dal comune


La madrina della quarta edizione Elisabetta Grecoraci mentre gusta il piatto d'onore della serata il morzello. Arrivata verso le 20 insieme alla famiglia,  la show girl è apparsa molto rilassata e serena firmando diversi autografi.


I fuochi d'artificio su San Giovanni  hanno illuminato di rosso il centro storico


Il centro storico preso d'assalto da una folle che ha sfidato la pioggia e il vento.Sullo sfondo il bellissimo palazzo della confcommercio illuminato a festa.


malgrado un scroscio d'acqua con forte vento abbatutosi verso le 20 il quale voleva rovinare la serata,il pubblico  non si è scoraggiato.Ecco piazza Duomo verso le 22 con un numerose presenze.


Una piccola parte dei 57 metri di circonferenza  e 18 di diametro della pitta più grande del mondo, battendo il precedente record entrando di diritto nei gunnes dei primati. Realizzata dal panificio Alli, esposta in piazza prefettura sino alle 21

La radio ufficiale dell'evento rtl 102,5,la quale ha pubblicizzato in diretta radiofonica e tv la città di Catanzaro,con collegamenti in diretta durante l'evento.



n



I  giovani che hanno preso letterarmente d'assalto i vari posti dove erano situati i palchi con musica da discoteca.L'unica nota stonata l'eccessiva tasso l'alcolico di alcuni che sono dovuti ricorrere alle cure delle postazioni del 118 per riprendersi dalla sbornia.

Ultima foto dedicata al piatto principe della città di Catanzaro  "il morzello"Il quale proprio in questo periodo è stato riconosciuto come De.co., ossia la denominazione comunale d'origine. Questa certificazione, che avviene attraverso uno studio approfondito delle peculiarità comunali è una procedura snella, particolarmente interessante per le produzioni legate alla vita delle comunità locali, permette di conservare e valorizzare le colture e le preparazioni tradizionali legate alla cultura del territorio, aiutando anche a proteggere la biodiversità. Ma di vero morzello ne abbiamo visto poco è preparato male molto annacquato.

lunedì 27 settembre 2010

Portabella penninu (quinta e ultima parte)

Ci incamminiamo verso le nostre case quando dalla stanchezza per le varie emozioni mi sedetti ai gradini di una palazzina, ma subito saltai in aria i gradini erano ricoperti pieni di spine, di rovi ,osservando bene anche la porta era minuziosamente ricoperta di rovi sino alla maniglia “mmbaa forzi u cumpari Peppinu si spagna de nncuna vurpa chi c’è vò arrobara i sozzi”. Andammo a dormire stanchi, scontenti, rassegnati. Il mattino dopo di buon ora eravamo già in piazza, mancava Tonino, poverino ci dispiaceva chissà dov'era, sicuramente anche questa notte non avrà chiuso occhio nel dilemma, nella paura che anche lui possa diventare un lupipampinu. "Andiamo a casa sua per vedere come sta?", "Certo andiamo!" Mentre ci incamminiamo, noto che ai gradini "e alla porta di mastru peppino" i spinari non ci sono più, ma non li diamo nessuna importanza; quando ecco che passa mio zio "cu u ciucciu" sta gia rincasando dalla campagna, la mattina si alza prestissimo quando ancora è buio, mi saluta e mi dice " 'Colicè daccia si spinari a mastru peppinu!" , "Certo zio. ma toglimi na curiosità perche li sistema per benino lungo i gradini e davanti la porta? Forse perche qualche volpe durante la notte cerca di entrare nella dispensa per rubargli gli insaccati?", "Ma quala vurpa e vurpa" disse mio zio "li servanu pe u figliu ca è nu lupipampinu accusì si pungia e nu trasa a ra casa" Sorridendo risalì sul asino e se ne andò. Ecco chi era u lupipampinu "u figliu de mastru peppinu."Dovevamo subito andare a dirglierlo a Tonino poverino chisà quante sofferenze sta passando; eccoci a casa sua, bussiamo, i genitori non.......

domenica 26 settembre 2010

Eolico: ecco tutti i siti sotto inchiesta da parte della magistratura Calabrese per una max tangente di duemilioni e quattrocento mila euro.


                              (Clicca sull'immagine per ingrandirla)
"Basta un filo di vento - dice il procuratore della Direzione nazionale antimafia, Pietro Grasso - per scatenare l'interesse delle organizzazioni criminali, dalla mafia alla  'ndrangheta, sempre a caccia di grandi occasioni di investimento".Tra le inchieste che d'ora in poi saranno supervisionate dalla Direzione nazionale antimafia di Pietro Grasso, ci sono quelle di Paola e Crotone dove gli imprenditori interessati all'eolico avrebbero versato mazzette di oltre due milioni di euro. Indagati, in Calabria, anche il sottosegretario alle Attività produttive, Giuseppe Galati (Pdl) e l'ex presidente della Regione Calabria, Giuseppe Chiaravalloti.
Un incontro operativo per suddividere il lavoro tra le varie forze dell’ordine al fine di fare chiarezza tra le migliaia di carte raccolte sull’inchiesta che la procura di Catanzaro sul presunto pagamento di una tangente di due milioni e quattrocento mila euro per le linee guida della regione Calabria per la costruzione dei parchi eolici ed approfondire gli aspetti salienti dell’indagine. E’ quello che il magistrato titolare del’inchiesta, Carlo villani, ha avuto in questi giorni. L’inchiesta partita dalla procura di Paola alcuni anni fa che indagava sulla costruzione di vari parchi eolici nelle quattro provincie calabresi escluso Reggio,sono stati raccolti in ben 126 faldoni che adesso la procura generale di Catanzaro vaglierà per cercare nuovi elementi per riconfermare la tesi accusatoria su questa mega tangente la quale ha condizionato tutti i vari parchi eolici sin qui realizzati, i quali come energia alternativa producono ben poco ma l’unica cosa che gira sono un sacco di soldi…. altro che eliche.

sabato 25 settembre 2010

"Comu ni pottimu renducira" un pomeriggio nel tempio violentato del calcio Catanzarese


Pomeriggio di venerdì e, come non più di consueto, ci rechiamo al “Nicola Ceravolo” per incontrare gli amici che da anni assistono agli allenamenti del Catanzaro Calcio
Prima di entrare nel tempio violentato ci rechiamo al “Roks” per il caffettino e incontriamo un tifoso doc, uno di quelli che questo Catanzaro non vuole vederlo.
Gli chiediamo come mai si trovi da quelle parti e se sta andando all’allenamento. Per poco non ci manda a quel paese. Dialoghiamo per un poco e il discorso si chiude con l'ormai classico “ma comu ni pottimu renducira”.Ci salutiamo con la speranza che tutto questo incubo al più presto finisca e ci rechiamo verso lo stadio, ma tutto a un tratto incontriamo “Nuvoloso” che ci dice: “duva jati, ca u Real Madrid s’allena a porti chiusi” Vabbé, ci fermiamo davanti al cancello principale e man mano arrivano i soliti tifosi...facinorosi e sfaccendati. I commenti e le discussioni di oggi riguardavano la grande novità. Il socio di minoranza Soluri, ex presidente, ex socio al 10%, al 12%, al 3%, radiocronista, vista l’ennesima squalifica dell’amministratore Aiello da Cuneo - quello del non sarete più umiliati - ha momentaneamente preso le redini per rappresentare la società in Lega.
“Incarico puramente onorifico, delegato del tutto marginale e legato ad un arco temporale preciso e breve”, scrive nel comunicato che riportiamo in calce all’articolo.Tralasciando gli epiteti volgari espressi, possiamo tranquillamente affermare che la gioia fra i tifosi era immensa. Meno male che a tutti è stato ricordato che dal 1995 al 2000 era stato eletto con i voti di novanta società, di cui almeno il 50% ora navigano fra C1, B e A. Mentre noi…anzi lui, ha fatto il callo in questa categoria dei record, con ben quattro play off persi da presidente o dirigente. Si commenta anche l’intervista a Daniele Rossi del Gruppo Guglielmo, apparsa da poco sulla nostra testata. “A madonna”, intesa come un'esclamazione di speranza, è l’espressione che esce fuori, non appena uno dei presenti riferisce del "sogno di diventare Presidente del Catanzaro".Con un motorino passa anche un cinese. "Li Ning, Lining veni ccà”, gli gridano, “duva vai, ca u stadiu è ccà”. Lui non capisce e non si ferma. Lo aspettiamo, aveva anche un pallone. Sul tardi arrivano i più focosi del gruppo e allora si decide di girare dietro ai distinti per andare a salutare la squadra. Non ci sono dirigenti. In campo, quando arriviamo, solo Vono e Scerbo sdraiati a terra. L’allenamento è finito ma partono subito i primi incitamenti per Ze Maria.

venerdì 24 settembre 2010

Sellia, si è concluso nel borgo presilano l'ultima tappa del progetto "Diagonal" di Trento sul tema dei diritti delle donne.


    

Per leggere i due articoli dei giornali clicca sulle immagini

Portabella penninu (quarta parte)

Ecco il piano studiato nei minimi dettagli impossibile che il lupipampinu ci sarebbe scappato senza prima scoprire chi si celava dietro quella figura terrificcante.La stasera stessa, la luna sarebbe stata ancora piena, ci saremmo mimetizzati ognuno in un nascondiglio lungo Portabella penninu, ognuno di noi distanziato dall’altro, per ultimo Gianni perchè quando correva nessuno riusciva a raggiungerlo, era veloce come un razzo, un vero mistero visto che mangiava (per modo di dire) una volta al giorno ed era magro come un grissino. Arrivò la sera, ci sistemammo in modo strategico, io il primo, nascosto dietro "u trappitu" di Placida alla curva da portabella, Tonino il secondo, nascosto dietro "a forgia" subito dopo Mimmo "ara curva vicinu a conicella da Madonna" Per ultimo Gianni, vicino l’attuale “putica e titina “. Avevo una paura tremenda, per fortuna o meglio per sfortuna, il cielo era limpido e la luna piena illuminava ogni cosa, il tempo sembrava non passasse mai, io vedevo Tonino che era dietro "a forgia" non stava fermo un momento andando in continuazione avanti e indietro, erano le 23 ma ancora niente 23.30 niente 23.45 un venticello si alzò; la paura era tanta, sentivo che stava per passare, infatti frazioni di secondi come un lampo lo vidi scendere da portabella, subito feci il richiamo, il verso che avevamo convenuto da fare come avvertimento quando lui sarebbe passato subito dopo lo fece tonino e quasi in contemporanea Mimmo ora sicuramente Gianni veloce come una lepre avrebbe scovato la casa per capire finalmente chi si nascondeva, chi si trasformava durante le notti di luna piena da lupipampinu. Arrivati tutti e tre all’attuale “putica e titina,” vediamo Giani che esce da dietro un cespuglio Allora chi era? Dove abita? E un nostro parente? Gianni non rispose, Tonino tutto teso "ho capito non vuoi parlare perche è un mio parente!" , "No non è un tuo parente" ,"Menomale, ne ero sicuro,sono salvo!" "Insomma..." continuò Gianni, non so se è un tuo parente, ma non so neppure se invece lo è, per il semplice motivo che non sono riuscito a seguirlo, il fatto è che mentre aspettavo mi è venuto un forte mal di pancia e appena avete fatto il richiamo non sono riuscito a trattenerla tanto che avevo paura!",  "Ma come?!" lo ripresi arrabbiato "Se vai al bagno si e no una volta alla ..............

giovedì 23 settembre 2010

Oggi la chiesa festeggia San Pio da pietralcina,uno tra i più grandi santi della chiesa




Il 23 settembre del 1968 un mare di persone salutavano per l'ultima volta uno dei più grandi santi della storia della chiesa. Nel video in bianco e nero originale dell'epoca si ripercorrono i momenti più toccanti di quel giorno.

                                
SAN PIO DA PIETRALCINA

             BIOGRAFIA
San Pio da Pietrelcina, noto anche come Padre Pio, al secolo Francesco Forgione, nasce il 25 maggio 1887 a Pietrelcina, piccolo comune campano vicino Benevento, da Grazio Forgione e Maria Giuseppa Di Nunzio, piccoli proprietari terrieri. La madre è una donna molto religiosa, alla quale Francesco rimarrà sempre molto legato. Viene battezzato nella chiesa di Santa Maria degli Angeli, l'antica parrocchia del paese, posta nel Castello, nella parte alta di Pietrelcina.
La sua vocazione si manifesta sin dalla più tenera età: giovanissimo, a solo otto anni, rimane per ore davanti l'altare della chiesa di Sant'Anna a pregare. Iniziato il cammino religioso con i frati cappuccini, il papà decide di emigrare in America per affrontare le spese necessarie per farlo studiare.

Nel 1903, a quindici anni, arriva al convento di Morcone e il 22 gennaio dello stesso anno indossa il saio di cappuccino prendendo il nome di Fra' Pio da Pietrelcina: viene destinato a Pianisi, dove rimane fino al 1905.
Dopo sei anni di studi compiuti in vari conventi, tra continui ritorni al suo paese per motivi di salute, viene ordinato sacerdote nel duomo di Benevento il 10 agosto 1910.Nel 1916 parte per Foggia, presso il convento di Sant'Anna, e il 4 settembre dello stesso anno viene mandato a San Giovanni Rotondo, dove vi resterà per il resto della vita.Appena un mese dopo, nella campagna di Piana Romana, a Pietrelcina, riceve per la prima volta le stigmate, subito dopo scomparse, almeno visibilmente, per le sue preghiere. Questo avvenimento mistico porta un aumento del pellegrinaggio, sul Gargano, da ogni parte del mondo. In questo periodo inizia anche a soffrire di strane malattie di cui non si è mai avuta un'esatta diagnosi e che lo faranno soffrire per tutta l'esistenza.Dal maggio del 1919 all'ottobre dello stesso anno riceve la visita di diversi medici per esaminare le stigmate. Il dottor Giorgio Festa ha modo di dire: "...le lesioni che Padre Pio presenta e l'emorragia che da queste si manifesta hanno un'origine che le nostre cognizioni sono ben lungi dallo spiegare. Ben più alta della scienza umana è la loro ragione di essere".
A causa del gran polverone sollevato dal caso delle stigmate, nonché dell'inevitabile, enorme curiosità suscitata dal fatto a prima vista del tuttto "miracoloso", la chiesa gli vieta, dal 1931 al 1933 di celebrare messe.

mercoledì 22 settembre 2010

Catanzaro, tutto pronto per la notte piccante 2010 ecco in modo dettagliato la miriade di appuntamenti lungo il centro storico.

La grande festa popolare si è consolidata nel tempo grazie al successo di partecipazione, affermandosi come momento di ritrovo per i catanzaresi. Queste sono le parole del sindaco Rosario Olivo riguardo alla manifestazione, giunta alla sua quarta edizione.La valorizzazione del centro storico con i suoi panorami ed i suoi vicoli passa soprattutto dagli eventi che rappresentano un'occasione di stimolo per far rivivere la città in maniera permanente. Applausi al morzello e al peperoncino. Questi sono i sapori e i saperi che la ''Notte Piccante.Ecco il lungo elenco delle varie manifestazioni,eventi lungo il centro storico di Catanzaro

SABATO 25 settembre
Piazza Matteotti
Partenza, ogni ora, delle visite a cura delle guide regionali della Largot ai principali palazzi, chiese, musei
e monumenti della città.
Complesso Monumentale del San Giovanni
Visite guidate all’Archivio Storico Comunale. Ubicato al primo piano dell’ala conventuale del
Complesso Monumentale del San Giovanni
Gallerie del San Giovanni
Delle importanti mostre si terranno presso il Complesso Monumentale del San Giovanni la struttura
museale più grande del sud Italia.
Nelle viscere dell’Antico Castello si terrà la mostra Re-Wintage di Niko Citriniti
Visite guidate* per tutta la notte alla riscoperta delle segrete dell’Antico Castello
Terrazza S. Giovanni
Ore 21 “Alfonsina y el mar - Storie di tango e passioni” spettacolo teatrale a cura di “Armonie d’Arte”
con ospite d’ eccezione AMANDA SANDRELLI A seguire sulla piazza del castello normanno sfilate di alta moda
con una grande stilista di fama nazionale, concerto di musica e la rappresentazione del ballo piccante.
Alle 24 “gran galà” UNA RAGAZZA PER IL CINEMA con ospiti d’eccezione.
Piazza Garibaldi
Alle ore 20 “PoliticArte” numerosi personaggi della vita politica regionale e nazionale daranno il meglio di loro
in diverse performance musicali e teatrali, un modo inconsueto di vivere la politica.
Dalle 22 musica anni ’60 - ‘70 con “I migliori anni” di Tonino Trapasso.
A seguire si esibiranno i Laganà, Skelters, Caudam Vorans e la cover band di Ligabue Banda Destino Zero
Via De Grazia
Ore 23:00 Dibeat Hot Street Parade - DJ set video installazioni
S. Omobono
Ore 19:00 visite guidate nell’antica chiesa. La particolare spiegazione metterà in risalto il legame tra Catanzaro (e in particolare la chiesa di Sant’Omobono) e il leggendario ordine dei cavalieri templari. Con nuove e importanti rivelazioni sul legame tra l’ordine dei templari e la città di Catanzaro.
Torre del San Giovanni - Piazzetta Largo Prigioni
“Fuochi sotto la Torre” ai piedi dell’antico castello spettacolo in costume d’epoca a cura del gruppo storico di Mirabilia.
Via Poerio
Questa bellissima via di Catanzaro sarà totalmente dedica ai bambini. Una vera e propria ludoteca all’aperto con i personaggi dei cartoni animati che accudiranno i bambini lasciando liberi i genitori in un momento di svago e di relax all’interno della Notte Piccante.
Galluppi
Nell’antico convitto cittadino la mostra “Arti Piccanti” a cura dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro.
Via Jannoni
Dalle ore 21:00 in poi il Revival Canoro di Pino Arcuri con Lucrezia Livecchi,
Mimmo Mancini, Gerry Gallucci e Giovanni Zullo
C.so Mazzini / Palazzo Fazzari
Nell’androne del Prestigioso Palazzo Fazzari si terrà la mostra “Black & White” di Angelo Nifosì
Galleria Mancuso
Esibizione di Flamenco
Zona Filanda
In questo suggestivo e antico quartiere del centro storico dove nacque l’arte della seta catanzarese, verranno
realizzate visite guidate e rappresentazioni sulla produzione serica nel periodo cinquecentesco, con gli usi,
i costumi e le tradizioni dell’epoca.
Pianicello
Banchetto Nuziale del Matrimonio Piccante (l’accesso è consentito solo agli invitati)
Dalle 24:00 in poi la IV edizione del “Poker Piccante” a cura dell’Associazione “Texas Poker di Donne Catanzaro”
Piazza Prefettura:
Ore 19:30 Guinness dei Primati - La Pitta (un particolare tipo di pane, a forma di ciambella, che si realizza solamente a Catanzaro, per il Morzello – piatto tipico catanzarese -) con una circonferenza di oltre 60 mt. da realizzare
Piazza Prefettura
Ore 22:30 concerto di apertura con i “Quarto Bra”
Ore 23:00 grandi concerti che si terranno nella “Notte Piccante” con artisti di fama nazionale e internazionale: DANIELE SILVESTRI, MODA’, presenterà ELISABETTA GREGORACI. A seguire disco music con i Dj di RTL (Radio Ufficiale dell’evento): Fabrizio Ferrari, il Conte Gale', Sara Ventura, Francesca Cheyenne e il Dj Massimo Alberti.
RTL 102.5 manderà l’intera serata in diretta radiofonica

martedì 21 settembre 2010

Nei centri della comunità montana della presila Catanzarese saranno spesi un milone e duecentomila euro .

Il presidente dell'ente della presila Catanzarese Santino Bubbo ha annunciato con soddisfazione che nei paesi ricadenti nella comunità sarà investito Un milione e duecentomila euro .Una bella somma In un periodo particolarmente difficile per le varie Comunità montane calabresi che rischiano addirittura di essere soppresse o quanto meno ridimensionate, e per l'economia in generale che vive momenti di forte repressione la Comunità Montana della Presila Catanzarese, con sede a Taverna, ha avviato e sta per avviare lavori per un milione e duecento mila euro in alcuni comuni. A dimostrazione che le Comunità Montane non sono Enti inutili e, anzi, restano Enti necessari a garantire interventi a sostegno delle aree montane e a contribuire al mantenimento dei servizi a favore dei cittadini delle realtà interne». Nel caso specifico, la Comunità montana della Presila Catanzarese è risultata tra le prime in graduatoria per qualità di progettazione nei Piar approvati dall'assessorato regionale all'Agricoltura, mentre altri progetti sono stati finanziati con mutui e riguardano interventi nei settori del turismo, dello sport, dell'arredo urbano e della viabilità. «A tal proposito è risultata importante la sinergia con i sindaci e con gli uffici tecnici che hanno lavorato per produrre le progettazioni esecutive e cantierabili in tempi brevi. Tutto ciò permetterà all'ente di appaltare lavori e dare un contributo notevole all'economia del luogo, alle ditte che eseguiranno i lavori e quindi anche in termini occupazionali, alle infrastrutture utili all'agricoltura del territorio montano presilano». In particolare, in riferimento ai Piar, a Cerva verranno appaltati i lavori per il "prolungamento dell'impianto di elettrificazione rurale a servizio del comprensorio agricolo alla località Amenta"; a Taverna saranno appaltati i lavori per la "sistemazione della strada interpoderale "Ciricilla – Colle Macchie – Mandrie Grandi" e per il recupero paesaggistico e ambientale delle Valli dei Mulini, degli Antichi acquari, delle mulattiere e dei terrazzamenti delle Valli dell'Alli; a Petronà la sistemazione della strada interpoderale Petronà-Spinalba-Tirivolo e la pista ciclabile all'interno dell'oasi faunistica di Manulata.
In riferimento ai mutui, a Sorbo San Basile si appalterà il completamento delle strade di collegamento Via dei Monti – Via dell'Alto; a Pentone la riqualificazione e arredo urbano nella piazza del paese e a Taverna la realizzazione del campo di calcio in località Villaggio Racise. «Sono tutti progetti che l'ufficio tecnico della Comunità Montana sta per appaltare – aggiunge Santino Bubbo – mentre sono fermi, in attesa di notizie positive da parte della Regione per ciò che riguarda il futuro delle Comunità montane calabresi, altri progetti che riguardano Fossato Serralta, Albi, Sellia, Magisano, Sersale, Zagarise, Cerva, Andali e Petronà per un ulteriore importo totale di 800 mila euro. È utile ricordare – conclude il presidente – che anche la Comunità montana della Presila Catanzarese, al pari delle altre calabresi, vive un periodo di incertezza in cui neanche i dipendenti sono certi del loro stipendio e dove mancano i soldi per garantire il funzionamento degli uffici, in attesa di una legge regionale di riordino degli enti montani. Ma nonostante ciò, l'Ente ha saputo attirare risorse e spenderle per progetti importanti per la montagna della Presila e per la sua popolazione e lo si è fatto a titolo volontario in considerazione dell'azzeramento di indennità, gettoni di presenza ed emolumenti a presidente, assessori e consiglieri».

lunedì 20 settembre 2010

Il movimento "Nel nome della rosa" critica il silenzio da parte del comune di Sellia Marina sulla sentezza da parte del tribunale che riassegna al comune di Sellia l'area a Mare in località don Antonio.

Lungomare di Sellia in località don Antonio


L’associazione “Il nome della rosa” movimento locale di Sellia Marina, ha presentato in questi giorni ai vari organi competenti del comune, una petizione dal nome “Riprendiamoci la forestale a Sellia Marina, parco pubblico per sempre,subito” forestale: (viene chiamato dagli abitanti di Sellia Marina), il terreno che ricade nel parco pubblico attrezzato a mare in località don Antonio. Nella nota si sottolinea che sino a pochi mesi fa, cioè sino a quando il tribunale di Catanzaro ( con giusta sentenza) ha dichiarato che il suddetto terreno è di proprietà del comune di Sellia, sottolineando che è sempre stato del comune anche prima della realizzazione del parco ribadendo che la natura dell’area interessata e da ritenersi privata e non pubblica potendo dunque il comune di Sellia vietarne l’accesso,frazionarla o vendere il terreno intero o a pezzettini. Bisogna (continua la nota) coinvolgere al problema l’intera cittadinanza perché dal mese di maggio 2010 il nostro comune ha fatto poco o niente per tutelarsi. Ha deciso di ricorrere in appello, ma la sonora sconfitta incassata in primo grado difficilmente sarà ribaltata anche con la sostituzione del legale di fiducia con uno più esperto di recente nomina. Ciò che preoccupa al movimento “Nel nome della rosa” oltre ad una più che probabile infausta sentenza in appello, sono i tempi della giustizia molto lunghi, ed il rischio che tale decisione possa innescare altri ricorsi di paesi che rivendicano terreni al mare, perché prima della nascita di Sellia Marina appartenevano a loro. Concludendo, il movimento critica l’amministrazione che ha fatto poco e in questo poco va inserita l’inescusabile mancanza di informazione verso la popolazione e la mancanza di una presa di posizione netta su un problema così grave, il comune dovrebbe informare i cittadini sull’area scippata da parte del comune montano, che non riguarda solo la parte destra della striscia di foresta ma vi rientrano anche l’intero percorso del lungomare, una buona parte della strada, e anche l’intera piazzetta al mare, erroneamente ritenuta pubblica. Il movimento, anche su internet sta raccogliendo firme per difendere ciò che legittimamente non gli appartiene, anzi non gli è mai appartenuto. Mi auguro che tutti i SELLIESI con a capo il comune di SELLIA, oltre a tenerci informati, intraprendendo tutte le strade per tutelare i propri beni senza nessuna paura verso un comune che: anche se più grande, economicamente molto più ricco, deve attenersi alle sentenze senza dimenticare che anche loro discendono da SELLIA.

Portabella penninu (terza parte)

Nu lupipampino? No non poteva essere, non esistono, i nonni ci raccontavano queste "rumanzelle", queste favole paesane per farci stare buoni, per incuoterci paura. Ma l'avevamo visto tutti e quattro, quello era propriu nu lupipampinu.Tonino era disperato "E se la malattia è contaggiosa anch'io diventerò un lupipampinu". Nessuno osava toccare la ferita di Tonino, anzi lo guardavamo con un po' di paura come se da un momento all'altro anche lui si sarebbe trasformato. Arrivammo "ari palazzini vicinu u viveri" Tonino iniziò a lavarsi accuratamente il graffio (come non aveva mai fatto in tutta la sua vita) uno,due,tre, cento volte. Dovevamo saperne di più, la malattia era contagiosa? Chi era la persona diventata lupipampinu? Una cosa era certa: era "di palazzini". Dopo aver trascorso un'ora per tranquillizzare Tonino, andammo ognuno a casa, dandoci appuntamento per il giorno dopo per cercare di capirne di più.La mattina di buon ora eravamo alla piazza "di palazzini", Tonino era arrivato per primo o forse era da ieri sera che ci aspettava. Non era riuscito a prendere sonno neanche per un secondo, dopo un po’ arrivò Gianni, era andato a documentarsi sui lupipampini; non sembra che sia contagiosa(disse con aria da dottore) dunque non si trasmette se uno viene ferito,Tonino si rianimò subito, stava bene aveva fame, sete, " ma non è tutto" continuò Gianni, se colui che è lupipampinu, è un parente, essendo consanguinei il rischio è altissimo. "Ma no!" Disse contento Tonino nella nostra famiglia non abbiamo mai avuto di questi casi, "ma come? se prima di...........

domenica 19 settembre 2010

Giovanni Patari (1866/1948) grande scrittore e poeta dialettale Calabrese

Nu Casinu
Eu volera ma l'haju nu casinu
Ammenzu na campagna abbandunata;
Tornu tornu volera nu giardino
Daveru bellu, fattu de na fata.
Nu lettu 'e hjuri tutto quantu chjnu,
Cu na cuverta tutta recamata,
Eu volera a lu megghju cambarinu
Ppe ma ti mintu a tia, bedda, curcata...
Ma poi tu quandu tutta cianciarusa,
Tu fusseri curcata a chissu lettu,
'A faceri tu tandu 'a murricusa?
Ti dasseri vasara ' Fra Galdinu?...
 Ti dasseri toccara chiddu pettu?...
  'U volera daveru su casinu!

Giovanni Patari nacque a Catanzaro nel 1866. Studiò nel liceo Galluppi, ma conseguì la licenza liceale nel Filangieri di Monteleone, oggi Vibo Valentia. Laureatosi in Giurisprudenza, fu sviato dalla toga da Guido Mazzoni e Giuseppe Chiarini che lo proposero come professore a Ferdinando Martini. La prima produzione che il giovane iniziò nel campo delle lettere apparve su Sebetia, sul Fortuio e sul Piffero, per eccellere sull’Avvenire Letterario di Milano, su Lettere e arti di Bologna e sulla Rassegna pugliese. La canzone, Accanto a Roma composta dal giovane Patari fu tradotta in lingua spagnola dal professore Diaz Plaza dell’università di Madrid e molte altre sue poesie ebbero la versione francese per opera di Paolo Bourget. Per capire l’arte e la fortuna di Patari e comprenderne il ruolo significativo che, dai primi anni del ‘900, ricoprì nella città di Catanzaro è opportuno considerare attentamente la sua biografia.Patari approdò alla poesia dalla cronaca: proprio dalla cronaca cittadina, dalla curiosità quotidiana, nei giornali e giornaletti che si stampavano in città alla fine dell’ottocento. Sul corriere Calabrese nel 1883, quando aveva sedici anni, pubblicò in dialetto quello che gli procurò subito una larga popolarità: I muzzuni: Prima ma ncariscianu i sigarri, un sonetto scritto in occasione dell’aumento del prezzo dei sigari. Il lavoro andò disperso, ma gli valse l’amicizia di Giuseppe Chiarini e di Arturo Graf che ebbero modo di leggerlo. Più tardi,quando era studente all’università di Napoli, cominciò a collaborare al periodico dialettale catanzarese ‘U Strolacu, che aveva come sottotitolo Giornale del popolo serio e umoristico; fu fondato e diretto (dal 1888 al 1893 ) da Raffaele Cotronei, che assunse lo pseudonimo di Lellè.

'A Raggia
Sta cordedda l'avimu 'e spezzara;
Non mi fidu m'a tiru accussì;
Ogne pocu ma t'haju 'e pregara,
Non mi fidu cchiù cridi, Rosi...
L'atru jornu ti vidi a la chiazza:
Mi guardasti de stortu, pecchì?...
Tu ti cridi ca sugnu na mazza
E ca nenta capisciu, Rosì?...
Ti diverti ma fai 'a dispettusa,
E sta vita avveleni, gnorsì:
Ogni pocu mi trovi na scusa...
'A spezzamu sta corda, Rosì?...

sabato 18 settembre 2010

Le origini di Albi

Non avendo notizie certe sulla nascita di Albi si presume che il primo nucleo abitato sia sorto intorno all'anno 1000 in quello che chiamasi il rione Dardanise. I primi abitanti pare che provenissero dalle zone costiere dello Ionio, risalendo il letto dell’Alli in cerca di un posto tranquillo dalle incursioni piratesche e lontane da contrade spesso teatro di guerra. Il nome Dardanise secondo un’antica leggenda deriva da quello dei capi di un gruppo di persone che si presume provenissero dalla Grecia. Mentre è frutto di un a leggenda il fatto che esso sia nato intorno al 1000 è anche avvalorato dai documenti che citano Roberto il Guiscardo, dominatore normanno che conquistò la cittadina di Taverna, fiorente città dell’epoca, e la conquistò dandola al nipote Baiolardo. Essendo la città di Taverna divisa dai dissidi fra i cittadini preminenti, il Baiolardo per troncare questi, fondò altri vicini villaggi trasferendo quelle famiglie che anziché contribuire a sedare la discordia, tenevano desti gli odi di parte. Per tale motivo nel 1064 uscirono dodici famiglie che fondarono i paesi vicini tra cui quello di Albi che visse le vicissitudini della cittadina di Taverna fino al 1529, quando diventò autonomo.Il biancore delle pietre. Il nome del paese deriva dalla bianchezza delle pietre che abbondavano attorno all’abitato. Sorto probabilmente ai primi del XVI secolo ad opera dei domenicani di Taverna, attratti dalla salubrità del luogo in cui già esisteva una grande fabbrica chiamata comunemente Castello. Nell’ordinamento territoriale disposto dal Gen. Championnet nel 1799 veniva incluso nel Cantone di Catanzaro, mentre per quello disposto dai francesi nel 1806 veniva sottoposto al cosiddetto Governo di Taverna.
La “Trasuta”: sopravvivenza dei “Lupercari”, antichi riti romani. In onore di San Nicola da Tolentino, patrono del paese, il 21 marzo ed il 10 settembre si svolgono solenni festeggiamenti durante i quali, fra l'altro, si benedicono piccoli pani azzimi, poi distribuiti a tutti i fedeli perché li conservino come portentosi antidoti contro malattie gravi, uragani, terremoti e quant'altre calamità o disgrazie dovessero capitare. Ma la vera particolarità di tali festeggiamenti è la «trasuta» (l’entrata): quando il rituale processione arriva davanti all'ampio sagrato, letteralmente coperto dalle banconote offerte dai fedeli, i portatori della statua si dirigono con passi ritmati e veloci verso la chiesa, si fermano prima di varcarne la soglia, tornano indietro, ripartono di nuovo, si fermano..., il tutto per tre volte, in un andirivieni che, fra esplosioni irrefrenabili di tripudio, diventa vera e propria danza. A solo titolo di curiosità: secondo alcuni la «trasuta» — che è più o meno simile ad altre espressioni processionali di altri luoghi, fra cui, ad esempio, il «trasi ed iesci» (Entra ed esci) di Cosenza — sarebbe sopravvivenza dei Lupercali romani, feste in onore di Luperco, dio delle greggi, durante le quali i sacerdoti salivano e scendevano lungo la Via Sera, celebrando con tale andirivieni il Diluvio Universale, quando gli uomini entrarono ed uscirono dall'arca, salirono e scesero dai monti.
Il brigante Pietro Corea (Curia). Nel paese si ricordano le gesta del brigante Pietro Corea (ieri Curia) che, chiuso negli impenetrabili recessi della Sila con una comitiva di fuorilegge, s'era fatta una fama sinistra di brigante inafferrabile e temerario; il ricordo dei suoi audaci colpi di mano si tramanda ancora tra i vecchi albesi ed il suo nome sopravive tenace. Durante il periodo del Regno d'Italia, Pietro si rifiutò di svolgere il servizio militare e per sfuggire alle ricerche dai gendarmi costituì una banda, dando vita a scorrerie e saccheggi che divennero leggendari. Una notte del novembre 1861 quattro guardie di Taverna avevano arrestato, nei pressi di Albi, Francesco Curia, suo padre, per indurlo a consegnarsi, ma la cosa non sortì l’effetto sperato. Contro Pietro fu persino istruito un processo con l'accusa di aver ucciso un fattore. La cosa curiosa e particolare è che il processo fu fatto nonostante Pietro Curia fosse già morto.

giovedì 16 settembre 2010

Eolico un enorme affare per la 'ndrangheta Calabrese e Mafia Siciliana.

Nell’ambiente lo chiamavano ”il signore del vento”, una definizione colorita che descrive bene l’immenso impero costruito da un 54 enne,Siciliano di Alcamo, leader nazionale nel settore dell’eolico.Solo negli ultimi otto mesi ha avuto ben 45 autorizzazioni per avviare progetti di parchi eloici in Calabria. Nicastri ha costituito 43 società di capitali in giro per l'Italia di queste 4 hanno sede a Lamezia Terme, (Catanzaro) La timeo 1-2 e la seneca 1-2.A Lamezia aveva trovato anche l'amore sposandosi in seconde nozze con una donna più giovane di 21 anni anche lei indagata.

Socio di una piccola cooperativa che piazzava impianti solari porta a porta, in pochi anni, ha scalato le vette della green economy italiana. Un’escalation sospetta, secondo gli inquirenti, che, dietro tanta fortuna, vedono l’ombra di Cosa nostra. I dubbi degli investigatori, ora, pero’, sono anche i dubbi dei giudici che hanno sequestrato il patrimonio di Nicastri: societa’ e beni per un miliardo e mezzo di euro. L’imprenditore trapanese dovrebbe il suo successo ai soldi dei mafiosi che avrebbero deciso di investire nelle energie alternative. Lo proverebbero i suoi rapporti con il superlatitante Matteo Messina Denaro, considerato il nuovo capo della mafia siciliana, e la sproporzione tra i redditi puliti e l’immenso patrimonio accumulato. Protagonista, negli anni ’90, di una delle tante tangentopoli siciliane, reo confesso, ha patteggiato una condanna per corruzione, ma ha evitato il carcere. In cella, pero’, Nicastri e’ finito l’anno scorso assieme al presidente del Calcio Benevento, entrambi erano accusati di una maxitruffa allo Stato escogitata per avere fondi pubblici per l’energia eolica. Scarcerato, il ”signore del vento”, attualmente e’ libero. Dopo il solare – seppure su scala ‘casalinga’ – l’alcamese ha puntato sull’eolico.

mercoledì 15 settembre 2010

Portabella penninu (seconda parte )


Vicino a putica di Coppoletta c’era già “nu muscarizzu e battelli” di ogni età .Io ogni sera che salivo non potevo fare a meno di andare a vedere la mia ex casetta, dove ero nato, stava ancora lì, pericolante come un pugile che dopo aver ricevuto un mare di pugni non vuole crollare,barcolla ma non crolla; ogni volta mi scappavano le lacrime, la ferita era ancora aperta e mai più si sarebbe cicatrizzata .
Ecco Tonino “fidanzatu cu una e ne futtuliava decia” e tutte a pendere dalle sue labbra (domani mi rimetto di nuovo la brillantina) Gianni invece andava quasi ogni sera da un benestante, uno dei pochi,che gli dava sempre… non dei panni, nè tanto meno soldi, ma libri, uno lo consegnava e un altro lo prendeva in prestito, leggeva molto; io molte volte ci avevo provato a leggere qualche romanzo d’avventura ma alla prima pagina gli occhi bruciavano forte, così per evitare pericoli lo riponevo con cura. Mimmo stava sempre vicino a me, ci passavamo pochi giorni essendo nati lo stesso mese (vuoi vedere che il nostro essere imbranati con le donne dipendeva dal segno zodiacale?) Quella sera sucesse qualcosa di strano che solo a distanza di tempo capii veramente. Avevamo fatto tardi, domani era Domenica, la raccolta delle olive erano finite da un pezzo così potevamo fare un po' più tardi, erano quasi le 11 di sera, scendevamo "Portabella penninu" tutti e quattro spensierati, e per essere sincero anche un po' brilli per alcuni bicchieri di vino che avevamo bevuto a na putica. Non si vedeva niente, buio pesto ma noi caminavamo con passo spedito conoscendo a memoria ogni singolo gradino; all'improvviso un vento gelido, il cielo era nuvolo ma una timida luna piena stava per uscire da dietro le nuvole, in pochi secondi un qualcosa ci attraversò, di che cosa si trattava? Io non l'avevo visto bene ma sembrava un cane, si un...........

martedì 14 settembre 2010

Portabella penninu (Prima parte )

La storia che vi racconterò tratta un argomento particolare, all’inizio direte: "io non credo a queste stupidaggini", alla fine quando avrete letto tutto il racconto, come minimo qualche dubbio sorgerà nei vostri pensieri. Siamo negli anni 50, Sellia è divisa in due, anzi in tre, vista la separazione con Sellia Marina nel 1956. Io mi chiamo Nicola (nome di fantasia ) abito nel nuovo rione Madonna della Neve in una delle tante casette costruite dopo il terribile alluvione del 1943, ho fatto 17 anni da poco, ovviamente senza nessuna festa come invece è consuetudine fare oggi; avevamo ben poco da festeggiare, da lì a pochi mesi sarei partito per sempre nel nord Italia alla ricerca di fortuna come anche quasi tutti i miei amici. Lavoro zero, prospettive future rimanendo a Sellia sotto zero ,dunque si era costretti ad emigrare, anzi io ero un po’ più fortunato. Alcuni miei ex compagni di scuola erano partiti a quindici, sedici anni. Mi piangeva il cuore, io volevo rimanere a Sellia ma la famiglia nutriva aspettative su di me che ero il più grande, e lavorando avrei potuto aiutarla spedendo mensilmente dei soldi, come del resto lo facevano in molti, facendo arrivare puntualmente i soldi alla posta anche dall’America. La sera ci ritrovavamo con i miei tre inseparabili amici  pronti per salire a Sellia, lì era il nostro cuore, avendoci vissuto l’infanzia gli anni più belli, più spensierati. Salivamo quasi ogni sera, non potevamo starne lontani. "I barraccuni”(cosi venivano chiamate le prime casupole di legno costruite nell’immediato dopo alluvione) non ci appartenevano, troppo fredde, case tutte uguali costruite senza la percezione degli spazi. Ecco che arrivano gli altri: Tonino “u fimminaru “ era proprio "nu sciupa femmin"e era arrivato alla sua 4° fidanzata, metteva nei capelli una specie di brillantina che attirava le donne come mosche (anch’io provai diverse volte a mettermi la brillantina ma ottenevo con le donne l’effetto opposto (attirando solo mosche). Ecco che arriva Gianni "u chju mala cummenatu" metteva sempre panni riciclati all’infinito, non è che noi vestivamo meglio, ma almeno le nostre mamme erano brave a camuffare con vari accorgimenti i vari panni messi e rimessi, la mamma di Gianni lavorava a giornata nei campi, suo papà invece non era più tornato a casa dopo la grande guerra dato per disperso, il suo corpo non era stato ritrovato. Ultimo come al solito arrivava Mimmo, mi sollevava vederlo perché ogni volta che pensavo al mio........

lunedì 13 settembre 2010

Premessa al racconto "Portabella penninu"

La storia che vi racconterò tratta un argomento delicato "I lupipampini"certo dirà qualcuno, per chi ancora ci crede;siamo nel 2010 sappiamo benissimo che erano favolette popolari narrate al focolare durante le lunghe e gelide serate invernali la televisione doveva ancora arrivare,i libri erano merce rara e venivano letti da pochi e i bravi anziani viaggiavano con la fantasia incuotendo paura nei bambini ma ora neppure i bambini ci crederebbero più sapendo benissimo che scientificamente non possono esistere. Certo ognuno la può pensare come meglio crede fatto sta, che ciò che vi racconterò non è successo 100 anni fa ma più o meno circa ‘50 anni fa all'inizio degli anni ‘60.

Ecco come viene descritta in medicina questa forma di malattia: "Si chiama comunemente licantropia clinica quella patologia mentale che costringe chi ne soffre a voler assomigliare a un lupo nell'aspetto ma principalmente nel comportamento, negli stadi più gravi i malati desiderano cibarsi di carne cruda, a volte umana, e di sangue.Fa parte della branca delle teriantropie (di cui rappresenta certamente la variante più diffusa) ovvero una psicopatia che costringe chi ne soffre a credersi un animale di una specie in particolare o meno (sono numerosi infatti i casi in cui i teriantropi non sono coscienti di una specifica identità animale ma si credono semplicemente degli Animali-Umani.Vi sono numerosi esempi di assassini psicopatici che hanno dilaniato i corpi delle proprie vittime coi denti e ne hanno addirittura mangiato il cuore.Un malato famoso è il boss stragista di mafia Nitto Santapaola, talmente crudele nei suoi delitti da indurre i dirigenti delle indagini su di lui a pensare che la sua appartenenza a Cosa Nostra sia solo un pretesto per uccidere". Io l'ho visto "u lupipampinu" i miei amici l'hanno visto ed ancora oggi quando ci incontriamo sopratutto nel periodo estivo ci viene la pelle d'oca rievocando quell’episodio e guardando da lontano l'affascinante portabella che da circa 50 anni ne io ne i miei amici dell'epoca non abbiamo più percorso a piedi,ma neppure in compagnia. Il mio nome è Nicola (nome di fantasia) come del ..............resto tutti i nomi presenti nel racconto, che badate bene rimane l'unica fantasia inserita, il resto e vero, almeno per noi che lo abbiamo vissuto in prima persona, pensate che per molti anni dopo quella terribile esperienza evitavamo di parlarne anche tra di noi cercando inutilmente di cancellarla, eliminarla definitivamente dai nostri ricordi. Solo a distanza di parecchi anni, abbiamo deciso di raccontarla nella certezza che anche il più incredulo,il più razionale pensiero umano, dopo aver ascoltato, letto questo particolare episodio metterà in discussione alcune certezze che sino ad oggi, riteneva veri pilastri. Buona lettura.

Autore: sellia racconta. Si prega di inserire il link a chi ne fa uso (anche in modo parziale) con esplicito riferimento della fonte

domenica 12 settembre 2010

A 10 anni della tragedia al camping " le Giare" Soverato, Catanzaro

SOVERATO -''Il buio pesto, le voci strazianti che inseguivano invano nomi di persone e tanta, tanta acqua quanto non ne ho vista in tutta la mia vita''. Non potra' mai cancellare dalla memoria quelle interminabili prime ore dell'alba del 10 settembre 2000, Cesare Scorza Rotundo, operatore televisivo e volontario dell'Unitalsi.

E' uno dei sopravvissuti della tragedia del camping Le Giare di Soverato, 12 morti tra disabili e volontari di un campo vacanze e un disperso inghiottito per sempre dalle onde del mare Jonio. L'area teatro della tragedia e' quella nei pressi del torrente Beltrame dove ancora oggi rimangono i segni della devastazione. Un anno e mezzo fa si e' chiusa la vicenda giudiziaria con la sentenza definitiva di condanna della Corte di Cassazione per il proprietario del camping, un funzionario dell'Agenzia del territorio e un dipendente della Regione Calabria. Sono passati dieci anni da quel giorno ma per Cesarino, come e' conosciuto da tutti a Catanzaro, ogni anno si rinnova il dolore incancellabile di quella parentesi di festa (era l'ultimo giorno di vacanza prima del rientro) trasformatasi in un incubo. ''Quando piove - dice - da quel giorno non posso piu' controllarmi. E' un'ansia che si rinnova''.Lui, allora come oggi, dedica il proprio tempo libero all'Unitalsi, l'associazione cattolica che accompagna i disabili nei viaggi della speranza a Lourdes. Adesso, e' impegnato nella preparazione del decennale di Soverato che sara' ricordato con l'apposizione di una targa sul luogo della tragedia, alle porte della cittadina ionica dove sorgeva il camping della morte. Non e' per niente indolore per chi l'ha vissuto in prima persona riandare a quella terribile notte di tregenda. E Cesarino, mentre cerca di trovare le parole giuste per restituire lo stato d'animo di quei momenti non riesce a nascondere l'angoscia che lo pervade. Mentre parla non sta mai fermo. ''L'unico barlume di vita - dice con un groppo in gola - fuori da quell'inferno di fango, detriti e soprattutto di vite strappate via, era una luce in lontananza, il lampeggiante di un'auto dei carabinieri sul ponte del fiume Beltrame. Erano i primi soccorsi, noi non lo sapevamo, cosi' come non sapevamo che sarebbero passate ore prima che potessero raggiungerci''.
E, nella ricostruzione frenetica di quegli attimi indimenticabili, tra frasi smozzicate e attimi di sincera commozione, tornano alla mente nomi e volti di persone care travolte da una furia straordinaria e incontrollabile. ''Siamo andati a letto alle quattro e mezza. Dopo solo cinque minuti - aggiunge - ho sentito delle richieste di aiuto e mi sono diretto fuori dal bungalow. In un minuto, l'acqua da dieci centimetri e' balzata a quattro metri. Non c'e' stato nemmeno il tempo di riflettere: d'istinto, in quel buio irreale, ho cercato di afferrare di peso quante piu' persone ho potuto, tra questi c'era anche mio nipote Manolo. Assieme a loro sono salito sul tetto della struttura da dove, poi, ci siamo arrampicati su di un salice. In mezzo a tanta tragedia e a tanto buio una nota positiva che ha il volto e le fattezze di un giovane figlio di campeggiatori romani.''Kevan Castelli, un ragazzino che siamo riusciti a strappare alla furia delle acque. L'anno dopo i genitori di questo bambino sono tornati a trovarmi a casa per regalarmi una medaglietta. E' stato un momento molto bello''. Per il decennale a raccontare per immagini la tragedia di Soverato c'e' anche un documentario di trenta minuti dal titolo significativo ''Tredici'', il numero delle vittime, diretto da Giuseppe Petitto. Cesarino, per questa volta dall'altra parte dell'obiettivo, torna sui luoghi della tragedia. ''Anche in questo modo si alimenta il ricordo - dice - ma cose cosi' non devono accadere mai piu'. Mai piu'''. (Fonte Ansa)