giovedì 1 agosto 2013

Il sindaco di Simeri Crichi Marcello Barberio ha partecipato all'incontro di commiato del Prefetto Reppucci Esprimendo un giudizio positivo per il lodevole lavoro svolto



 Riceviamo e pubblichiamo
Nota stampa di Marcello Barberio, sindaco del comune di  Simeri Crichi
Nella mia vita politica ho avuto l’opportunità di conoscere diversi prefetti, sin da quando i sindaci assumevano la pienezza delle loro funzioni solo dopo aver prestato giuramento nelle mani del rappresentante provinciale dello Stato, con tanto di testimoni qualificati.
Il saluto  al prefetto Reppucci ha oggettivamente assunto un significato diverso, di vera partecipazione democratica e umana (cosa pressoché  impossibile sul piano squisitamente ordina mentale). Né mai è stato consuetudinario l’abbraccio vero. Merito del dott. Reppucci.
A margine della cerimonia, mentre unitamente ai colleghi Camastra e Colosimo esponevamo sul tavolo il distintivo ufficiale del sindaco, mi sono trovato a riflettere – non senza qualche venatura di pessimismo – sul ruolo dei cosiddetti primi cittadini, definiti dal prefetto Reppucci “avamposti dello Stato” tra la gente, in una terra da amare e oggettivamente difficile, quasi dura. Troppe volte i sindaci vengono sbattuti nella cronaca per controversie amministrative che il più delle volte sono assimilabili alle baruffe chiozzote. Non intendo negare che qualche volta emergono le zone grigie  e le collusioni con i poteri forti e finanche malavitosi, ma normalmente gli amministratori locali  pagano lo scotto del gioco delle parti, che non di rado sconfina in anacronistici bizantinismi e nel gossip gratuito, accentuati dalla crisi, che distoglie l’attenzione dal bene pubblico per trasferirlo sul particolare e sullo scontento generalizzato. Ma, a chi giova tale gioco al massacro, specie oggi, quando manca il filtro e la spinta propulsiva dei partiti? L’amministratore locale e l’uomo delle istituzioni sono costretti a navigare a vista, spesso solo in nome delle proprie idee, che storicamente riescono a sopravvivere al nichilismo e alla negazione nel tempo della recessione.
Non è facile restare in campo, se ai cittadini manca la fiducia nel futuro e uno straccio di risposta per il  presente.  Tutto quello che si fa risulta insufficiente. Inadeguati diventano anche i risultai straordinari ed eccezionali, frutto di lavoro e di abnegazione.  Una situazione kafkiana, che solo la follia dell’orgoglio e dell’amore per la propria piccola patria rende ancora attuale.
Questi pensieri ho registrato nell’incontro di ...

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