mercoledì 7 luglio 2010

Catanzaro quartiere janò,dopo diversi mesi dalla frana...tutto tace


una famiglia catanzarese che per vicissitudini diverse era stata costretta a lasciare la propria abitazione, per questione di sicurezza, e trasferirsi in un hotel per poter condurre una vita tutt’altro che normale. Questa famiglia dopo poche settimane di permanenza nella struttura veniva invitata dal comune a provvedere autonomamente a mantenere le spese relative all’alloggio poiché l’ente non avrebbe proseguito nel pagare i pernottamenti e i pasti. Dopo vari tira e molla, solleciti, incontri e quant’altro, il comune si riassumeva l’onere delle spese fino al rientro della stessa nella propria abitazione. Oggi dopo mesi dal disastro di Janò sembra rivivere la stessa situazione, un déjà vu. Inutile dire che il Governo centrale trascura il meridione, d’altronde lo stesso Sig. Bertolaso ha fatto un’apparizione fugace per poi svanire nel nulla, ovviamente dopo aver promesso agli abitanti dell’area che presto si sarebbe fatto rivedere portando con se la soluzione dei problemi o comunque un aiuto proporzionale alla necessità impellente di rimettere in sesto un’intera area della città. Detto ciò pero non si può in alcun modo fare a meno di menzionare la mancanza di programmazione da parte dell’ente comunale per risolvere o alleviare quanto meno i problemi degli sfollati. Spesso, sembra che la progettualità e l’immaginazione sia funzionale solo per le feste e per altri avvenimenti caserecci che dopo un giorno lasciano dietro il nulla. Chiediamo al Sindaco di spiegare come mai sia svanita tutta d’un tratto la necessità di utilizzare gli immobili requisiti il 23 febbraio scorso all’azienda Telecom per offrire una sistemazione, sicuramente meno temporanea di un albergo cittadino, agli sfollati? E soprattutto come mai si debba arrivare ad investire capitali importanti senza fare valutazioni di merito sui costi relativi alla sistemazione delle famiglie in hotel invece di valutare la collocazione dei cittadini in appartamenti vuoti di cui la città, tristemente, è piena.Siamo certi che un tavolo tecnico formato da Comune, Provincia e Regione possa, capendo e facendo capire l’impossibilità di una soluzione rapida al disastro ambientale avvenuto, offrire ai nuclei familiari senza abitazione un quadro chiaro sulla tempistica e soprattutto un fondo economico a cui attingere per cercare una sistemazione non di pochi giorni ma che dia dignità a tutte le persone che oggi vivono un grande dramma.
Carmine Gallippi
Commissario Provinciale MPA

martedì 6 luglio 2010

Sellia: ritrovato antico documento sul terribile terremoto del 1905.


"I vari terremoti susseguitisi durante i secoli in Calabria hanno sempre lasciato segni indelebili e profonde ferite sia nel territorio, mutandone spesso la stessa orografia, ma soprattutto in innumerevoli perdite di vite umane come solo la natura può provocare.
Ma altrettanto grande è stata la forza delle popolazioni Calabresi nel difendere e poi ricostruire strenuamente quello che tali fenomeni a volte hanno cancellato quasi completamente".L'afferma Nicola Coppoletta segretario generale Uilcom Calabria. "Soprattutto, prosegue, immensa è stata la forza della fede e della devozione di quanti hanno trovato il coraggio di continuare a vivere seppur in condizioni disperate o al limite della sopravvivenza.Non di meno è stata la riconoscenza e la gratitudine verso i santi protettori delle varie comunità Calabresi da parte di quanti furono risparmiati della loro stressa vita.Prova ne è il documento ritrovato da me dopo oltre cento anni , ad opera dell’Arciconfraternita della chiesa dell’Immacolata di Sellia dopo il rovinoso terremoto del settembre 1905.Nell’apprezzarne non solo il contenuto, ma soprattutto il grande stile linguistico, vien da chiedersi se ancor oggi tali espressioni siano del tutto dimenticate o addirittura superate da pressappochismo e superficialità che inevitabilmente stanno conducendoci verso l’imbarbarimento socio-culturale del nostro vivere.Spero comunque di aver fatto cosa gradita a quanti come me ancora oggi credono in quei riferimenti sempre più sbiaditi ma sicuramente necessari". Coppoletta parla di qulll’8 Settembre del 1905 che segna una data incancellabile di lutto e lacrime per la Calabria rendendo noto il documento"La morte passò ,in quella notte memoranda, con un fremito orribile,con un sobbalzo truce di tutte le forze telluriche comprese nel seno della terra e, nello spavento delle popolazioni esterrefatte , produsse a piene mani ovunque la strage , su per i colli ridenti, su per le balze apriche, sulle belle terre di Calabria nostra!

lunedì 5 luglio 2010

Dizionario dialettale Selliese (lettera I )

 Eccoci alla lettera I- i vocaboli trovati non sono molti perchè parecchi iniziano con la lettera j. 
I  come irtu. un antico detto diceva:
"IRTU ZAPPUNA E CUNNU TI CACCIANU E STU MUNNU". Saggezza popolare.
IèNNARU s.m. Genero
ILICIARU s.m. Elce
ILLA (U) pron. pers. Lei - Lui
IMPARARA v.imparare
INCHIATURU . riempitoio
INCHIRA verbo Riempire
INTRA avv. Dentro
INVECIA v.invece 
IRTU avv.  salita
IUSU avv. Sotto
IUSTERNA.cisterna
ISS.esclamazione per imporre il silenzio
IZARA verbo Alzare

Autore: sellia racconta. Si prega di inserire il link a chi ne fa uso (anche in modo parziale) con esplicito riferimento della fonte

sabato 3 luglio 2010

Vi mando come agnelli in mezzo ai lupi (Vangelo di Domenica 4.7.2010 )

Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi
Domenica 4 luglio 2010
(Vangelo)
Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città. I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

Il Mistero di Cristo è uno quello del Padre affidato ai Figlio Cristo Gesù di portare al mondo la lieta novella. Gesù però da solo non poteva raggiungere il modo allora ne sceglie dodici tra i suoi discepoli e li forma e poi altri settantadue e poi ancora, fino ad oggi e fino alla fine ancora il Signore chiamerà altri ministri per continuare il suo stesso mistero nel mondo.

Gli Apostoli vanno, evangelizzano, curano, sanano, scacciano i demòni, compiono opere portentose. Tutto obbedisce ad ogni loro comando. Non possiedono però ancora una visione di grande santità. La loro visione è ancora miope, circoscritta, finita, assai limitata. Si pensano grande, importanti, sol perché i demòni si sottomettono al loro comando. Quanto invece è differente la visione di santità di Gesù Signore. Un uomo è grande non perché ha potere sul demonio. È grande perché è amico di Dio. Perché Dio lo attende nel suo Cielo. Perché lo vuole a tavola con Lui nell’eternità. Perché lo vuole rivestire di Sé. Perché vuole scrivere il suo nome nella sua Casa eterna.

La visione di peccato ci fa considerare grandi perché occupiamo questo o quell’altro posto, perché siamo importanti, perché scriviamo sui quotidiani, perché sappiamo entrare in guerra con i nostri fratelli, perché usiamo la nostra autorità per mettere ogni cosa a suo posto, perché diamo consigli errati ai nostri amici. La nostra visione di peccato ci fa considerare grandi, importanti per svariati motivi. La visione di santità di Gesù Signore ci rivela che è uno solo il motivo della nostra grandezza: la conquista del Paradiso, la nostra entrata nella Casa eterna di Dio. Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli e Santi di Dio, otteneteci una grande visione di santità. Vogliamo vedere non dal nostra peccato, ma con gli occhi di Gesù Signore.

Don Francesco Cristofaro

venerdì 2 luglio 2010

LA STORIA DURANTE I SECOLI DEL DIALETTO CALABRESE (6)

Siamo nel 1735 e la nostra regione soggiace alla sovranità Borbonica che divide la Calabria in 3:ulteriore con capoluogo Reggio, ulteriore II con Catanzaro, e citeriore con Cosenza. Ma periodi tristi subentrarono sotto i borboni, periodi di benessere per ritornare di nuovo nell’ingiustizia e nell’abuso, così sino al pieno Risorgimento.Carlo di Borbone è un re buono,paterno e benefico e il suo governo sarà ricordato molto positivamente. Ferdinando I, invece pur non essendo di indole cattiva subisce passivamente i capricci della moglie, e quelli dei cortigiani senza scrupoli. Se dovessimo analizzare gli eventi più rilevanti durante il suo regno,vedremmo solo lutti e rovine: nel 1783 un devastante terremoto provocò danni ingenti e numerose vittime; nel 1799 una lotta enorme tra plebei e partigiani della repubblica Partenopea, tra cui molti uomini migliori, seminò stragi e rovine. Il re fugge a Palermo, mentre il cardinale Ruffo inizia la riconquista del regno per far ritornare tutto com'era prima. “Reazione e patibolo” ecco il tremendo binomio che spaventa l’Italia meridionale. Molti verranno uccisi, tra cui: il generale Giuseppe Schipani di Catanzaro,lo scienziato Vincenzo De Filipps di Tiriolo,ecc..
Col ritorno nel regno di Napoli dei Francesi di Napoleone e di Giacchino Murat, iniziò un'aspra lotta tra le truppe Francesi e gli insorti che culminò con l’uccisione a Pizzo, città fedelissima ai borboni, di Gioacchino Murat. Intanto una setta, si stava sviluppando molto rapidamente in Calabria: “i carbonari”, minava le basi del regno borbonico preparando la rivoluzione del 1820. Ancora più triste sarebbe il ricordo del suo successore di Ferdinando,rimasto (per fortuna) sul trono per un breve periodo. Sotto la sua tirannide la Calabria tutta cospirava sino ad arrivare alla ribellione del 1848 in cui si accusava il tiranno di violazione dello statuto. Ma a nulla valse anche un comitato di salute pubblica che dichiarò apertamente decaduta la dinastia borbonica; altre lotte, altro sangue fu sparso ai danni dei Calabresi. Solo nel 1860 l’esercito borbonico fu definitivamente sconfitto dalle truppe garibaldine nelle cui file militavano molti calabresi.

giovedì 1 luglio 2010

La foto del mese: Luglio 2010

Il quadro che andremo ad appendere nella nostra preziosa pinacoteca virtuale per il mese di Luglio, raffigura uno scorcio del rione Sant’Angelo di cui ne abbiamo parlato qui e comunque ancora avremo modo di raccontare altre cose su questo bellissimo rione. Da sempre questa zona rimane di tutto il centro storico quello che più mi affascina. Quanti ricordi, quante corse “intra i stritti vinelli”. Chiudendo gli occhi mi rivedo bambino con i pantaloni corti e un campanello in mano (datomi da una vecchietta del posto) che suonandolo di continuo correvo per tutto il rione ad avvisare che stava per iniziare il Rosario che si recitava all’aperto vicino la fontana. Tante erano le donne che vi partecipavano anche qualche uomo anziano con il Rosario in mano, alla fine tanti bei canti di lode al Sacro cuore di Gesù e al Sacro cuore di Maria. Qui fu edificata la prima Chiesa che darà il nome all’intero rione; qui nasce Sellia circa 2000 anni fa. La sua conformazione e diversa dal resto del borgo non ci sono archi dove di sotto continuano le vie come ce sono tante nel resto nel paese (vedi la più lunga di “sutta u campanaru”). Ma rimane particolarmente bello, unico avendo superato durante i secoli indenne vari cataclismi. Speriamo che grazie anche ad un impegno particolare dei nostri amministratori possa essere salvato, recuperato, riqualificato, rivalutato. Esso fa parte della nostra storia; mi piange il cuore vederlo nella condizione attuali. Questo splendido rione che ha passato indenne vari alluvioni, terremoti ecc.. vederlo morire nel silenzio dell’abbandono di chi dimentica troppo in fretta le proprie radici. Sono sicuro che i nostri amministratori, le varie associazioni, ma in primis noi Selliesi faremo di tutto per Salvare, portare agli antichi splendori il nostro incantevole borgo medioevale.

Autore: sellia racconta. Si prega di inserire il link a chi ne fa uso (anche in modo parziale) con esplicito riferimento della fonte

mercoledì 30 giugno 2010

La parrocchia di San Nicola di Bari ci invita ad......... un'estate con Gesù


                                                     



Un’estate con Gesù…


Carissimi,

“un’estate con Gesù” è il titolo della nuova iniziativa che interesserà la nostra comunità di Sellia. Di che cosa si tratta? L’uomo, di per sé è una creatura limitata, finita, piccola, piena, molte volte di fragilità e debolezze e anche se pensa tante volte di essere forte e imbattibile, ad un certo punto sperimenta il fallimento. Lo si voglia o no, ogni uomo ha bisogno di Dio, in qualsiasi modo esso lo chiami. “Un estate con Gesù”, allora sarà proprio un’estate da vivere insieme a Gesù. Come? A partire da lunedì 5 luglio, ogni mattina dalle 6,00 alle 7,00 ci sarà un’ora di Adorazione Eucaristica completamente silenziosa (nessuno dovrà disturbare l’altro mentre prega) e alle 7,00 poi sarà celebrata la Santa Messa per tutta la comunità.

Ci alterneremo con le settimane: la prima settimana ci ritroveremo nella Chiesa di San Nicola, la seconda settimana, invece, ci sposteremo nella Chiesa della Madonna, della Neve per garantire a tutti questa bella esperienza e poi ancora a rotazione.

Perché quest’orario? Anche se d'estate, molti continueranno a lavorare, allora questa iniziativa vuole essere, anche una possibilità offerta a tutte queste persone di iniziare la giornata in modo nuovo, con la benedizione di Dio, poi perché è bello porsi sotto la protezione di Gesù, già fin dal mattino.

Sia ben chiaro questo: nessuno prenderà le presenze. Dovrà essere un’esperienza libera e spontanea. Magari uno ha il tempo solo per dire una “Ave Maria”, allora verrà in chiesa per dire quella preghiera, un altro avrà più tempo e resterà il tempo che vorrà. Sappiate che io ci sarò ogni mattina, lì presente per voi tutti e eleverò la mia preghiera per voi tutti e metterò tutte le vostre vite nel calice di Gesù. I più grandi santi hanno vinto tutte le loro battaglie con la preghiera. Vi sto donando una grande possibilità di crescita spirituale. Chi può non se la lasci sfuggire.

Altra grande novità: per tutta l’estate fino a cambio orario faremo così:

Da lunedì a domenica (compreso) ore 6,00 Adorazione eucaristica – ore 7,00 Santa Messa.

Da sabato 10 luglio fino alla fine dell’estate la Santa Messa sarà celebrata alle ore 19,00 nella chiesa della Madonna della Neve.

Da domenica 11 luglio la Santa Messa delle 11,15 nella Chiesa di San Nicola sarà celebrata alle 19,00. (Comunque quelle delle 7,00 di domenica mattina sarà valida come Messa domenicale).

A tutti BUONA ESTATE

Don Francesco Cristofaro

martedì 29 giugno 2010

Mappa dei frantoi nel centro storico di Sellia all'inizio del secolo scorso

Sellia all'inizio del secolo scorso era un grande paese di oltre 2500 abitanti. Tanti erano i frantoi che ricadevano nel centro storico, esattamente 15; in nessun altro paese del circondario troveremo una così florida attività nella trasformazione delle olive. Il nostro olio era il migliore, il più decantato,il più venduto fuori da Sellia. Esso portava (quando c'era a carrica de l'olivi) un certo benessere economico, garantiva lavoro a quasi tutti i suoi abitanti. Vediamo seguendo la cartina numerata dove esattamente erano ubicati questi 15 frantoi
Per ingrandire l'immagine clicca quì o sulla foto.
1
_Di mastru Rinardu (Cosco)
era il primo frantoio, prima dell’entrata della “portabella”
2-Di don Micu subito dopo i primi gradini della portabella a salire. Insieme a quello di mastru Rinardu che era posizionato 30 metri più sotto, cercavano di attirare nei propri frantoi soprattutto le persone che raccoglievano le olive nelle varie zone a sud  Serri  erbara,maronacu,maria,ecc..
3-Di Placidi. Situato a metà portabella ecco il frantoio che si è man mano evoluto essendo stato il primo a gasolio, il primo a corrente.
4-Di Mannarinu vicino l'ex putica e Annina sino agli anni '80 si poteva osservare il rudere con all’interno la macina , poi…...
5-Di Fittante dopo passato ai Cirillo. Si trovava di fronte la farmacia, è quello che ha funzionato sino alla fine degli anni '70, uno dei più antichi che si è evoluto con nuovi macchinari con l’avvento della corrente
6-Du ppernu abbiamo avuto modo di ammirarlo durante l’ultima sagra. Si chiamava così perché era molto piccolo, e lavorarci con tutto quel calore, vapore, sembrava di stare in un inferno.
7-Du Mileri era posizionato a 30 metri salendo dalla parte opposta di quello du ppernu
8-Di Fratti. La sua posizione era dove si trova la casa della buonanima di mastru Rosaru.Uno dei pochi che lavorava giorno e notte
9-Don Rafeli zona Sant’Angelo. Il frantoio che da un po’ di anni si può visitare durante la sagra e che vediamo spesso nelle foto che la pubblicizzano
10-Di Corei. Era uno dei frantoi più attivi, avendo "a numinata" che i punti prendevano bene. Dopo un periodo di inattività Don antoni riprese la tradizione con un nuovo frantoio nella parte nuova di Sellia il quale rimane l'unico in attività anche se non in maniera intesa passato di mano da diversi anni sotto nuova gestione. 
11-Du baruna. Era il più grande, lavorava a ciclo continuo, nel suo deposito venivano cuscoditi quintali  e quintali di olio pronti per il trasporto nelle varie aziende. Si trovava vicino l'attuale  Croce dell'Ascensione sotto il castello. Dopo l'alluvione le immense vasche dei separatori,e le cisterne rimasero sospesi nel vuoto per alcuni anni.
12-Don Peppi zona Ruscia. Era uno dei frantoi più comodi, rimasto in attività sino a metà degli anni 70
13-Di Placidi zona Ruscia, più sotto di quello di don Peppi. Dopo l'alluvione il frantoio dei Placida alla portabella (il quale non aveva subito alcun danno) risultava poco comodo e di difficile accesso causa la ripida scalinata. Si costrui il nuovo proprio sulla strada ma rimase in funzione per un breve periodo.
14*-Di monaci. Di questo e del prossimo si hanno poche notizie, era situato vicino il monastero di Santa Maria delle Grazie ed era usato quasi esclusivamente per le olive dei tanti terreni della Chiesa di Sellia.
15*Du povaromu. Era situato vicino la casa baronile, ed era così chiamato perchè il titolare era  un pover'uomo che ebbe la fortuna di avere il frantoio dopo una scommessa vinta ad un nobile del posto.

Un lavoro di recupero alla riscoperta della nostra identità. Abbiamo con precisione dislocato i vari frantoi che erano situati nel borgo prima del rovinoso alluvione del 1943; alluvione che segnò in modo irreparabile il futuro di Sellia, con ferite ancora aperte. Prossimamente andremo ad vedere le varie attività commerciali all'interno del borgo sempre prima del'alluvione, rimanendo positivamente stupiti per i tanti negozi, segno di un certo benessere più superiore rispetto a tante realtà vicine a noi.

lunedì 28 giugno 2010

Dizionario dialettale Selliese (lettera H)

Il suono h°si trova soltanto nei dialetti della Calabria meridionale, in modo particolare nell'ismo della provincia di Catanzaro . Corrispondente generalmente al h arabo al x greco (dinnanzi alla a ) e al h del antico francese. Nella Calabria meridionale passa facilmente in f ,mentre nei dialetti della Calabria settentrionale si riduce in c.Difficile trovare altri vocaboli senza cadere nell'errore di proporne qualcuno che inizi con la lettera A.J.C

domenica 27 giugno 2010

Sellia Marina:l'assessore Cosentino cerca di rassicurare la comunità dopo la giusta decisione che riassegna località "don Antonio" al comune di Sellia

Cerca di ostentare sicurezza l'assessore all'urbanistica Giuseppe Cosentino. "Voglio assicurare (dice in un comunicato stampa)tutto il mio interessamento alla vicenda sia da un punto di vista amministrativo che legale,avendo ereditato il contenzioso tra i due comuni che risale nel 2003". Data in cui il comune madre di Sellia si è finalmente svegliato da un lungo letargo, rivendicando giustamente il diritto di proprietà della zona a mare denominata "don Antonio" la quale prima della divisione e la successiva nascita del comune di Sellia Marina avvenuta nel 1956 era proprietaria del 70% del territorio attualmente ricadente nel comune di Sellia Marina. Ritornando all’oggetto del contendere tra i due comuni bisogna precisare che proprio dal 1956 nessuno degli enti preposti Regione,Prefettura ecc.. hanno mai preso una posizione per decidere sull'assegnazione del fondo, tanto che alcuni lidi pagavano le varie concessioni anche al comune di Sellia. Nel 2003 finalmente il comune di Sellia prende la strada della giustizia civile che con giusta sentenza numero 1108/2010 firmata dal giudice Dott.Luca Nania ristabilisce chiarezza sul fondo conteso riassegnandolo al comune di Sellia difeso dall' avvocato D. Verbano riscontrando che sino ad oggi nessun atto valido assegnava il fondo al comune di Sellia Marina e che dunque sia giusto  ritorni al comune che l'ha posseduto in forma legittima sino al 13-12-1956 data di nascita del comune di Sellia Marina che a partire da quella data mai ha regolarizzato con atti concreti il passaggio del terreno denominato "Don Antonio" nel suo territorio comunale.

sabato 26 giugno 2010

Ti seguirò ovunque tu vada. ( Vangelo di domenica 27.6.2010)

Vangelo
“Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, egli prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio. Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio”.
Amico ora ti chiedo: Hai mai pensato di voler seguire seriamente Gesù in questo suo stupendo viaggio di amore per noi? Hai mai pensato di imitare la sua carità, compassione, pietà, perdono, misericordia, verità, santità, grande umiltà ed ogni altra virtù? Hai mai pensato di offrire al Padre nostro la tua vita per farne un sacrificio di redenzione del mondo? Hai mai pensato che seguire Gesù con la totalità della tua vita è l’unica cosa vera per te? Hai mai pensato che Gesù si può seguire in un solo modo: senza porgli alcuna condizione, ma mettendo interamente la tua vita nelle sue mani, nella sua volontà, nei suoi desideri?
Amico ora ti dico a cosa ho paragonato io la Chiesa: Per me, nessuno si scandalizzi, la Chiesa, è diventata come una “bettola”. Che cos’è una bettola? È il luogo dove uno entra ed esce quando e come vuole per bere una birra, un bicchiere di vino, fare una giocata a carta. La chiesa è questo: una bettola che ognuno usa come vuole, quando vuole, a momenti, a piacere. Quando si ha bisogno della chiesa si entra nella bettola, quando non si ha più bisogno si esce. Quando si ha bisogno la Chiesa è Madre e tutti l’amiamo, quando non si ha bisogno la chiesa è una grande prostituta (nessuno si scandalizzi vi prego anzi si faccia un esame di coscienza).  
Amico ti voglio dire: ama di più la Chiesa, diventa anche tu un po’ di più chiesa. Anche tu sei Chiesa di Cristo. Che immagine dai all’altro del tuo essere Cristiano? povero Gesù, perché sei morto per noi se poi noi neanche te ne siamo riconoscenti. Ti bestemmiamo, imprechiamo contro il tuo nome santo, sputiamo sul tuo corpo che è la tua Chiesa, sui tuoi figli e nostri fratelli che li hai pagati a prezzo di sangue. Dobbiamo cambiare un po’ più tutti. Non si può continuare così.
Amico prego e ti auguro che tu sia un bravo cristiano, un buon cristiano, un santo cristiano
                                                Don Francesco CRISTOFARO

venerdì 25 giugno 2010

In viaggio da Sellia verso la Sila ......e ritorno. (ottava ed ultima parte )

Ormai eravamo vicini, mancavano si o no 10, 15 minuti. Era stato un viaggio molto avventuroso pieno di colpi di scena certo non avevamo incontrato i tanto temuti briganti, ma chi lo sa forse nel prossimo viaggio. Avrei tanto voluto vedere i loro volti cattivi, le loro tante decantate barbarie, ma ora ero stanco, mi si chiudevano gli occhi non aspettavo altro che abbracciare mamma, dare un bacetto alla sorellina e poi via a letto..ah! il letto, quel morbido letto di crino profumato. Eccoci all'ultimo tratto della ripida salita prima di intravedere Sellia, quando ad un tratto due figure escono da dietro una curva, mamma che paura! ma per fortuna sono solo due monaci con il cappuccio in testa, forse diretti a San Pietro a pregare la Madonna della Luce. Si fermano a parlare con zio mentre papà mi indica alcuni fiori dicendomi di andare a raccoglierli per darle in regalo alla mamma; corro, bel pensiero papà, poverina mamma, non voleva che facessi questo viaggi e come darle torto?! Quando le racconterò tutto ciò che ci è capitato, non crederà alle proprie orecchie. Mi girai e notai una cosa strana,insolita zio stava parlando in modo molto confidenziale assieme a papà con i due monaci che c'è di male direte voi! Ma come? se zio era allergico ai preti,monaci,sacerdoti ed affini tanto da rimanere sempre in una giusta distanza di sicurezza per non aumentare la sua allergia verso la Chiesa? Ritornai piano piano cercando di capire di che cosa parlassero, ma ormai i due monaci si incamminarono verso la discesa mentre papà mi mise in groppa all'asinello con i fiori appena raccolti. Eccoci "sutta u ponta" mi sentivo più al sicuro". Zio mi fece scendere raccomandandomi di non dire neppure una parola dei vari pericoli incrontati durante il viaggio, altrimenti sarebbe stato il mio primo e ultimo viaggio, perchè mamma non avrebbe più permesso di portammi con loro, "ti raccumannu" annuì papà "quetu quetu". Vabbè tanto i cosidetti briganti "mancu l'amu ncuntrati" "Sei sicuro?" Disse papà: "E pensare che considerandoti un ragazzino sveglio avevo pensato che ..." "...Ho capito i due monaci quelli erano i briganti!!"............... Fine?

giovedì 24 giugno 2010

In viaggio da Sellia verso la Sila..........e ritorno (settima parte)

Si creò un trambusto, un casino (scusate l'espressione ma rende molto l'idea) i borboni restarono per alcuni secondi immobili,imbambolati
mentre dalle case che sino a un secondo prima sembravano dissabitate uscirono persone, tanta, tantissima gente (non immagginavo che Albi era così grande) che si mise ad inveire contro i due borboni; i contadini che non capivano cose stesse succedendo, si misero a correre di nuovo verso i campi mentre i borboni pensando che erano loro i briganti si misero a rincorrere i contadini, mentre la gente,sempre più tanta gente buttava addosso ai due di tutto anche le nostre patate (insomma come detto prima un casino). "No le patate no!" disse papà mi prese mi mise subra u cicciu e piano piano,ma molto in fretta ci allontanamo da Albi. Zio sicuramente controvoglia, sono certo che "li chiurianu forta i mani" avrebbe pagato per partecipare al pestaggio dei 2 borboni ma anche per la mia sicurezza, controvoglia seguì papà. In pochissimo tempo raggiugemmo San Pietro dove papà senza più pensare che i borboni ci avrebbero potuto seguire, si fermò per ringraziare la Madonna della Luce dei vari pericoli scampati, anch'io scesi a pregare la Madonnina, e se all'andata l'avevo guardata con diffidenza perchè io volevo bene solo alla nostra Madonna del Rosario, adesso mi era più simpatica. Dissi a papà di regalare un pò di patate al priore della Chiesa in offerta alla Madonna. Zio che ci aspettava con i due ciucci a debita distanza dalla Chiesa non era d'accordo ma bastò un mio tenero sguardo per prenderle proprio dal suo "ciuccio"apostrafando:"Quasi,quasi mi fazzu previta ca accusì mangiu vivu e dormu ari spalli e l'atri".Ripartimmo per Sellia ormai pochi chilometri ci separavano da casa mi mancava assai ritornare tra le mura del mio paese,io che avevo fatto di tutto per il viaggio ora volevo solo andare a casa e ormai eravamo veramente vicini a Sellia..........continua (fine settima e penultima parte)

mercoledì 23 giugno 2010

In viaggio da Sellia verso la Sila.........e ritorno (sesta parte)

I borboni erano molto diffidenti perchè, (si parlava spesso dell'unità d'Italia che avrebbe portato libertà, sviluppo, dignità per la popolazione Meridionale da sempre vittima del prepotente, del conquistatore di turno. Purtroppo come sappiamo benissimo quest'Unità d'Italia alla fine l'abbiamo subita diventando la manovalanza per il ricco nord d'Italia, mentre il sud divenne libero si, libero di rimanere povero,depredato,umiliato dai ricchi del nord....ma questa è un altra storia non voglio farvi uscire fuori dai binari del racconto). Dove eravamo rimasti?... ah si, i Borboni, belli con la divisa che rassomiglierà molto a quella dei carabinieri. Era un posto di blocco vero e proprio,intorno non si sentiva neanche un uccellino cantare, i "Iarbisi" erano dentro le loro case, Albi aveva una brutta nominata di ospitare, aiutare i briganti. "Cosa trasportate?" Ci disse uno alto e magro "comu nu spitu" zio stava già reagendo a modo suo ma fu subito fermato prontamente da papà, erano armati e certamente non ci avrebbero pensato due volte a sparare alla minima provocazione. "Portiamo patate" disse fermamente papà "veniamo dalla Sila, stiamo rincasando a Sellia" "Ve li dobbiamo sequestrare, non si possono trasportare viveri oltre al fabbisogno familiare,avete pagato il dazio? avete una bolla che vi autorizza a vendere patate?" "ma noi non vendiamo patate sono per le nostre famiglie, ci aiuteranno a tirare durante il rigido inverno che oramai è alle porte". "Bene" ribattè "visto che oggi voglio essere buono prendete due chili a testa e andatevene subito. "Due chili a testa? ma perchè? Noi abbiamo baratato un pò di ficu tosti (raccolti ed assecati) saranno il nostro nutrimento per quest'inverno". "Appunto, due chili vanno benissimo per passare un inverno da pezzenti, da morti di fame puzzolenti che siete". Zio stava diventando sempre più nero dalla rabbia, capivo che stava per succedere qualcosa di irreparabile, loro erano armati, senza alcun scrupolo. Da poco lontano vedevo alcuni contadini che con la zappa sulle spalle rientravano dai campi, non so come mi passò dalla testa ma mi misi ad urlare,urlare fortissimo: "i briganti arrivaru i briganti!" ..........continua (fine sesta parte)

martedì 22 giugno 2010

In viaggio da Sellia verso la Sila..........e ritorno (quinta parte)

Mi sistemarono ben seduto sull’asino dello zio “Mi pari nu papa” disse un vecchietto con la pipa, il quale raccomandò di non prendere "accurciaturi" ma di camminare sulla via principale perchè diverse persone erano state oggetto di feroci attacchi di balordi senza scrupoli, che depredavano tutto quello che trovavano “U ni l’averra potutu dira prima?”Disse in modo ironico papà. Partimmo proprio mentre un timido sole sorgeva dietro la vallata, io avevo molto freddo, papà mi mise sulle spalle la sua giacca; prima di sera dovevamo essere a Sellia per non rischiare altre brutte sorprese, si camminava speditamente anche perché dopo una breve salita la discesa ci avrebbe accompagnato sino all’Arsanisi. Dopo alcune ore ci fermammo proprio sopra Albi, i ciucci si ristoravano bevendo acqua freschissima dentro "nu viveri" mentre papà prese la giacca per prendere il suo inseparabile pettinino, si lavò la faccia, e si bagnò i capelli togliendosi un bel po' di polvere dai pantaloni. Zio invece a tutte "sti civilezze" per apparire più in ordine non gli interessavano, aveva la faccia nera non so se dovuto ad una sporcizia ormai consolidata oppure alla sua carnagione tipica di saracino da Sellia, non mi interessava più di tanto,nè mi sarebbe passato mai per la testa di domandarglielo, conoscendo già la risposta "purtroppu ormai signu spusatu nu aiu d'apparira bellu ppe nessunu". Entriamo ad Albi, piccola cosa rispetto a Sellia, ma era sicuramente il paese più grande che avevo visto durante questo mio primo viaggio, papà e zio iniziarono subito ad aumentare il passo guardando sempre dietro, io avrei voluto fermarmi un po' per vedere la Chiesa, ma zio subito mi ammonì "sempra a ri Chiesi pensi, va a finira cca mi diventi nu monachellu" neanche il tempo di finire la frase che due borboni in divisa ci intimano di fermarci. (fine quinta parte)......continua
Commenti chiusi rimandati all'ottava ed ultima parte del racconto.

lunedì 21 giugno 2010

In viaggio da Sellia verso la Sila (quarta parte)

Riprendiamo il cammino speditamente, dovevamo essere in Sila prima che facesse buio, non avevamo mangiato niente, ed io dopo aver svuotato per la paura anche la parte più remota dell’intestino avevo ancora più fame di prima, ma non potevamo fermarci, la notte era vicina e ogni cosa diveniva più rischiosa soprattutto “cu nu cotrarellu e decianni appressu”, i due asini erano stanchi, camminavano sempre più piano, ed io ero stanchissimo malgrado ero sempre seduto "subbra u ciuccio" di Zio,ero stanco ,si stanchissimo ed avevo fame ma nè papà, nè tanto meno zio (che camminava sempre avanti), ed io forse anche per la fame lo vedevo e non lo vedevo ,ascoltavano le mie lamentele. "Siamo arrivati!" esclamò zio, no, non potevo crederci, eravamo arrivati,ma dove? Non vedevo nessun paese, certo, i pini da un po’ avevano dato il posto ad un immensa spianata,ma il paese? le luci delle case? Io vedevo solo buio, buio pesto; ma nel buio che si faceva sempre più fitto, sbucò dietro ad una piccola salita un casolare enorme, dei cani iniziarono ad abbaiare forte ma appena annusarono zio si calmarono subito, da dentro il casolare uscirono due,tre cinque….forse dieci persone tanto che pensai che un intero paese abitava nel grandissimo casolare. Si salutarono con tutti in modo confidenziale mi fecero scendere dall’asino,mettendomi addosso un grande mantello, faceva freddo, un freddo invernale,appena fui dentro sentii un delizioso profumino che la mia completamente svuotata pancina fece un rumore forte, secco, tipo l’eco dentro una caverna, mangiai tutto velocemente, erano delle patate bollite schiacciate con verdure di campo, non avevo mai mangiato delle patate in vita mia o almeno non così buone. Papà e zio erano seduti vicino ad un enorme camino acceso con molte altri anziani intorno,mi misero a letto dicendomi che domani saremmo partiti all’alba per il viaggio di ritorno a Sellia. Non avevo neppure dormito 5 minuti che zio mi sussurrava di alzarmi perché dovevamo ripartire,ma come obiettai "se mi sono appena addormentato?" "dormi dalle 9 di ieri sera ora sono le 5.30 su alzati ometto". Fuori era ancora buio, vedevo papà che stava controllando il nuovo carico che sistemava accuratamente sui 2 asinelli, patate tante piccole rosse patate che aveva abilmente barattato con i ficu tosti portati da Sellia sino in Sila.
Commenti chiusi rimandati all'ottavo e ultimo post del racconto

sabato 19 giugno 2010

Prossimamente sul blog Selliaracconta .............

Si avvicina l’estate ma il blog selliaracconta anche durante il periodo estivo rimarrà aggiornato grazie anche a due collaboratori che mi daranno una mano. Intanto proprio in questo periodo sarà inserita una mappa dettagliata dei vari “trappiti” dislocati sul territorio Selliese durante gli anni 30/40,un lavoro di ricerca alla riscoperta dei tanti frantoi presenti nel centro storico e non poteva essere altrimenti visto che l’olio d’oliva rappresentava la fonte primaria di lavoro,di guadagno della quasi totalità dei Selliesi. In questa mappa inseriremo su un foto panoramica di Sellia dei numeri ad ognuno dei quali corrisponderà un frantoio con annesso qualche curiosità su di esso. Sarebbe bello far conoscere questa mappa durante la sagra dell’olio d’oliva facendo conoscere le nostre peculiarità nella trasformazione delle olive, unica in tutto il circondario. Un'altra mappa ancora da ultimare riquadrerà i vari negozi,putiche, ecc… presenti nel borgo sempre negli anni trenta/quaranta. Mentre per la mappa dei frantoi sarà precisa nel numero e nel posto dell’ubicazione del locale, per quanto riguarda i negozi il lavoro diventa più difficile perché molti di essi avevano vita breve, oppure venivano aperti in alcune circostanze particolari comunque cercheremo di far conoscere i tanti negozi, frutto anche di un certo benessere un po’ più elevato rispetto ad altre realtà vicine a noi. Altro lavoro riguarderà nel cercare di individuare quante e dove erano ubicate le Chiese. Sappiamo con certezza che esse erano 5, più il convento, almeno sino al 1700. Altri lavori riguarderanno il recupero di alcuni mestieri ormai sconosciuti come per esempio “u carcaru“ veniva chiamato così il lavoro certosino e difficile di estrarre la calce da alcune cave di pietre soprattutto dal timpone di Pergulaggi. Tanti i racconti che aspettano di essere trascritti sul pc, come il racconto "In viaggio da sellia verso la Sila ……. e ritorno" che termineremo in questo mese, il prossimo racconto dal titolo “Portabella penninu” sarà pubblicato sul blog subito dopo l’estate. E poi ancora tante curiosità, aneddoti, particolari storici, ricerche sui libri che parlanno di Sellia che purtroppo rimangono sempre avare, e poi............

venerdì 18 giugno 2010

Sellia: la consulta giovanile festeggia il suo primo anno di attività




Un anno,il primo anno pieno di lavoro per la consulta giovanile di Sellia. Nata nel mese di giugno del 2009 si è subito contraddistinta per la sua voglia di aggregare,coinvolgere la comunità nelle tante manifestazioni che l’hanno vista protagonista in positivo. Tanti giovani con a capo il presidente Domenico Salerno che quotidianamente operano nel territorio Sellia. In occasione del  loro primo compleanno la consulta organizza  una super festa per il 27 Giugno 2010 dove si esibiranno 2 gruppi musicali rock i Darmage, e subito a seguire i Meet for dogs .Durante la serata fagiolata con salsiccia e vino locale,alla fine l’immancabile torta e spumante seguiti dai colorati fuochi d’artificio. Insomma una serata da non mancare assolutamente per festeggiare assieme ai dinamici ragazzi della consulta Selliese il loro primo compleanno ,nella consapevolezza che la strada da percorrere insieme ancora e tanta  è spesso in salita ma sicuramente non si perderanno d’animo mettendo in pratica il loro motto:Il nostro impegno è la vostra  forza
TANTI AUGURI A TUTTI I RAGAZZI DELLA CONSULTA GIOVANILE
 BUON COMPLEANNO   DA           SELLIARACCONTA

giovedì 17 giugno 2010

In viaggio da Sellia verso la Sila (terza parte )

Dopo un po’ ecco Vinculisi ,se a San Pietro c'erano tre case e nu furnu, a Vinculisi le case erano due e senza furnu;
ed io che pensavo di visitare,attraversare grandi paesi lungo il tragitto che ci portava in Sila:Papà ancora una volta si sistemò bene i capelli ed entrò nella piccola Chiesa. Io non volevo entrare nella paura che ci sarebbe stata sull’altare un altra Madonna diversa dalla nostra “chi mi stai diventannu saracinu comu ziuta?” mi ammonì papà, diffidente entrai, la curiosità era tanta. Questo è Santu Simuna protettore di Vinculisi ;a Sellia non ricordavo nessuno con questo nome, rimasi molto colpito dalla statua molto reale, particolare, ma nello stesso tempo pensai alla statua del nostro protettore San Nicola con quello sguardo magnetico, non potevi raccontargli bugie quando ti rivolgevi a lui; io spesso parlavo in modo confidenziale con San Nicola quasi come ad un nonno,quel nonno che non avevo mai avuto. Si riparte, vicino si intravedeva Albi ma non lo avremmo attraversato per paura di essere bloccati dalle guardie borboniche che sequestravano tutto, erano diventati ancora più prepotenti da quando si respirava forte l’aria dell’arrivo dei Piemontesi che ci avrebbero liberato da questi infami oppressori (o almeno così doveva essere,così pensavamo…ma non andò proprio  in quel modo. Ma questa è un'altra storia,continuiamo la nostra) salimmo “da naccurciaturu” ripido e subito dopo l’ambiente cambiò, non più ulivi, ma pini tanti tantissimi pini, mi girai nel tentativo di poter vedere Sellia ma non si intravedeva più. La temperatura si fece rigida, io ero ben seduto “subbra u ciuccio" di zio mentre papà si teneva dalla coda del nostro asinello, zio invece era più avanti, camminava con passo spedito con un grosso bastone tra le mani che certo non gli serviva come sostegno nella ripida salita. Avevo fame,avevo sete lo avevo ripetuto minimo dieci volte ricevendo sempre la stessa risposta :"tra poco ci fermiamo" ,mentre mi preparavo per ripeterlo per l’undicesima volta, dalla fitta boscaglia uscirono di scatto due loschi individui afferrarono mio zio che si trovava sempre più avanti di noi facendolo quasi cadere per terra, dico quasi perché non so come in meno di un secondo furono i due a trovarsi rovinosamente a terra mentre zio sferrava dei colpi con il bastone che ora capivo a cosa gli serviva; papà mi fece subito nascondere dietro un albero facendomi segno di stare zitto, di non fiatare; subito dopo un altro individuo uscì come dal nulla bloccando zio con un coltello alla gola e minacciando papà di non fare un passo falso. I due intanto che erano per terra si alzarono un po’ ubriachi per i colpi ricevuti col bastone, io quasi non respiravo, dalla paura mi faceva male la pancia. Uno, sicuramente il capo, andò a frugare per vedere cosa trasportavamo, assaggiandone una disse: "da dove venite?" "Da Sellia" rispose papà, riprese: "ma certo! cu tutti si ficu tosti e duva potianu venira? Sti mangiaficu da Sellia!" Non chiedetemi come ha fatto perché ancora adesso che sono passati tanti anni non lo saprei spiegare, tutto avvenne in un attimo i due si ritrovarono a terra mentre il terzo con il coltello si ritrovò senza coltello volato via da un forte colpo di bastone, zio lo sollevò per il collo dicendogli “mangiaficu si, fissi no!” Per spavento ero andato a concimare qualche pino per la forte emozione. Io ero sicuro che avevamo sconfitto una banda dei famosi banditi della Sila, papà invece replicò che si trattava di tre “sciancati chi nu sapianu arrobara mancu i gallini ammasunati” Zio annuì per approvare quanto detto; e se lo diceva lui,tra le altre cose era stato arrestato per ben due volte dai borboni la seconda per un forte sospetto di essere il capo della banda di Sellia i quali avevano rubato il figlio del barone, facendo balzare il tranquillo paese Sellia agli onori della cronaca del tempo,tanto che nei paesi vicini tutti erano increduli: come a Sellia? ccà illi su tutti queti queti,bonazzuni, no ppe nenta su manciaficu. Ecco perchè zio si era così arrabiato, non gli andava giù questa nominata. Fine terza parte.
N.B: Commenti chiusi, ci ritroveremo all'ottava ed ultima parte del racconto per raccogliere i vostri preziosi giudizi in merito al racconto.

mercoledì 16 giugno 2010

In viaggio da Sellia verso la Sila (seconda parte)

Papà si mise a posto la giacca,
controllò che il suo inseparabile pettinino da taschino era presente nella tasca all’interno della stessa, altrimenti sicuramente non sarebbe partito, papà era sempre ordinato, mai un capello fuori posto; la sera quando rientrava a casa dopo una giornata di duro lavoro nella campagna era sempre in perfetto ordine camicia, giacca e capelli sempre in perfetto ordine. Zio scherzava sempre per questa sua mania dell’apparire: sempre pulito, sempre in ordine. Papà rispondeva” pezzenta si ma fetenta mai”; andavano molto d’accordo, papà e zio si capivano con lo sguardo, da sempre si aiutavano a vicenda dividendosi sempre tutto. Zio mi sistemò sul suo asino “bellu sedutu a mezzu u mastu comu u rè”, attraversammo il paese uscendo da sutta u ponta, malgrado l’ora già tutti o quasi erano svegli, ognuno si apprestava a svolgere il loro lavoro alla ricerca quotidiana del cibo per sfamare la propria numerosa famiglia. Avremmo camminato per tutta la giornata approfittando del tempo nuvolo ma per fortuna senza una goccia d’acqua. Dopo circa tre quarti d’ora arriviamo a San Pietro, appena vicino la Chiesa, papà mi fece scendere mentre zio fa abbeverare gli asini, noi andiamo un minuto a salutare la Madonna della Luce, bellissima, era messa sopra l’altare io osservavo ogni piccolo dettaglio, sino ad un minuto prima ero sicuro che nel mondo c’era solo la Madonna del Rosario e forse anche l'Immacolata, io Rosarianta dalla nascita sempre in disputa “cu i Mmaculatisi” mi veniva difficile pensare una Madonna della Luce, bella si,bellissima ma non così bella come la nostra piena di angioletti, 12 per l’esattezza con quei boccoli,con quello sguardo,no! La nostra è molto più bella, il priore della Chiesa mi donò un’immaginetta, è quasi come se avesse capito ciò che pensavo disse: la Madonna è sempre una, siamo noi poi che le diamo tanti titoli,(rimarcando quasi con invidia) a Sellia infatti ne avete tre:L’Immacolata,quella del Rosario,e la Madonna della Neve. Papà diede un bel po’ di ficu tosti al priore,zio non approvò dicendo “e stu passu a ra Sila arrivamu dopu nu misa e senza nenta “ iniziammo una ripida salita da lontano si intravedeva Sellia, si vedeva il retro della Chiesa del Rosario com’era bella Sellia vista da lontano già mi mancava e non erano passate neppure due ore del nostro viaggio
Commenti chiusi per questo racconto rimandati all'ottavo e ultimo capitolo