Il presidente dell'ente della presila Catanzarese Santino Bubbo ha annunciato con soddisfazione che nei paesi ricadenti nella comunità sarà investito Un milione e duecentomila euro .Una bella somma In un periodo particolarmente difficile per le varie Comunità montane calabresi che rischiano addirittura di essere soppresse o quanto meno ridimensionate, e per l'economia in generale che vive momenti di forte repressione la Comunità Montana della Presila Catanzarese, con sede a Taverna, ha avviato e sta per avviare lavori per un milione e duecento mila euro in alcuni comuni. A dimostrazione che le Comunità Montane non sono Enti inutili e, anzi, restano Enti necessari a garantire interventi a sostegno delle aree montane e a contribuire al mantenimento dei servizi a favore dei cittadini delle realtà interne». Nel caso specifico, la Comunità montana della Presila Catanzarese è risultata tra le prime in graduatoria per qualità di progettazione nei Piar approvati dall'assessorato regionale all'Agricoltura, mentre altri progetti sono stati finanziati con mutui e riguardano interventi nei settori del turismo, dello sport, dell'arredo urbano e della viabilità. «A tal proposito è risultata importante la sinergia con i sindaci e con gli uffici tecnici che hanno lavorato per produrre le progettazioni esecutive e cantierabili in tempi brevi. Tutto ciò permetterà all'ente di appaltare lavori e dare un contributo notevole all'economia del luogo, alle ditte che eseguiranno i lavori e quindi anche in termini occupazionali, alle infrastrutture utili all'agricoltura del territorio montano presilano». In particolare, in riferimento ai Piar, a Cerva verranno appaltati i lavori per il "prolungamento dell'impianto di elettrificazione rurale a servizio del comprensorio agricolo alla località Amenta"; a Taverna saranno appaltati i lavori per la "sistemazione della strada interpoderale "Ciricilla – Colle Macchie – Mandrie Grandi" e per il recupero paesaggistico e ambientale delle Valli dei Mulini, degli Antichi acquari, delle mulattiere e dei terrazzamenti delle Valli dell'Alli; a Petronà la sistemazione della strada interpoderale Petronà-Spinalba-Tirivolo e la pista ciclabile all'interno dell'oasi faunistica di Manulata.
In riferimento ai mutui, a Sorbo San Basile si appalterà il completamento delle strade di collegamento Via dei Monti – Via dell'Alto; a Pentone la riqualificazione e arredo urbano nella piazza del paese e a Taverna la realizzazione del campo di calcio in località Villaggio Racise. «Sono tutti progetti che l'ufficio tecnico della Comunità Montana sta per appaltare – aggiunge Santino Bubbo – mentre sono fermi, in attesa di notizie positive da parte della Regione per ciò che riguarda il futuro delle Comunità montane calabresi, altri progetti che riguardano Fossato Serralta, Albi, Sellia, Magisano, Sersale, Zagarise, Cerva, Andali e Petronà per un ulteriore importo totale di 800 mila euro. È utile ricordare – conclude il presidente – che anche la Comunità montana della Presila Catanzarese, al pari delle altre calabresi, vive un periodo di incertezza in cui neanche i dipendenti sono certi del loro stipendio e dove mancano i soldi per garantire il funzionamento degli uffici, in attesa di una legge regionale di riordino degli enti montani. Ma nonostante ciò, l'Ente ha saputo attirare risorse e spenderle per progetti importanti per la montagna della Presila e per la sua popolazione e lo si è fatto a titolo volontario in considerazione dell'azzeramento di indennità, gettoni di presenza ed emolumenti a presidente, assessori e consiglieri».
martedì 21 settembre 2010
lunedì 20 settembre 2010
Il movimento "Nel nome della rosa" critica il silenzio da parte del comune di Sellia Marina sulla sentezza da parte del tribunale che riassegna al comune di Sellia l'area a Mare in località don Antonio.
| Lungomare di Sellia in località don Antonio |
L’associazione “Il nome della rosa” movimento locale di Sellia Marina, ha presentato in questi giorni ai vari organi competenti del comune, una petizione dal nome “Riprendiamoci la forestale a Sellia Marina, parco pubblico per sempre,subito” forestale: (viene chiamato dagli abitanti di Sellia Marina), il terreno che ricade nel parco pubblico attrezzato a mare in località don Antonio. Nella nota si sottolinea che sino a pochi mesi fa, cioè sino a quando il tribunale di Catanzaro ( con giusta sentenza) ha dichiarato che il suddetto terreno è di proprietà del comune di Sellia, sottolineando che è sempre stato del comune anche prima della realizzazione del parco ribadendo che la natura dell’area interessata e da ritenersi privata e non pubblica potendo dunque il comune di Sellia vietarne l’accesso,frazionarla o vendere il terreno intero o a pezzettini. Bisogna (continua la nota) coinvolgere al problema l’intera cittadinanza perché dal mese di maggio 2010 il nostro comune ha fatto poco o niente per tutelarsi. Ha deciso di ricorrere in appello, ma la sonora sconfitta incassata in primo grado difficilmente sarà ribaltata anche con la sostituzione del legale di fiducia con uno più esperto di recente nomina. Ciò che preoccupa al movimento “Nel nome della rosa” oltre ad una più che probabile infausta sentenza in appello, sono i tempi della giustizia molto lunghi, ed il rischio che tale decisione possa innescare altri ricorsi di paesi che rivendicano terreni al mare, perché prima della nascita di Sellia Marina appartenevano a loro. Concludendo, il movimento critica l’amministrazione che ha fatto poco e in questo poco va inserita l’inescusabile mancanza di informazione verso la popolazione e la mancanza di una presa di posizione netta su un problema così grave, il comune dovrebbe informare i cittadini sull’area scippata da parte del comune montano, che non riguarda solo la parte destra della striscia di foresta ma vi rientrano anche l’intero percorso del lungomare, una buona parte della strada, e anche l’intera piazzetta al mare, erroneamente ritenuta pubblica. Il movimento, anche su internet sta raccogliendo firme per difendere ciò che legittimamente non gli appartiene, anzi non gli è mai appartenuto. Mi auguro che tutti i SELLIESI con a capo il comune di SELLIA, oltre a tenerci informati, intraprendendo tutte le strade per tutelare i propri beni senza nessuna paura verso un comune che: anche se più grande, economicamente molto più ricco, deve attenersi alle sentenze senza dimenticare che anche loro discendono da SELLIA.
Portabella penninu (terza parte)
Nu lupipampino? No non poteva essere, non esistono, i nonni ci raccontavano queste "rumanzelle", queste favole paesane per farci stare buoni, per incuoterci paura. Ma l'avevamo visto tutti e quattro, quello era propriu nu lupipampinu.Tonino era disperato "E se la malattia è contaggiosa anch'io diventerò un lupipampinu". Nessuno osava toccare la ferita di Tonino, anzi lo guardavamo con un po' di paura come se da un momento all'altro anche lui si sarebbe trasformato. Arrivammo "ari palazzini vicinu u viveri" Tonino iniziò a lavarsi accuratamente il graffio (come non aveva mai fatto in tutta la sua vita) uno,due,tre, cento volte. Dovevamo saperne di più, la malattia era contagiosa? Chi era la persona diventata lupipampinu? Una cosa era certa: era "di palazzini". Dopo aver trascorso un'ora per tranquillizzare Tonino, andammo ognuno a casa, dandoci appuntamento per il giorno dopo per cercare di capirne di più.La mattina di buon ora eravamo alla piazza "di palazzini", Tonino era arrivato per primo o forse era da ieri sera che ci aspettava. Non era riuscito a prendere sonno neanche per un secondo, dopo un po’ arrivò Gianni, era andato a documentarsi sui lupipampini; non sembra che sia contagiosa(disse con aria da dottore) dunque non si trasmette se uno viene ferito,Tonino si rianimò subito, stava bene aveva fame, sete, " ma non è tutto" continuò Gianni, se colui che è lupipampinu, è un parente, essendo consanguinei il rischio è altissimo. "Ma no!" Disse contento Tonino nella nostra famiglia non abbiamo mai avuto di questi casi, "ma come? se prima di...........
domenica 19 settembre 2010
Giovanni Patari (1866/1948) grande scrittore e poeta dialettale Calabrese
Nu Casinu
Eu volera ma l'haju nu casinu
Ammenzu na campagna abbandunata;
Tornu tornu volera nu giardino
Daveru bellu, fattu de na fata.
Nu lettu 'e hjuri tutto quantu chjnu,
Cu na cuverta tutta recamata,
Eu volera a lu megghju cambarinu
Ppe ma ti mintu a tia, bedda, curcata...
Ma poi tu quandu tutta cianciarusa,
Tu fusseri curcata a chissu lettu,
'A faceri tu tandu 'a murricusa?
Ti dasseri vasara ' Fra Galdinu?...
Ti dasseri toccara chiddu pettu?...
'U volera daveru su casinu!
Giovanni Patari nacque a Catanzaro nel 1866. Studiò nel liceo Galluppi, ma conseguì la licenza liceale nel Filangieri di Monteleone, oggi Vibo Valentia. Laureatosi in Giurisprudenza, fu sviato dalla toga da Guido Mazzoni e Giuseppe Chiarini che lo proposero come professore a Ferdinando Martini. La prima produzione che il giovane iniziò nel campo delle lettere apparve su Sebetia, sul Fortuio e sul Piffero, per eccellere sull’Avvenire Letterario di Milano, su Lettere e arti di Bologna e sulla Rassegna pugliese. La canzone, Accanto a Roma composta dal giovane Patari fu tradotta in lingua spagnola dal professore Diaz Plaza dell’università di Madrid e molte altre sue poesie ebbero la versione francese per opera di Paolo Bourget. Per capire l’arte e la fortuna di Patari e comprenderne il ruolo significativo che, dai primi anni del ‘900, ricoprì nella città di Catanzaro è opportuno considerare attentamente la sua biografia.Patari approdò alla poesia dalla cronaca: proprio dalla cronaca cittadina, dalla curiosità quotidiana, nei giornali e giornaletti che si stampavano in città alla fine dell’ottocento. Sul corriere Calabrese nel 1883, quando aveva sedici anni, pubblicò in dialetto quello che gli procurò subito una larga popolarità: I muzzuni: Prima ma ncariscianu i sigarri, un sonetto scritto in occasione dell’aumento del prezzo dei sigari. Il lavoro andò disperso, ma gli valse l’amicizia di Giuseppe Chiarini e di Arturo Graf che ebbero modo di leggerlo. Più tardi,quando era studente all’università di Napoli, cominciò a collaborare al periodico dialettale catanzarese ‘U Strolacu, che aveva come sottotitolo Giornale del popolo serio e umoristico; fu fondato e diretto (dal 1888 al 1893 ) da Raffaele Cotronei, che assunse lo pseudonimo di Lellè.
'A Raggia
Sta cordedda l'avimu 'e spezzara;
Non mi fidu m'a tiru accussì;
Ogne pocu ma t'haju 'e pregara,
Non mi fidu cchiù cridi, Rosi...
L'atru jornu ti vidi a la chiazza:
Mi guardasti de stortu, pecchì?...
Tu ti cridi ca sugnu na mazza
E ca nenta capisciu, Rosì?...
Ti diverti ma fai 'a dispettusa,
E sta vita avveleni, gnorsì:
Ogni pocu mi trovi na scusa...
'A spezzamu sta corda, Rosì?...
Eu volera ma l'haju nu casinu
Ammenzu na campagna abbandunata;
Tornu tornu volera nu giardino
Daveru bellu, fattu de na fata.
Nu lettu 'e hjuri tutto quantu chjnu,
Cu na cuverta tutta recamata,
Eu volera a lu megghju cambarinu
Ppe ma ti mintu a tia, bedda, curcata...
Ma poi tu quandu tutta cianciarusa,
Tu fusseri curcata a chissu lettu,
'A faceri tu tandu 'a murricusa?
Ti dasseri vasara ' Fra Galdinu?...
Ti dasseri toccara chiddu pettu?...
'U volera daveru su casinu!
Giovanni Patari nacque a Catanzaro nel 1866. Studiò nel liceo Galluppi, ma conseguì la licenza liceale nel Filangieri di Monteleone, oggi Vibo Valentia. Laureatosi in Giurisprudenza, fu sviato dalla toga da Guido Mazzoni e Giuseppe Chiarini che lo proposero come professore a Ferdinando Martini. La prima produzione che il giovane iniziò nel campo delle lettere apparve su Sebetia, sul Fortuio e sul Piffero, per eccellere sull’Avvenire Letterario di Milano, su Lettere e arti di Bologna e sulla Rassegna pugliese. La canzone, Accanto a Roma composta dal giovane Patari fu tradotta in lingua spagnola dal professore Diaz Plaza dell’università di Madrid e molte altre sue poesie ebbero la versione francese per opera di Paolo Bourget. Per capire l’arte e la fortuna di Patari e comprenderne il ruolo significativo che, dai primi anni del ‘900, ricoprì nella città di Catanzaro è opportuno considerare attentamente la sua biografia.Patari approdò alla poesia dalla cronaca: proprio dalla cronaca cittadina, dalla curiosità quotidiana, nei giornali e giornaletti che si stampavano in città alla fine dell’ottocento. Sul corriere Calabrese nel 1883, quando aveva sedici anni, pubblicò in dialetto quello che gli procurò subito una larga popolarità: I muzzuni: Prima ma ncariscianu i sigarri, un sonetto scritto in occasione dell’aumento del prezzo dei sigari. Il lavoro andò disperso, ma gli valse l’amicizia di Giuseppe Chiarini e di Arturo Graf che ebbero modo di leggerlo. Più tardi,quando era studente all’università di Napoli, cominciò a collaborare al periodico dialettale catanzarese ‘U Strolacu, che aveva come sottotitolo Giornale del popolo serio e umoristico; fu fondato e diretto (dal 1888 al 1893 ) da Raffaele Cotronei, che assunse lo pseudonimo di Lellè.
'A Raggia
Sta cordedda l'avimu 'e spezzara;
Non mi fidu m'a tiru accussì;
Ogne pocu ma t'haju 'e pregara,
Non mi fidu cchiù cridi, Rosi...
L'atru jornu ti vidi a la chiazza:
Mi guardasti de stortu, pecchì?...
Tu ti cridi ca sugnu na mazza
E ca nenta capisciu, Rosì?...
Ti diverti ma fai 'a dispettusa,
E sta vita avveleni, gnorsì:
Ogni pocu mi trovi na scusa...
'A spezzamu sta corda, Rosì?...
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