lunedì 20 settembre 2010

Portabella penninu (terza parte)

Nu lupipampino? No non poteva essere, non esistono, i nonni ci raccontavano queste "rumanzelle", queste favole paesane per farci stare buoni, per incuoterci paura. Ma l'avevamo visto tutti e quattro, quello era propriu nu lupipampinu.Tonino era disperato "E se la malattia è contaggiosa anch'io diventerò un lupipampinu". Nessuno osava toccare la ferita di Tonino, anzi lo guardavamo con un po' di paura come se da un momento all'altro anche lui si sarebbe trasformato. Arrivammo "ari palazzini vicinu u viveri" Tonino iniziò a lavarsi accuratamente il graffio (come non aveva mai fatto in tutta la sua vita) uno,due,tre, cento volte. Dovevamo saperne di più, la malattia era contagiosa? Chi era la persona diventata lupipampinu? Una cosa era certa: era "di palazzini". Dopo aver trascorso un'ora per tranquillizzare Tonino, andammo ognuno a casa, dandoci appuntamento per il giorno dopo per cercare di capirne di più.La mattina di buon ora eravamo alla piazza "di palazzini", Tonino era arrivato per primo o forse era da ieri sera che ci aspettava. Non era riuscito a prendere sonno neanche per un secondo, dopo un po’ arrivò Gianni, era andato a documentarsi sui lupipampini; non sembra che sia contagiosa(disse con aria da dottore) dunque non si trasmette se uno viene ferito,Tonino si rianimò subito, stava bene aveva fame, sete, " ma non è tutto" continuò Gianni, se colui che è lupipampinu, è un parente, essendo consanguinei il rischio è altissimo. "Ma no!" Disse contento Tonino nella nostra famiglia non abbiamo mai avuto di questi casi, "ma come? se prima di...........

domenica 19 settembre 2010

Giovanni Patari (1866/1948) grande scrittore e poeta dialettale Calabrese

Nu Casinu
Eu volera ma l'haju nu casinu
Ammenzu na campagna abbandunata;
Tornu tornu volera nu giardino
Daveru bellu, fattu de na fata.
Nu lettu 'e hjuri tutto quantu chjnu,
Cu na cuverta tutta recamata,
Eu volera a lu megghju cambarinu
Ppe ma ti mintu a tia, bedda, curcata...
Ma poi tu quandu tutta cianciarusa,
Tu fusseri curcata a chissu lettu,
'A faceri tu tandu 'a murricusa?
Ti dasseri vasara ' Fra Galdinu?...
 Ti dasseri toccara chiddu pettu?...
  'U volera daveru su casinu!

Giovanni Patari nacque a Catanzaro nel 1866. Studiò nel liceo Galluppi, ma conseguì la licenza liceale nel Filangieri di Monteleone, oggi Vibo Valentia. Laureatosi in Giurisprudenza, fu sviato dalla toga da Guido Mazzoni e Giuseppe Chiarini che lo proposero come professore a Ferdinando Martini. La prima produzione che il giovane iniziò nel campo delle lettere apparve su Sebetia, sul Fortuio e sul Piffero, per eccellere sull’Avvenire Letterario di Milano, su Lettere e arti di Bologna e sulla Rassegna pugliese. La canzone, Accanto a Roma composta dal giovane Patari fu tradotta in lingua spagnola dal professore Diaz Plaza dell’università di Madrid e molte altre sue poesie ebbero la versione francese per opera di Paolo Bourget. Per capire l’arte e la fortuna di Patari e comprenderne il ruolo significativo che, dai primi anni del ‘900, ricoprì nella città di Catanzaro è opportuno considerare attentamente la sua biografia.Patari approdò alla poesia dalla cronaca: proprio dalla cronaca cittadina, dalla curiosità quotidiana, nei giornali e giornaletti che si stampavano in città alla fine dell’ottocento. Sul corriere Calabrese nel 1883, quando aveva sedici anni, pubblicò in dialetto quello che gli procurò subito una larga popolarità: I muzzuni: Prima ma ncariscianu i sigarri, un sonetto scritto in occasione dell’aumento del prezzo dei sigari. Il lavoro andò disperso, ma gli valse l’amicizia di Giuseppe Chiarini e di Arturo Graf che ebbero modo di leggerlo. Più tardi,quando era studente all’università di Napoli, cominciò a collaborare al periodico dialettale catanzarese ‘U Strolacu, che aveva come sottotitolo Giornale del popolo serio e umoristico; fu fondato e diretto (dal 1888 al 1893 ) da Raffaele Cotronei, che assunse lo pseudonimo di Lellè.

'A Raggia
Sta cordedda l'avimu 'e spezzara;
Non mi fidu m'a tiru accussì;
Ogne pocu ma t'haju 'e pregara,
Non mi fidu cchiù cridi, Rosi...
L'atru jornu ti vidi a la chiazza:
Mi guardasti de stortu, pecchì?...
Tu ti cridi ca sugnu na mazza
E ca nenta capisciu, Rosì?...
Ti diverti ma fai 'a dispettusa,
E sta vita avveleni, gnorsì:
Ogni pocu mi trovi na scusa...
'A spezzamu sta corda, Rosì?...

sabato 18 settembre 2010

Le origini di Albi

Non avendo notizie certe sulla nascita di Albi si presume che il primo nucleo abitato sia sorto intorno all'anno 1000 in quello che chiamasi il rione Dardanise. I primi abitanti pare che provenissero dalle zone costiere dello Ionio, risalendo il letto dell’Alli in cerca di un posto tranquillo dalle incursioni piratesche e lontane da contrade spesso teatro di guerra. Il nome Dardanise secondo un’antica leggenda deriva da quello dei capi di un gruppo di persone che si presume provenissero dalla Grecia. Mentre è frutto di un a leggenda il fatto che esso sia nato intorno al 1000 è anche avvalorato dai documenti che citano Roberto il Guiscardo, dominatore normanno che conquistò la cittadina di Taverna, fiorente città dell’epoca, e la conquistò dandola al nipote Baiolardo. Essendo la città di Taverna divisa dai dissidi fra i cittadini preminenti, il Baiolardo per troncare questi, fondò altri vicini villaggi trasferendo quelle famiglie che anziché contribuire a sedare la discordia, tenevano desti gli odi di parte. Per tale motivo nel 1064 uscirono dodici famiglie che fondarono i paesi vicini tra cui quello di Albi che visse le vicissitudini della cittadina di Taverna fino al 1529, quando diventò autonomo.Il biancore delle pietre. Il nome del paese deriva dalla bianchezza delle pietre che abbondavano attorno all’abitato. Sorto probabilmente ai primi del XVI secolo ad opera dei domenicani di Taverna, attratti dalla salubrità del luogo in cui già esisteva una grande fabbrica chiamata comunemente Castello. Nell’ordinamento territoriale disposto dal Gen. Championnet nel 1799 veniva incluso nel Cantone di Catanzaro, mentre per quello disposto dai francesi nel 1806 veniva sottoposto al cosiddetto Governo di Taverna.
La “Trasuta”: sopravvivenza dei “Lupercari”, antichi riti romani. In onore di San Nicola da Tolentino, patrono del paese, il 21 marzo ed il 10 settembre si svolgono solenni festeggiamenti durante i quali, fra l'altro, si benedicono piccoli pani azzimi, poi distribuiti a tutti i fedeli perché li conservino come portentosi antidoti contro malattie gravi, uragani, terremoti e quant'altre calamità o disgrazie dovessero capitare. Ma la vera particolarità di tali festeggiamenti è la «trasuta» (l’entrata): quando il rituale processione arriva davanti all'ampio sagrato, letteralmente coperto dalle banconote offerte dai fedeli, i portatori della statua si dirigono con passi ritmati e veloci verso la chiesa, si fermano prima di varcarne la soglia, tornano indietro, ripartono di nuovo, si fermano..., il tutto per tre volte, in un andirivieni che, fra esplosioni irrefrenabili di tripudio, diventa vera e propria danza. A solo titolo di curiosità: secondo alcuni la «trasuta» — che è più o meno simile ad altre espressioni processionali di altri luoghi, fra cui, ad esempio, il «trasi ed iesci» (Entra ed esci) di Cosenza — sarebbe sopravvivenza dei Lupercali romani, feste in onore di Luperco, dio delle greggi, durante le quali i sacerdoti salivano e scendevano lungo la Via Sera, celebrando con tale andirivieni il Diluvio Universale, quando gli uomini entrarono ed uscirono dall'arca, salirono e scesero dai monti.
Il brigante Pietro Corea (Curia). Nel paese si ricordano le gesta del brigante Pietro Corea (ieri Curia) che, chiuso negli impenetrabili recessi della Sila con una comitiva di fuorilegge, s'era fatta una fama sinistra di brigante inafferrabile e temerario; il ricordo dei suoi audaci colpi di mano si tramanda ancora tra i vecchi albesi ed il suo nome sopravive tenace. Durante il periodo del Regno d'Italia, Pietro si rifiutò di svolgere il servizio militare e per sfuggire alle ricerche dai gendarmi costituì una banda, dando vita a scorrerie e saccheggi che divennero leggendari. Una notte del novembre 1861 quattro guardie di Taverna avevano arrestato, nei pressi di Albi, Francesco Curia, suo padre, per indurlo a consegnarsi, ma la cosa non sortì l’effetto sperato. Contro Pietro fu persino istruito un processo con l'accusa di aver ucciso un fattore. La cosa curiosa e particolare è che il processo fu fatto nonostante Pietro Curia fosse già morto.

giovedì 16 settembre 2010

Eolico un enorme affare per la 'ndrangheta Calabrese e Mafia Siciliana.

Nell’ambiente lo chiamavano ”il signore del vento”, una definizione colorita che descrive bene l’immenso impero costruito da un 54 enne,Siciliano di Alcamo, leader nazionale nel settore dell’eolico.Solo negli ultimi otto mesi ha avuto ben 45 autorizzazioni per avviare progetti di parchi eloici in Calabria. Nicastri ha costituito 43 società di capitali in giro per l'Italia di queste 4 hanno sede a Lamezia Terme, (Catanzaro) La timeo 1-2 e la seneca 1-2.A Lamezia aveva trovato anche l'amore sposandosi in seconde nozze con una donna più giovane di 21 anni anche lei indagata.

Socio di una piccola cooperativa che piazzava impianti solari porta a porta, in pochi anni, ha scalato le vette della green economy italiana. Un’escalation sospetta, secondo gli inquirenti, che, dietro tanta fortuna, vedono l’ombra di Cosa nostra. I dubbi degli investigatori, ora, pero’, sono anche i dubbi dei giudici che hanno sequestrato il patrimonio di Nicastri: societa’ e beni per un miliardo e mezzo di euro. L’imprenditore trapanese dovrebbe il suo successo ai soldi dei mafiosi che avrebbero deciso di investire nelle energie alternative. Lo proverebbero i suoi rapporti con il superlatitante Matteo Messina Denaro, considerato il nuovo capo della mafia siciliana, e la sproporzione tra i redditi puliti e l’immenso patrimonio accumulato. Protagonista, negli anni ’90, di una delle tante tangentopoli siciliane, reo confesso, ha patteggiato una condanna per corruzione, ma ha evitato il carcere. In cella, pero’, Nicastri e’ finito l’anno scorso assieme al presidente del Calcio Benevento, entrambi erano accusati di una maxitruffa allo Stato escogitata per avere fondi pubblici per l’energia eolica. Scarcerato, il ”signore del vento”, attualmente e’ libero. Dopo il solare – seppure su scala ‘casalinga’ – l’alcamese ha puntato sull’eolico.

mercoledì 15 settembre 2010

Portabella penninu (seconda parte )


Vicino a putica di Coppoletta c’era già “nu muscarizzu e battelli” di ogni età .Io ogni sera che salivo non potevo fare a meno di andare a vedere la mia ex casetta, dove ero nato, stava ancora lì, pericolante come un pugile che dopo aver ricevuto un mare di pugni non vuole crollare,barcolla ma non crolla; ogni volta mi scappavano le lacrime, la ferita era ancora aperta e mai più si sarebbe cicatrizzata .
Ecco Tonino “fidanzatu cu una e ne futtuliava decia” e tutte a pendere dalle sue labbra (domani mi rimetto di nuovo la brillantina) Gianni invece andava quasi ogni sera da un benestante, uno dei pochi,che gli dava sempre… non dei panni, nè tanto meno soldi, ma libri, uno lo consegnava e un altro lo prendeva in prestito, leggeva molto; io molte volte ci avevo provato a leggere qualche romanzo d’avventura ma alla prima pagina gli occhi bruciavano forte, così per evitare pericoli lo riponevo con cura. Mimmo stava sempre vicino a me, ci passavamo pochi giorni essendo nati lo stesso mese (vuoi vedere che il nostro essere imbranati con le donne dipendeva dal segno zodiacale?) Quella sera sucesse qualcosa di strano che solo a distanza di tempo capii veramente. Avevamo fatto tardi, domani era Domenica, la raccolta delle olive erano finite da un pezzo così potevamo fare un po' più tardi, erano quasi le 11 di sera, scendevamo "Portabella penninu" tutti e quattro spensierati, e per essere sincero anche un po' brilli per alcuni bicchieri di vino che avevamo bevuto a na putica. Non si vedeva niente, buio pesto ma noi caminavamo con passo spedito conoscendo a memoria ogni singolo gradino; all'improvviso un vento gelido, il cielo era nuvolo ma una timida luna piena stava per uscire da dietro le nuvole, in pochi secondi un qualcosa ci attraversò, di che cosa si trattava? Io non l'avevo visto bene ma sembrava un cane, si un...........

martedì 14 settembre 2010

Portabella penninu (Prima parte )

La storia che vi racconterò tratta un argomento particolare, all’inizio direte: "io non credo a queste stupidaggini", alla fine quando avrete letto tutto il racconto, come minimo qualche dubbio sorgerà nei vostri pensieri. Siamo negli anni 50, Sellia è divisa in due, anzi in tre, vista la separazione con Sellia Marina nel 1956. Io mi chiamo Nicola (nome di fantasia ) abito nel nuovo rione Madonna della Neve in una delle tante casette costruite dopo il terribile alluvione del 1943, ho fatto 17 anni da poco, ovviamente senza nessuna festa come invece è consuetudine fare oggi; avevamo ben poco da festeggiare, da lì a pochi mesi sarei partito per sempre nel nord Italia alla ricerca di fortuna come anche quasi tutti i miei amici. Lavoro zero, prospettive future rimanendo a Sellia sotto zero ,dunque si era costretti ad emigrare, anzi io ero un po’ più fortunato. Alcuni miei ex compagni di scuola erano partiti a quindici, sedici anni. Mi piangeva il cuore, io volevo rimanere a Sellia ma la famiglia nutriva aspettative su di me che ero il più grande, e lavorando avrei potuto aiutarla spedendo mensilmente dei soldi, come del resto lo facevano in molti, facendo arrivare puntualmente i soldi alla posta anche dall’America. La sera ci ritrovavamo con i miei tre inseparabili amici  pronti per salire a Sellia, lì era il nostro cuore, avendoci vissuto l’infanzia gli anni più belli, più spensierati. Salivamo quasi ogni sera, non potevamo starne lontani. "I barraccuni”(cosi venivano chiamate le prime casupole di legno costruite nell’immediato dopo alluvione) non ci appartenevano, troppo fredde, case tutte uguali costruite senza la percezione degli spazi. Ecco che arrivano gli altri: Tonino “u fimminaru “ era proprio "nu sciupa femmin"e era arrivato alla sua 4° fidanzata, metteva nei capelli una specie di brillantina che attirava le donne come mosche (anch’io provai diverse volte a mettermi la brillantina ma ottenevo con le donne l’effetto opposto (attirando solo mosche). Ecco che arriva Gianni "u chju mala cummenatu" metteva sempre panni riciclati all’infinito, non è che noi vestivamo meglio, ma almeno le nostre mamme erano brave a camuffare con vari accorgimenti i vari panni messi e rimessi, la mamma di Gianni lavorava a giornata nei campi, suo papà invece non era più tornato a casa dopo la grande guerra dato per disperso, il suo corpo non era stato ritrovato. Ultimo come al solito arrivava Mimmo, mi sollevava vederlo perché ogni volta che pensavo al mio........

lunedì 13 settembre 2010

Premessa al racconto "Portabella penninu"

La storia che vi racconterò tratta un argomento delicato "I lupipampini"certo dirà qualcuno, per chi ancora ci crede;siamo nel 2010 sappiamo benissimo che erano favolette popolari narrate al focolare durante le lunghe e gelide serate invernali la televisione doveva ancora arrivare,i libri erano merce rara e venivano letti da pochi e i bravi anziani viaggiavano con la fantasia incuotendo paura nei bambini ma ora neppure i bambini ci crederebbero più sapendo benissimo che scientificamente non possono esistere. Certo ognuno la può pensare come meglio crede fatto sta, che ciò che vi racconterò non è successo 100 anni fa ma più o meno circa ‘50 anni fa all'inizio degli anni ‘60.

Ecco come viene descritta in medicina questa forma di malattia: "Si chiama comunemente licantropia clinica quella patologia mentale che costringe chi ne soffre a voler assomigliare a un lupo nell'aspetto ma principalmente nel comportamento, negli stadi più gravi i malati desiderano cibarsi di carne cruda, a volte umana, e di sangue.Fa parte della branca delle teriantropie (di cui rappresenta certamente la variante più diffusa) ovvero una psicopatia che costringe chi ne soffre a credersi un animale di una specie in particolare o meno (sono numerosi infatti i casi in cui i teriantropi non sono coscienti di una specifica identità animale ma si credono semplicemente degli Animali-Umani.Vi sono numerosi esempi di assassini psicopatici che hanno dilaniato i corpi delle proprie vittime coi denti e ne hanno addirittura mangiato il cuore.Un malato famoso è il boss stragista di mafia Nitto Santapaola, talmente crudele nei suoi delitti da indurre i dirigenti delle indagini su di lui a pensare che la sua appartenenza a Cosa Nostra sia solo un pretesto per uccidere". Io l'ho visto "u lupipampinu" i miei amici l'hanno visto ed ancora oggi quando ci incontriamo sopratutto nel periodo estivo ci viene la pelle d'oca rievocando quell’episodio e guardando da lontano l'affascinante portabella che da circa 50 anni ne io ne i miei amici dell'epoca non abbiamo più percorso a piedi,ma neppure in compagnia. Il mio nome è Nicola (nome di fantasia) come del ..............resto tutti i nomi presenti nel racconto, che badate bene rimane l'unica fantasia inserita, il resto e vero, almeno per noi che lo abbiamo vissuto in prima persona, pensate che per molti anni dopo quella terribile esperienza evitavamo di parlarne anche tra di noi cercando inutilmente di cancellarla, eliminarla definitivamente dai nostri ricordi. Solo a distanza di parecchi anni, abbiamo deciso di raccontarla nella certezza che anche il più incredulo,il più razionale pensiero umano, dopo aver ascoltato, letto questo particolare episodio metterà in discussione alcune certezze che sino ad oggi, riteneva veri pilastri. Buona lettura.

Autore: sellia racconta. Si prega di inserire il link a chi ne fa uso (anche in modo parziale) con esplicito riferimento della fonte

domenica 12 settembre 2010

A 10 anni della tragedia al camping " le Giare" Soverato, Catanzaro

SOVERATO -''Il buio pesto, le voci strazianti che inseguivano invano nomi di persone e tanta, tanta acqua quanto non ne ho vista in tutta la mia vita''. Non potra' mai cancellare dalla memoria quelle interminabili prime ore dell'alba del 10 settembre 2000, Cesare Scorza Rotundo, operatore televisivo e volontario dell'Unitalsi.

E' uno dei sopravvissuti della tragedia del camping Le Giare di Soverato, 12 morti tra disabili e volontari di un campo vacanze e un disperso inghiottito per sempre dalle onde del mare Jonio. L'area teatro della tragedia e' quella nei pressi del torrente Beltrame dove ancora oggi rimangono i segni della devastazione. Un anno e mezzo fa si e' chiusa la vicenda giudiziaria con la sentenza definitiva di condanna della Corte di Cassazione per il proprietario del camping, un funzionario dell'Agenzia del territorio e un dipendente della Regione Calabria. Sono passati dieci anni da quel giorno ma per Cesarino, come e' conosciuto da tutti a Catanzaro, ogni anno si rinnova il dolore incancellabile di quella parentesi di festa (era l'ultimo giorno di vacanza prima del rientro) trasformatasi in un incubo. ''Quando piove - dice - da quel giorno non posso piu' controllarmi. E' un'ansia che si rinnova''.Lui, allora come oggi, dedica il proprio tempo libero all'Unitalsi, l'associazione cattolica che accompagna i disabili nei viaggi della speranza a Lourdes. Adesso, e' impegnato nella preparazione del decennale di Soverato che sara' ricordato con l'apposizione di una targa sul luogo della tragedia, alle porte della cittadina ionica dove sorgeva il camping della morte. Non e' per niente indolore per chi l'ha vissuto in prima persona riandare a quella terribile notte di tregenda. E Cesarino, mentre cerca di trovare le parole giuste per restituire lo stato d'animo di quei momenti non riesce a nascondere l'angoscia che lo pervade. Mentre parla non sta mai fermo. ''L'unico barlume di vita - dice con un groppo in gola - fuori da quell'inferno di fango, detriti e soprattutto di vite strappate via, era una luce in lontananza, il lampeggiante di un'auto dei carabinieri sul ponte del fiume Beltrame. Erano i primi soccorsi, noi non lo sapevamo, cosi' come non sapevamo che sarebbero passate ore prima che potessero raggiungerci''.
E, nella ricostruzione frenetica di quegli attimi indimenticabili, tra frasi smozzicate e attimi di sincera commozione, tornano alla mente nomi e volti di persone care travolte da una furia straordinaria e incontrollabile. ''Siamo andati a letto alle quattro e mezza. Dopo solo cinque minuti - aggiunge - ho sentito delle richieste di aiuto e mi sono diretto fuori dal bungalow. In un minuto, l'acqua da dieci centimetri e' balzata a quattro metri. Non c'e' stato nemmeno il tempo di riflettere: d'istinto, in quel buio irreale, ho cercato di afferrare di peso quante piu' persone ho potuto, tra questi c'era anche mio nipote Manolo. Assieme a loro sono salito sul tetto della struttura da dove, poi, ci siamo arrampicati su di un salice. In mezzo a tanta tragedia e a tanto buio una nota positiva che ha il volto e le fattezze di un giovane figlio di campeggiatori romani.''Kevan Castelli, un ragazzino che siamo riusciti a strappare alla furia delle acque. L'anno dopo i genitori di questo bambino sono tornati a trovarmi a casa per regalarmi una medaglietta. E' stato un momento molto bello''. Per il decennale a raccontare per immagini la tragedia di Soverato c'e' anche un documentario di trenta minuti dal titolo significativo ''Tredici'', il numero delle vittime, diretto da Giuseppe Petitto. Cesarino, per questa volta dall'altra parte dell'obiettivo, torna sui luoghi della tragedia. ''Anche in questo modo si alimenta il ricordo - dice - ma cose cosi' non devono accadere mai piu'. Mai piu'''. (Fonte Ansa)

sabato 11 settembre 2010

Perchè esiste il male ?


Durante una conferenza tenuta per gli studenti universitari, un professore ateo dell’Università di Berlino lancia una sfida ai suoi alunni con la seguente domanda:
“Dio ha creato tutto quello che esiste?”
Uno studente diligentemente rispose: “Sì certo!”.
“Allora Dio ha creato proprio tutto?” – Replicò il professore.
“Certo!”, affermò lo studente.
Il professore rispose: “Se Dio ha creato tutto, allora Dio ha creato il male, poiché il male esiste e, secondo il principio che afferma che noi siamo ciò che produciamo, allora Dio è il Male”.
Gli studenti ammutolirono a questa asserzione. Il professore, piuttosto compiaciuto con se stesso, si vantò con gli studenti che aveva provato per l´ennesima volta che la fede religiosa era un mito.
Un altro studente alzò la sua mano e disse: “Posso farle una domanda, professore?”.
“Naturalmente!” – Replicò il professore.
Lo studente si alzò e disse: “Professore, il freddo esiste?”.
“Che razza di domanda è questa? Naturalmente, esiste! Hai mai avuto freddo?”. Gli studenti sghignazzarono alla domanda dello studente.
Il giovane replicò: “Infatti signore, il freddo non esiste. Secondo le leggi della fisica, ciò che noi consideriamo freddo è in realtà assenza di calore. Ogni corpo od oggetto può essere studiato solo quando possiede o trasmette energia ed il calore è proprio la manifestazione di un corpo quando ha o trasmette energia. Lo zero assoluto (-273 °C) è la totale assenza di calore; tutta la materia diventa inerte ed incapace di qualunque reazione a quella temperatura. Il freddo, quindi, non esiste. Noi abbiamo creato questa parola per descrivere come ci sentiamo… se non abbiamo calore”.
Lo studente continuò: “Professore, l´oscurità esiste?”.
Il professore rispose: “Naturalmente!”.
Lo studente replicò: “Ancora una volta signore, è in errore, anche l´oscurità non esiste. L´oscurità è in realtà assenza di luce. Noi possiamo studiare la luce, ma non l´oscurità. Infatti possiamo usare il prisma di Newton per scomporre la luce bianca in tanti colori e studiare le varie lunghezze d´onda di ciascun colore. Ma non possiamo misurare l´oscurità. Un semplice raggio di luce può entrare in una stanza buia ed illuminarla. Ma come possiamo sapere quanto buia è quella stanza?
Noi misuriamo la quantità di luce presente. Giusto? L´oscurità è un termine usato dall´uomo per descrivere ciò che accade quando la luce… non è presente”.
Finalmente il giovane chiese al professore: “Signore, il male esiste?”.
A questo punto, titubante, il professore rispose, “Naturalmente, come ti ho già spiegato. Noi lo vediamo ogni giorno. E´ nella crudeltà che ogni giorno si manifesta tra gli uomini. Risiede nella moltitudine di crimini e di atti violenti che avvengono ovunque nel mondo. Queste manifestazioni non sono altro che male”.
A questo punto lo studente replicò “Il male non esiste, signore, o almeno non esiste in quanto tale. Il male è semplicemente l´assenza di Dio. E´ proprio come l´oscurità o il freddo, è una parola che l´uomo ha creato per descrivere l´assenza di Dio. Dio non ha creato il male. Il male è il risultato di ciò che succede quando l´uomo non ha l´amore di Dio presente nel proprio cuore. E´ come il freddo che si manifesta quando non c´è calore o l´oscurità che arriva quando non c´è luce”.
Il giovane fu applaudito da tutti in piedi e il professore, scuotendo la testa, rimase in silenzio.
Il rettore dell’Università si diresse verso il giovane studente e gli domandò: “Qual è il tuo nome?”.
“Mi chiamo, Albert Einstein, signore!” – Rispose il ragazzo.

venerdì 10 settembre 2010

Caduto dalla cima del campanile di Sellia, fu miracolosamente guarito


Michele Hokolzer, Fratello Coaudatore della Compagnia di Gesù, e Sagrestano nel Collegio di Sellia, salito sul campanile, per farvi certo lavoro che bisognava, ne cadde miseramente dalla cima al fondo; e perchè ella era torre molto alta, fu miracolo che, sul dare il colpo su la terra, non vi rimanesse immediatamente morto. Ma ben gli s'infranse in più luoghi la testa, e gli si ruppe tutta la vita: onde, privo affatto de' sensi, come morto lo portarono su le braccia ad un letto dei più vicini. Chiamati i Cerusici, al primo scoprirgli del capo, lo diedero per disperato: si pestò la testa, e con cosi profonde e mortali ferite aperte: oltre che anche per lo grande scotimento e compressione del cervello, pativa spesse convulsioni, e in pochissimo spazio di tempo, più di venti volte li presero crudeli accidenti d'epilessia. Con ciò, datagli l'estrema Unzione, si attendeva ad aiutarlo più a morire, che a vivere. Pur vi fu un de' Padri, a cui venne in cuore di raccomandarlo al commun Padre S. Ignazio; e recata qui vi una sua imagine, e postala sul capo all'infermo, tutti di casa, presenti per aiuto dell'anima sua, caldamente pregarono il Santo ad averne pietà. E furono esauditi: peronè l'infermo ripigliò i sensi che avea in tutto perduti, sì che, presentandogli uno la sopradetta imagine, perchè egli altresì chiamasse il Santo in suo aiuto, e domandato, se lo riconosceva: Io, disse, ben riconosco, questa esser l'imagine del N. B. P. Ignazio: ma in altra maniera, e più chiaramente ho io veduto lui medesimo. Il che comunque fosse, certo è, ch'egli guarì, e tornò quanto prima alle faccende dell'ufficio suo, senza mai risentirsi, per cotal caduta, nè del capo nè della vita. Avvenne ciò a Sellia  nell'anno del Signore 1600.
tratto dal libro "Vita di Sant Ignazio di lojla"  anno 1782

giovedì 9 settembre 2010

Premessa al capitolo tratto dal libro del 1783 dal titolo"Vita di Sant Ignazio"( che inseriremo nel prossimo post)

Nella foto lavori di ristrutturazione della Chiesa Madre ad inizio anni 90
Inseriremo domani il post di un breve ma intenso racconto successo a Sellia nel 1600, è fedelmente trascritto su un libro nel 1782 dal titolo "Vita di Sant' Ignazio di Lojla, fondatore della Compagnia di Gesù ("Padri Gesuiti"), ideatore degli Esercizi Spirituali; fu uno dei più grandi Santi della storia della Chiesa. Ignazio nacque a Loyola, nella zona basca della Spagna, vicino Azpeitia, nel 1491, figlio cadetto di una nobile famiglia. Da giovane si dedicò alla cavalleria e al gioco delle armi, ma amava anche divertirsi (scriverà nella sua autobiografia che “fu uomo di mondo”), talvolta creandosi anche qualche problema con la legge. Ignazio fu canonizzato il 12 marzo del 1622 insieme a S. Francesco Saverio. Di lui fu detto: “Aveva il cuore più grande del mondo“.Il 20 maggio 1521 si trova a Pamplona nel momento in cui questa è posta sotto assedio dalle truppe francesi. Ignazio valorosamente convince la guarnigione posta a difesa della città a non arrendersi e, con una forza esemplare, guida la resistenza. Purtroppo viene gravemente ferito ad entrambe le gambe e la città si arrende. I francesi lo trattano con rispetto e lo rimandano al suo castello natale per essere curato. Il viaggio in lettiga è duro e travagliato. Ignazio arriva a Loyola in condizioni non felici. Pochi giorni dopo sarà sul punto di morire, ma nel giorno della festa di S. Pietro e Paolo inizia la guarigione. I chirurghi spezzano più volte le gambe perchè le ossa non si saldano correttamente. Ignazio resterà comunque zoppo per tutta la vita. Durante la lunga convalescenza chiede dei libri da leggere. In casa non c’è molto e gli danno opere sulla vita di Cristo e sulla vita dei Santi. Qui inizia ad accendersi un fervore dentro Ignazio ed un desiderio di imitare le vite di San Francesco e di San Domenico. Entrando nello specifico racconto storico, molto particolare, avvenuto ad un monaco sagrestano della compagnia di Gesù che dimorava a Sellia, il quale per lavori urgenti salì sul tetto del campanile che all’epoca dei fatti non era come lo vediamo adesso ma si presentava più alto con un tetto spiovente ad una falda ricoperta di tegole; successivamente con i vari cataclismi, il campanile si è ribassato, il tetto in tegole venne sostituito da un solaio con delle orlature tipo castello. Il monaco, una volta arrivato nella sommità del tetto, iniziò i lavori di riparazione delle tegole, ma mentre stava svolgendo il lavoro un movimento brusco oppure un piede appoggiato male, cadde disastrosamente sfracellandosi a terra,ma…………….(leggi l’episodio che inseriremo)
Il racconto storico come abbiamo avuto modo di dire in un altro post, è stato scovato casualmente da lux: forumista nel forum di Sellia, ma anche nostra collaboratrice, la quale mentre faceva le varie ricerche sui santi del giorno da spedire alla parrocchia di Sellia, essendo una coadiutrice anche del sito parrocchiale, scopre questo breve,bellissimo e inedito racconto.

mercoledì 8 settembre 2010

Venerazione verso la Madonna della Luce di San Pierto Magisano


La venerazione della Vergine sotto il titolo della Luce è antica. L’origine viene narrata da un cronista locale, medievale di nome Galasso e per altro confermata pure dal P. Giovanni Fiore, il famoso storico cappuccino da Cropani, secondo i quali il titolo “Madonna della Luce” si deve ad un miracolo della Vergine SS.ma. “Quando si stava costruendo la chiesa di Peseca (dice il Galasso) due eremiti (Basilio Painticchio e Corone Zenatores) videro una quantità di lumi ed una fiaccola più luminosa indicante proprio un’immagine della Beata Vergine. A tale miracolo la città tutta, benché occupata alle fabbriche proprie, non mancò di edificare una chiesa e con li voti e le elemosine ed eredità otto anni appresso farne convento. Che alla continua comparsa dei lumi ogni notte erano portati con molta gente ad osservarle da vicino, che ritrovata l’immagine vi lasciarono la loro roba e ivi da romiti si ritirarono e poi da monaci brasiliani morirono. Fra lo spazio di questi pochi anni avevano accumulato tanto che l’Abbazia fu creata Archimandrita l’anno 1110”. Da questa cronaca si può rilevare che i due eremiti, greci italioti benestanti, diedero i loro beni e le loro ricchezze per la costruzione della chiesa e di più incoraggiarono io popolo tavernese, composto dai superstiti delle stragi saracene di Uria, che ivi si erano rifugiati, a costruire la chiesa con l’Abbazia di Pesaca. Infatti nella stessa cronaca si rileva che la fondazione dell’Abbazia avvenne dopo pochi anni (nel 988), e cioè nel periodo in cui sorgeva e si costruiva Taverna, quando erano frequentissime le incursioni saracene, che costringevano le popolazioni rivierasche a disertare i litorali e a ritirarsi in luoghi inaccessibili, su impervie pendici, recessi montani e fortilizi d’ogni sorta. Anche i monaci brasiliani, dopo la distruzione dell’antica Trischines (sec. X) si erano rifugiati nel nuovo paese di Taverna, e tra Taverna e Albi in località Pesaca, accanto alla chiesa, costruirono l’Abbazia, che doveva diventare centro di cultura e cenacolo di santità, per cui ebbe un incremento molto importante, perché ricca di monumenti letterari della civiltà bizantina, dove sorse uno “scriptorium”, da cui uscì la “Cronica Pesacense”. Ecco perché dopo pochi anni, e cioè nel 1110, per la sua crescita e per la sua attività l’abate ebbe il titolo di Archimandrita, cioè capo degli Abati Basiliani. La fama dell’Abbazia, perché faro di luca e di civiltà, si diffondeva non solo per le balze del noto altipiano silano, ma per tutta la Calabria, e la devozione alla “Madonna della Luce” cresceva sempre più, e per cinque secoli, l’otto settembre di ogni anno, migliaia di pellegrini dai paesi più remoti accorrevano, ad oltre 1000 metri di altitudine, dov’era situata la disagiata chiesa. Purtroppo lo splendore dell’Abbazia ebbe il suo epilogo nel 1500, quando venne abbandonata dai monaci basiliani, per andare in completa rovina verso in 1600, da allora devozione e festa furono trasferite nella chiesa parrocchiale di San Pietro, frazione di Magisano dove, nella cappella dedicata alla Madonnad della Luce, venne situata la belle statua, bellissima scultura in legno, di valente autore, ma sconosciuto, che porta incisa la data 1711. In tal modo la chiesa di San Pietro divenne il nuovo degno trono della Madonna della Luce.

martedì 7 settembre 2010

Memorie di un borbonico (sesta e ultima parte)

In quest'ultimo post analizzeremo in modo climatico 10 anni: dal 1843 al 1853 vedendo come la popolazione dipendeva molto dai vari capricci del tempo, essendo i prodotti della terra l'unica fonte di guadagno per sfamare le proprie famiglie
1843-I cereali furono scarsissimi anche perché dal 10 aprile fino al 23 settembre in tutta la provincia non cascò neppure una goccia d’acqua, l’uva molto scarsa, anche le patate e le castagne risentirono di questa siccità mentre l’ulivi si preparavano ad un ottima annata, i rami stracolmi toccavano il terreno. Ma la sera del 12 novembre un violento uragano con vento e grandine fece cascare a terra i due terzi delle olive, mentre quelle che restarono sugli alberi marcirono, il prezzo dell’olio fu molto elevato: dopo quel diluvio del 12 novembre non piovve più fino al 2 gennaio del 1844 facendo sempre delle belle giornate con la notte che gelava la terra. Tutti questi scombussolamenti dei climi, molti l’attribuirono al passaggio di una cometa tra giugno e luglio che appare una volta ogni 63 anni. Mentre la miseria dei poveri contadini aumentava sempre di più, ci vollero parecchi anni affinché il clima si stabilizzasse.
1844- tra tutti i legumi che furono ancora una volta scarsi le fave invece erano abbondanti, così come il grano, ma solo tra le terre di Sellia e del Marchesato.
1845-fu un ottima annata per il vino sia come quantità che qualità, olio invece scarsissimo facendo lievitare di molto il prezzo, i frutti furono scarsi e marci.
1846-Le olive erano abbondanti ma siccome non pioveva da diversi mesi cadevano dalle piante secche al minimo soffio di vento, i trappiti aprirono verso il 15 settembre ma già a fine novembre chiusero perché non c’era neppure un olivo sugli alberi. Il grano fu molto scarso e di scarsa resa, tanto che chiunque faceva il pane con i cereali più vari, soprattutto di luppini che furono gli unici a essere abbondanti. la siccità colpì l’intera europa, molti fiumi seccarono, molte fontane di acqua sorgiva situate dentro i vari paesi andarono perse per sempre, la terra divenne arida, secca, molti davano la colpa alla famosa cometa apparsa nei cieli nel 1843 la quale dopo la sua comparsa aveva scaturito un sconvolgimento del clima. Iniziò a piovere solo a novembre e ci fu un diluvio che colpì tutta l’europa meridionale
1847-Anche durante quest’anno i vari raccolti furono molto scarsi, tanto che parecchi contadini stavano perdendo anche le sementi di molti ortaggi e cereali i quali quel poco che si raccolsero venivano venduti a prezzi mai visti primi. Fu proprio in quest’anno che la popolazione afflitta dalla fame e dalla miseria iniziò a ribellarsi contro i sovrani sempre più oppressori del Regno delle due Sicilie, iniziando il fenomeno di brigantaggio il quale nasce contro le tirannie dei ricchi sempre più distanti dalla popolazione.
1848-Un anno eccezionalmente piovoso, tanto che i vecchi non si ricordavano un annata simile; tantissima neve che durò anche a bassa quota sino ad aprile, la grandine spesso distrusse i vari raccolti cadevano chicchi cosi grossi che superavano di molto due noci.
1849- fu caratterizzato da poca pioggia tanto che molte quercie secolari seccarono, mentre frutti come il sicomoro, pere, mele, seccarono sugli alberi. Le foglie degli ulivi divennero neri come inchiostro.
1850-Uno degli anni più rigidi di sempre, la neve non si sciolse in diversi paesi della provincia sino a fine marzo e cadde spesso anche al mare. Fu un annata buonissima per il grano che ne produsse tanto.
1851- le olive furono veramente abbondanti, ma una nebbia li macchiò e caddero immaturi, l’olio fu dunque scarso e di pessima qualità.
1852-il freddo che colpì gli ulivi da marzo a maggio con abbondanti nevicate fece morire parecchi alberi
1853-Un anno molto scarso per il grano tanto che parecchi decisero di non mieterlo, così nei campi di Sellia si vedevano le spighe secche anche a luglio, l’olio nella zona fu molto scarso anche se di ottima qualità; l’inverno fu freddo e piovoso tanto che non cresceva neanche un filo d’erba per le povere bestie che diventavano sempre di più pelle e ossa.

lunedì 6 settembre 2010

Ben ritrovati

Ciao a tutti come si va? Siamo rientrati dalle vacanze estive ben tonificati,rinfrescati ma soprattutto riposati; oppure come mi diceva proprio ieri un mio amico, siamo rientrati più stanchi di prima? Il blog Sellia Racconta anche, anzi soprattutto durante il periodo estivo è rimasto sempre aggiornato con l’inserimento di un post al giorno trattando vari argomenti sulla storia, racconti, tradizioni ma anche di attualità sul nostro borgo e anche del comprensorio, il tutto anche grazie all’aiuto di valorosi collaboratori che hanno voluto contribuire,collaborare con il blog durante la stagione estiva(il quale accetta sempre volentieri eventuali articoli, foto ecc..). Infatti se vi fate una carrellata nei vari post noterete che tanti sono stai gli argomenti trattati, il tutto premiati da un continuo aumento delle visite giornaliere decretando giorno 18.8.2010 dal nuovo record del blog ben 72 visite. Non vi nascondo che il tutto mi ha colto positivamente di sorpresa, pensando, ipotizzando in un calo anche notevole delle visite durante i mesi di luglio e agosto perché ad ognuno di noi piace molto di più stare nelle frescure dei monti, oppure in ammollo al mare dimenticando almeno per un po’ internet, invece proprio il giorno dopo la sagra il blog registra il suo nuovo record.
Il tutto mi spinge, mi sprona nel cercare di proporvi un blog sempre più ben strutturato e giornalmente aggiornato. Ogni inizio mese circa inseriremo un post per fare un resoconto degli argomenti trattati e di quelli che andremo a proporre; iniziamo da settembre dove il racconto del mese avrà come titolo “Portabella penninu” un bel racconto ambientato ovviamente a Sellia che parla di una storia di “lupipampini”; per quanto riguarda i libri su Sellia, dopo aver ultimato con l’inserimento dell’ultimo post del libro “Memorie di un borbone”, inseriremo una storia riportata su un libro del 1782 che racconta di un miracolo avvenuto a Sellia nel 1600 per l’intercessione di Sant’Ignazio di Loja. libro scoperto casualmente da lux: forumista nel forum di Sellia, ma anche nostra collaboratrice, la quale mentre faceva le varie ricerche sui santi del giorno da spedire alla parrocchia di Sellia, essendo una coadiutrice anche del sito parrocchiale, scopre questo bellissimo e inedito racconto storico.Continuando durante il mese inseriremo 2 post dove riproporremo luoghi del passato di una Sellia sconosciuta ai più. Continueremo con nuove lettere nel nostro vocabolario dialettale Selliese, e poi tanta attualità, tradizioni,religione cucina ecc … con un occhio puntato anche ai paesi del comprensorio. Vi raccomando, seguiteci sempre, fate sempre una scappatina sul blog, inviatemi i vostri preziosi suggerimenti, consigli ma anche eventuali critiche. Per me la più grande soddisfazione, il più bel compiacimento rimane uno solo la vostra visita ed eventualmente i vostri commenti sui vari post. Tanti sono i vari racconti, storie, descrizioni della vita e i luoghi di Sellia, spesso inedite, sconosciute, che aspettano si essere trascritti sul blog. Ciao a tutti a presto da Zagor.

domenica 5 settembre 2010

100 anni della tranvia di Catanzaro entrata in funzione il 1.9.1910

''Correva l'anno 1910,e la città di Catanzaro raggiungeva un traguardo importante e davvero inaspettato nel settore del trasporto pubblico urbano: per la prima volta nella storia della città veniva realizzato un sistema di trasporto che permetteva in maniera facile e veloce di raggiungere il centro cittadino,nasceva la ''tranvia' ad opera della ditta STAC di Torino che ne curò la progettazione e la realizzazione cosa non poco facile da mettere in atto a causa della conformazione geologica ,che vede la città di Catanzaro posta su due livelli'. Nostalgicamente in questa nota stampa Nardini Salvatore, -Segretario Amministrativo di Democrazia&Cantralità, rivive la nascita della Tranvia ma nello stesso tempo dispensa critiche per una festa mancante in occasione del centenario.

'La gloriosa ''Tranvia' così come veniva chiamata dai catanzaresi,- prosegue Nardini - vide la sua realizzazione l'11 Luglio 1910,per essere poi posta a servizio della cittadinanza il 1° Settembre dello stesso anno. Era stato realizzato un servizio veramente ottimale non solo per il trasporto pubblico ma anche per quello merci,si era realizzato così un sistema all'avanguardia per quei tempi , assolutamente economico nella gestione ed anche dal punto di vista ambientale . Terminò la sua breve carriera nell'anno 1954 per colpa di un deragliamento che fortunatamente non provocò gravi conseguenze .Dalla nascita della ''Tranvia' è trascorso un secolo,e per festeggiare il centenario le Ferrovie della Calabria ente gestore unitamente all'ente proprietario Comune di Catanzaro,con uno sforzo titanico hanno pensato di far rivivere e di far conoscere questo mitico mezzo di locomozione ,non solo ai catanzaresi ma anche al resto della Calabria' .
Qui spunta l'amara ironia di Nardini. ''A questo punto ci si chiede: in che modo? Semplice, - si legge nel comunicata - tutta la città è stata letteralmente tappezzata di locandine informative,inerente lo stato di servizio della leggendaria ''Tranvia' e della così detta moderna Funicolare,che oggi prende il posto della ''benemerità'. Il programma è così vasto che va da gli spettacoli canori a i fuochi pirotecnici,insomma in piazza non si parla d' altro,la giunta comunale e così interessata che più della metà dei suoi componenti è stata richiamata dai suoi lidi ,dove trascorrevano le meritate vacanze dopo un anno di duro lavoro al servizio dei cittadini. Per quanto concerne le Ferrovie della Calabria ,il Direttore Generale in primis istruendo il personale fornendo loro tutte le notizie del caso, all'uopo si faceva portabandiera ricevendo un plauso ed un ovazione da parte di tutti gli astanti. Naturalmente - conclude Democrazia e Centralità - chi legge si renderà conto che tutto questo è frutto di pura fantasia e di molta malinconia ,mentre la cruda realtà e sotto gli occhi di tutti e basta guardare nel piazzale antistante la stazione di valle, dove giacciono poche ed indecorose ammassi di ferraglia malsana, è ciò che rimane di quello che un tempo fu motivo di vanto per questa città. Buon Centenario, vecchia e gloriosa ''Tranvia'.
Tratto da Catanzaroinforma

sabato 4 settembre 2010

Memorie di un borbonico (quarta parte)

Inseriremo in questo( e nel prossimo post con etichetta libri su Sellia ) alcune date relative ad avvenimenti più o meno importanti riportati nel diario di don Raffaele Bonelli, inseriti nel libro “Memorie di un borbone”
8 Marzo 1832-All’una e un quarto di notte vi fu un grande terremoto che colpì soprattutto i paesi lungo la costa da Catanzaro sino a Crotone, risparmiando per una volta i paesi dell’entroterra come Sellia.

1837- Il colera arrivò anche in Calabria diffusosi in Francia nel 1835 ,arrivò in Italia nel 1836 scendendo sino a Napoli seminando morte e miseria. Giunse per primo nella provincia di Cosenza ,mentre in quella di Catanzaro ne furono colpite soprattutto quelle vicino al mare come la città di pizzo dove in pochi giorni morirono 300 persone.
3 Marzo 1840-Martedì ci fu un diluvio iniziato verso le tre di notte; il cielo si chiuse, ogni piccolo fiume divenne impossibile da navigare, i fiumi Alli e Corace strariparono inondando tutto quello che trovavano sul loro cammino; morirono parecchie persone e tantissimi animali, infatti giorni dopo, lungo la foce dei fiumi, galleggiavano morti: cinghiali, lupi,volpi,rettili di ogni tipo,pecore,grossi vitelli ma purtroppo anche povere persone colpite durante la notte dall’inondazione dei fiumi.
1840-1841- Durante l’inverno si susseguirono spesso piccole scosse di terremoto in tutta la provincia. La raccolta dei cereali fu scarsa soprattutto nel 1841 per le poche piogge, mentre la raccolta delle olive fu ottima, esse venivano vendute a 63 ducati a tomolo mentre l’olio circa 70 ducati a botte. La ghianda fu molto abbondante, si vendeva a un carlino a tomolo da raccogliere sugli alberi,una volta raccolta dentro le cesti si vendeva più del doppio. I frutti in questi anni furono molto scarsi, colpiti anche da diverse malattie che li facevano marcire direttamente sugli alberi.
1842 agosto - il 14 di detto mese iniziò a piovere di continuo sino al 22 di settembre; molti raccolti andarono persi come i lupini che se li mangiarono solo i porci, mentre quel poco che si riuscì a raccogliere fu venduto a 5 carlini a tomolo. L’olio durante quest’anno fu scarsissimo, anche il vino fu scarso e di pessima qualità, pochissime le castagne perché “nebiate”, la ghianda (che negli anni precedenti era stata abbondante) in molti alberi non se ne vedeva neppure una. La faggiola e il lino furono scarsissimi perché la continua nebbia accompagnata dalla pioggia li rovinarono. Quel poco di olio che si era prodotto si vendeva per meno di 60 ducati a botte ma dopo dicembre si abbassò di molto.

venerdì 3 settembre 2010

Un appello importante per tutti i visitatori del blog

Carissimi,
mi rivolgo a tutti gli visitatori del blog che sono tantissimi. In pochi minuti questa mia richiesta può fare il giro del mondo e, quindi, ogni figlio di Sellia può farla sua. Purtroppo il mese di Settembre inizia per la nostra comunità con una serie di spese che non possiamo veramente evitare, come l'ordinazione diaconale, la festa della Madonna del Rosario, l'Assicurazione della Chiesa. in più questa mattina ho provveduto a far riparare l'amplificazione rotta a causa dei fulmini (infatti negli ultimi due mesi abbiamo usato l’amplificatore della Chiesa del Rosario ma con grossi disagi). La spesa per l'amplificazione ammonta a 1,000,00 Euro.

Ora io so cosa significa vivere la crisi economica ma so anche che affrontare da solo queste spese è impossibile. Se tutti però mi aiutate possiamo affrontare ogni spesa. Del resto, la chiesa è la casa di tutti e la sua manutenzione deve interessare tutti. Grazie per la vostra collaborazione. Anche questa è grande opera di carità. vi prego. rispondete a questo mio appello.

grazie
Don Francesco

 

 A TAL PROPOSITO
sabato 4 (Chiesa Madonna della Neve)
Domenica 5 (Chiesa San Nicola) provvederemo alla raccolta durante l'offertorio.

Chi vuole può effettuare il suo bonifico (oggi si può fare tutti anche tramite computer)

BANCA DI CREDITO COOPERATIVO

IT64B0886717873
000000103374

cusale: amplificazione

oppure

causale: festa del Rosario

giovedì 2 settembre 2010

La foto del mese Settembre 2010


Eccoci al quadro di Settembre che andrà ad arricchire la nostra pinacoteca virtuale; si tratta di un particolare dell’antico borgo dove si intravedere “ la Portabella” : porta d’ingresso di Sellia a sud, da dove arrivarono le varie incursioni saracene; doveva essere una bella porta d’acceso nel borgo e già il nome dice tutto, purtroppo durante le varie incursioni, è andata completamente persa. Durante il mese di Settembre parleremo spesso "da Portabella" ad iniziare dal racconto del mese dal titolo: " Partabella penninu" il quale, come tutti i racconti che inseriremo, descrivono storie ambientate a Sellia che i nostri nonni narravano durante le fredde sere d’inverno “ara rasa du focularu” . Il blog terrà sempre attenzione verso i maggiori problemi che assillano il nostro borgo; una su tutte: il futuro stesso del borgo, viste le condizioni di abbandono, di degrado in cui versano molte, troppe case, rischiando di far scomparire per sempre un autentico gioiello impossibile da imitare. Una volta spente le luci sulle varie manifestazioni estive, il centro storico non deve sonnecchiare aspettando la prossima estate ma si devono trovare al più presto varie soluzioni, possibili finanziamenti per recuperare, mettere in sicurezza, le varie abitazioni abbandonate che sono veri ricettacoli di rifiuti e costituiscono un pericolo. A tal proposito nei vari commenti qualcuno ipotizzava di sollecitare i proprietari intimandoli verbalmente, pena: la confisca dell’immobile come patrimonio comunale. Vi terrò sempre informati sulle varie iniziative che il comune vorrà intraprendere al più presto, perché non abbiamo altro tempo da perdere. Due parole sul blog il quale proprio in questo mese estivo ha registrato il suo nuovo record di visite ben 72 esattamente giorno 18.8.2010. Grazie di cuore mi spronate a fare sempre di più e bene ormai ogni giorno viene inserito un nuovo post sul blog sempre aggiornato. Tanti sono i racconti, la storia, gli angoli nascosti, le tradizioni che vi racconteremo sul nostro incantevole borgo. Ma anche tanta attualità sempre in prima linea per tenervi informati su tutto ciò che succede a Sellia, nella certezza che per il nostro borgo sta per arivare una nuova giovinezza, nuove occasioni di sviluppo e di rinascita ma affinchè tutto ciò possa accadere, dobbiamo essere tutti uniti, uniti nelle nostre diversità di vedute,di pensiero, ma UNITI per il bene del nostro bellissimo borgo.

mercoledì 1 settembre 2010

1 settembre 2007 - 1 settembre 2010: terzo anniversario di ministero pastorale di Don Francesco nella comunità parrocchiale di Sellia.

 Terzo anniversario di ministero pastorale di Don Francesco nella comunità parrocchiale. 
                                                                  GRAZIE A TUTTI


IN OCCASIONE DL TERZO MIO ANNIVERSARIO NELLA NOSTRA COMUNITA' VI SCRIVO QUESTA LETTERA DI INZIO ANNO PASTORALE. LEGGETELA CON ATTENZIONE

Parrocchia San Nicola di Bari - Sellia

“E’ tempo di ritornare!”

Carissimi,
voglio salutare tutti voi con affetto e gioia grande nel Signore con la speranza che possiate stare bene. Il titolo di questa mia lettera è: “è tempo di ritornare”. Lo sappiamo bene che al termine dell’estate riprende a tutti gli effetti la vita ordinaria e possiamo dire che “si ritorna”. Si ritorna dove? Si ritorna a fare cosa? Chi aveva lasciato il paese per scendere al mare ora lascia il mare per ritornare al paese. Chi a giugno aveva lasciato la scuola, ora la riprende. Anche il lavoratore, se ha avuto le sue ferie, ritorna a lavorare. Con la fine dell’estate, quindi, riprendono a pieno ritmo tutte le attività.

Fra tutte le attività, però, che sono andate in ferie, ve ne è una che in tutto questo tempo non ha conosciuto alcun riposo: la Santa Messa domenicale. Mai in questi mesi estivi ho cessato di celebrare la Santa Messa domenicale. Devo dire, invece, con tristezza che molti, durante questo periodo estivo hanno cessato di frequentarla. La Chiesa è diventata un ufficio. Quando si va in un ufficio pubblico è perché ci serve qualcosa. Soddisfatto il bisogno non si va più fino a quando non ci serve ancora. Per molti anche la Chiesa è così: un ufficio che mi serve a soddisfare le mie cose.
Amici, mentre scrivo questa lettera, provo anche a immaginare un dialogo con ciascuno di voi e provo a pensare le vostre risposte e tutte le vostre motivazioni e i vostri “però”. Supponiamo che la mia domanda sia: “perché non sei venuto/a in Chiesa questa domenica? Ecco le possibili vostre risposte: Qualcuno mi dirà: “io non sono venuto d’inverno non vedo perché dovevo venire durante l’estate”; qualche altro mi dirà: “ e per una domenica che non sono venuto!!!”; qualche altro ancora mi dirà: “Dio si può pregare dappertutto, non solo in chiesa”; altri poi mi diranno: “ho avuto solo questi giorni di ferie dovevo andare al mare”, oppure “Don Francè… ma è estate!!!” e poi tanti altri però, però, però… . Ma ci sarà anche qualche altro che per fortuna mi dirà: “io non ho mai abbandonato la messa domenicale”. È vero. Anche se in piccolo numero vi sono state delle anime sempre presenti. A loro dico il mio grazie e vi esorto a continuare sempre così senza stancarvi mai. E, mentre, questo “Piccolo gregge” è per me motivo di conforto, tutti gli altri sono motivo di sprone a lavorare tanto tanto e a crescere nella santità perché un sacerdote santo aiuta la comunità a farsi santa.
A tutti dico, allora: riprendete il cammino parrocchiale, ritornate alla Messa domenicale oppure iniziate da ora a frequentarla. Gesù ci dona il suo Corpo come cibo per la nostra anima e ci invita a crescere come comunità parrocchiale. Quest’anno dobbiamo lavorare tanto e lavorare bene per costruire una bella comunità parrocchiale. Ognuno di voi può fare tanto. Pensateci: cosa siete portati a fare di più? qual è il vostro dono? Come potete aiutarmi concretamente? Ognuno sa fare qualcosa, ognuno può fare qualcosa. Ognuno deve fare qualcosa. Non tiratevi indietro. Due cose servono: la presenza e l’umiltà. La presenza ci rende disponibili sempre, l’umiltà ci fa riconoscere i nostri doni e i doni degli altri. Nella misura in cui crediamo faremo le cose. Se crediamo poco faremo poco, se crediamo molto faremo molto. Conto su di voi, sulla vostra collaborazione. Uniamoci per lavorare bene e preghiamo per raccogliere molti frutti. Fin d’ora pongo tutti voi sotto la protezione amorevole della Vergine Maria Madre della Redenzione, di Nicola nostro Patrono, degli angeli e dei santi.
    Il parroco Don Francesco Cristofaro 
      Sellia, 31 agosto 2010