Villaggio Mancuso, Sila Piccola. Nel giorno dell’Epifania, il 6 gennaio, davanti alle grandi facciate lignee del Grande Albergo delle Fate il...........
silenzio del bosco è stato rotto da voci, cartelli, telecamere. Un sit-in partecipato, sentito, nato dal basso ma con un obiettivo chiaro: riportare al centro dell’agenda politica e istituzionale il destino di uno dei monumenti più iconici della Calabria montana.(Nel video sotto) le telecamere di Calabria Magnifica hanno seguito l’evento promosso dalle associazioni culturali Culturasila e Calabria Letteraria, rappresentate da Chiaffredo Manno e Pasquale Talarico.
Non una protesta qualunque, ma una chiamata collettiva alla responsabilità. Cittadini, associazioni, giornalisti e semplici amanti della Sila si sono ritrovati davanti a un edificio che non appartiene solo a Villaggio Mancuso o alla Sila catanzarese: il Grande Albergo delle Fate è patrimonio nazionale, inserito dal FAI tra i Luoghi del Cuore da salvare e valorizzare.
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| Articolo di sensibilizzazione della bravissima giornalista Rosanna Bergamo |
Lo scopo dell’iniziativa è stato esplicito: richiamare l’attenzione delle istituzioni – e della Regione in primis – su un bene monumentale unico nel suo genere, oggi imprigionato da decenni di abbandono e da un complesso contenzioso che ne blocca ogni intervento sostanziale. «La Calabria non può permettersi di perdere un luogo così», ribadiscono gli organizzatori. «Per rispetto di ciò che ha rappresentato e per ciò che può tornare a essere».
Edificato dal giovane imprenditore catanzarese Eugenio Mancuso, il Grande Albergo delle Fate fu inaugurato agli inizi degli anni 30. Interamente costruito in legno, rappresentò un’opera imponente e visionaria, realizzata con soluzioni architettoniche all’avanguardia per l’epoca. Un albergo pensato per essere “magico”, come suggerisce il nome, e che tale divenne grazie alla cura dei dettagli: arredi finemente lavorati, rifiniture di pregio, arazzi calabresi alle pareti, coperte artigianali, stanze – alcune già con bagno privato – che parlavano di comfort e modernità.
L’hotel disponeva di 35 camere, tra singole, doppie, triple, matrimoniali, due suite e tre appartamenti da quattro posti letto. A completare la struttura: una grande hall, un ristorante da 300 posti, bar, sala lettura, sala TV, sala giochi, nursery, boutique, veranda esterna, piscina, servizio lavanderia. All’esterno, un vero e proprio centro di vita sociale e sportiva: campi da calcio, tennis e tiro a volo, un teatro adibito a sala cinematografica, spazi culturali e ricreativi. Un luogo che divenne presto punto di riferimento del turismo silano e nazionale, frequentato da attori e personalità del cinema degli anni ’50 e ’60, e motivo di orgoglio per l’intero territorio, nonché per Taverna, paese natale del grande artista Mattia Preti.
«L’Albergo può e deve tornare a vivere», afferma Chiaffredo Manno, presidente di Culturasila. «Può rappresentare un volano di sviluppo per Villaggio Mancuso e per la Sila intera. La parte storica, la più caratteristica, potrebbe diventare un museo permanente delle straordinarie manifatture lignee. La parte più recente, invece, può tornare a essere un albergo di lusso, come un tempo».
Una visione concreta, che guarda al recupero e alla valorizzazione, non alla nostalgia sterile. E che si scontra, però, con la realtà odierna.
Oggi il Grande Albergo delle Fate versa in uno stato di profondo degrado. È chiuso da tempo, sottoposto a sequestro e affidato al Comune di Taverna esclusivamente per la messa in sicurezza. Una situazione che, come denunciano cittadini e associazioni, dura da tre o quattro anni senza che siano stati effettuati interventi strutturali significativi.
«Nessuno ha messo una tavola, un’impalcatura, nulla», racconta Sveda Mancuso. La sua testimonianza, raccolta durante il sit-in, è carica di emozione: «Io sono cresciuta qui dentro. Mio padre ha messo anima e cuore per il villaggio, ha aiutato tante persone, tanti albergatori. Questo era il suo sogno. Il mio augurio è di vincere questo contenzioso e riportare l’albergo agli albori.


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