dal 2009 insieme a voi



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venerdì 30 aprile 2010

L'ULIVO :POESIA ,PREGHIERA DEDICATA ALL'ALBERO SACRO SIMBOLO DEL NOSTRO TERRITORIO

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una bellissima poesia,lode,preghiera  verso al'albero più bello,più sacro; il quale è anche il simbolo del nostro territorio l'ulivo
        L'ULIVO
Creatura di DIO, ulivo benedetto
resistente allo scorrere dei secoli,
albero frondoso e fecondo
che non cedi all'impeto del vento,
donaci di resistere al vento,
al sole ed a tutte le fatiche della vita.
Albero sacro,ascolta la preghiera dell'uomo!
Tu dalle esili foglie,dai magri rami,
dal cavo e contorto tronco,
donaci l'argenteo tuo colore
e tocca le nostre anime col tuo profumo
e l'olio di esultanza che doni a larghe mani....
Albero sacro al Signore ,
che ti scelse per elevare la sua preghiera al padre,
donaci ancora bei pensieri mattutini,
la tua bellezza,la tua maestosità
e sopratutto la saggezza di comprendere le fatiche
di cui ti sei fatto carico per erigerti dalla terra con vigore...
Tu somigli a noi esseri umani.
Cresci rigoglioso in mezzo alle pietre,
spesso in situazioni difficili
senza cedere e con saggia ostinazione
e quasi umano e sacro orgoglio,
dimostri tutta la tua vecchiaia.
T'incurvi,ti contorci,presenti larghi squarci,
ma ti ergi quasi a toccare il cielo.
Albero sacro simbolo di vita donaci vita in abbondanza,
salde radici, frutti profumati.
Tu più sacro della vite,più della spiga,
albero insigne,versa su di noi la pace che ti irradia.
Fortifica il nostro crescere nel tempo della vita e fruttificheremo amore...
Possiamo essere ,o Signore,come ulivo verdeggiante nella tua casa
E confidare nel Tuo amore sempre e per sempre (Salmo 52,8).
Tocca DIO Onnipotente le nostre anime,
come tocchi il sacro ulivo in tutte le sue foglie

Amen.                                     Felicia Carresi



giovedì 29 aprile 2010

PROVERBI , MODI DI DIRE, "DITTI " CALABRESI (LETTERA B )

Eccoci alla lettera B la quale è abbastanza avara di proverbi o ditti .Dopo varie ricerche abbiamo raccolto ben poco speriamo che nei commenti ne arrivino di nuovi  che hanno  la B come primo vocabolo tipo: "Baruni mangia n'cridenza u pezzenta nu mangia de nenta"
BASTA NA PINNA......MAH TI SPINNU.
BELLA VESTUTA, BRUTTA E SUTTA
BELLA NU SIGNU, BRUTTA NEMMENU, A PARU DI BELLI POZZU STARA
BENEDICA,BENEDICIMU;CCHJU' POCHI SIMU E CCHJU'MEGGLIU STAMU
BONASIRA A  STA BELLA CUMPAGNIA
BONANOTTA A TUTTI STI SONATORI
 BONU TEMPU E MALU TEMPU, NO DURANU TUTTU U TEMPU 
 BOTTA E.... CULU !
 BOTTA E....SANGU !
BRUTTU  CU A BRUTTA.BELLU CCU CHINA VO'
BUSSARA CU U PEDA

martedì 27 aprile 2010

UN SITO UNESCO IN CALABRIA .........O RIMARRA' SOLO UN SOGNO ?

Entra ed esce dal cassetto ciclicamente. Ci hanno provato tutti :
amministrazioni,associazioni,università ecc… per raggiungere quel sogno (per il momento rimasto tale ) chiamato UNESCO .La Calabria lo coltiva da anni ,ma sino ad oggi nessuna proposta è riuscita a superare l’ultimo gradino,l’ultimo scoglio per entrare finalmente tra i beni riconosciuti come patrimonio dell’umanità da parte dell’UNESCO. Tanti sono i siti che di volta in volta si sono proposti,canditati per poter ottenere un posticino al sole .Invano a tutt’oggi la nostra regione non conta neanche un sito riconosciuto dall’UNESCO. In tutti quest’anni l’unico sito ad aver conquistato l’anticamera del paradiso è stata la Cattolica di Stilo,insieme ai complessi bizantini basiliani che fanno bella mostra lungo la costa jonica Calabrese .Ma il tutto finisce qui, si tratta di una lista propositiva che solo pochi siti hanno conquistato,ma come abbiamo visto non sempre vuol dire riconoscimento definitivo. Per ottenere il definitivo 'ok' si valuta la valenza storica,artistica,culturale,naturalistica di un determinato posto. Bisogna aggiungere anche i cosiddetti beni “immateriali “ come per esempio la cultura grecanica .Per chi riesce a spuntarla non solo tanti onori,ma anche impegni concreti di mantenere alti gli standard di valorizzazione,salvaguardia ,tutela del sito,con complessi e rigidi piani di gestione da rispettare. I club UNESCO della Calabria riuniti nella scorsa settimana ad Assisi all’assemblea nazionale della federazione Italiana iniziano a capire che forse sia arrivato il momento di cambiare strategia inserendo non più i soliti siti ma cercando di scoprirne di nuovi allargando gli orizzonti di quella Calabria nascosta che aspetta di essere valorizzata ,salvata,rivalutata come i tanti piccoli centri storici che custodiscono ancora gelosamente tanti tesori come nel caso specifico di Sellia ,spesso confusa con Sellia Marina, con un centro storico bellissimo,pieno di viuzze,case millenarie che al suo interno custodiscono gelosamente molti ricordi di una vita contadina oramai dimenticata;definito da molti per la sua particolare conformazione un spendido presepe, riuscendo meno di un anno fa a conquistare il titolo di borgo più bello della Calabria battendo paesi molto più conosciuti,più blasonati. Ma forse proprio questo diventa un’arma in più per vincere: il riscoprire quei posti ,quei piccoli borghi sconosciuti anche a noi Calabresi che aspettano solo di essere riscoperti,proposti.

lunedì 26 aprile 2010

DIZIONARIO DIALETTALE SELLIESE (lettera e)


La lettere E forse rimane la più povera di vocaboli in dialetto selliese in assoluto,tanto che la si voleva incorporare con la F,speriamo che nei commenti si riesca ad arricchirla. E come erbara località di Sellia che si intravede nella foto .Zona e manca ma nello stesso tempo un'ottima zona per l'olio d'oliva con una gradazione ottima veramente da extra vergine dop.La strada interpoderale d'erbara fu la prima che venne quasi completamente cementata ,se i nostri nonni per andare a Catanzaro percorrevano la strada" du voscu" per andare alla fiera più importante del circondario( la fiera di trinchisi )scendevano d'erbara la quale si svolgeva subbito dopo aver attraversato a hjumara che richiamava moltissime persone e venditori 


‘E art. Le
‘E prep. Di, da
EBREU s.m Ebreo
EDARA s.m Edera
EMBE' verbo Ebbè
EIU pron.pers. Io
ECCETTU prop.Eccetto
ECCU avv. Ecco
ERBARA Luogo,terreno
ERBAZZA s.f Erba
ERRAMU agg. Errante
ETERNU agg.Eterno
ETTICU agg. Tisico
EVERU avv.Davvero

venerdì 23 aprile 2010

MESE DI MAGGIO- MESE MARIANO

Parrocchia San Nicola di Bari – Sellia

Mese di Maggio – Mese Mariano

Carissimi parrocchiani,

con questa mia lettera vi saluto e vi benedico. Come voi sapete sta per incominciare il Mese di Maggio che da sempre la Chiesa e la devozione popolare dedica alla Vergine Maria, Madre di Dio e Madre nostra. Come Parrocchia fortemente mariana e come comunità vorrei che lo vivessimo bene questo mese, con più zelo, nel rispetto del suo vero significato, crescendo nell’amore verso la nostra Madre Celeste.

La Vergine Maria, Madre della Redenzione, è nostro modello in ogni virtù. Cresceremo nel suo amore se la imiteremo nella sua santità. Per questo in questo mese tanti saranno i momenti di preghiera che ci avvicineranno alla Vergine Santa.

Sul retro di questa lettera sono segnati tutti gli appuntamenti. Mi preme però spendere qualche parola in più su alcuni di essi.

Preghiera per le famiglie: durante le domeniche del mese di maggio le famiglie della comunità saranno divise in gruppi. nella santa messa domenicale si pregherà per un gruppo diverso di famiglie i cui nomi verranno inseriti in un braciere. Alla fine della santa Messa tra le persone presenti sarà estratta una statua della Vergine Maria.

Preghiera per le mamme: nel mese di maggio avremo un’attenzione particolare alla figura della mamma (il 9 maggio giorno della festa della mamma, saranno benedette tutte le mamme). E ogni mercoledì alle ore 17,00 nella chiesa di San Nicola e il giovedì alle 17,00 sarà celebrata la messa per le mamme.

Sante Messe per quartieri: Anche quest’anno celebreremo le messe per quartiere. È un momento importante. È bello che tutti insieme le famiglie al completo partecipino a questo momento.

Pellegrinaggio parrocchiale: Per concludere un anno parrocchiale di intenso lavoro ho pensato di fare insieme a voi un pellegrinaggio parrocchiale presso il Santuario di Porto a Gimigliano dove non tutti sanno che la Madonna di Porto di recente è stata nominato patrona della Provincia di Catanzaro. sosterremo in preghiera dinanzi al quadro, visiteremo il santuario, celebreremo la messa, incontreremo le suore del luogo e visiteremo la casa di cura.

Torneo Calcio Bambini: giorno 16 maggio si terrà il primo torneo calcio bambini parrocchiale con quattro squadre: 1. San Nicola; 2. l’Immacolata; 3. Madonna del Rosario; 4. Madonna della Neve.

Recita “i misteri della Luce”: per omaggiare la Vergine Maria e valorizzare la chiesa del Rosario abbiamo pensato a questa bellissima recita messa in scena dai bambini della comunità con l’aiuto dei catechisti domenica 30 maggio alle ore 19,00 nella Chiesa del Rosario.

Se ci impegneremo tutti, trascorreremo trentuno giorni di riflessione, meditazione, conversione, preghiera, propositi, impegni per dare alla nostra vita e a quella del mondo intero una vera conformazione mariana. È l’augurio che faccio a voi tutti: che possiate stravolgere il mondo con il vostro grande amore per la Vergine Maria, Madre della Redenzione, Madre della Chiesa, Madre nostra.



Il parroco

Don Francesco Cristofaro

giovedì 22 aprile 2010

CANZONI FILASTROCCHE POPOLARI CALABRESI (RACCOLTA n° 1 )

Animi purganti chi allu munnu siti stati allu purgatori siti e’llu pararidisu aspettati e pregati l’eternu Patre e pregatilu volenteri ca nn’aviti gran misteri!


Signura meu, fa fara bonu tempu ‘ppe nnu s’accatta llu ciucciu papà ‘ppennu c’è va' a cavallu mamma!


Lucertulella mia, u jestimara a Diu, nemmenu alla Madonna, jestima allu diavulu ccu lli corna!!
......Nu nsignnu statu nne' eu, e nne' a Madonna ma u diavulu ccu' i corna


Caru cumpari, si voi ‘ti’ mmitu, porta a carna ch’eiu portu u spitu porta u vinu ca ‘u meu è acitu porta u pana ca ‘u meu è mucatu caru cumpari si voi ‘eu t' mmitu......


Cuccu meu bellu, cuccu meu d’oro, quanto ce vò ppe nu moru? Cuccu meu bellu, cuccu meu pulitu quantu ce vò ppennu me maritu?


O Matre delle grazie durcissima Maria fai cuntenta e salva st’affritta anima mia, tu fosti benedetta visitasti a Lisabetta e visitasti l’anima mia nell’ura dell’agonia!


Tessi tessi, ncanni ncanni ja alla valla e portava lli panni e lli panni e lli pannizzi ‘a Madonna ccu lli trizzi e lli trizzi ncannulati ‘a Madonna e ‘nna Mmaculata!


Sant’Antoni meu benignu tanta brutta un ce signu tegnu dote, tegnu avire tu ‘u sai ‘cchi vojju dire!


Fazzu ‘u vutu alla Madonna du ritu, ppemma  mi fa trovare nu bbonu maritu!


Vena Natala e n’unnaju dinari me pijju na pippa e me mintu a fumari


Carnalevari tutù mancia pasta e maccarruni quannu sona lla trummettella ni manciamu ‘la sozizzella
Carnalevari,carnalevari cornu a ru culu tti' pozza piglijari


Luna luna famma na pitta e nna' cullura...e fammila mollicella cca' tegnu i denti e nna vecchiarella


Santa Maria du voscu fammi passara ssa mmunnizza ‘e l’occhiu si è ducia assaggiala si è amara caccciala !


Gori gori e gora gora aperta ‘a porta e vida cchi trova trova nnu monacu cappuccinu chi cusia l’abbitinu,l’abbitinu è già cusutu duminichellu è nnu curnutu!


Domani è dduminica e tagghiamu ‘a capu a mminicu, mminicu ‘un c’è a tagghiamu allu rre ‘u rre è mmalatu a tagghiamu allu sordatu, i surdati sunu alla guerra e vattimu ‘u culu ‘nterra!



Gallinella zzoppa zzoppa quante pinne teni ncoppa e nne teni vintiquattru unu, dui, tri e quattru


E lli grilli ccu lli grilli vanu zumpannu ‘e cca e dde llà fa’ la ninna, la ninna fa’bellu battellu di mamma'


Sutta ‘a pergula ce sta ‘l’uva primu chiumpa e poi matura,ciofferi e ciofferà,cala cannella avimu e trjinca'


Zzù Nicò, zzù Nicò c’è na fimmina ca te vò e sta' sutta na cerasa zzù Nicò  vò mma' ti vasa!


Sutta ‘u lettu da zza vecchia c’è nu frittula cacata china parra u primu sa l'ha manciata.
tegnnu i chiavi e Santu Nicola e pozzu parrara sinu a cchi moru


All’otaru e santa Maria pozzu parrare bella mia.


Na ura dorma lu gallu due uri ‘u cavallu tri uri ‘u viandante quattru uri dorma l’amante cinque uri ‘u studente sei uri ‘a bona gente sette uri ‘u biforcu ottu uri ogni porcu


Passau llu tempu meu passau lla fulla quannu eiu jivi all’acqua ccu la cistella


Pizzica nnanna pizzica nnanna alla porta de sant’Anna e sant’Anna e Caterina  ce

martedì 20 aprile 2010

DIZIONARIO DIALETTALE SELLIESE (lettera D )

Riprendiamo dopo  che per un problema tecnico i vari vocabboli inseriti sul pc erano andati persi, ma per fortuna erano scritti su un quaderno con la vecchia e cara penna bic che non ti abbandona mai .Eccoci alla lettera D: come "diunu" parola che i nostri nonni conoscevano benissimo avendo patito la fame mangiando di tutto o quasi pur di sopperire ai lacinanti langurii dello stomaco che non riceveva cibo da molto tempo .Oggi si digiuna per apparire più belli, per dimagrire, per avere un fisico snello. Veramente un paradosso, oggi abbiamo troppo,troppo cibo, così dopo aver messo parecchi chili in più grazie a cibi ricchi di tutto meno che di geniunità ci rendiamo conto che vuoi anche per i lavori sempre più sedentari bisogna dimagrire facendo diete,andando in palestra. Se ci vedessero i nostri nonni, coloro i quali dopo una giornata di duro lavoro manuale facevano un unico povero pasto, coloro i quali si spostavano a piedi o al massimo "cu u ciucciu", coloro i quali il digiuno lo praticavano spesso da un giorno all'altro, mese dopo mese, Direbbero (tanto per usare un famoso detto popolare): " u vurdu nu crida a ru diunu".

DA prep. Dalla
DACCULLI’ avv. In quel modo
DACCUSSI’ avv. Così
DAMASCATU agg .tessuto,damasco
DAMINCIANA s.f. Damigiana
DARRETU prep. Dietrot
NA DDRAMMA s.f. Piccola quantità
DEA s.f. Idea
DEBBITU s.m. Debito
DEBBOSCIATU agg.Abbandonato,dissoluto
DECJA num. Dieci
DECOTTU s.m. Infuso
DEDA s.f. Legna resinosa
DEDARA s.f. Edera

lunedì 19 aprile 2010

ECCO LA GIUNTA SCOPELLITI

 Nella foto in alto     i componenti della nuova giunta Scopelliti, ufficializzata sabato 17 a Catanzaro nel palazzo Alemanni sede istituzionale della presidenza regionale

1) Giuseppe Scopelliti - presidente il quale a tenuto per se almeno per il momento tre deleghe pesanti: salute, turismo, trasporti.
2)Antonella Stasi - vicepresidente senza deleghe Crotonese attuale presidente di confindustria Crotonese unica donna di tutto il consiglio regionale (esterna)
3)Pietro Aiello - urbanistica. Sembra che stava andando via scontento quando gli avevano offerto l'assesorato ai trasporti Catanzarese d'adozione, veterano
4) Giacomo Mancini - bilancio e programmazione Cosentino esterno
5)FrancescoAntonio Stilitani - lavoro,formazione professionale,famiglia e politiche sociali. In forza all'udc Vibonese
6)Francesco Pugliano - ambiente .Crotonese eletto nella lista di Scopelliti
7)Michele Trematerra - Agricoltura e foreste. Cosentino eletto nell'udc
8)Pino Gentile infrastrutture e lavori pubblici .Al decano del consiglio regionale alla sua sesta legistatura la delega più pesante. Cosentino del pdl
9)Mario Caligiuri- cultura istruzione. Esterno
10)Domenico Tallini- personale .Catanzarese il più votato nella città
11)Antonio Caridi- Attività produttive. L'unico Reggino insieme ovviamente al presidente, in forza nel pdl
Come per tutti i post che parlano della politica locale Calabrese i commenti sono chiusi

venerdì 16 aprile 2010

SIMONE FIGLIO DI GIOVANNI , MI AMI PIU' DI COSTORO ?

Carissimo/a,

Siamo sul lago di Tiberiade. Gesù dona due grandi insegnamenti ai suoi discepoli.

Primo insegnamento: Senza la sua Parola, fuori della sua Parola – non contro o in opposizione, ma semplicemente senza di essa – le reti del regno resteranno sempre vuote. Si lavora, si lavora, si lavora, il risultato quanto a salvezza è sempre uno: la rete resta sempre vuota, priva di anime. La si getta invece sulla Parola del Signore, si semina il Vangelo, la rete si riempie e i campi biondeggiano di messi pronte per la mietitura e il buon raccolto.

Secondo insegnamento: Gesù è riconosciuto dai semplici gesti del quotidiano. Lui è persona che ama e l’amore si rivela nella concretezza delle piccole cose. Gesù accende il fuoco. Arrostisce del pesce. Si procura del pane. Prepara da mangiare per i suoi discepoli. Gesù ha sempre manifestato al mondo intero che l’amore è la cosa più concreta, più visibile, più universale, più corporea. Se c’è, si vede. Se non c’è, non si vede. Lui è il solo che ama così intensamente da farsi riconoscere da questi semplici gesti come il Signore, il Maestro.

Ora Gesù pensa al futuro dei suoi discepoli e della sua Chiesa, pensa a pecore ed agnelli. Questi hanno bisogno di un Pastore solido, temprato, forte nell’amore, nella carità, nella misericordia, nella compassione, nel perdono, nel dono di tutta la sua vita. Senza l’amore l’intelligenza si trasformerà ben presto in umiliazione, la saggezza in oppressione, la sapienza in dominio, la scienza in superbia, ogni altra capacità umana in imposizione.

Con l’amore invece il Pastore è capace di offrire la propria vita in modo personale per ogni pecora, per ogni agnello. È capace di immolarsi, consumarsi, non risparmiarsi in niente, non per imporre la propria volontà su ciascuna pecore e ciascuno agnello, ma per curarli, lenirli nelle loro sofferenze, nutrirli di verità e di santità, dissetarli con la carità di Cristo, saziarli con la sua divina grazia, condurli verso il Regno dei Cieli, camminando avanti a loro e mostrando concretamente come in ogni momento e circostanza si deve amare.

Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi». (Cfr Gv 21,1-19).

giovedì 15 aprile 2010

PROVERBI , MODI DI DIRE, "DITTI " CALABRESI (LETTERA A )

Inizieremo con questo post a raccogliere in ordine alfabetico "i ditti e na vota".Ditti che si sono tramandati oralmente durante i secoli,frutto della saggezza popolare Calabrese che per ogni circostanza lieta o triste non mancava mai u dittu ad evidenziare a marcare l'evento. Rileggendoli notiamo che molti sono attuali ancora adesso che viviamo in un epoca del tutto e subito, del mordi e fuggi facendoci riflettere magari fermarci un po’ meditando queste autentiche pillole di saggezza popolare .Iniziamo con la lettera A aspettando i vostri preziosi commenti per arricchire di nuovi proverbi "ditti " che iniziano con la lettera A



A L’OLIVARA E A RA FIMMINA PUTALI SEMPRA
A VUCCA E  MELA, U CORA E FELA
A VARCA E DE CHINA A CAVARCA
ABBALLA SUTTA NA CODARA
ABITU NO FFA MONACO E CHJRICA NO FFA PREVITA
A BONA FIMMINA A RU PALAZZU DURA QUANTU A NIVA E MARZU
A CARCARAZZA PPE U TROPPU PENZARA ALL’ATRU FICIA I PINNI JANCHI
A CARNA DOLA DE CHJU’ QUANNU SI TROVA VICINA ALL’OSSU
A RA CASA DU PEZZENTA NU MANCA TOZZU E PANA
A RA CASA DU CACCIATURA NU MANCA MAI DOLURA
A CAVULU JURUTU: CHILLU CHI C’E’ FAI E’ TUTTU PERDUTU
A CIRA SI CONSUMA E A PRUCESSIONA NU CAMMINA
ACQUA E FOCU NU C’E’ DARA JOCU
ACQUA DE GIUGNU RUVINA U MUNNU
ACQUAZZINA NON’INCHIJA PUZZU
A CU  INTRA MINTI FORA TI CACCIA
A CU TENA CARNA E MANGIA PISCI U CAMPARA NCI RINCRISCIA
A CUMPAGNIA TI PORTA A MALA VIA
A CU VIDA U SULA CODIA E CU NO MORA E FRIDDU
A DDUI A DDUI COMU I CARBINERI
ADDIRIZZATA TUBBU!
A FARINA NIGURA FA U PANA JANCU

mercoledì 14 aprile 2010

TRA UN MESE RIAPRE??( A SENSO UNICO ALTERNATO )LA PROVINCIALE 25 ARSANISE CATANZARO

L'Amministrazione Provinciale di Catanzaro nel corso della settimana darà inizio ai lavori in località Scala di Catanzaro per la realizzazione di una pista provvisoria che consenta il ripristino della viabilità sulla provinciale 25 che attraversa la zona di Janò interessata dalla frana a seguito delle recenti piogge. La pista stradale consentirà un senso unico alternato nel tratto interessato dalla frana e le risorse necessarie alla realizzazione dell'intervento sono state prelevate dal bilancio dell'Ente di Palazzo di Vetro. La realizzazione della pista consentirà ai cittadini una diminuzione del disagio sopportato dall'imponente frana e per alcune famiglie ciò significherà il raggiungimento delle abitazioni. L'intervento, proposto e programmato dalla Provincia, ha avuto il consenso dell'Autorità di Bacino, nonché del Comune di Catanzaro, con specifiche prescrizioni che riguardano l'orario di apertura, l'interclusione in caso di eventi piovosi di una certa rilevanza ed il monitoraggio continuo, prescrizioni che richiederanno in fase operativa la sinergia tra le diverse istituzioni. L'impresa che eseguirà i lavori è la Pi.fra snc mentre i tecnici incaricati dalla provincia sono l'ingegnere Iiritano ed il geometra Faragò.
La previsione della fine dei lavori indica circa venti giorni, mentre si andranno a completare i lavori di ripristino della strada provinciale 25 nel tratto interessato dallo straripamento del fiume Alli, lavori che hanno comportato per la provincia una spesa di circa 200mila euro. Così sarà ripristinata, pur con le limitazioni sopra descritte, una importante arteria per la viabilità provinciale, consentendo ad un vasto comprensorio ed all'utenza dei comuni di Zagarise, Magisano, Taverna, Albi, Sellia Superiore, etc., oltre ovviamente alle popolazioni di Janò, di raggiungere Catanzaro in maniera meno disagiata rispetto alla situazione presente.

martedì 13 aprile 2010

LA CUCINA CALABRESE:UN PO' DI STORIA (4)

Nell'alimentazione dei calabresi il pane ha un posto centrale: è consumato con ogni piatto e la sua preparazione è molto curata, specie nel mondo contadino; è molto saporito e presenta una serie di varianti: ricordiamo le focacce, dette «pitte», piene di fantasia e di aromi, perché alla pasta lievitata si accompagnano sapori diversi, dai pomodori alle sarde, dalle cipolle alla ricotta, dalla salsiccia al caciocavallo.

Hanno, queste robuste «pitte», origini assai remote, ché con tutta probabilità erano cibi rituali; purtroppo, oggi sono pressoché introvabili fuori dell'ambito familiare.

La pasta, presenza immancabile, è tradizionalmente fatta in casa. «A fimmina 'mpasta e spasta, u furnu cunza e guasta», dice il proverbio. È la donna che impasta e spasta, il forno cuoce e guasta. Si riconosce così alla donna il merito di una buona cucina: non è tanto la cottura che conta per un buon risultato, quanto la capacità della massaia che, dice la tradizione, non è degna di maritarsi se non consoce almeno quindici modi di impastare la farina. E fra questi, il primo, il più diffuso, è quello che dà luogo ai «fusilli»: si fanno avvolgendo la pasta su un ferro, detto «firrittu» e hanno la forma di un grosso spaghetto corto dal sodo e rude sapore di grano. Si condiscono con pomodoro, prosciutto, aglio, olio e peperoncino. Oltre ai «fusilli», ecco le «sagne», che si preparano con laborioso intervento, imbottendole con carciofi ,carne di maiale, funghi, formaggio. Altri tipi di pasta sono «maccaruni», «sciliatelli», «schiaffettoni», «filatieddi», «canneroni», «ricci di donna»: sempre fatti con semola o farina di grano duro, vengono uniti a condimenti sapidi e densi, che li avvolgono in uno strato scivoloso rendendo il piatto ricco, colorato, stuzzicante. Oggi però sempre più si usano paste industriali.

Forse la minestra più esemplare della tradizione è il «maccu di fave», un passato di fave cotto senza condimento ma insaporito poi con olio crudo, pecorino grattugiato e molto pepe. Piatto antichissimo, si ritrova identico in Sicilia: alla base della sua sublime essenzialità sta la qualità delle materie prime. Inutile pensare di riprodurre un cibo come questo se non si è disposti, per esempio, a usare un olio robusto e denso di tipo meridionale.

lunedì 12 aprile 2010

LA CUCINA CALABRESE:UN PO' DI STORIA (3 )

La storia e la geografia della Calabria, hanno fortemente influenzato la cucina della regione, caratterizzata da essenzialità, semplicità e povertà, ma che nel tempo ha sempre conservato sapori ed aromi forti e unici, oggi valorizzati da un recupero delle tradizioni gastronomiche.La tecnica della conserva, appresa e praticata dalle donne di casa durante la colonizzazione greca e fenicia, consente di mantenere il gusto dei cibi nel tempo, e renderli disponibili nell’arco dell’intero anno, per far fronte ai periodi di crisi, causati dalle condizioni climatiche, e dalla conformazione geografica di alcune zone, particolarmente isolate nella stagione fredda. Tuttora si pratica la conservazione sotto sale o sotto aceto, oppure utilizzando l’olio o lo strutto: accade per la carne di maiale, gli insaccati, e alcune varietà di verdure come le olive, i peperoni, le melanzane e i pomodori, dopo che hanno subìto l’esiccazione al sole. E’ tradizione bizantina invece l’esiccazione del pesce, in particolare delle acciughe. In passato era più frequente anche la lavorazione delle erbe selvatiche, usate durante l’inverno per imbottire il pane (come l'ortica e la masciuscia, una sorta di piccola zucca rampicante).Dai monaci di Basilio, i calabresi apprendono le tecniche per ottimizzare la lavorazione della terra, con enorme vantaggio sulla qualità degli ortaggi coltivati, ed anche sulla produzione della carne d’allevamento, in prevalenza capre e suini, di cui si comincia ad apprezzare e utilizzare ogni parte, ad evitare sprechi.

sabato 10 aprile 2010

DOMENICA DELLA DIVINA MISERICORDIA "GESU' CONFIDO IN TE "

Domenica 11.4.2010 si celebra la festa della DIVINA MISERICORDIA.
Quando alcuni anni fa mi sono avvicinato per la prima volta al volto di Gesù Misericordioso ne sono rimasto completamente affascinato .Leggendo poi la storia di S. Faustina che ebbe in visione GESU’ il 22.2.1931 esprimendogli il desiderio che si dipingesse il quadro con la scritta “GESU’ CONFIDO IN TE “capii che senza la sua infinita Misericordia siamo niente ,zero. Abbiamo tutti bisogno del suo amore della sua infinita Misericordia perché siamo essere umani e quindi chi più ,chi meno peccatori,io per primo. Affidiamoci a LUI tutti i giorni anche per pochi minuti guardando il suo volto pieno di amore, di Misericordia che non aspetta altro da noi che riconoscendo le nostre miserie, le nostre iniquità, ci affidiamo al suo perdono cercando sempre la via che porti alla vita eterna. Leggiamo insieme la bellissima storia di S.Faustina e delle promesse fatte da Gesù a chiunque si avvicini alla sua Divina misericordia
(Il DIARIO di santa Faustina) Plock, Polonia “22 Febbraio, 1931
La sera, stando nella mia cella, vidi il Signore Gesù vestito di una veste bianca: una mano alzata per benedire, mentre l’altra toccava sul petto la veste, che ivi leggermente scostata lasciava uscire due grandi raggi, rosso l’uno e l’altro pallido. Muta tenevo gli occhi fissi sul Signore; l’anima mia era presa da timore, ma anche da gioia grande.
Dopo un istante, Gesù mi disse: Dipingi un’immagine secondo il modello che vedi, con sotto scritto: Gesù, confido in Te.
Desidero che questa immagine venga venerata prima nella vostra cappella, e poi nel mondo intero. Prometto che l’anima, che venererà quest’immagine, non perirà. Prometto pure già su questa terra, ma in particolare nell’ora della morte, la vittoria sui nemici.

venerdì 9 aprile 2010

LA CUCINA CALABRESE:UN PO'DI STORIA (2)

Particolarmente interessante, anche dal punto di vista gastronomico, è la Sila perché straordinaria è la connotazione di questo altopiano che sembra un pezzo di Canada trasferito per capriccio della natura in pieno Mediterraneo. Abeti e pini, laghi e pascoli, boschi fittissimi e un clima d'alta montagna a pochi chilometri dalle spiagge abbaglianti e calcinate del Tirreno e dello Ionio: un "paradosso" geografico. Chi ama cercare e mangiare i funghi deve fare una vacanza in Sila, considerata dagli esperti la zona più ricca d'Italia. Spesso nelle "boutiques" del fungo milanesi o torinesi i prodotti esposti vengono dai boschi silani, mentre non è facile trovarli sui mercati della Calabria. Favorita dal clima che ha milletrecento metri di altitudine media risente del benefico respiro del mare e delle abbondanti piogge estive e autunnali, la Sila offre funghi quasi tutti l'anno: a maggio ecco le "spugnole" profumate (qui dette «marroccu»), che vengono cotte in spezzatino con la carne di capra o nel ragù. Poi vengono i "sillu" o porcini, perfetti specialmente con i timballi di riso e la carne al sugo. Sulla fine dell'estate, ecco i "vavusi" da fare soffritti coi peperoni e i galluzzi, ottimi anche sott'olio. Il più tipico dei funghi silani è però il Lactarius deliciosus, detto "rossito", dal colore rosato, che si arrostisce sulla brace con aglio e pancetta, si conserva e utilizza in tutti i modi.
Una particolarità a questo proposito è la pietra da fungo. Una rarità gastronomica da ricercare nella zona della montagna calabrese da Sant'Eufemia d'Aspromonte a Serra San Bruno. Si tratta di una pietra particolare, riconoscibile per la sua porosità, che esperti cercatori vanno a raccogliere nel folto delle foreste. È ricca di micelio, la misteriosa rete sotterranea di infinitesimali radici che consente la crescita dei funghi. Tenuta in casa, in luogo fresco, e inumidita costantemente, la pietra si mette a produrre ottimi funghi, del tipo dei prataioli, fino a quando le sue proprietà non si esauriscono. Tra i primi a scrivere di questo singolare fenomeno fu lo scrittore inglese Norman Douglas nell'Ottocento in un suo famoso libro dedicato a un viaggio in Calabria.
Altri prodotti da gustare in Sila sono i salumi, le trote e i formaggi. I prodotti caseari sono interessanti: pecorini, caciocavalli, provole, «butirri» (piccoli caciocavalli col cuore di burro), «piticelle» (fuori mozzarella e dentro burro).

giovedì 8 aprile 2010

LA STATUA MARMOREA DELLA PIETA' DI SELLIA

Non appena si intravede la statua si capisce subito che non era questa la sua originale collocazione ,infatti fu sistemata in quell’angolo poco luminoso senza neppure una scritta. Dopo che il convento di Santa Maria delle Grazie della congregazione di Zumpano fu soppresso e messo in vendita nel 1653, causa il riordino delle varie proprietà ecclesiastiche ad opera di Papa Innocenzo X che con una bolla papale riordinava i vari luoghi di culto chiudendoli e vendendoli la maggior parte per far cassa . Nella torre campanaria venne sistemata anche la campana datata 1570  .
Su come sia arrivata la statua della pietà ne abbiamo parlato nel post precedente trascrivendo un racconto orale tramandato durante i secoli. La statua marmorea attribuita a qualche discepolo di Michelangelo o addirittura fu una bozza dello stesso artista prima di quella finale, molto più armoniosa sistemata ora  nella basilica di San Pietro di Roma .Le misure della pietà marmorea custodita a Sellia sono: altezza 1,69 e  larghezza0,84, forma a tutto tondo scolpita su marmo di carrara. Durante il 1933  fu studiata da A.Frangipane che la datò tra il XVI_XVII secolo ad opera di qualche allievo di Michelangelo,come l'artista G.Montorsoli (firenze 1507-1563 ). Così la descriveva invece F.Raffaele: “Lo sguardo della Madonna severo e penetrante ricorda la Madonna della scala e quella di Bruges, con il velo,le pieghe della veste,la posizione della Vergine ,il corpo del Figlio strettamente compatto con quello della Madre,ci richiamano altri lavori michelangioleschi , per cui non c’è dubbio che debba attribuirsi ad un seguace valente del sommo artista. Pregievoli infine i particolari scultorei ,il cui effetto è però vanificatoda un errato rapporto dei valori anatomici ed equilibrio formale del corpo di Gesù."
Concludendo una scultura marmorea  da rivalutare, promuovere, magari restaurarla in maniera di ristabilire le giuste cromature , e illuminandola in modo che venga esaltato il penetrante volto di Maria che tiene tra le braccia il corpo esanime di suo figlio Gesu' Cristo.

martedì 6 aprile 2010

ECCO COME ARRIVO' A SELLIA LA STATUA MARMOREA DELLA PIETA'

Vi racconteremo com'è arrivata a Sellia la bellissima statua rinascimentale della pietà, custodita nella Chiesa di San Nicola, proveniente (dopo la sua chiusura nel 1653 da parte del Papa Innocenzo X che decretò la vendita dell’immobile) dal monastero di Santa Maria delle Grazie della congregazione di Zumpano. La quale era situata con molta probabilità sotto il castello nella zona denominata (sutta Santa Maria) L’attuale fermata dei pullman.
Sellia aveva parecchi chilometri a mare ma erano poche le persone che vi abitavano per l’aria poco salubre che permetteva di dimorarvi solo per pochi mesi all’anno per poi far ritorno nel paese. I marinai Selliesi dopo una notte con il mare in forte tempesta, si ritrovarono sulla spiaggia insieme ai marinai di Simeri. Proprio sulle rive del fiume Simeri si era ancorata una grossa nave; dopo averla ispezionata trovarono al suo interno una bellissima statua marmorea della pietà, chissà dove era diretta la nave ormai completamente squarciata! Ne nacque subito un acceso dibattito per decidere se la nave era nel territorio di Sellia o di Simeri ma malgrado i vari tentativi di misurare l’esatta posizione non si riuscì a capire perché sembrava proprio nel centro esatto tra i due territori .Le discussioni animate continuarono per molto ma alla fine i marinai di Simeri dissero facciamo che sia la sorte a decidere, carichiamo la statua su un carro trainato da alcuni buoi.  Facendoli salire verso il paese vedendo se di sarebbero riposati nel territorio di Simeri o in quello di Sellia lì dove si sarebbero fermati,lì la statua sarebbe rimasta per sempre .I marinai di Simeri si aspettavano una bocciatura della lora proposta perchè Simeri viene prima di Sellia e la statua pesantissima avrebbe costretto i buoi a fermarsi prima di arrivare nel territorio di Sellia ,ma inaspettatamente i marinai di Sellia accettarono ,così caricarono la statua e la fecero incamminare verso la ripida salita che ...............

venerdì 2 aprile 2010

PERCHE' CERCATE TRA I MORTI COLUI CHE E' VIVO ?

Perché cercate tra i morti colui che è vivo?

A tutta la comunità di Sellia,
al Sindaco e ad ogni autorità Civile e Militare di questo paese,
all’ufficiale di Posta, al farmacista, a tutti i negozianti,
a tutti i visitatori del sito parrocchiale
agli amici del Forum “Sellia: un posto nel cuore,
agli amici del forum “Tra Amici”,
agli amici del blog “Sellia Racconta”,
agli amici del Blog “Consulta di Sellia
                                                              Buona Pasqua a tutti con il cuore

Cercare Dio deve essere l’unico desiderio dell’uomo. Dio però nessuno lo potrà mai trovare in modo diretto, perché Dio ha deciso che potrà essere trovato solo in Cristo Gesù, con Lui, per Lui.
È Cristo Gesù la vera casa di Dio. In altre case Dio non abita. In altre case possiamo solo trovare qualche “fantasma” di Dio, mai però il vero Dio.
La Chiesa cerca Gesù, Ma dove lo cerca? Sovente lo cerca nella Scrittura, nella Tradizione, nel Magistero, nella Liturgia, nella Teologia, nella speculazione dei filosofi, oggi anche nei pensieri degli psicologi e psichiatri, in ogni altro ramo del sapere scientifico e metafisico, nella stessa morale alta e profonda. Tutte queste cose possono darci il pensiero di Dio e altre cose di Lui, ma non ci danno Dio, perché Dio è solo in Cristo Gesù. Cristo Gesù è oltre e prima di tutte queste cose.
Anche il mondo cerca Gesù. Ma dove lo cerca? Sovente lo cerca nelle religioni esoteriche, nel cambiamento della propria fede, a volte nella magia e cose del genere, spesso nei piaceri della vita. Quasi sempre affoga questo suo desiderio in dei giochi di morte, perché Dio non è là dove il mondo lo cerca. Nel deserto non si cercano fiumi dissetanti. Nel mare non si può cercare una terra da coltivare, perché non esiste, semplicemente non c’è, non è data.
Le pie donne oggi vanno alla ricerca di Cristo Gesù. Ma dove si recano? Presso un sepolcro. Lì non c’è Gesù. Al massimo potranno trovare il suo corpo morto. Ma il suo corpo morto non è Gesù, perché Gesù non è la morte, ma la vita. Non è la fine, ma l’inizio eterno. Non è il termine, ma il compimento quotidiano. Ecco cosa leggiamo nel Vangelo di questa Notte Santa.
Il primo giorno della settimana, al mattino presto esse si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù.
Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno”». Ed esse si ricordarono delle sue parole e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri.
Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli. Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse. Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l’accaduto.
Cristiano/a, forse ancora non lo sai, ma anche noi sovente siamo come questo sepolcro vuoto. Al massimo siamo contenitori del corpo morto di Cristo Gesù, ma non del Cristo vivente, Crocifisso e Risorto. Noi non siamo stati chiamati ad essere questo sepolcro vuoto di Cristo Gesù. La gente non può venire da noi, scrutare ogni cosa ed andarsene smarrita, perché non ha trovato quello che cercava. Noi non possiamo essere come i sommi sacerdoti, gli scribi, i farisei del Vangelo.
I sommi sacerdoti possedevano la ricchezza del culto, un culto magnifico e stupendo. Ma Dio non era nel loro culto. Gli scribi erano profondi conoscitori della Scrittura, sapevano ogni versetto di essa, conoscevano ogni interpretazione passata, presente, immaginavano anche le possibili interpretazioni del futuro. Ma Dio non era nella loro Scrittura.
I Farisei erano i santi, i separati dai peccatori. Erano i puritani della santità. Dio però non era nella loro santità. L’uomo si recava da loro, ma non trovava Dio. Dio non era nel loro culto, non era nella loro Scrittura. Non era nella loro santità. Dio non è nel culto fuori di te. È in te che adori e ami il vero Dio. Dio non è nella Scrittura fuori di te. È in te che cammini secondo la sua Parola. Dio non è in una santità proclamata, dichiarata, insegnata, professata. È in te che partecipi della santità di Dio e la trasformi in tua vita quotidiana.
Il mondo ha bisogno di Gesù vivo, reale, presente, visibile, toccabile, afferrabile. Ha bisogno di Gesù che oggi consola, conforta, perdona, ammaestra, insegna le cose di Dio, mostra Dio ad ogni persona che accorre, che viene, che si rivolge a te che sei il Gesù vivo, che oggi percorre le vie di questo mondo.
Gesù è morto, ma per risuscitare in te. È in te, cristiano, che il mondo deve trovare Gesù. Se trova il vero Gesù, troverà anche il vero Dio. Se invece in te troverà un Gesù morto, anche il Dio che tu gli darai è un Dio morto, di cui non sa cosa farsene.
Cristiano/a, pensaci! Alta è la tua vocazione. Tu sei il Cristo Risorto, il Cristo Vivente, il Cristo Visibile, il Cristo che è uscito dal sepolcro per essere il Cristo Universale, Onnipresente, per ogni uomo di ogni tempo e ogni luogo, per tutta la durata del tempo, fino alle soglie dell’eternità.
Se tu non sei il Cristo vivente, chi ti incontra, chi cerca Gesù, chi cerca Dio, che cerca la verità, la sapienza, la saggezza, la sua vera essenza, o si troverà con un corpo morto e sepolto, oppure si incontrerà con un sepolcro vuoto, nel quale c’è solo qualche segno della presenza di Cristo Gesù, ma Lui non lo troveranno e per questo se ne ritorneranno delusi e sconfortati, abbattuti e privi di una qualsiasi certezza della verità che libera e salva.
Cristiano/a, per te ci si incontra con il vero Cristo e il vero Dio, ma anche con un falso Cristo e un falso Dio. A te la responsabilità di fare incontrare ogni uomo con il vero Dio o un falso Dio, con il vero Cristo o un falso Cristo. I frutti non saranno gli stessi. Gli altri possono incontrare Cristo in te se tu lo hai già incontrato. La casa di Dio aspetta anche te.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli e Santi di Dio, aiutate ogni cristiano ad essere il Cristo Vivente Risorto nella storia, affinché il mondo che lo incontra e che lo cerca possa trovare e incontrare il vero Dio per la sua salvezza eterna.
Don Francesco Cristofaro

giovedì 1 aprile 2010

A CUNFRUNTA

Per la foto del mese d'aprile abbiamo fatto una sequenza fotografica di una cufrunta particolare svoltasi nel 1996. Era la prima dopo la riapertura al culto della chiesa Madre rimasta chiusa per diversi anni a causa di un totale restauro sia interno che esterno con una spesa di ben oltre il miliardo delle vecchie lire. Senza dubbio esso era l'importo più consistente che il comune abbia mai ricevuto. Assistendo alla cufrunta si viene coinvolti in un’atmosfera, in una fede di partecipazione molto particolare che cambia di anno in anno; vedere il rincorrersi ,i tentennamenti tra il Signore risorto e la Madonna con alla fine il manto nero che viene abbassato per apparire in tutto il suo splendore il manto azzurro di festa per la resurrezione di Gesù. Questa tradizione ha origini antichissime nella nostra regione risalente durante la dominazione spagnola.
Durante i vari secoli mai si è rinunciato a questo momento, neanche in quelli più bui di guerre o carestie,anzi nel 1800 venivano svolte due cufrunte, la sera alla Chiesa del Rosario, il giorno di Pasqua alla Chiesa di San Nicola, successivamente (anche se per pochi anni) le due confraternite fecero un accordo:" a Mmaculata" usciva dalla Chiesa di San Nicola “u Signura Risortu” da quella del Rosario (o viceversa)per incontrasi per la cufrunta vicino l’ex bar di Giginu ,ma la forte rivalità che veniva accentuata in ogni manifestazione religiosa tra le due confraternite ( Si sentiva molto l’appartenenza ,l’essere o Mmaculatisi o Rosarianti ) riportò tutto come prima. In epoca più recente la statua della Madonna veniva posizionata “sutta u campanaru” intanto che “u predicatura “dopo varie litanie,orazioni,canti dava il via alla cufrunta; si spalancavano le porte della Chiesa, la Madonna entrava con “U mantu niguru”e in braccio” u Crucifissu “,dopo il rincorrersi per le navate “scoppiava a Gloria”(molto simile ad un  rituale andato purtroppo completamente perso che si svolgeva la sera del Giovedi Santo" La Trasuta" ).
La nostra comunità si è sempre distinta per una fede particolare fatta di tanti eventi religiosi in cui l’intera popolazione partecipava con fede. Anche il sentirsi di una o l’altra confraternita oggi può far sorridere, ma all’epoca sin dalla nascita si veniva etichettati come Mmaculasi o Rosarianti e il partecipare attivamente alle varie funzioni era un vanto per fare di più e meglio.

Una buona Pasqua a tutti gli amici/che e frequentatori del blog che grazie alle vostre visite,ai vostri commenti mi spingete nel fare sempre di più e meglio per valorizzare,far conoscere,sponsorizzare il nostro bellissimo borgo che vanta una storia millenaria.Buona Pasqua.Gli auguri di questa Pasqua sono intensi: sono di speranza, di ricostruzione, di pace, di solidarietà, di gratitudine.
                                          Auguri a tutti da parte di  SELLIARACCONTA-