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| Sellia cimitero urbano |
Deus,
in adjutorium meum intende.
Domine,
ad adjuvandum me festina.
Requiem
aeternam dona eis, Domine.
Et
lux perpetua luceat eis.Ancora oggi, nonostante le radicali trasformazioni sociali dovute al progresso scientifico, la morte costituisce per tutti un motivo di profondo turbamento.
"Il timore della morte perseguita l'uomo. La morte è inammissibile, inaccettabile. Essere per finire, nascere per morire, ecco l'assurdo. L'avverti come una violenza fatta alla tua natura, l'insopportabile torto fatto alla tua esistenza". (G. Albanese: "Così disse Gesù" - Cittadella ed., 1985).
E mentre si vanno attenuando le usanze tramandateci dall'antichità classica, come il lamento delle prefiche e la purificazione dai cadaveri - che i Greci hanno eternato persino col teatro - un sentimento di accorato dolore, seguito da una cristiana rassegnazione, pervade anche l'animo della nostra gente quando Atrapo decide di tagliare impietosamente lo stame di chi ci è caro.
E' vero che in molte abitazioni calabresi - al momento del decesso di un congiunto - si spostano i mobili e si coprono gli specchi, come pure vengono disposti nella bara gli effetti personali dell'estinto e si praticano alcuni giorni di lutto, ma si è lontani ormai dallo strepito finale e dal divellersi i capelli da parte delle donne.
"Anche i più potenti diventano stracci di fronte alla morte, e i più orgogliosi e sapienti son caduti in ginocchio dinanzi a questo rivale onnipotente che falcia tutti senza pietà. Tutti tranne uno, Cristo, che la storia riconosce come unico e definitivo vincitore. Anche Lui si spense e fu sepolto, ma il suo sepolcro divenne la più grande beffa alla morte. Quel sepolcro non fu la fine di Cristo, ma la sua seconda culla". (G. Albanese, op. citata).
