domenica 28 marzo 2010

TRADIZIONI SELLIESI DURANTE LA SETTIMANA DI PASQUA

* Le tradizioni locali, profonde e ben radicate, rappresentano lo specchio dell'animo dei Selliesi, in quanto legati alla memoria storica e religiosa di un paese, fiero e forte del suo passato, che vanta, ancora oggi, manifestazioni uniche nel suo genere; quelle principali si concentrano, soprattutto, nel periodo pasquale e natalizio.

Di particolare effetto sono tutte le celebrazioni connesse con la settimana santa.

Il giovedì santo, così come in molti altri luoghi, nella Chiesa Madre si prepara "l'Altare della Reposizione", detto anche "Sepolcro". L'usanza di allestire una rappresentazione del sepolcro di Cristo venne introdotta dopo l'XI secolo con la diffusione della devozione al SS. Sacramento. Il termine "sepolcro" è, in realtà, un termine popolare inappropriato, poiché la riserva eucaristica non può adombrare la deposizione di Cristo, non essendo ancora commemorata liturgicamente la Sua morte. Secondo la prassi liturgica il parroco colloca le ostie consacrate nella pisside e, al canto di Pange lingua, si reca processionalmente nella navata laterale sinistra, all'altare dell'Immacolata, dove le particole vengono rinchiuse nell'apposito tabernacolo. L'altare, preparato con molta cura, viene solennemente adornato con drappi e fiori. E' inoltre, consuetudine portarvi i tipici "piattelli", piattini di cereali (frumento, grano, orzo) e legumi (ceci, lenticchie, lupini) fatti germogliare al buio, chiusi in alcuni recipienti: la mancanza di clorofilla allude alla privazione di emoglobina, quindi alla vita stessa. Essi simboleggiano, dunque, la morte e la rinascita. Il luogo di custodia è continuamente illuminato da ceri e lumi e vegliato dai fedeli nella notte tra giovedì e venerdì. Numerosi fedeli, in prevalenza donne, sostano in chiesa, pregando e cantando antichi canti popolari dall'impianto melodico simile ai lamenti funebri.

E' l'ideologia della morte a caratterizzare la ritualità e la liturgia della settimana santa. Tutto deve ricordare la morte del Cristo.


Dal giovedì santo al sabato santo vengono sospesi i simboli di vita: il tabernacolo è vuoto, l'altare principale è spogliato e al centro viene posto un piccolo crocefisso coperto da un telo viola, che è il colore liturgico dominante, tacciono le campane. Infatti, intonato il Gloria del giovedì santo, le campane suonano a festa e poi vengono messe a tacere fino al Gloria della messa di resurrezione del sabato santo. Per l'annuncio delle funzioni religiose viene impiegato uno strumento sostitutivo di legno: la toppita, costituita da una maniglia-battente di ferro sul legno, che viene fatta vibrare in modo forte e rapido, emettendo suoni sordi, antiteci al suono delle campane.

Un'altra usanza è quella di percorrere le strade suonando la tromba ed il tamburo, ora in segno di lutto, quasi per esprimere dolore per la morte del Cristo, ora in segno di giubilo per la Sua risurrezione.

Suggestiva e scenografica è la Via Crucis notturna del venerdì santo, fatta per le vie del centro storico, a lume di fiaccole, durante la quale sono portate a spalla dai fedeli, le statue dell'Addolorata, dell'Ecce Homo e della Naca. Da qualche anno a questa parte, alla Via Crucis si accompagna anche la processione vivente con fedeli in costume, che interpretano i vari personaggi della Passione con il pianto finale della Madonna sul sagrato della chiesa parrocchiale. Una volta, era un anziano devoto che interpretava il Cristo: egli indossava una parrucca con corona di spine ed una tunica rossa, portando, a piedi scalzi, una pesante croce in processione per il paese.

Momenti di grandi emozioni si vivono con la rappresentazione teatrale dell'Opera Sacra. La Passione e la Morte di Cristo viene messa in scena in 20 atti più prologo, secondo un antico testo teatrale, risalente al 1886, presumibilmente scritto da gente del posto e tramandato da generazioni, in cui tutti i personaggi del Vangelo vengono interpretati, con grande impegno e bravura, dagli stessi abitanti del luogo. La rappresentazione, molto rinomata nei dintorni, richiede una lunga preparazione a cui gli "attori" si dedicano nel periodo antecedente alla Pasqua. Il dramma sacro si svolge, generalmente, con cadenza quadriennale, durante l'arco dell'intera giornata del venerdì santo, con grande partecipazione popolare e notevole successo.

Sabato notte, nella chiesa madre si svolge il toccante rito della "Confrunta": l'incontro della Madonna Addolorata e Gesù Risorto, seguita dall'esplosione di gioia dei fedeli.

La domenica sera, al "Tumllieribus", rosario cantato in latino maccheronico per le caratteristiche viuzze del centro storico, segue la processione, rischiarata dalle torce, che vede alternarsi due opposti schieramenti di cantori. Il tutto è preceduto da figuranti che suonano tamburi e grancasse. A conclusione, colpi di fucile sparati a salve.
*Tratto dal libro Sellia culla d'arte

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