venerdì 5 novembre 2010

Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui


Domenica della fede nella risurrezione
Carissimo/a,
riprendiamo il nostro camminino con le lettere di riflessione sul vangelo della domenica, in cui insieme pregheremo per tutti i caduti in guerra della nostra comunità e subito dopo la Santa Messa ci recheremo al monumento per la commemorazione. Questo è il vangelo di questa domenica:
Gli si avvicinarono alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
È somma stoltezza pensare la vita futura, quella che si vivrà nell’eternità, sul modello e secondo le caratteristiche della vita attuale. Soprattutto è contro la Rivelazione che Dio ha fatto di Se stesso a noi, negarla, dichiararla non esistente, insegnando la fine dell’uomo con la sua morte.
L’uomo è stato creato per l’eternità. La sua anima, che è spirito, è immortale. Viene creata direttamente da Dio al momento del concepimento e mai ritornerà nel nulla della non esistenza. Dall’istante della sua creazione non conoscerà mai più la fine. Si potrà salvare o dannare, ma la sua vita mai svanire nel nulla con la morte, che è in se stessa, non il ritorno al nulla, ma la separazione dell’anima dal corpo. L’anima entra nell’eternità, il corpo va nel sepolcro, ritorna ad essere polvere del suolo, nell’attesa che il Signore con la sua onnipotenza lo richiami in vita, lo trasformi in spirito, renda anch’esso immortale e incorruttibile e lo consegni all’anima, per ricomporre e riformare l’uomo distrutto e annientato dalla morte.
Nell’eternità, subito dopo la morte, per l’anima e per tutto l’uomo, dopo la risurrezione, si vivrà come gli Angeli di Dio. Saremo cioè interamente di spirito. Saremo spirito avvolto dalla gloria se Cristo Gesù ci troverà giusti al momento della nostra morte. Saremo invece spirito immerso di ignominia se invece saremo trovati ingiusti. L’eternità non sarà per tutti uguali. L’insegnamento del Nuovo Testamento è chiaro: “Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adùlteri, né depravati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né calunniatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio. E tali eravate alcuni di voi! Ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio” (1Cor 6,9-11). Coloro che negano l’esistenza dell’eternità e quanti proclamano una sola sorte di Paradiso per tutti, sono i veri, grandi nemici dell’umanità. Sono falsi profeti e maestri di menzogna.
Negando l’eternità o insegnando una sorte unica per tutti, opera questa della falsa profezia, noi giustifichiamo ogni sorta di male e abbandoniamo il fratello alla malvagità, cattiveria, trasgressione dei Comandamenti, ogni altra azione disumana che lede grandemente i diritti di Dio e dei fratelli. Costruiamo una falsa società, fondata sulla prepotenza, arroganza, vizio, immoralità, nefandezza, e ogni altro genere di volgarità peccaminosa e trasgressiva.
Il Vangelo è questa duplice verità: l’immortalità dell’uomo e la duplice sorte: l’eredità beata nel Paradiso o la perdizione eterna nella morte dell’inferno. Queste due verità oggi si stanno perdendo nel cuore e nella mente degli stessi cristiani, con risultati drammatici. Si è smarrito il timore del Signore e l’uomo si sta abbandonano totalmente al male e al peccato.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli e Santi di Dio, liberateci da questo disastro. 

Don Francesco Cristofaro

Dramma per una lite nata a causa di Facebook, il padre maresciallo dei carabinieri uccide la figlia quindicene ferisce l'altra figlia dodicenne poi si spara

Tragedia famigliare a Subiaco, comune alle porte di Roma: un maresciallo dei carabinieri ha prima ucciso la figlia di 13 anni e ferito gravemente la figlia più grande, di 15, poi si è tolto la vita con la pistola, con la quale aveva sparato alle ragazzine. Il dramma sarebbe avvenuto alle 18.30 circa nell'abitazione del militare al termine di una lite a causa di Facebook con una delle figlie. Il maresciallo ha anche un altro figlio, presente in casa al momento della tragedia. La moglie, un'insegnante, invece, non era in casa. La ragazzina ferita si trova ora all'ospedale di Subiaco con due colpi d'arma da fuoco che l'hanno raggiunta al torace e ad una gamba. La sorella, invece, è morta sul colpo dopo essere stata ferita alla testa. Anche il maresciallo, 40 anni, è morto all'istante dopo essersi sparato, sempre con la pistola d'ordinanza, alla testa.

Secondo una prima ricostruzione effettuata dai carabinieri del nucleo investigativo di Frascati tra l'uomo e una delle ragazzine ieri sarebbe nata un'animata discussione al telefono, probabilmente proprio a causa del popolare social network molto amato dagli adolescenti. Lite che poi sarebbe proseguita nel pomeriggio. L'uomo ha così impugnato la pistola d'ordinanza e in un impeto inspiegabile di follia ha sparato alla testa la figlia più piccola. Poi ha colpito anche l'altra ragazzina.
Al momento del raptus del militare, nell'appartamento di via XX settembre a Subiaco c'era anche il terzo figlio mentre la moglie del maresciallo dei carabinieri era fuori casa. Il maresciallo viene descritto come un militare 'irreprensibile', un uomo tranquillo che non aveva mai dato segni di squilibrio o reazioni violente. Il militare da un anno prestava servizio al nucleo operativo della compagnia di Subiaco. Ma prima, per diversi anni, era stato centro reclutamento nazionale dell'arma. Un ruolo affidatogli proprio per le sue capacità. Il maresciallo, come tutti i giorni, aveva lavorato nel suo ufficio fino al tardo pomeriggio.

giovedì 4 novembre 2010

Le origini di Taverna

Taverna è situata alle pendici della Sila Piccola, in provincia di Catanzaro. Conta circa 3000 abitanti e comprende nel suo territorio le pittoresche località turistiche silane di Villaggio Mancuso e Villaggio Racise nonchè il Parco Nazionale della Sila Piccola sito in località Monaco


Chiesa di San Domenico Taverna CZ

Il più antico manoscritto sulla storia e le origini di Taverna è la "Chronica Trium Tabernarum", scritta nel XV secolo da Ruggero Carbonello, diacono e canonico di Catanzaro. Nella Chronica si accenna all'esistenza di Treis-Shené, città fondata da coloni o profughi greci in prossimità del mare tra le città ci Crotone e Squillace, nel territorio dell'attuale abitato di Uria dove esistono evidenti resti di muraglie che potrebbero effettivamente dar luogo all'identificazione del sito classico.Tra l'865 e l'875, Trischene viene distrutta da una incursione araba, la popolazione scampata al saccheggio si rifugia nell'entroterra riunendosi in diversi accamapamenti che danno origine alle prime costruzioni di nuclei urbani fortificati contro il pericolo di nuovi saccheggi. Gli accampamenti e i piccoli villaggi di capanne che si erano insediati, arroccandosi nelle montagne della fascia presilana,vengono rafforzati da imponenti cinte murarie a protezione delle prime case. Trischene viene ricostruita in questo drammatico frangente storico assieme a Belcastro, Simeri, Catanzaro, Sellia ed altre città della zona, conservando il nome greco della città d'origine e con esso buona parte della cultura classica.Un altro punto oscuro e controverso nella storia di Taverna è la questione della Sede Vescovile la cui esistenza più volte dibattuta potrebbe essere verosimilmente spiegata dalla considerevole presenza di insediamenti religiosi che nel corso dei secoli ha caratterizzato la vita della città. Il trasferimento dell'Episcopio di Taverna a Catanzaro, ordinato da Papa Callisto II nel 1122, troverebbe una logica come un vero e proprio atto di riconoscimento dell'importanza che quest'ultima rivestiva per il feudo dei Loritello che furono la causa dell'ennesima distruzione di Taberna nel 1160 per aver questi cospirato contro Re Guglielmo che nel marzo dello stesso anno pose l'assedio al castello della città dove si era rifugiata da Catanzaro la Contessa Clemenza assieme ad altri baroni a capo della rivolta. La distruzione fu immane e Taberna perse il titolo di città.Durante il regno di Enrico VI si diede inizio ad una nuova opera di ricostruzione della città anche se è più logico pensare che questa si limitò per lo più al castello,concepito come roccaforte militare e porta di accesso al sito urbano il cui sviluppo doveva essere già costituito da più casali. Nelle decime pontificie riscosse a Taberna negli anni 1310 e 1324 si accenna all'esistenza delle chiese di S. Maria, S. Barbara, S. Angelo e ai casali di S. Pietro e Bompignano. Ma è dopo la distruzione del castello causata dalla ribellione di Antonio Centelles contro Re Alfonso e le successive lotte tra Aragonesi ed Angioini che inizia il vero trasferimento degli abitanti dalla città medievale ai casali vicini. L'anno 1477, nella parrocchia di S. Maria di Bompignano, si contavano 200 famiglie, mentre il nucleo urbano in costruzione era abitato da più di mille famiglie. Diverse fonti documentano alla fine del XV secolo l'esistenza di una classe aristocratica cittadina, fomentatrice di richieste di indipendenza demaniale, così pure di un notevole ambiente culturale. E' del 1496 l'ennesima richiesta della Sede Vescovile fatta a Re Federico.Il Seicento a Taverna è un fragente storico eccezionale, un concorso di forze sociali che nel 1605 definiscono una forma di governo politico esclusivo, retto dall'aristocrazia locale attraverso l'elezione di un "Sedile Patrizio" con sede nel refettorio dei padri domenicani.A parte il riscatto ad Ettore Ravaschieri nel 1633, a cui la città era stata venduta tre anni prima, gli avvenimenti storici si rivelano tutt'altro che oscuri . Il nucleo urbano della città aveva infatti raggiunto i 3000 abitanti con giurisdizione dei villaggi di Pentone, Fossato, Maranise, Sorbo, Savuci, Noce, S. Giovanni, Albi, Dardanise, Magisano e S. Pietro.Marcello Anania che era stato parroco di S. Barbara, trasferitosi a Roma viene eletto vescovo dei vicini centri di Nepi e Sutri l'anno 1654;Gregorio e Mattia Preti sono già tra i virtuosi del Pantheon ed il secondo viene nominato Cavaliere di Malta; dai rapporti con questi e le Famiglie nobili di Taverna nascono commesse, si progettano arredi, dipinti ed in tutte le chiese della città si aprono cantieri ove confluiscono artigiani ,stuccatori, decoratori, intagliatori, scultori, maestri muratori.

Violentissimo nubifragio durante la notte a Crotone, parecchie persone si sono rifugiati sopra i tetti delle abitazioni invase dalle acque.

E’ ancora emergenza maltempo. Si segnalano numerosi allagamenti a Crotone, a causa di un violento nubifragio che si è abbattuto sulla città nella ultime ore. Molte persone son state costrette a cercare rifugio sui tetti delle case, dove sono state tratte in salvo dai vigili del fuoco
Un torrente che scorre nelle zone di Trafinello e Tufolo è improvvisamente esondato a causa delle forti piogge. La forza delle acque ha trascinato via alcune automobili, anche per centinaia di metri, e costretto allo sgombero di alcune abitazioni.
Anche l’albergo ‘Lido degli scogli’, a Crotone, ha subito ingenti danni. Tutte le sale al piano terra sono state allagate, e la discoteca interna è stata devastata. Nell’intera città sono stati circa 200 gli interventi che il personale di soccorso ha compiuto. Decine e decine di garage e di residenze situate in prossimità del mare sono state invase dall’acqua, che non ha risparmiato neppure i quartieri di periferia o la zona industriale. Sulle strade, completamente allagate, diversi automobilisti hanno cercato rifugio sui tettucci delle proprie auto, in attesa di essere tratti in salvo.

In provincia una famiglia è rimasta intrappolata all’interno dell’auto. Mentre la vettura stava per essere sommersa dalla violenza delle acque, il gruppo di persone è stato salvato dai vigili del fuoco. La strada sulla quale è avvenuto il fatto, la statale 106, è stata chiusa perché inagibile e pericolosa.
Numerosi gli sgomberi e i disagi in tutta la zona. Continuano, nel frattempo, le ricerche di Francesco La Rosa, 61enne scomparso mercoledì.. Interventi anche in provincia, a Torre Melissa, dove ha ceduto parte di un muro nei pressi della stazione ferroviaria.
Difficoltà a seguito del nubifragio per la circolazione ferroviaria. Dalle 6 di questa mattina è sospesa la circolazione sulla linea Crotone – Catanzaro Lido per l'allagamento dei binari e la presenza di detriti sulla sede ferroviaria tra Crotone e Isola Capo Rizzuto. Per garantire la mobilità, Trenitalia (Gruppo FS) ha istituito un servizio di bus sostitutivi tra le stazioni di Crotone e Cutro. Sospesa dalle 6 alle 8,35 anche la circolazione sulla linea Sibari - Crotone, per l’allagamento dei binari tra Cirò e Torre Melissa. I treni percorrono ora la linea con limitazioni di velocità. Durante l’interruzione, Trenitalia ha predisposto un servizio di bus sostitutivi tra Crotone e Cirò.

mercoledì 3 novembre 2010

Alcune antiche usanze di partecipazione attiva della comunità di Sellia


Prima che iniziasse il mese di novembre il prete con dei chierichetti giravano tutto il paese per raccogliere i ficu tosti i quali una volta venduti servivano per celebrare le messe ogni giorno per i defunti del paese anche per chi non poteva pagarsi una messa al proprio caro defunto.. Sellia era ricchissima di f alberi di fichi e quasi tutti facevano dele provviste essiccandoli al sole durante l’estate per poi venderli a dei mercanti che venivano appositamente per comprare le rinomate ficu tosti da Sellia.Due chierichetti portavano una vertulla mentre un altro con un campanello avvisa le persone del loo arrivo le quale sistemavano  a secondo della propria disponibilità  i ficu dentro una cesta  e uscendo dalle case li versavano dentro la vertula. Questa era una bella usanza di concordia di una popolazione  affinché tutte le anime dei cari defunti anche dei più poveri beneficiavano di una messa a loro dedicata. Comunque questa non era l’unica occasione in cui la comunità partecipava  direttamente con i frutti del terreno alle varie esigenze della parrocchia, un'altra bella usanza era quella di sistemare all’entrata della porta laterale della Chiesa Madre una grande  damigiana  con un imbuto; le varie famiglie portavano a secondo delle loro disponibilità chi un litro chi due ecc.. che versavano dentro la damigiana la quale una volta riempita d’olio serviva a tenere sempre accesi le tante lampade ad olio che erano sistemate ai vari altari le quali rimanevano sempre accesi. Mentre per  la lampada a tre lumini che era situata sotto l’altare di San Nicola, a turno le famiglie più benestanti  del paese che possedevano diverse piante d’olive donavano l’olio necessario per un anno intero, affinché la lampada rimanesse sempre accesa notte e giorno.
 Autore: sellia racconta. Si prega di inserire il link a chi ne fa uso (anche in modo parziale) con esplicito riferimento della fonte

Oggi 3 novembre 2010 ricorre il 31esimo anno della nascita a Catanzaro del Movimento Apostolico. Bellissima realtà conosciuta anche oltre i confini dell'Italia

Il Movimento Apostolico è un’aggregazione ecclesiale di fedeli laici, che si adopera per «il ricordo della Parola di Dio con l’evangelizzazione e la catechesi, la forte saldatura tra fede e vita per i propri membri, l'animazione apostolica delle parrocchie, specialmente quelle dove c'è più bisogno»(Statuto). E’ sorto a Catanzaro, il 3 novembre 1979, tramite la signora Maria 
Marino che ne è Ispiratrice e Fondatrice
 
 I fenomeni che avvengono da molti anni in casa di Maria Marino in Marraffa, sono a conoscenza di un gran numero di seguaci anche perché avvengono sotto gli occhi di tutti in diverse chiese di Catanzaro e sono affiancate dal Movimento Apostolico. In casa di Maria, sull'anta dell'armadio della sua stanza da letto, a Santa Maria, un quartiere periferico di Catanzaro, apparve il volto di Gesù che, copiosamente, trasudava lacrime ed olio (lo stesso liquido, raccolto in batuffoli di cotone, veniva distribuito ai bisognosi ed era ritenuto miracoloso). In seguito a questo evento, Maria inizia il suo apostolato nella chiesa del Rosario in CZ, dove, fra celebrazioni religiose e recite del rosario comunitario, alla presenza di sempre più numerose persone, fra fedeli, curiosi e seguaci avveniva un altro evento inspiegabile: Maria, raccolta in preghiera sull'altare, pur rimanendo con la bocca chiusa, elevava un canto celestiale, di cui non si comprendeva l'origine! Centinaia di testimoni hanno assistito a questo evento che lasciava, inevitabilmente, tutti allibiti e sbigottiti. Subito dopo, a suo dire, in lei si manifestava lo Spirito Santo che, tramite la sua voce, parlava alla folla ed, in alcuni casi particolari, a singole persone bisognose d'aiuto. Nessuno ha mai contestato i messaggi privati ricevuti in quelle particolari circostanze, ma la sua figura di veggente ha subito alternati momenti di notorietà e contestazione. Attualmente il fenomeno è allo studio della Chiesa, dei medici e dei parapsicologi.

“I l Movimento Apostolico è sorto a Catanzaro il 3 Novembre 1979, tramite la Signora Maria Marino, che ne è l'Ispiratrice e Fondatrice. Ella, invitando ad intenerire i cuori e a convertirsi alla vera fede, ricorda il Vangelo di Nostro Signore Gesù Cristo, nella povertà in spirito, con determinazione e fermezza. Nel suo linguaggio semplice, brilla la luce della Verità che essa proclama e che lo Spirito Santo ricorda ogni giorno, la stessa ricchezza di carità e sapienza che Dio concede solo a quanti son miti ed umili di cuore e consegnano la loro vita a Lui per essere particolari strumenti del Suo Amore e della Sua Grazia.La Fondatrice portò avanti la sua missione e con essa iniziò anche il suo calvario, i pregiudizi, le persecuzioni. Ella per un anno operò da sola, portando alla fede molte anime. Ormai era necessario che la Chiesa intervenisse e prendesse a cuore quella piccola luce di Verità che stava divenendo assai grande. Ella si recò da Sua Eccellenza Armando Fares (Arcivescovo di Catanzaro-Squillace), il quale dopo averla ascoltata, offrì la Sala "Sancti Petri" dell'Arcivescovado, per una Catechesi, tenuta dal teologo Sac. Costantino Di Bruno, che illuminasse e formasse nella dottrina della fede, quanti si convertivano. E così la conversione si trasformò in volontà di crescita e nell'obbedienza alla Gerarchia della Chiesa. ”
Tratto dal sito ufficiale del Movimento apostolico.it

martedì 2 novembre 2010

Nel primo anniversario della scomparsa della mistica Natuzza Evolo sono oltre 10 mila i fedeli che si sono radunati nella spianata di Paravati.


 Nella foto un momento dell'intensa celebrazione di ieri nella spianata di Paravati.Sullo sfondo la maestosa Chiesa (in costruzione)del Cuore Immacolato di Maria rifugio delle anime.
Ha detto che Natuzza gli è apparsa in sogno il vescovo di Mileto, mons. Luigi Renzo, nell'omelia della celebrazione religiosa che si è svolta nel piazzale della chiesa dedicata alla Madonna nel primo anniversario della morte della "mistica" di Paravati. Migliaia di persone che fanno parte dei cenacoli di preghiera provenienti da tutta la Calabria ma anche da fuori regione e dall'estero, assieme a tanti personaggi anche noti, hanno gremito lo spazio antistante l'edificio della fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle anime per partecipare alla funzione religiosa. Il pellegrinaggio dei fedeli davanti al Santuario era iniziato già da ieri pomeriggio. Mons. Renzo, raccontando del suo sogno ai fedeli, ha detto di essere rimasto molto turbato perché Natuzza gli era apparsa accigliata, fino al punto di svegliarsi di soprassalto. Per giorni, ha detto, si è interrogato sul senso di quel sogno che lo aveva angosciato. Il vescovo ha aggiunto che un giorno, mentre stava pregando, ha sentito dentro di sé la voce di Natuzza che gli diceva di stare tranquillo perché chi gli era apparso in sogno non era lei ma il demonio. Il vescovo di Mileto, nell'omelia, definendo più volte Santa la mistica di Paravati, ha ricordato che tra quattro anni si potrà avviare il processo di beatificazione per questa donna di umili origini, amata da persone di tutti i ceti e le condizioni sociali e che, da bambina, ha ricevuto il dono delle stimmate e della bilocazione e la possibilità di dialogare con i morti. "Mi auguro - ha detto il sindaco di Mileto, Vincenzo Varone - che fra quattro anni si avvierà la fase di beatificazione per questa donna straordinaria, faro di luce per il mondo intero e che ha portato alla conversione migliaia di persone attratte dal suo carisma".
Natuzza Evolo nata il 23 agosto 1924 a Paravati, frazione di Mileto, un paesino di tremila abitanti nella nuova provincia calabrese di Vibo Valentia. Il papa, Fortunato, non l'ha mai conosciuto, perché alcuni mesi prima della sua nascita era partito con una valigia di cartone per l'Argentina e non è più ritornato. Sua madre, Maria Angela Valente, ha dovuto arrangiarsi per racimolare un pezzo di pane, quando non era la piccola Natuzza (diminutivo di Fortunata) ad andare a mendicarlo al forno del paese.

Cerva (Cz) ignoti tentano di incendiare la Chiesa non contenti danno fuoco a una casa

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lunedì 1 novembre 2010

Foto del mese: novembre 2010

Scorcio Ruscia Sellia.
Eccoci al mese di novembre, mese speciale per il blog perchè  giorno 9  sarà un anno esatto dalla nascita di selliaracconta.  Più di  un visitatore del blog voleva sapere come nasce questo nome,esso  nasce molti decenni fa quanto trascrissi su un semplice quaderno il mio primo racconto narratomi da un anziano del posto (si trattava del miracolo della Madonna della Neve) sulla copertina di questo quaderno scrissi Sellia racconta come se i muri,le vie, le case volessero raccontare il loro glorioso passato. Successivamente altri racconti vennero trascritti su questo quaderno, alcuni narrati dall’indimenticabile papà, altri da nonno oppure anziani del posto. Ritornando ai nostri giorni, la foto del mese  che festeggia il nostro primo compleanno che farà  arricchire la nostra pinacoteca virtuale, ritrae uno scorcio del rione Ruscia: il quartiere più giovane del borgo, ma anche quello che fu quasi completamente distrutto dalle  fiamme per l’incendio appiccato dai Saraceni  dalla rabbia che  i Selliesi avevano resistito ai loro attacchi per diverse settimane (ne abbiamo parlato in modo dettagliato QUI nel bellissimo racconto “dell’anello di San Nicola” ). In questi primi giorni di novembre dedicheremo altri post  sul traguardo  importante del primo anno del blog, che credetemi rimane un impegno molto serio, ma che faccio volentieri grazie ai tanti consensi,  alle tante visite giornaliere. Per  giorno 9, dopo alcuni giorni di manutenzione, avremmo la grafica nuova  definitiva del blog che ci terrà compagnia per diversi mesi. Il racconto del mese avrà come titolo: “Mio padre” dove verrà  descritta una figura importante di una famiglia, il pilastro che sorregge l’intera casa.Una figura che ha segnato molto del mio carattere, del mio modo di vedere le cose;  mentre vi faremo conoscere altre storie inedite,curiose su Sellia. Notevole rimane lo sforzo di tenere sempre aggiornato il blog il quale come molti di voi avranno notato vengono inseriti circa due nuovi post al giorno.  Ma soprattutto grazie alle visite  sempre in aumento anche dai non Selliesi e da altri paesi stranieri, tutto questo ci porta a fare sempre di più e bene. Vi saluto ringraziandovi del vostro affetto verso il blog rinnovandovi l’invito di spedirmi materiale su Sellia racconti foto ecc.. essi saranno inseriti secondo i vostri consigli,  qualche buon materiale inizia ad arrivare e vi ringrazio anticipatamente. Per chi mi chiedeva se poteva inserire un intero  post anche sotto l’anonimato, o con un nick di fantasia rispondo di si! L’importante che trattino come argomento principale Sellia e soprattutto anche se critici non offendano direttamente nessuno. Un Saluto a tutti da zagor.

domenica 31 ottobre 2010

Origini del culto verso il S.S. Rosario (seconda parte)

                                    Nella foto interno chiesa del S.S Rosario Sellia
Grazie all’ambiente certosino e ai domenicani la pratica si allargò anche a causa delle confraternite laiche mariane orma i numerose. Tra il popolo il Rosario ebbe grande favore e la formula si semplificò ulteriormente nel XVI° secolo quando il domenicano Alberto da Castello (gli storici però discutono su questa paternità) scelse 15 misteri tra i tanti ormai esistenti della vita di Gesù e Maria proponendoli alla meditazione e portando il Rosario alla forma moderna che conosciamo oggi. Un manoscritto del 1501 riportava, come una sintesi storica, queste parole: "Il Rosario ha avuto la sua origine principale dall’ordine di s. Benedetto (in particolare la riforma dei Cistercensi), si è rafforzato con i Certosini, ultimamente ha preso sviluppo dall’ordine dei Predicatori (Domenicani)". Lo "strumento" della corona per pregare, invece, ha un’origine antica risalente ai Padri del Deserto del III° e IV° secolo dopo Cristo, che usavano cordicelle o stringhe per la preghiera ripetitiva. Una tappa fondamentale per la diffusione della pratica mariana è sicuramente la battaglia di Lepanto (dentro i territori dell’Impero Ottomano, nell’attuale Grecia) tra la flotta cristiana e quella turca. Nel XVI° secolo i turchi sono fortissimi e avanzano all’interno della Cristianità quasi senza sconfitte avendo come obiettivo di innalzare la mezzaluna a Roma. Il papa S. Pio V, preoccupato per la situazione, riesce a riunire sotto le insegne della croce una flotta composta da galee pontificie, spagnole e della Repubblica veneta mentre i francesi erano presenti con alcuni cavalieri volontari. A capo della flotta cristiana viene chiamato Giovanni d’Austria. Individuata la flotta turca nelle acque di Lepanto, i cristiani la raggiungono il 7 ottobre 1571 e così avviene la battaglia decisiva per la Cristianità contro l’Impero Ottomano. intanto S. Pio V invita tutti alla preghiera del Rosario (che lui stesso consacrò nella forma sostanzialmente in uso al giorno d’oggi con la bolla Consueverunt romani Pontifices del 1569), a fare processioni pubbliche e penitenze, e quando ancora non poteva sapere della vittoria ne dà l’annuncio facendo suonare tutte le campane di Roma e decretando che la flotta cristiana ha vinto grazie all’intercessione della Madonna del Rosario. Il Papa inserì nelle litanie l’invocazione di Maria come Auxilium Christianorum e decretò che il 7 ottobre fosse commemorata S. Maria della Vittoria. Fu poi papa Gregorio XIII che istituì il 7 ottobre come festa della Madonna del Rosario. Un’altra decisiva tappa per la diffusione della preghiera mariana fu il 12 settembre 1683, quando il re polacco Giovanni Sobieski sconfisse a Vienna i Turchi e impedì definitivamente all’Islam la conquista dell’occidente Cristiano. In questa occasione il pontefice Innocenzo XI istituì la festa del Nome di Maria il 12 settembre. Nell’epoca contemporanea non si può non fare riferimento alle grandi apparizioni mariane.

sabato 30 ottobre 2010

I lavoratori impegnati da anni per la costruzione della diga sul Melito (CZ) chiedono certezze sul loro futuro su un opera dal valore di circa 260 milioni di euro iniziata nel 1978 si prevedono ancora tempi incerti sulla consegna.

I lavoratori della Diga sul Melito prendono atto dell’appello rivolto dal Sindaco di Cicala, Sig. Muraca, agli altri sindaci interessati, agli organi istituzionali regionali e provinciali, nonché al Consorzio di bonifica Ionio catanzarese, pubblicato in questi giorni, e si rallegrano che qualcuno si ricordi che questa opera è necessaria non solo per la provincia catanzarese ma per l’intera nostra Regione”. È quanto scrivono i lavoratori in una nota. “Peccato che gli stessi si vedano costretti ancora una volta a denunciare la loro situazione lavorativa di precari che alla scadenza del contratto hanno perso il posto di lavoro. 
 
Foto aerea del sito dove dovrà sorgere la tanto attesa diga sul Melito.
Ebbene si, quello che già si paventava dal mese di agosto, e cioè che i dipendenti a tempo determinato del Consorzio di Bonifica sarebbero stati tutti mandati a casa per mancanza di fondi e per il blocco del progetto Diga al Ministero delle Infrastrutture, è purtroppo diventato realtà, e adesso tutti questi lavoratori - con diverse professionalità ed alcuni in età avanzata che, come si sa, è già di per sé un limite al reimpiego - si trovano senza alcuna prospettiva di ricollocazione o di rinnovo, in quel limbo di incertezza, di sofferenza e di impotenza che non si augurerebbe al peggior nemico e che pesa particolarmente a chi è sempre stato abituato a lavorare per guadagnarsi da vivere e che adesso si trova da un giorno all’altro a non poter condurre un’esistenza minimamente decorosa. Si va avanti nella speranza che qualcuno – sindacati, istituzioni, o lo stesso Consorzio - si pronunci sul destino di queste persone che sono in attesa, forse vana, di uno sblocco di questa situazione di stallo; nel frattempo per problemi burocratici i lavoratori non stanno percependo neanche il sussidio di disoccupazione, e si trovano nella tragica condizione di non riuscire neanche ad arrivare a fine mese. I dipendenti confidano perciò che questo ulteriore appello possa servire a smuovere le coscienze di chi ha il potere di agire concretamente - non solo con tante belle promesse ma nessun risultato visibile – e chiedono un impegno reale a sanare tempestivamente questa situazione che si fa ogni giorno più drammatica”.

venerdì 29 ottobre 2010

La processione del quadro della Madonna "di sproni" . che si svolgeva l'ultimo venerdi del mese di ottobre a Sellia.

Nella foto alcune piante di "sproni" lungo una vallata di Sellia
Sino agli inizi degli anni 70, la sera dell’ultimo venerdì del mese d’ottobre, veniva portata in processione un particolare quadro della Vergine Immacolata, il quadro veniva chiamato da tutti “ a Madonna di sproni” perché la caratteristica fiaccolata veniva fatta proprio da questa pianta selvatica che cresce spontanea dentro le vallate di Sellia. Alla fine del periodo estivo dopo aver perso i particolari fiori gialli, questa pianta dal fusto lungo inizia a seccare, prima dell’arrivo delle prime piogge autunnali; la gente del posto andava alla ricerca di quelli più lunghi e con tanti piccoli gambi intorno al grande tronco (che una volta acceso sembrava un candelabro) . Il giorno della processione venivano imbevuti con la” murga” che si estraeva dal fondo dei lanniuni dell’olio che proprio in quel periodo si pulivano per poter poi contenere l’olio nuovo. Quando la Madonna usciva per la processione, i ragazzi con in mano i sproni (che nel frattempo erano stati accesi) si disponevano in due file ai lati del quadro creando così una fiaccolata unica con dei giochi di luce molto particolari e con l’odore dell’olio che pian piano andava in combustione. I sproni duravano per tutto il consueto tragitto della processione, e quando il quadro stava per rientrare, i ragazzi con in mano gli sproni, venivano sistemati in due file lungo i gradini della Chiesa; mentre andavano in combustione anche i vari rami piccoli che si trovavano sotto il lungo fusto centrale facendoli sembrare tanti candelabri. Una bellissima usanza unica nel suo genere in tutta la .......
Il quadro della Madonna di "Sproni"


L'onorevole G. Bova si fa rimborsare dalla regione Calabria ben 211mila euro di benzina.

"Io non uso l'auto blu. E finché posso ne farò a meno". Marchiato col fuoco, l'impegno d'onore che Giuseppe Bova, già presidente del Consiglio regionale della Calabria, annunciò a Repubblica quasi cinque anni fa è stato mantenuto. Da quel giorno, e per tutti i giorni della settimana, week end inclusi, Bova, dragone dell'anticasta, protagonista di una delle più feroci lotte alle spese inutili, tagliatore di teste solitario nella regione più sprecona d'Italia, si è diretto alla pompa di benzina da solo. E dal marzo del 2006 fino al marzo del 2010 ha fatto il pieno conservando però ogni ricevuta per dimostrare il certo. Ha speso 211mila euro di carburante.

Giuseppe Bova ex presidente del consiglio regionale Calabrese.
Sono state 1460 giornate durante le quali non si è dato mai malato e ha anzi pigiato sull'acceleratore per connettere lungo l'asse Reggio Calabria-Catanzaro le energie vitali del proprio corpo. Alla fine ha tirato le somme. Anzi l2
e ha fatte tirare al dirigente del servizio tesoreria della Regione: gli spostamenti sono infatti costati 211.842 e 42 centesimi di euro. Tanta benzina è stata bruciata da Bova in ragione della sua passione ipercinetica per la politica. Si è subito osservato che la mole del bonus rendeva incerta ogni comparazione con altri possessori di motori a scoppio.
Duecentomila euro alla pompa dell'Agip? Nemmeno lo yacht di Briatore abbisogna di tanto propellente energetico, possibile che l'utilitaria di Bova, l'uomo politico senza auto blu, consumi di più? Possibile. Il dubbio però resisteva: vuoi vedere che è uno scherzo di carnevale? E' una burla che i nemici di Bova, glorioso rappresentante della sinistra calabrese, già del Pd (ora però fuori dal partito), e prima dei Ds, e ancor prima del Pds, hanno voluto mettere in scena? Niente. La delibera sembra vera.
Bollettino ufficiale della Calabria, edizione del 16 giugno 2010, determinazione n. 299 del 13 aprile scorso, la numero 103. 

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giovedì 28 ottobre 2010

I juri a ra Madonna da conicella ( terza e ultima parte )

Ma i giorni, i mesi passavano ed erano sempre uguali ,anzi forse peggioravano ma lei poverina era sempre forte, mai un giorno non aveva portato le caprette al pascolo, come soprattutto,  mai una volta al suo ritorno si era dimenticata di raccogliere i bei fiorellini da mettere alla Madonna da conicella raccomandandogli sempre nelle sue preghiere la famiglia e suo papà affinché ritornasse ad essere quello di prima. Un giorno,un brutto giorno che pioveva forte e faceva più freddo del solito Concetta non si era rifiutata di portare le caprette a pascolare sapendo benissimo che solo mangiando della fresca erba avrebbero fatto più latte, al ritorno bagnata fracida non si dimenticò di raccogliere i fiorellini per la Madonna.   

Ma una volta a casa si ammalò con  febbre alta,  delirava, per alcuni giorni rimase a letto mentre il suo papà aveva smesso di bere standogli sempre vicino  dandosi lui la colpa di quello che era accaduto promettendo che avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di vedere sua figlia guarita. Ma la povera Concetta si aggravò delirando, diceva sempre le stesse parole “I Juri a Ra Madonna da conicella nu ti scordara mai di Juri a ra Madonna da conicella” suo padre non sapeva cosa volesse dire, mentre alcune persone gli raccontarono che sua figlia mai una volta si era dimenticata di raccogliere i fiorellini per la Madonna . Suo padre le promise che ci avrebbe pensato lui, di non preoccuparsi di pensare solo a guarire. Ma la povera Concetta morì con il sorriso in bocca tenendo la mano al suo papà, il quale da quel giorno si chiuse in solitudine avendocela con Dio e con tutti. Dopo diversi giorni uscì incontrando diversi amici e conoscenti , che si complimentavano con lui per non aversi dimenticato della promessa fatta alla piccola Concetta prima che morisse, e cioè di raccogliere ogni giorno i fiorellini “pe a Madonna da conicella” infatti  le persone che passavano notavano sempre i fiori freschi proprio quelli particolari e belli che raccoglieva sua figlia,lui cerco di spiegarge che non era stato lui nel portare i fiorellini alla conicella ma  nessuno lo ascoltò, perchè quei fiori cosi belli,cosi particolari solo la povera Concetta sapeva dove raccoglierli. Corse verso a conicella da varanna notando i bei fiori freschi appena raccolti sistemati a ra conicella  facendo ammenda dei...........

I rifiuti provenienti dalla Campania (che nessuno vuole) sono gia stati scaricati nella discarica di Pianopoli (Catanzaro)

 Mentre Scopelliti dice di non essere al corrente dell'arrivo dei camion carichi di rifiuti dalla Campania in Calabria  gli autisti dei 17 mezzi, sarebbero già sul territorio regionale, in particolare in località Carratello di Pianopoli già dalle prime luci di martedì scorso: «Siamo stati inviati quì da Bertolaso - diceva ieri mattina uno degli autisti - ma siamo stati bloccati dalla Regione». «Ci siamo arrangiati stanotte nei nostri camion - ha affermato ancora l’autista - non possiamo stare quì molto tempo anche perchè abbiamo l’esigenza di lavarci». Alle 13.30 sono arrivati i carabinieri e dopo circa 36 ore di attesa, intorno alle 17 è arrivato l’ordine di scaricare.
E l’ingegnere Mancini della Eco inerti, proprietaria dell’impianto di rifiuti, a spiegarci i motivi dell’attesa: «Non potevamo accettare i rifiuti perchè, secondo l’ordinanza firmata martedì dal sub commissario Pugliano, assessore regionale all’Ambiente, la quantità dei rifiuti speciali pericolosi superava i parametri. Quindi per poter scaricare quì necessitava l’ordine superiore dalla presidenza del Consiglio del ministri che è arrivato nel pomeriggio. Complessivamente infatti l’ordinanza faceva riferimento a 75.000 tonnellate che dovrebbero giungere quì, mentre il momento ne sono arrivati solo circa 300 tonnellate. Credo infatti che nei prossimi giorni i conferimenti proseguiranno».



Trecento tonnellate al giorno di rifiuti dunque, per un massimo di dieci giorni. Sarebbe questo l'accordo raggiunto, dopo la disponibilità offerta dalla Calabria che, attraverso un'ordinanza dell'Ufficio del commissario delegato al superamento dell'emergenza sui rifiuti, ha «solidarizzato con la Regione Campania - ha dichiarato il governatore Giuseppe Scopelliti nella sua veste di commissario - relativamente al grave problema che stanno vivendo in queste ore le popolazioni di alcuni centri campani a causa dell'emergenza rifiuti»

mercoledì 27 ottobre 2010

Una parte del documentario di promozione sul borgo medioevale di Sellia andato in onda su Viva L'Italia channel

I rifiuti della Campania arriveranno anche in Calabria.

Una parte dei rifiuti del Napoletano, oggetto negli ultimi giorni di scontri e proteste, starebbero arrivando in Calabria, destinati ad alcuni impianti di compostaggio. La notizia arriva da ambienti di strutture tecniche di Napoli, nonostante i livelli politici calabresi però non confermino. Primo tra tutti il governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, che, interpellato ieri sera , ha detto di non aver firmato o deciso nulla nonostante la Calabria, al pari di altre regioni, sia stata contattata per verificare la disponibilità a fare fronte all'emergenza rifiuti che è scoppiata in Campania. Raffrontando le notizie provenienti da Napoli e le parole di Scopelliti, si prospetta per la Calabria la necessità di una valutazione attenta dei risvolti che potrebbe avere il suo contributo alla soluzione dell’emergenza napoletana.


Nella foto una via di Napoli invasa dai rifiuti

martedì 26 ottobre 2010

In concomitanza della ricorrenza del primo anniversario di selliaracconta il blog cambierà radicalmente look

Da questa settimana il blog lentamente cambierà aspetto,impostazione, con l'aggiunta di parecchie novità,in prossimità del primo anno di selliaracconta che coincide esattamente il 9.11.2010, mi scuso per eventuali disagi subiti dai lavori in corso ricordandovi che il blog rimarrà sempre aggiornato anche in questo breve periodo di manutenzione straordinaria con l'inserimento di minimo un post al giorno dove anche con la nuova sezione dal titolo “la notizia” cercheremo di inserire un annuncio fresco di cronaca,politica,attualità ecc.. al giorno.

Nelle due foto alcune prove di cambiamento grafico  di selliaracconta
Noterete che in alcuni post i commenti risulteranno chiusi oppure disabilitati per evitare l'inserimento di qualche commento fuori luogo oppure direttamente offensivo a qualche persona facilmente individuabile. Comunque nei post dove parleremo del nostro territorio e in modo particolare di Sellia, i commenti saranno come sempre aperti a tutti. In quest ‘ultima settimana di ottobre appena iniziata inseriremo il terzo e ultimo capitolo del racconto " I juri a ra Madonna da conicella" dove mi aspetto dei commenti sui racconti fin qui inseriti e in modo particolare su quest'ultimo. Un altro post sarà dedicato (nella sezione Sellia sconosciuta) ad una bella e veramente unica processione che si svolgeva l'ultimo venerdì d'ottobre descrivendola nei particolari per farla rivivere a chi l'aveva nascosta nei ricordi e anche per chi non ha mai partecipato per essere immigrato sin da piccolo, ma anche ai giovani che sicuramente molti erano all'oscuro di questa suggestiva processione che oramai non si svolge più dagli anni 70. Per quanti ricorderanno la promessa fatta all'inizio del mese di inserire una foto durante una delle prime processioni della Madonna del Rosario al nuovo rione "Palazzine" ,è una foto molto particolare perché pur essendo molto rovinata si intravede il bello stendardo della congregazione dei "Rosarianti". Almeno per adesso non può essere inserita per mancanza dell'autorizzazione da parte di chi me l' ha fatta pervenire tramite e-mail, non avendo ancora il permesso di renderla pubblica su internet, anche perché attualmente non sono riuscito a contattarlo. Augurandovi un buon inizio settimana da poco iniziata, vi rinnovo l'invito di farmi pervenire del materiale in vostro possesso tipo: racconti, foto documenti ecc.. sul nostro borgo affinché esso possa essere visionato ed eventualmente renderlo pubblico nei modi che vorrete, ma sempre sotto la vostra autorizzazione altrimenti sarà esaminato solo come eventuale riferimento storico. Un caloroso saluto a tutti da Zagor.

Notizie dal comprensorio del 26.10.2010. Comuni di: Botricello,Soveria Simeri, Cerva.

Per leggere gli articoli clicca sull'imaggine.
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lunedì 25 ottobre 2010

Sant' Onofrio la prefettura vieta una manifestazione organizzata in memoria del boss locale Antonio Bonavota detto "Ninu u conti" morto nel 1995

Non si è svolta la manifestazione che era stata organizzata per ieri a Sant'Onofrio in memoria del boss della 'ndrangheta Antonino Bonavota, detto ''Ninu u conti", morto nel 1995.


 L'iniziativa è stata attuata, così come era stato preannunciato dalla Gazzetta del Sud, in rispetto del divieto imposto dalla Commissione prefettizia che regge il Comune dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose. Il divieto era stato sancito anche su conforme parere del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica ed in considerazione anche del mancato rilascio da parte del Comune della preventiva autorizzazione. La festa in memoria di Antonino Bonavota, presunto capo dell'omonima cosca, era stata promossa dal figlio del boss, Nicola, e la sua organizzazione era stata anche pubblicizzata con un'automobile munita di altoparlante. Nicola Bonavota ha riferito di avere sognato nei giorni scorsi il padre e che era stato lui a chiedergli di organizzare la festa. Le forze dell'ordine hanno anche rimosso i manifesti che Nicola Bonavota, assolto di recente nel processo scaturito dall'operazione antimafia Uova del drago, aveva affisso in paese per pubblicizzare l'accoglimento da parte del Tar del ricorso che aveva presentato contro la decisione del Comune di chiudere il suo bar. Sant'Onofrio è lo stesso centro in cui il prefetto ed il vescovo di Vibo Valentia a Pasqua avevano vietato la celebrazione del rito dell'Affruntata dopo che si scoprirono le ingerenze di affiliati alle cosche locali della 'ndrangheta nell'organizzazione del rito religioso, con minacce rivolte al priore responsabile della celebrazione. Per tutta la giornata di ieri a Sant'Onofrio c'é stato un presidio di carabinieri e poliziotti per controllare che venisse rispettato il divieto alla celebrazione della festa in memoria di Antonino Bonavota imposto dalla Commissione prefettizia.