giovedì 1 marzo 2012

La "Cancellieri" (ministro dell'interno) non ha dubbi è la ndrangheta l'organizzazione più pericolosa in Italia

 “E' La ‘ndrangheta l’organizzazione più pericolosa”      
 
 

Audizione alla commissione Antimafia del reggente il Dicastero dell’Interno. Confermato il radicamento al Nord dei clan calabresi
 Dal 2009 ad oggi sono stati sequestrati 5.974 beni alla criminalità organizzata nelle regioni del Nord, per un valore di circa un miliardo e mezzo di euro. Le confische hanno invece riguardato 1.606 beni. I dati li ha forniti il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, in audizione alla commissione Antimafia. La maggior parte dei sequestri (2.798 per un valore di oltre un miliardo di euro) è stata fatta in Lombardia; seguono Piemonte (1.658) e Liguria (804). Cancellieri ha segnalato la “la difficoltà di intercettare il percorso migratorio delle organizzazioni criminali verso altri contesti ambientali per l’indubbia capacità di mimetizzare la loro presenza affermandola, generalmente, con modalità incruente che non contemplano, o non implicano, la commissione di atti di sopraffazione violenta, riservati solo a casi estremi, quanto piuttosto di corruzione”. Il ministro ha poi parlato della ‘ndrangheta. La ‘ndrangheta, ha sottolineato, “ha salde radici anche nel Nord Italia e da questo punto di vista conferma la diagnosi di organizzazione criminale oggi più pericolosa tra quelle che hanno avuto origine nel nostro Paese”. La mafia calabrese, ha aggiunto, “a differenza di altre consorterie, costituisce proprie strutture nei territori di nuovo


insediamento, collocandovi le cosiddette “locali”, organizzate secondo il modello criminale che vige nelle stesse terre di provenienza”. “Una presenza così ben articolata - ha evidenziato Cancellieri - autorizza l’ipotesi che la migrazione di elementi ‘ndranghetisti verso le regioni del Nord persegua il disegno di mettere a disposizione dell’imprenditoria locale, naturale destinataria degli interessi criminali, servizi di protezione extralegale. Rischia perciò di essere poco attuale e fuorviante l’analisi secondo cui l’infiltrazione delle mafie al Nord sia ancora un fenomeno esclusivamente confinato ad attività di riciclaggio o di reinvestimento di capitali illeciti. Si scorgono invece - ha sottolineato - segnali allarmanti di una aggressività che rivolge le proprie mire espansive all’intero contesto, con l’intento di accreditarsi come un interlocutore autorevole e imprescindibile delle varie componenti della società civile e delle istituzioni”. “È quindi da rivisitare seriamente - ha messo in guardia - la considerazione che il trasferimento al Nord delle mafie, specie quella calabrese, non comporti il rischio di uno stabile radicamento, in assenza di “controllo militare” del territorio e di un brodo culturale favorevole”. “Il pericolo maggiore....

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